Legazione di Bologna (1540-1796)

suddivisione amministrativa dello Stato Pontificio (1540-1796)
Legazione di Bologna
Informazioni generali
Nome ufficiale Legazione apostolica di Bologna
Capoluogo Bologna
Dipendente da Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
Amministrazione
Forma amministrativa Legazione
legato pontificio Legati pontifici di Bologna
Evoluzione storica
Inizio 1540 con Bonifacio Ferrero
Causa Divisione della Provincia Romandiolæ in due Legazioni
Fine 1796 con Ippolito Antonio Vincenti Mareri
Causa Occupazione dell'Italia da parte dei francesi
Preceduto da Succeduto da
Provincia Romandiolæ Dipartimento del Reno
Cartografia
"Territorio di Bologna" (21631578834).jpg
La legazione nel XVI secolo

La Legazione di Bologna fu una suddivisione amministrativa dello Stato della Chiesa. Formatasi negli anni Quaranta del XVI secolo, la sua storia termina nel 1796 con l'invasione napoleonica.

StoriaModifica

Fino al 1540 esisteva un'unica Legazione pontificia che comprendeva il territorio dal Panaro al fiume Foglia. Facevano parte della Provincia Romandiolæ il Bolognese e la Romagna, con capoluogo Bologna come città più grande della provincia. Nel 1540 papa Paolo III decise di nominare un Legato apostolico a Ravenna, scorporando così la provincia in due: da una parte il Bolognese, dall'altra la Romagna. Il territorio della nuova provincia[N 1] comprendeva la città e la diocesi di Bologna.

Il 19 giugno 1796 la Legazione fu sottratta alla Santa Sede in seguito all'invasione dell'Italia del nord da parte di Napoleone Bonaparte. Nei giorni successivi all'arrivo delle truppe francesi il Legato lasciò la città; fu istituito un governo provvisorio che prese il nome di Repubblica Bolognese, che solo pochi mesi dopo venne integrata nella Repubblica Cispadana, il 27 dicembre 1796.[1]

La restaurazione del governo pontificio avvenne nel 1816, quando venne ripristinata la circoscrizione come Legazione apostolica di Bologna.

GeografiaModifica

La legazione si estendeva sul territorio dell'allora Diocesi di Bologna. Rispetto all'odierna provincia comprendeva Castelfranco Emilia,[N 2] i territori di Poggio Renatico e Terre del Reno,[N 3] più l'exclave di Castelbolognese.[N 4] Tuttavia, non erano soggetti alla Legazione:

Questo assetto fu mantenuto sostanzialmente invariato fino alla costituzione del Dipartimento del Reno all'interno della Repubblica Cispadana.

IstituzioniModifica

Bologna e il suo contado godevano già dal XV secolo di un rapporto privilegiato con la Santa Sede. I Capitoli di Niccolò V del 1447 stabilirono i rapporti tra Bologna e lo Stato della Chiesa, concordando un reciproco riconoscimento: i bolognesi accettavano la sovranità pontificia esercitata tramite il Cardinale Legato, al contempo il Papa riconosceva le magistrature comunali che governavano la città con ampi margini di autonomia locale. I Capitoli rimasero in vigore pur con qualche modifica fino al 1796, determinando un assetto politico particolare che venne definito come Governo misto.[2][3][4]

GovernoModifica

Il potere esecutivo era diviso tra il Cardinale Legato, di nomina papale, e il Senato di Bologna espressione dell'aristocrazia cittadina. Questa diarchia nominale era forse la caratteristica più distintiva del Governo misto bolognese, e veniva riassunta nella formula Niente può il Legato senza il Senato, niente il Senato senza il Legato. Bologna continuava a proclamarsi come "Repubblica bolognese" in virtù dei suoi privilegi, sebbene ormai fosse pienamente integrata nello Stato della Chiesa.[2][3][5]

Le cariche pubbliche erano ospitate all'interno di Palazzo d'Accursio, all'epoca chiamato anche Palazzo Pubblico. Il Legato possedeva nel palazzo i propri uffici e appartamenti, mentre il Senato si riuniva nell'attuale Sala del Consiglio Comunale. Gli Anziani Consoli assieme al Gonfaloniere erano obbligati a risiedervi durante il loro mandato.[6]

LegatoModifica

 
Alcuni stemmi dei legati pontifici dipinti nella Sala Urbana all'interno di Palazzo d'Accursio
 Lo stesso argomento in dettaglio: Legati pontifici di Bologna.

Il Legato era il rappresentante dell'autorità pontificia, ed era coadiuvato da un Vicelegato, dovuto anche al fatto che spesso non risiedeva a Bologna. Formalmente esercitava i suoi poteri col consenso del Senato, nei fatti però si dimostrava spesso la massima autorità cittadina, anche in virtù delle prerogative che esercitava in materia giudiziaria e ordine pubblico.[3][7]

SenatoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Famiglie senatorie bolognesi.

