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Legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche

Descrizione ed elenco della legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche

1leftarrow blue.svgVoce principale: Lingue parlate in Italia.

Le minoranze linguistiche in Italia riconosciute dalla legge 482 del 1999[1] (dati 2013)

Le Legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche riconosce dodici comunità linguistiche storiche parlanti idiomi ascritti a varie famiglie linguistiche[2][3] presenti entro i confini della Repubblica italiana e diversi dall'italiano, lingua ufficiale dello stato[4]. Questi dodici gruppi linguistici (albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni) sono rappresentati da circa 2.400.000 parlanti distribuiti in 1.171 comuni di 14 regioni, tutelati da apposite leggi nazionali (come la 482/99)[5] e regionali.

Non sono giuridicamente riconosciute le «alloglossie interne», comunità parlanti idiomi di ceppo italo-romanzo trasferitesi dalle proprie sedi originali in altri territori (come gli idiomi gallo-italici dell'Italia insulare e meridionale), le «minoranze diffuse», le comunità parlanti varietà non territorializzate (come i rom e i sinti) quindi prive dell'elemento "territorialità", e le «nuove minoranze», le lingue alloglotte parlate in comunità di recente immigrazione conservanti «lingua, cultura, religione e identità di origine»[6] perché mancanti dell'elemento di "storicità".

La legge quadro 482/99 che dà attuazione all'art. 6 della Costituzione italiana (tutela minoranze linguistiche storiche), come precisato dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza nr. 88 del 2011, non esaurisce ogni forma di riconoscimento e sostegno al ricco plurilinguismo presente in Italia[7]; sia prima che dopo la legge 482/99 con apposite leggi regionali è stata infatti prevista la "valorizzazione" dei diversi patrimoni linguistici e culturali delle Regioni.[8] in attuazione all'art. 9 Cost.

LegislazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Costituzione della Repubblica Italiana, Carta europea delle lingue regionali o minoritarie e Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali.

Tutela costituzionaleModifica

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»

(Articolo 6, Costituzione Italiana)

Il contenuto dell'Art. 6 della Costituzione esprime l'indirizzo politico che la Repubblica Italiana decise di adottare rispetto le sue minoranze etnico-linguistiche, differente dalle politiche d'ispirazione assimilatrice prima perseguite, in particolare durante il fascismo[9][10].[11].

Per la Corte costituzionale della Repubblica Italiana l'art. 6 Cost. «rappresenta un superamento delle concezioni dello Stato nazionale chiuso dell’Ottocento e un rovesciamento di grande portata politica e culturale, rispetto all'atteggiamento nazionalistico manifestato dal fascismo» oltre che essere «uno dei principi fondamentali del vigente ordinamento» costituzionale.[12]

Tale articolo trovò la prima piena attuazione solo mezzo secolo più tardi, quando venne approvata la legge "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" 15 dicembre 1999 N. 482[11]. Secondo il noto linguista Tullio De Mauro il ritardo italiano di oltre 50 anni all'attuazione dell'art. 6 fu determinato dalla pluridecennale ostilità nei confronti del plurilinguismo e da un'opoca ignoranza[13]

Prima dell'approvazione di tale legge, solo quattro minoranze linguistiche (la comunità francofona in Valle d'Aosta; la comunità germanofona e, con diritti linguistici più limitati, la minoranza ladina, in provincia di Bolzano; la minoranza di lingua slovena in provincia di Trieste e, con diritti linguistici più limitati, in provincia di Gorizia) godevano, mediante leggi statali, di una tutela linguistica derivante da clausole di trattati internazionali firmati dall'Italia[9]. La minoranza slovena della provincia di Udine fu riconosciuta con tale legge, così pure le minoranze germaniche (Cimbri, Mocheni, Walser, germanici della Provincia di Udine e dei comuni di Sauris, Tarvisio, Timau, Sappada, Malborghetto-Valbruna e Pontebba) residenti in province diverse da quella di Bolzano.

