Le terre del Sacramento

romanzo scritto da Francesco Jovine
Le terre del Sacramento
AutoreFrancesco Jovine
1ª ed. originale1950
Genereromanzo
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneMolise, era fascista
ProtagonistiEnrico Cannavale

Le terre del Sacramento è un romanzo di Francesco Jovine, pubblicato postumo nel 1950 e vincitore del Premio Viareggio.[1]

La storia, ambientata nel periodo fascista in una cittadina del Molise chiamata Calena (nome di fantasia), narra, in chiave verista, le vicende di una famiglia in decadenza, che entra in possesso di un vasto feudo, un tempo appartenuto alla Chiesa, chiamato, appunto, le "terre del Sacramento", da cui il titolo del romanzo. Il paese molisano, la cui popolazione doveva fronteggiare la prepotenza del podestà, è stato identificato con Isernia come venne dimostrato da Luigi Russo in una recensione del 1950[2] al romanzo di Jovine.

TramaModifica

Le terre del Sacramento erano di appartenenza ecclesiastica e lì si trovava una cappella ormai diroccata e quasi dimenticata da tutti. «Morutri era all'estremo limite del feudo del Sacramento» e nessuno voleva più coltivare quelle terre ritenendole maledette poiché rubate alla Chiesa. Tale proprietà, una volta messa all'asta, fu acquistata dalla potente famiglia dei Cannavale.

Enrico Cannavale, avvocato e proprietario terriero, è il tipico esempio del signore del Sud: viziato dagli agi che la sua ricchezza comporta, non conosce temperanza, sperpera e dona il suo denaro ai bisognosi o presunti tali. L'uomo, soprannominato «la Capra del Diavolo», è un incallito donnaiolo e non esita a far trasferire sua cugina Clelia, dopo la morte della madre, nella sua imponente abitazione. Nonostante la parentela, Enrico non ha scrupoli nell'avere rapporti intimi con lei, ma pure con le altre domestiche.

A smuovere la monotona quotidianità nella vita di Enrico, un giorno fa la sua apparizione Laura, che ritornò a Calena a causa di un lutto familiare, dopo aver vissuto per alcuni anni a Napoli. Lei, bella ed ambiziosa, è la figlia dell'ex presidente di Corte d'Appello De Martiis e mise in soggezione Clelia la quale nutrì il sospetto che Enrico le indirizzasse le sue preferenze. Laura ha una personalità forte, è sicura di sé, non ha le incertezze di Clelia e ciò comporta la sua predilezione da parte del padrone che da quel momento dedica alla cugina soltanto fuggevoli effusioni notturne.

Laura diventa oramai la padrona di casa, è lei che si occupa dell'abitazione e risolve, momentaneamente, i problemi economici di Enrico sbrogliando i suoi debiti. In una di queste circostanze la donna incontra per la prima volta il giovane studente di legge Luca Marano che, accompagnato dall'ufficiale giudiziario Filoteo Natalizio, era venuto ad eseguire un pignoramento. Luca è «un ragazzo di forse vent'anni, agile e aitante, di chioma nera e di fresco incarnato» che viveva con la sua numerosa famiglia, impiegato dallo zio in piccoli servizi di notariato locale. Prima di intraprendere gli studi di legge a Napoli, la madre Immacolata aveva voluto farlo prete ma egli rifiutò e, dopo la sua rinuncia, lei gli rinfaccerà per sempre la sua scelta.

La situazione finanziaria di Enrico si fa sempre più difficile; l'unica che si adopera per salvare il suo patrimonio compromesso è Laura che, diventata sua moglie, riesce ad assoggettarlo alla sua volontà. La donna, durante un sopralluogo dei suoi possedimenti terrieri, nota che una gran parte delle terre chiamate Macchia Loreto è stata disboscata dai contadini della zona che, in preda alla povertà e alla fame, prossimi all'inverno, sono costretti a tagliare la legna per scaldarsi. «Mai, come quell'anno, i boscaioli di frodo erano stati abbondanti». Laura, non sapendo come arrestare quella che lei considerava un furto, convoca astutamente Luca che le serve principalmente come tramite con i contadini di Calena e Morutri, presso i quali il giovane gode di notevole ammirazione non soltanto per i suoi studi, ma pure per il rapporto amichevole e sincero che aveva instaurato con loro.

I propositi di Laura sembrano onesti, il suo fine è quello di risanare la situazione finanziaria del Sacramento, richiedendo ingenti somme di denaro in prestito per quelle terre già gravate da ipoteche. «La banca non farà nulla se le terre non saranno prima coltivate»: solo in tal modo la donna avrebbe potuto aumentare il loro valore arricchendo di conseguenza il suo traballante patrimonio. Con l'aiuto di Luca riesce a convincere i contadini a lavorare le terre in cambio di ottenere, dopo i primi raccolti, una parte ed una stima del valore del terreno in concessione. Dopo un primo momento di esitazione e tentennamento, la gente accetta l'offerta propostale.

