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Laura Martinozzi
Laura Martinozzi duchessa Modena.jpg
Duchessa consorte poi reggente di Modena e Reggio
In carica 16 luglio 1662 – 6 marzo 1674
Nascita Fano, Stato Pontificio[1], 22 aprile 1639
Morte Roma, Stato Pontificio, 19 luglio 1687
Luogo di sepoltura Chiesa di San Vincenzo, Modena
Padre Girolamo Martinozzi
Madre Laura Mazzarini
Consorte Alfonso IV d'Este, duca di Modena e Reggio
Figli Maria Beatrice, regina d'Inghilterra, Scozia ed Irlanda
Francesco II, duca di Modena e Reggio

Laura Martinozzi (Fano, 22 aprile 1639Roma, 19 luglio 1687) fu una delle cosiddette Mazarinettes, cioè una delle nipoti del cardinale Mazzarino. Venne data in sposa al duca Alfonso IV d'Este, diventando duchessa, poi reggente in nome del figlio, di Modena e Reggio.

BiografiaModifica

Era figlia di Girolamo Martinozzi e di Laura Margherita Mazzarino. Fu una delle cosiddette mazarinettes, le famose nipoti del cardinale Mazzarino. Nel giro di pochi mesi, fra il 1661 ed il 1662, perse il figlio primogenito, il marito (il duca Alfonso IV d'Este), lo zio cardinale Mazarino, cui era sinceramente affezionata. Divenne madre di Maria Beatrice d'Este (futura moglie di Giacomo II d'Inghilterra e quindi regina d'Inghilterra) e si trovò la responsabilità, a 23 anni, della gestione dello Stato.

Cercò di trovare i migliori uomini per un valido Consiglio di Reggenza, si affidò al proprio confessore, Padre Garimberti, ma il compito sembrava troppo arduo ed in pochi mesi le invidie a corte e la situazione dell'ordine pubblico con il brigantaggio ormai dentro la città, la portarono ad un crollo nervoso che la costrinse a letto. Tentò allora di affidarsi al cardinale Rinaldo d'Este, fratello del defunto suocero Duca Francesco I, e la mossa, grazie alle indubbie capacità di questi, sortì i suoi effetti.

Laura riprese la salute e cominciò un governo forte, autoritario, persino spietato con i delinquenti, ma anche implacabile nella tassazione e parsimonioso nelle spese, al fine di risanare il bilancio dello Stato che era sull'orlo del collasso.

Personaggio contraddittorio, alternava alterigia da despota a dolcezza e carità, insegnava dottrina cristiana ai bimbi ed umiliava il vecchio zio Cesare, quasi divertendosi a contrapporre sempre soluzioni contrarie a quelle da lui proposte.

Non esitò ad avvalersi di sicari per sbarazzarsi del conte Odoardo Malvasia e del conte Orazio Boschetti, ma non poche furono le sue opere a favore degli ammalati e degli indigenti. A Modena fece costruire il grande convento della Visitazione e a Reggio il Ghetto per gli Ebrei che fu «inaugurato» ai primi del 1671.

Nel 1673 partì per Londra ad assistere al matrimonio della figlia Maria Beatrice con il duca di York, Giacomo Stuart, futuro re d'Inghilterra, ed al ritorno il figlio quattordicenne Francesco II assunse i pieni poteri. Lei, abituata al comando, dovette ubbidire e si trovò sola e senza amici.

Ritornò quindi alla natia Roma, mantenendo (ricambiata) un rapporto di amore-odio per il figlio e trepidando per la sorte della lontana figlia, travolta dalle vicende degli Stuart. Morì ormai dimenticata e nel suo testamento lasciò quasi tutti i propri beni al figlio, chiedendo di essere sepolta a Modena, ove si trova tuttora la sua salma, nella cappella mortuaria estense della chiesa di San Vincenzo.

NoteModifica

  1. ^ Secondo altri autori, non è accettabile l'opinione che sia nata a Fano, poiché nell'atto di battesimo vergato il 24 giugno 1635, nella chiesa di S. Susanna a Roma, risulta nata il 4 giugno. Cfr. Fano nel Seicento, a cura di Aldo Deli, Fano, Cassa di risparmio di Fano, 1989, p.85.

BibliografiaModifica

  • AA. VV. Laura Martinozzi d'Este, fille de France, dux Mutinae (a cura di Sonia Cavicchioli), il Bulino, Modena 2009
  • G. Zavadini Caselli, Laura dalla “privata nobiltà” al trono, Fano, Libreria del Teatro, 2003
  • R. Tamalio, Laura Martinozzi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, 2005, vol. LXIV, pp. 53-55

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN35265297 · ISNI (EN0000 0000 8028 9297 · LCCN (ENno2009161685 · GND (DE119386429 · CERL cnp00554505 · WorldCat Identities (ENno2009-161685