Altre lingue, poi riconosciute minoritarie con la L. 482/99, erano state riconosciute e valorizzate sul piano culturale mediante leggi regionali (la lingua friulana in Friuli-Venezia Giulia[14], la lingua sarda e quella catalana in Sardegna[15]).

Legge sulle norme di tutela delle minoranze linguistiche storicheModifica

Agli inizi degli anni Settanta il Parlamento, per attuare la tutela delle minoranze, nominò un "comitato di tre saggi" a cui delegò il riconoscimento delle comunità costituenti minoranze linguistiche motivandone l'inclusione. I designati furono Tullio De Mauro, Giovan Battista Pellegrini e Alessandro Pizzorusso, i primi due accademici linguistici e giurilinguista il terzo; costoro in una relazione depositata nell'archivio del Parlamento, individuarono tredici minoranze, corrispondenti alle dodici attualmente riconosciute con l'aggiunta dei Sinti e Rom[16]. Il 20 novembre 1991 la Camera dei Deputati approvò, per la prima volta, la legge n. 612 ( in 18 articoli) per la tutela delle minoranze linguistiche[17]. La proposta di legge n. 612 non fu approvata perché fu sciolto il Parlamento prima della sua approvazione anche al Senato. Soltanto dopo molti anni, nel dicembre 1999, durante il governo D’Alema (1998-2000), la legge n. 482 fu finalmente approvata. L'elenco originale comprensivo delle 13 comunità etniche-linguistiche riconosciute minoranze linguistiche, curato sulla base di considerazioni linguistiche, storiche e antropologiche, fu confermato in tutte le numerose proposte di legge di tutela presentate per l'approvazione in Parlamento, con l'eccezione delle popolazioni nomadi che non presentano il requisito della territorialità. L'approvazione della legge fu segnata da un lungo processo normativo, essendo il legislatore restio ad accogliere dibattiti sulla diversità etnico-linguistica del Paese[11], che si concluse nel 1999 con l'approvazione della legge di tutela (482/99), proposta dal relatore Felice Besostri.

L'art. 2 della legge 482/1999[18], riconosce l'esistenza di dodici minoranze linguistiche definite "storiche" ammettendone la tutela:

«In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo

L'elenco di queste minoranze fu inserito nell'art. 2 della legge 482/99, suddiviso in due gruppi. Il primo gruppo contiene le lingue non neo-latine e la lingua catalana che è una lingua neo-latina; il secondo gruppo include solo minoranze parlanti lingue neo-latine. Le misure di tutela sono uguali per tutte le dodici minoranze riconosciute[19][20]. Prima dell'approvazione della L.482/99, su circa 2,4 milioni e mezzo di persone, appartenenti a queste minoranze (di cui un milione a quella sarda[21]), ne risultavano tutelate meno di 400.000.[22]

La tutela giuridica è di tipo "collettivo"[23] (per l'art. 2 della L. 482/99, tutelate dalle norme sono le popolazioni) e l'individuo gode di tutela in quanto appartenente ad una comunità tutelata.

Nella sentenza n. 81 del 20 marzo 2018 della Corte Costituzionale[24], viene ribadito che ”il compito di determinare gli elementi identificativi di una minoranza da tutelare non può che essere affidato alle cure del legislatore statale, in ragione della loro necessaria uniformità per l'intero territorio nazionale. (…) In questa cornice (sentenza n. 170 del 2010) non è consentito al legislatore regionale configurare o rappresentare la “propria” comunità in quanto tale come “minoranza”. (…) Riconoscere un tale potere al legislatore regionale significherebbe, infatti, introdurre un elemento di frammentazione nella comunità nazionale contrario agli artt. 2, 3, 5 e 6 Cost”.

