Lampada a incandescenza

dispositivo luminoso

La lampada a incandescenza è una fonte luminosa artificiale il cui funzionamento si basa sul fenomeno dell'incandescenza, l'irraggiamento di fotoni generato dal surriscaldamento di un elemento metallico.

Schema di una lampada a incandescenza:
1) Bulbo di vetro
2) Gas inerte o vuoto
3) Filamento di tungsteno
4) Filo di andata
5) Filo di ritorno
6) Supporto del filamento
7) Supporto della lampada
8) Contatto con la base
9) Base a vite
10) Isolante
11) Contatto sulla base

Le lampadine a incandescenza sono molto meno efficienti di altri dispositivi di illuminazione elettrica: esse convertono meno del 5% dell'energia che usano nella luce visibile (le lampadine standard in media convertono il 2,2%). L'energia rimanente viene convertita in calore.

L'efficienza luminosa di una tipica lampadina a incandescenza per il funzionamento a 120 V è di 16 lumen per watt, rispetto a 60 lumen / W per una lampadina fluorescente compatta o 150 lumen / W per alcune lampade a LED bianche.

A partire dal 2016 le lampadine a incandescenza sono state avviate verso una graduale sostituzione, in favore delle più moderne lampadine LED.

StoriaModifica

Nel 1860 Joseph Wilson Swan costruì una lampadina che perfezionò fino al 1878, quando divenne partner di Edison. Il 31 dicembre 1879, sempre Edison inaugurò in Menlo Park l'illuminazione a incandescenza. Poco prima della sua morte, Heinrich Göbel riuscì a far valere i propri diritti d'inventore, che furono poi acquistati da Edison dalla vedova di Göbel impoverita.

Anche Nikola Tesla nel 1878 riuscì a costruire un modello di lampada durevole.

La lampadina era costituita da un bulbo di vetro vuoto, al cui interno era contenuto un filo di cotone carbonizzato attraversato da corrente elettrica. Molti inventori stavano lavorando all'idea, tra cui il torinese Alessandro Cruto. Il problema dei primi modelli era la rapida distruzione del filamento.

Anche Arturo Malignani registrò diversi brevetti, tra cui il sistema per creare il vuoto nel bulbo della lampada e la produzione in serie di lampadine, veloce e meno nociva per i lavoratori; il suo metodo per produrre il vuoto nelle lampadine a incandescenza è tutt'oggi impiegato sia in tutte le lampade a vuoto sia in tutte quelle a gas rarefatti.

Nel 1903 lo statunitense William David Coolidge introdusse l'uso del filamento di tungsteno, impiegato fino al bando dell'illuminazione a incandescenza. L'uso di conduttori metallici con bassa resistenza elettrica a temperatura ambiente sfrutta l'effetto Joule per ottenere uno spettro di radiazione, approssimabile a uno spettro di corpo nero, abbastanza ricco di componenti visibili.

TecnicaModifica

 
Filamento di una lampada a incandescenza attraversato da una corrente ridotta

La lampada a incandescenza è una sorgente luminosa in cui la luce viene prodotta da un filamento di tungsteno che raggiunge la temperatura di circa 2700 K per effetto della corrente elettrica che l'attraversa.

Si sfrutta l'effetto Joule per ottenere un forte riscaldamento del filamento, fino a portarlo a temperature tali che lo spettro di corpo nero corrispondente contenga componenti visibili sufficienti per illuminare; questo riscaldamento causa un aumento della resistenza elettrica e quindi una diminuzione della corrente che vi scorre. Si giunge così a un equilibrio dinamico in cui la resistenza elettrica opposta dal filamento di tungsteno al passaggio della corrente elettrica assume un valore stazionario che bilancia la potenza dissipata per effetto Joule.[non chiaro]

Nelle lampadine moderne il bulbo di vetro non è vuoto, ma contiene un gas nobile a bassa pressione, di solito argon, eccezionalmente kripton. Quest'ultimo consente una resa superiore del 10% circa a parità di potenza. Questi gas riducono i rischi di implosione e prolungano la vita del filamento. Inoltre la presenza del gas argon/kripton riduce l'annerimento del bulbo dovuto al deposito del tungsteno che sublima.

Al momento dell'accensione della lampada, poiché il filamento è freddo e la sua resistenza è bassa, si determina un picco di assorbimento della durata di pochi decimi di secondo e del valore di 10-12 volte la corrente a regime.

Una variante di lampada a incandescenza è la lampada alogena.

DurataModifica

Durante il funzionamento il tungsteno sublima e il filamento diventa sempre più sottile, fino a spezzarsi generalmente dopo circa 1000 ore di funzionamento. Circa il 5% dell'energia elettrica viene convertita in luce in una misura e il restante 95% si disperde come calore.

Casi particolariModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lampadina centenaria.

Esistono rari casi in cui una lampadina funziona per molto più di 1000 ore, ciò può essere dovuto a condizioni particolari come il filamento più spesso, la regolarità di funzionamento che evita i picchi all'accensione e l'assenza di vibrazioni che potrebbero danneggiare il filamento.

Proprio a causa della sublimazione del tungsteno e al principio di funzionamento della lampadina, a una durata superiore corrisponde sempre un'efficienza inferiore: se il filamento è più caldo la radiazione si sposta verso il blu, mentre se il filamento è più freddo, la radiazione si sposta verso l'infrarosso, inutile ai fini visivi.

In EuropaModifica

L'Unione Europea ha sancito la graduale messa al bando la produzione delle lampadine a incandescenza con la seguente tabella di marcia:

  • dal settembre 2009 è vietata la produzione di lampadine a incandescenza di potenza uguale o maggiore a 100 W e di tutte quelle a bulbo smerigliato, satinato o opalino;
  • dal settembre 2010 di quelle da 75 W o di più;
  • dal settembre 2011 di quelle da 60 W o di più;
  • dal settembre 2012 di qualsiasi potenza.

Fanno eccezione le lampadine a incandescenza per usi specifici, ad esempio negli elettrodomestici.

Le lampadine a incandescenza presso i rivenditori e i magazzini potranno essere comunque vendute fino a esaurimento scorte.

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