L'opera caparbia di Laura si scontra con quella dei primi tumulti fascisti dei quali è vittima il marito mentre passeggia con l'amico Barberi. I fascisti lo accusano di sostenere il socialismo e così «un colpo di bastone gli cadde sulla testa violentissimo». Da quel giorno Enrico non tornerà mai più quello di prima, sembrerà apatico, quasi in preda alla pazzia. Intanto l'opera di bonifica delle terre del Sacramento procede senza intoppi. I contadini credono nella parola data loro da Luca, supplicandolo di non tradirli e promettendogli di far ritornare quelle terre aride e sassose al rigoglio di un tempo. Soltanto Immacolata gli è contraria e non approva che il figlio si trovi a stretto contatto con Laura che le sembrava un'istigatrice e pertanto lontana da Dio.

Luca fa ritorno a Napoli e qui venne messo in guardia da un suo vecchio compagno di studi, Giulio D'Angelo, sulle reali intenzioni di Laura. In seguito a questa insinuazione gli ritornano in mente molte stranezze che gli erano accadute nel tempo trascorso con la donna e gli si insinua il sospetto di poter essere stato ingannato. Nonostante le sue affannose ricerche, l'unica cosa che riesce a scoprire è che Laura è andata a Sanremo. Ma una sera, mentre si trova in una trattoria con Giulio, Luca entra in conflitto con dei fascisti tra i quali c'era pure un suo compaesano, Gino Pistalli.

«Dopo due giorni Luca era in treno, diretto a Morutri» dove, una volta arrivato, gli giungono notizie allarmanti. Molti contadini hanno ricevuto l'imposizione di lasciare le terre, altri si sono visti moltiplicare di dieci, venti volte il canone d'affitto, e sono costretti a lasciare le zone coltivabili per trasferirsi in zone sassose e secche: «La tenuta è in mano a dieci persone che non hanno mai visto una zappa», che si cibano delle fatiche altrui. La situazione precipita e così Luca, assieme a tutti i contadini, cerca di organizzarsi creando un gruppo di resistenza. È una rivolta pacifica: nessuno di loro doveva imbracciare alcun'arma. Ma le terre vegnono occupate dai fascisti che, con «la camicia nera e i gambali», coalizzati con i carabinieri arrivarono dalla parte del fiume, spargendo sangue e mietendo molte vittime tra le quali si trova anche Luca Marano, ucciso perché voleva far valere i diritti della sua gente e a lungo compianto dalle donne proprio sulle terre ingiustamente tolte.

PersonaggiModifica

Albero genealogico della famiglia De MartiisModifica


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(sarto)
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Emanuele De Martiis
(ex Presidente di Corte d'Appello)
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( †20 anni dopo il matrimonio)
Giorgina Criscuolo
Giambattista "Titta" De Martiis
( †14 anni dopo il matrimonio, a 40 anni)
Laura De Martiis
Enrico Cannavale[3]
(45 anni, avvocato)
Gianfilippo De Martiis
(13 anni ca)
Matilde De Martiis
Amalia De Martiis
Masino De Martiis
(5 anni)

Albero genealogico della famiglia CannavaleModifica


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     ?     
Giovanni Cannavale
(impiegato al comune di Calena)
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  (padre)  
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    (madre)    
Clelia Cannavale
Laura De Martiis[3]
Enrico Cannavale
(45 anni, avvocato)

Albero genealogico della famiglia MaranoModifica


        ?        
        ?        
        ?        
        ?        
Filoteo Natalizio
(60 anni ca)
Immacolata Zumpa
Giuseppe "Seppe" Marano
Michele Marano
Beata Marano
Luca Marano
(20 anni ca)
Matteo Marano
Mariangela Marano
Giovannino Marano

CommentoModifica

Le terre del Sacramento è un romanzo che può venir definito una specie di epopea del lavoro contadino, che trova nella gente meno agiata socialmente una commossa celebrazione rivolta alla loro terra.

L'opera di Jovine, narratore di tradizione essenzialmente naturalista cresciuto nella realtà contadina del Molise, propone al lettore un tema reale e scottante della vita nel Meridione, aggravata dall'espansione del regime fascista che porterà alla famosa "questione meridionale".

Il suo stile è chiaro e scorrevole, soprattutto una volta che i personaggi abbiano trovato un ruolo ben definito nella storia, così da far luce su eventuali punti un po' oscuri che nelle pagine iniziali rendono la lettura un po' faticosa, basata come è su descrizioni e dettagli che solo col progredire della narrazione trovano spiegazione (secondo una modalità narrativa che rammenta il verismo del secondo Ottocento. Una volta compresa la trama emergono con crescente chiarezza il contesto e l'evolversi delle situazioni abilmente tessute dall'autore.

NoteModifica

  1. ^ Premio letterario Viareggio-Rèpaci, su premioletterarioviareggiorepaci.it. URL consultato il 9 agosto 2019.
  2. ^ Belfagor, ed. Olschki, Firenze, vol. 5, No. 4, 31-07-1950
  3. ^ a b Enrico e Laura, oltre al legame matrimoniale, sono anche cugini

Collegamenti esterniModifica

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