Poiché si tratta di minoranze linguistico-territoriali i componenti queste "popolazioni" perdono la tutela linguistica se emigrano in una zona territoriale diversa dai Comuni di insediamento, definiti ai sensi dell'art. 3 della L. 482/99, in quanto, ai sensi dell'art. 9 della legge già citata, l'uso pubblico della lingua minoritaria, ossia un suo utilizzo nell'ambito scolastico pubblico, nella pubblica amministrazione, nella toponomastica, nei cartelli stradali, ecc., è circoscritto ai soli Comuni di insediamento del relativo gruppo linguistico. La Corte Costituzionale chiamata a verificare la costituzionalità della L.r. 27/2009, tutela minoranza linguistica friulana, regione Friuli-Venezia Giulia, relativamente all'uso pubblico della lingua friulana sull'intero territorio regionale anche al di fuori del Comuni dichiaratisi di lingua friulana, ha dichiarato incostituzionale l'uso della lingua friulana nel territorio regionale non riconosciuto friulanofono, incluso l'uso della lingua friulana, per iscritto e oralmente, negli uffici regionali con sede a Trieste, città non dichiaratisi friulanofona e pur essendo il capoluogo della regione stessa.[25]

Ai sensi dell'art. 3 della L. 482/99, la determinazione dell'ambito territoriale della tutela può essere adottata a seguito di "richiesta" di "almeno il quindici per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti nei comuni stessi", oppure dopo consultazione della popolazione residente o in seguito al riconoscimento di una proposta di un organismo di coordinamento di minoranze sparse in diverse territori.

Nella prassi effettiva, non tutte le lingue minoritarie riconosciute dalla stessa legge nazionale godono comunque della stessa considerazione:[11] la minoranza francese della Val d’Aosta e quella tedesca della provincia di Bolzano, godono di benefici[26], derivanti dagli accordi/trattati internazionali sottoscritti dall'Italia con alcuni stati confinanti preesistenti alla approvazione della legge 482. I siti governativi e parlamentari non hanno una versione, nemmeno ridotta, nelle lingue delle minoranze, salvo rare eccezioni (ad esempio, il sito della Camera dei deputati ha una versione in francese[27]); ancora, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione il modello 730 e le relative istruzioni, oltre che in italiano, solo in tedesco e in sloveno. Un DDL del governo Monti, in seguito convertito in una legge, impugnata dal Friuli-Venezia Giulia[28] ma non dalla Sardegna[29], introduceva un trattamento differenziato riservato alle minoranze storiche "di lingua madre straniera" (minoranze linguistiche storiche "con Stato": la Francia, l'Austria e la Slovenia) rispetto a quelle storiche "senza Stato" (ovvero, tutte le altre), in tal modo a queste ultime i benefici previsti di assegnazione degli organici per le scuole non erano applicabili[29]; con la sentenza numero 215, depositata il 18 luglio 2013, la Corte Costituzionale ha però successivamente dichiarato incostituzionale tale trattamento differenziato.[30][31]

L'art. 12 della L. 482/99 ha richiesto alla RAI di realizzare trasmissioni televisive e radiofoniche nelle lingue delle minoranze nelle zone d'appartenenza; che vengono regolarmente prodotte per le tre minoranze protette anche da trattati internazionali stipulati prima del 1948, mentre le altre 9 minoranze ricevono una attenzione minore o questa è del tutto assente[32][33][34].

Fiorenzo Toso sostiene che la legge quadro sia viziata da una sostanziale confusione tra patrimonio linguistico e diritto linguistico, discriminando le diverse alloglossie in comunità politicamente riconosciute come «minoranze linguistiche storiche» e non; giacché la definizione dei confini di queste minoranze è delegata alla discrezionalità delle amministrazioni locali, in alcuni casi si sono verificate dichiarazioni di appartenenza a gruppi minoritari inesistenti perché venisse loro garantito l'accesso ai relativi finanziamenti pubblici, oltre alla rimozione di tradizioni di plurilinguismo e pluriglossia effettivamente esistenti[35].