Il Senato, detto anche Reggimento, era l'istituzione che raccoglieva l'aristocrazia cittadina. Nato nel 1506 su volere di Giulio II come Collegio dei Quaranta, fu abolito dallo stesso nel 1512 come reazione al breve ritorno al potere dei Bentivoglio; L'anno seguente il successore Papa Leone X lo istituì nuovamente, inizialmente composto da trentanove membri, diventati quaranta nel 1528. Nel 1589 furono innalzati nel definitivo numero di cinquanta, tutti esponenti delle più importanti famiglie nobili bolognesi.[2][8][9]

A capo del Senato veniva eletto ogni due mesi un Gonfaloniere di Giustizia che svolgeva le sue funzioni assieme ad otto Anziani Consoli, estratti tra la nobiltà minore e i maestri di diritto. Inoltre un senatore veniva designato come Ambasciatore a Roma presso la Curia, altro elemento che caratterizzava le pretese autonomistiche della città.[2][3][10]

Il Senato nel suo insieme esercitava il potere legislativo, mentre per la concreta amministrazione degli affari di governo i senatori erano riuniti in collegi denominati Assunterie. Esse potevano essere ordinarie o straordinarie a seconda dei compiti e della durata; Le principali assunterie ordinarie erano:[3][11]

  • Assunteria di Camera, con competenza ai dazi e all'erario pubblico.
  • Assunteria di Governo, si occupava dell'amministrazione delle comunità rurali del contado.
  • Assunteria di Studio, era l'organo che sovrintendeva l'Università di Bologna.
  • Assunteria di Ornato, preposta alla manutenzione delle strade, delle fogne e in generale del suolo pubblico.
  • Assunteria di Munizione, preposta alla manutenzione dei beni pubblici come i palazzi di governo, le mura e le piazze di mercato.
  • Assunteria di Pavaglione, sovrintendeva il mercato dei bozzoli da seta detto appunto del Pavaglione.
  • Assunteria di Zecca, sovrintendeva la zecca cittadina.
  • Assunteria di Milizia, preposta alla cura delle milizie locali.
  • Assunteria di Sanità, si occupava delle questioni di igiene e sanità pubblica.
  • Assunteria di Istituto, creata nel 1712 per la sovrintendenza del nuovo Istituto delle Scienze.

Erano invece assunterie straordinarie:

  • Assunteria di Abbondanza, creata in situazioni di emergenza soprattutto relative all’approvvigionamento dei cereali.
  • Assunteria di Sede Vacante, si installava ogni volta che la cattedra papale era vacante onde evitare disordini.

Altre magistratureModifica

Erano presenti inoltre i Tribuni della Plebe, che si occupavano del controllo delle Società delle Arti assieme ai Massari delle stesse. Quando lavoravano assieme la magistratura prendeva il nome di Magistrato de' signori collegi, che si occupava principalmente della gestione dei mercati cittadini.[12]

Amministrazione fiscaleModifica

La riscossione dei dazi commerciali era prerogativa della città che la gestiva in maniera autonoma tramite la Gabella Grossa. Essa era amministrata sin dal 1509 da un collegio di dodici dottori dell'Università, eletti tra gli stessi insegnanti, denominati Sindaci, a cui si aggiunsero tra il 1603 e il 1780 sette senatori. Ciò in virtù della disposizione di Eugenio IV del 1437 che destinava i proventi della Gabella Grossa all'amministrazione finanziaria dell'Università, in particolar modo per gli stipendi dei professori.[3][13]

GiustiziaModifica

L'amministrazione della giustizia era competenza esclusiva del Legato, che la esercitava tramite giudici forestieri. I tribunali principali erano:

  • il Tribunale di Rota (i cui giudici, prima cinque, successivamente nove erano denominati Uditori di Rota) che si occupava delle cause civili;
  • il Tribunale del Torrone, il cui nome deriva dal Torrone angolare del Palazzo Pubblico che ospitava gli uffici giudiziari e le carceri, era il foro penale.[14]

Forze armate e pubblica sicurezzaModifica

L'ordine pubblico in città era prerogativa del Legato, che si serviva di birri capeggiati da un bargello. Inoltre disponeva di un corpo di cavalleggeri e un contingente di guardie svizzere che presidiavano Palazzo d'Accursio. Le milizie locali, destinate alla difesa del territorio in caso di guerra, erano separate dal resto dell'Esercito dello Stato della Chiesa ed erano sottoposte in maniera congiunta dal Legato e dal Senato.[3]

NoteModifica

Esplicative

  1. ^ Nei secoli XVI, XVII e XVIII i termini provincia e legazione sono intercambiabili. Lo dimostra il fatto che al loro vertice, in entrambi i casi, vi è sempre un cardinal legato. È sbagliato infatti pensare che la provincia sia stata abolita ed al suo posto sia nata la legazione. Il fatto che a partire dall'Ottocento si sia usato esclusivamente il termine legazione ha indotto invece a pensare che questa unità amministrativa avesse soppiantato la provincia. Non esiste nessun atto papale che abbia sancito la cessazione della provincia e la nascita della legazione.
  2. ^ passata alla Provincia di Modena solo nel 1929
  3. ^ Sant'Agostino e Mirabello, ora ferraresi.
  4. ^ ora nella Provincia di Ravenna.
  5. ^ fino al 1598 parte del Ducato di Ferrara, poi incorporato nello Stato della Chiesa.

Fonti

  1. ^ Dichiarato decaduto il governo pontificio, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato l'8 settembre 2021.
  2. ^ a b c d Il governo misto di Bologna, su nonocentenario.comune.bologna.it. URL consultato il 9 settembre 2021.
  3. ^ a b c d e f g Il governo di Bologna all'arrivo dei francesi, su storiaememoriadibologna.it. URL consultato il 9 settembre 2021.
  4. ^ Niccolò V, su treccani.it. URL consultato il 9 settembre 2021.
  5. ^ La Libertas Bononiae, su nonocentenario.comune.bologna.it. URL consultato il 9 settembre 2021.
  6. ^ Il Palazzo Comunale, pp. 13-14
  7. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, p. 584
  8. ^ Giulio II e Bologna, su nonocentenario.comune.bologna.it. URL consultato il 9 settembre 2021.
  9. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, p. 585
  10. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, p. 586
  11. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, pp. 586-592
  12. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, pp. 595-596
  13. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, p. 593
  14. ^ Guida generale agli Archivi di Stato italiani, pp. 596-597

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica