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Laurent-Désiré Kabila

politico della Repubblica Democratica del Congo
Laurent-Désiré Kabila
Laurent-Désiré Kabila cropped.jpg

Presidente della Repubblica Democratica del Congo
Durata mandato 17 maggio 1997 –
16 gennaio 2001
Predecessore Mobutu Sese Seko
Successore Joseph Kabila

Dati generali
Partito politico AFDLC (fino al 1996)
Indipendente (dal 1996 al 2001)

Laurent-Désiré Kabila (Jadotville, 27 novembre 1939Kinshasa, 16 gennaio 2001) è stato un politico e rivoluzionario della Repubblica Democratica del Congo.

È stato Presidente della Repubblica Democratica del Congo dal maggio 1997, quando rovesciò il regime di Mobutu Sese Seko, fino al suo omicidio avvenuto nel 2001. Suo successore è il figlio Joseph Kabila.

Indice

BiografiaModifica

Primi anni di vita e guerriglia nell'oriente congoleseModifica

Membro della popolazione Luba, nacque a Jadotville, nel Congo belga, nel 1939.
Dopo gli studi superiori studiò filosofia politica in Francia e frequentò l'università di Dar es Salaam in Tanzania. Al momento dell'indipendenza del Congo, nel 1960, Kabila era alla guida di un partito giovanile alleato con il leader del movimento anticoloniale Patrice Lumumba; quando Lumumba fu rovesciato da Mobutu Sese Seko, Kabila si dette alla macchia, insieme ad altri sostenitori dell'ex leader, nelle giungle dello Zaire Orientale. Nel 1964 contribuì all'organizzazione delle rivolte nella regione del Ruzizi e, nel 1965, ebbe, anche se per un breve periodo, l'appoggio di Che Guevara, apparso nella RD del Congo conn l'intento di iniziare una rivoluzione in stile cubana. La mancata cooperazione fra i due[1] fece sì che la rivolta fu sedata lo stesso anno. Nel 1967 Kabila fondò il Partito della Rivoluzione Popolare (Parti de la Révolution Populaire - PRP) che, con l'appoggio della Cina, fondò uno Stato secessionista nella Provincia del Kivu Sud, a ovest del lago Tanganica. La secessione terminò quando, nel 1988, Kabila fu creduto morto.

Guerra di LiberazioneModifica

Kabila tornò nell'ottobre 1996 alla guida dei tutsi (più precisamente dell'AFDLC - Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo) in lotta contro gli hutu nella Provincia del Kivu Sud, e, dando inizio alla prima guerra del Congo appoggiata dai governi del Burundi, dell'Uganda e del Ruanda, iniziò una ribellione su larga scala contro il governo di Mobutu. Il 20 maggio del 1997 Kabila entrò a Kinshasa e si nominò capo di Stato creando un Governo di salvezza pubblica e rinominando il paese Repubblica Democratica del Congo, nel mentre che l'ex dittatore Mobutu fuggiva in Marocco.

Presidenza del Congo, morte e periodo post-mortemModifica

Durante la sua presidenza, Kabila si dichiarò marxista in vari incontri ma la sua politica fu, in realtà, un misto tra capitalismo e collettivismo. Inoltre, molti oppositori lo accusarono di non differire molto dal suo predecessore in termini di repressione, autoritarismo e indifferenza verso i diritti civili. Kabila fu inoltre accusato di creare intorno alla sua figura un culto della personalità, appoggiato dal suo Ministro delle Informazioni, Dominique Sakombi Inongo.

Nel 1998 il Ruanda e l'Uganda, ex alleati di Kabila, si rivoltarono contro di lui e fomentarono una nuova ribellione guidata dal Raggruppamento Congolese per la Democrazia (Rassemblement Congolais pour la Démocratie - RCD). Kabila trovò nuovi alleati in Zimbabwe, Namibia e Angola riuscendo a mantenere la posizione e a iniziare nel luglio del 1996 delle trattative di pace che portarono al ritiro di gran parte delle truppe straniere dal Paese. Nonostante ciò, la ribellione continuò e Kabila fu assassinato nel pomeriggio del 16 gennaio 2001, a Kinshasa, da una sua guardia del corpo, Rashidi Kasereka, ucciso subito dopo. L'omicidio ebbe luogo o nel contesto di un tentato colpo di Stato o da un'opposizione intestina formata dai più vicini membri dell'ex Presidente stanchi della sua doppiezza e delle sue false promesse di democrazia fatte al popolo congolese. Il Presidente, mortalmente ferito ma ancora in vita, fu dunque trasportato ad Harare, in Zimbabwe, dove morì presumibilmente il 18 gennaio.

Una settimana dopo le sue spoglie rientrarono in Patria e suo figlio, Joseph Kabila, divenne Presidente del Paese il 26 gennaio. Le indagini sull'assassinio portarono all'arresto di 135 persone giudicate da un Tribunale Militare Speciale; Eddy Kapend, ritenuto guida del tentato colpo di Stato e cugino di Kabila, fu condannato a morte insieme a 25 complici, nel mentre che 64 persone furono condannate a detenzioni dai sei mesi all'ergastolo e 45 furono scagionate.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN68421210 · ISNI (EN0000 0001 2137 8617 · LCCN (ENnb97087692 · GND (DE120724073 · BNF (FRcb133390346 (data)
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