La Costituzione italiana prevede la valorizzazione e la promozione culturale del patrimonio nazionale materiale e immateriale (incluso il patrimonio linguistico storico della nazione) all'art. 9[36].[37]. All'articolo 6 Cost., prevede norme di tutela a favore delle sole minoranze linguistiche, identificate successivamente dal Parlamento italiano con l'art 2 della L. 482/99[38] in base a criteri stabiliti da studiosi di fama nazionale nominati dal Parlamento stesso. La differenziazione concettuale, giuridica e costituzionale, tra “valorizzazione del patrimonio linguistico” e “tutela diritti linguistici” è una costante nella legislazione italiana.[39][40][41][42]

Tutela penaleModifica

In attuazione dell'articolo 23 della L. 38/2001 e dell'art. 18 bis della L. 482/99[43], sono penalmente vietati “fenomeni di intolleranza e di violenza nei confronti degli appartenenti alle minoranze linguistiche" elencate all'articolo 2 della L. 482/99.[44][45][46]

Tutela internazionaleModifica

  • La Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa a Strasburgo il 1º febbraio 1995. È entrata in vigore il 1º febbraio 1998 ed è stata sottoscritta e ratificata anche dall'Italia[47]. Il termine giuridico "minoranza nazionale" è considerato equivalente a quello di "minoranza linguistica": rappresentano entrambi la medesima fattispecie giuridica a livello europeo. Ogni cinque anni il Comitato del Consiglio d'Europa, cui è demandato il compito di vigilare sull'applicazione di questo trattato internazionale, visita i singoli Stati che hanno ratificato il trattato stesso, tra cui anche l'Italia. Relativamente allo Stato italiano, il Comitato visita le comunità riconosciute come minoranze linguistiche dalla legge 482/99, incluse quelle sarde[48][49][50], friulane[51][52], occitane, ladine, etc., considerate anche sul piano istituzionale e formale minoranze nazionali al pari delle comunità slovene, germanofone o francofone che vivono in Italia. Nella L.r. 18 dicembre 2007 nr. 29 della regione Friuli-Vg, "norme per la tutela, valorizzazione e promozione della lingua friulana", all'art. 2 (principi) lettera “e bis” si fa espressamente richiamo alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa[53]. La “Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali” rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di “politica estera e rapporti internazionali dello Stato” di cui all'art. 117, secondo comma, lettera a) della Costituzione italiana[54]. Nelle sue relazioni ufficiali, il Consiglio d'Europa ha più volte lamentato la non sufficiente tutela dello Stato italiano nei confronti delle minoranze linguistiche riconosciute e tutelate con la legge 482/99, con riferimento in particolare a quelle non tutelate anche da accordi internazionali, e la scarsità di fondi loro assegnati[55][56][57].
  • La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, entrata in vigore il 1 marzo 1998 e sottoscritta dall'Italia il 27 maggio 2000, all'art. 3 punto 1) precisa: "Ciascun Stato contraente deve specificare nel suo strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione, ogni lingua regionale e minoritaria o ogni lingua ufficiale meno diffusa su tutto o solo una parte del suo territorio, alla quale si applicano i paragrafi scelti conformemente al comma 2 dell'articolo 2.". Poiché lo Stato italiano ha sottoscritto la Carta il 27/5/2000 ma non l'ha ancora ratificata[58], questo trattato internazionale europeo non trova ancora attuazione in Italia e neppure esiste - relativamente all'Italia - un elenco ufficiale delle comunità etniche-linguistiche destinatarie delle norme di tutela previste da questo trattato. Tale elenco dovrebbe essere provvisto all'atto della ratifica dal Parlamento italiano, ai sensi dell'articolo 3 punti 1)[59]. La tutela prevista da questo trattato internazionale è sia linguistica sia culturale, e prevede norme di tutela attese dalle minoranze linguistiche riconosciute dalla L.482/99[60]. Ai sensi dell'art. 1 punto c), la Carta prevede la tutela anche delle comunità linguistiche parlanti una "lingua non territoriale" (Rom e Sinti).

Distribuzione territorialeModifica

La distribuzione territoriale delle lingue minoritarie è complessa. Di seguito si riporta un elenco delle dodici lingue minoritarie riconosciute con l'indicazione delle regioni in cui sono parlate. I dettagli della loro distribuzione geografica presenti nelle rispettive voci dell'enciclopedia.

Lingua Regione Numero di comuni Numero di parlanti
Lingua albanese   Abruzzo,   Basilicata,   Calabria,   Campania,   Molise,   Puglia,   Sicilia 50 80 000[61]
Lingua catalana   Sardegna 1 20 000[62]
Lingua croata   Molise 3 2 100[63]
Lingua francese   Piemonte,   Valle d'Aosta 103 20 000
Lingua francoprovenzale   Piemonte,   Puglia,   Valle d'Aosta 123 90 000[64]
Lingua friulana   Friuli-Venezia Giulia,   Veneto 183 600 000[65]
Lingue germaniche   Friuli-Venezia Giulia,   Piemonte,   Trentino-Alto Adige,   Valle d'Aosta,   Veneto 169 293 400
Lingua greca   Calabria,   Puglia,   Sicilia 25 12 000[66]
Lingua ladina   Trentino-Alto Adige,   Veneto 55 55 000
Lingua occitana   Calabria,   Liguria,   Piemonte 112 40 000
Lingua sarda   Sardegna 370 1 000 000
Lingua slovena   Friuli-Venezia Giulia 32 70 000
totale 1171[67] ca 2 400 500

Lingua albaneseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arbëreshë e Lingua arbëreshe.

I parlanti questa lingua si trovano in circa cento comuni sparsi nel Sud Italia; costituisce la lingua comunale a Piana degli Albanesi.

Lingua catalanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto algherese.

Parlata in Sardegna ad Alghero, dove è lingua comunale.

Lingua grecaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Minoranza linguistica greca d'Italia e Grecìa Salentina.

Parlata in alcuni comuni in Puglia e in Calabria:

Lingua slovenaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Diffusione dello sloveno in Italia.

Nei territori italiani con minoranze di lingua slovena si parlano sei dialetti diversi tra loro: il dialetto carsico che è il più vicino alla koinè e i cinque dialetti della Slavia friulana che appaiono piuttosto divergenti, con un alto grado di arcaicità (specialmente il resiano) e una certa infiltrazione di friulanismi, pur non formando una lingua autonoma e indipendente dallo sloveno. Prima della legge 482/99 erano riconosciute e tutelate sole le popolazione slovene di Trieste e Gorizia che godevano, grazie a clausole contenute in accordi internazionali firmati nel 1946, di scuole nella loro lingua. Nel 1972 una richiesta di un gruppo di sloveni di San Leonardo (Udine) di istituire un corso facoltativo di lingua slovena, venne negata dalle autorità italiane.[69]. Dal 1984 in Provincia di Udine, Comune di San Pietro al Natisone, esiste una scuola bilingue italiano-sloveno, istituita inizialmente come scuola privata per iniziativa di alcuni sloveni, ora scuola statale[70][71] Nella provincia di Udine (Videmska Pokrajina) i comuni in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono i seguenti, per un totale di 21: Attimis, Cividale del Friuli, Drenchia, Faedis, Grimacco, Lusevera, Malborghetto-Valbruna, Montenars, Nimis, Pontebba, Prepotto, Pulfero, Resia, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna, Taipana, Tarcento, Tarvisio e Torreano; in questi comuni si parlano delle varianti linguistiche locali di matrice slovena come quelle delle Valli del Natisone, del Torre e della Val Canale, oltre al resiano parlato in Val Resia.[72] I comuni in provincia di Gorizia in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono Gorizia, Cormons, Doberdò del Lago, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo e Sagrado. I comuni in provincia di Trieste in cui trovano applicazione la l. 482/99 e la l. 38/2001 sono Trieste, Duino Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e Muggia[73].

Lingua croataModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua croata molisana.

Parlata nei comuni molisani di:

Lingua franceseModifica

La Valle d'Aosta fu la prima amministrazione al mondo ad adottare la lingua francese come idioma ufficiale (1536), tre anni prima della Francia stessa[74]. Il francese divenne lingua ufficiale della Valle d'Aosta con la promulgazione dell'Editto di Rivoli da parte di Emanuele Filiberto I il 22 settembre 1561.

A seguito della seconda guerra mondiale e della promulgazione dello statuto speciale, la lingua francese e quella italiana sono parificate in Valle d'Aosta[75] a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, talché l'apprendimento scolastico parificato elimina il concetto di separazione in due comunità linguistiche, tipico di altri regimi di bilinguismo in Italia.

La lingua francese, intesa come variante standard, è oggi la lingua madre di una minima parte della popolazione valdostana. Un sondaggio del 2003 della Fondation Émile Chanoux[76] ha messo in luce l'inversione di tendenza in seguito al secondo conflitto mondiale, che ha visto l'italiano imporsi nella vita quotidiana ad Aosta (maggiormente interessata da flussi immigratori da fuori regione) e il francoprovenzale valdostano (localmente chiamato patois, cioè dialetto) nelle valli e nei comuni limitrofi. Tuttavia, grazie alla parificazione a livello scolastico, alla presenza di media regionali in lingua francese, e alla relativa vicinanza tra il patois e il francese, tutti i valdostani di nascita conoscono tale lingua a un livello medio-alto.

Lingua francoprovenzaleModifica

 
Descrizione del Piemonte e della Liguria occidentale, secondo la Legge 482/99 e Chambra d'Oc, confrontata con la descrizione del medesimo settore secondo gli studi linguistici complessivi o circostanziati effettuati nella zona a partire dagli anni 70 del '900.[senza fonte]
 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto valdostano e Minoranza francoprovenzale in Puglia.

Il francoprovenzale è in uso in Val d'Aosta, in alcune valli del Piemonte nonché in due comuni (Celle di San Vito e Faeto) della Val Maggiore in Puglia.

Lingua occitanaModifica

Parlata nelle Valli occitane del Piemonte e nel comune di Guardia Piemontese in Calabria.

Lingua tedesca e affiniModifica

Lingua sardaModifica

Lingua romanza meridionale parlata nell'isola di Sardegna.

Lingue retoromanzeModifica

Lingua ladinaModifica

Statuto di autonomia della regione Trentino-Alto Adige: con la legge costituzionale nr. 1 del 4 dicembre 2017 è stato riconosciuto ufficialmente il trilinguismo (italiano- tedesco – ladino) nella provincia di Bolzano.[78]

Lingua friulanaModifica

  • friulano centro-orientale
    • friulano centrale o friulano comune (modello per la koinè)
    • goriziano o sonziaco
    • friulano della fascia sudorientale del basso Tagliamento
    • friulano sud-orientale (tergestino e muglisano, estinti)
  • friulano carnico
    • carnico comune o centro-orientale
    • alto gortano o carnico nord-occidentale
    • basso gortano
    • fornese o carnico sud-occidentale
  • friulano occidentale o concordiese
    • friulano occidentale comune
    • friulano della fascia nordoccidentale del basso Tagliamento
    • asìno (secondo alcuni appartiene al gruppo carnico[79])
    • tramontino
    • ertano (secondo alcuni è un dialetto ladino, per altri veneto[80])
    • friulano della fascia di transizione veneto-friulana[81]

Tutte le varianti della lingua friulana sono perfettamente comprensibili ai parlanti friulani essendo molto convergenti tra di loro. Con la legge regionale 15/1996 è stata fissata la grafia ufficiale della lingua friulana. Con questa grafia è possibile scrivere anche tutti i dialetti della lingua friulana.[82]

In nota l'elenco dei Comuni che si sono dichiarati di lingua friulana nella Regione Friuli-VG.[83] La lingua friulana è inoltre riconosciuta e tutelata nella Regione Veneto, Dipartimento di Portogruaro.

Distribuzione non territorialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua dei segni italiana e Braille.

Lingua dei segni italianaModifica

La LIS, la lingua dei segni italiana è una lingua non territoriale della Repubblica Italiana, composta da una comunità di persone sorde, la comunità sorda. In Italia la LIS è diffusa in tutto il territorio italiano, ha delle radici culturali, della grammatica, del movimento e della morfologia, il movimento spazio-tempo. La popolazione italiana dei sordi è composta di circa 170.000 che la utilizzano la LIS e degli assistenti alla comunicazione e degli interpreti della lingua dei segni, presenti nella società dei sordi italiani.

La lingua dei segni è riconosciuta dalla convenzione ONU "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità" del 13 dicembre 2006. In Italia è in corso di procedimento parlamentare. A livello di legislazione regionale, la Sicilia ha promosso per la diffusione della LIS, con la legge del 4 novembre 2011 numero 23[84].

BrailleModifica

Il Braille, è invece la forma di scrittura utilizzata dai ciechi, che conta su una popolazione di circa 20.000.

Lingua dei Segni TattileModifica

Lingua Tattile dei Sordo-Ciechi (LIST), altra comunità di italiani sordo-ciechi che conta sui circa 5.000 abitanti; presenti a Roma e in varie parti d'Italia, in particolare ad Osimo.

Condizione delle minoranze linguistiche non riconosciute dalla legge nazionaleModifica

Alloglossie interneModifica

Pur essendo lingue a rischio di estinzione, non godono di tutela da parte dello Stato Italiano le comunità linguistiche parlanti i dialetti gallo-italici della Sicilia, della Basilicata e della Campania, nonché il tabarchino parlato in Sardegna[85][86]. A partire dalla XIV legislatura,[87] è stata presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge che preveda una "modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482" affinché vengano incluse anche queste comunità linguistiche nella legge di tutela.[88] Tuttavia, allo stato attuale, il tabarchino gode solamente di riconoscimento culturale a livello regionale[15][89] mentre cinque comuni della minoranza gallo-italica della Sicilia (Nicosia, Sperlinga, Aidone, Piazza Armerina, San Fratello, Novara di Sicilia) rientrano nel Registro delle Eredità Immateriali istituito dalla Regione Siciliana,[90] e, di recente, anche per i gallo-italici della Basilicata sono state avviate iniziative per la valorizzazione del patrimonio linguistico con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali.

Relativamente all'idioma tabarchino negli Statuti dei Comuni sia di Carloforte sia di Calasetta è scritto, all'art. 23 che "durante le sedute consiliari, di commissione e di giunta è consentito l'uso del dialetto tabarchino". Secondo Daniele Bonamore "il tabarchino, nonostante la singolarità di origine e di conservazione, è e continuerà ad essere un dialetto, il ligure, che non è ammesso a tutela (..)"[91]. La legge regionale sarda, 15 ottobre 1997.n.26, è intitolata “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua sarda" e cita solo al punto 4 dell'art. 2, il dialetto tabarchino, senza più nominarlo nel testo di legge.[92] Nella L.r. della regione Sardegna 3 luglio 2018 n. 22 all'art.2 punto 2 lettera b)[93] manca il vocabolo "tutela" presente invece nella lettera a), riservando solo una promozione e valorizzazione culturale al tabarchino che viene elencato nella lettera b) assieme ai dialetti sassarese e gallurese; in nessun articolo della legge sopra citata la parola tabarchino è preceduta dall'appellativo "lingua" né viene riconosciuto alla comunità parlante il tabarchino lo status giuridico di minoranza linguistica, avendo riservato il legislatore regionale la tutela linguistica alle sole comunità etnico-linguistiche parlanti la lingua sarda e la lingua catalana di Alghero. L'Unesco, nel suo “Atlante delle lingue in pericolo di estinzione”[94] attribuisce un codice ISO 693-3 ad ogni idioma incluso nell'atlante e per ogni idioma censito stabilisce i vari livelli di pericolo di scomparsa. Aver il riconoscimento Unesco significa che un idioma ha il codice ISO 693-3 ed è inserito nell'Atlante delle lingue in pericolo di estinzione; l'Unesco non dà riconoscimenti di "minoranza linguistica" né di "lingua minoritaria" in quanto scopo di questo atlante è solo quello di segnalare gli idiomi in pericolo di estinzione. L'Atlante dell'Unesco è curato dal linguista Christopher Moseley e i criteri di catalogazione delle lingue possono essere difformi da quelli seguiti dai linguisti italiani; è il caso ad esempio della lingua napoletana[95].

Minoranze diffuseModifica

A livello nazionale non è tutelata la lingua rom (romanì) parlata da secoli in Italia dai numerosi gruppi appartenenti ai popoli romaní rom e sinti[96]. Il criterio della "territorialità" e il loro nomadismo è stato utilizzato dal legislatore per escludere le comunità parlanti la lingua romaní, in Italia, dai benefici della legge n. 482 del 1999.[97] Vari progetti di legge sono rimasti finora non adottati.[98] L'iter per il riconoscimento del romanì come minoranza linguistica è stato avviato nel 2016 dall'Università di Teramo.[99]. Nel 1999, quando fu approvata la L. 482/99, il Parlamento italiano nell'escludere Rom e Sinti, aveva previsto l'approvazione di una legge apposita per Rom e Sinti; legge che ad oggi non è ancora stata approvata.

Idiomi regionaliModifica

Non sono considerati dalla legge altri idiomi regionali, tra cui alcuni definiti "a rischio" o "vulnerabili": l'emiliano-romagnolo, il ligure, il lombardo, il napoletano, il piemontese, il veneto e il siciliano, le cui comunità, stricto sensu rientrerebbero, secondo alcuni studiosi, nella definizione di «minoranze linguistiche» in quanto parlanti idiomi tipologicamente differenziati rispetto alla lingua nazionale italiana[100][101].

Idiomi quali il veneto, il piemontese, il lombardo, etc., in attuazione art. 9 Cost., oggi trovano valorizzazione culturale nella legislazione regionale[102][103][104]. Relativamente ai dialetti veneti, si ricorda però che la comunità slovena e croata parlante dialetti istroveneti (un gruppo ascritto al veneto coloniale) ha chiesto e ottenuto, in base ad accordi internazionali sottoscritti dall'Italia nel 1946, di essere riconosciuta e tutelata come minoranza nazionale di lingua italiana (l'allora Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia nella sua Costituzione utilizzava il termine giuridico di minoranza nazionale per indicare tutte le minoranze linguistiche insediate sul territorio della Jugoslavia senza alcuna distinzione tra minoranze "con Stato" e minoranze "senza Stato"). Ossia, in forza di accordi internazionali tra l'Italia e l'allora Jugoslavia, l'idioma istroveneto è giuridicamente considerato un dialetto della lingua italiana; in questo specifico caso è stata la popolazione stessa a definire la propria identità storico-linguistica e a considerare la sua parlata familiare come appartenente al sistema linguistico italiano. Lo stesso governo centrale italiano, oltre a quello regionale veneto, finanzia la tutela di questa minoranza in Slovenia e Croazia, che, considerando il suo idioma storico come dialetto della lingua italiana, basa su questo elemento la sua rivendicazione di appartenenza culturale alla nazione italiana[105][106]. Un'analoga posizione in merito all'identità linguistico-culturale è stata assunta in Brasile da parte dei locutori di quei dialetti veneti battezzati col nome di talian ("italiano") dalla comunità d'origine[107][108].

Gli idiomi regionali non inclusi nelle dodici minoranze linguistiche riconosciute, possono richiedere un riconoscimento legislativo regionale "culturale" ai sensi dell'art. 9 della Costituzione italiana[109]. Come chiarito da sentenze della Corte Costituzionale, il riconoscimento delle minoranze linguistiche è di competenza esclusivamente statale e sottratta alla legislazione concorrente; la Consulta ha, per esempio, dichiarato incostituzionale sia l'uso dell'espressione "lingua piemontese" contenuta nella L.r. nr. 11 del 7 aprile 2009 della regione Piemonte[110][111] sia la legge della Regione Veneto nr. 28/2016 in cui definiva “minoranza nazionale” il complesso dei residenti in quella regione[112][113].

Daniele Bonamore ha osservato che a molti idiomi regionali non viene riconosciuta dignità di lingua in virtù del fatto che essi, benché non associabili tout court all'italiano, sono l'italiano: il siciliano (Scuola siciliana) di Giacomo da Lentini, di Cielo d'Alcamo, il bolognese di Guido Guinizelli, l'umbro di Jacopone da Todi, il veneto di Carlo Goldoni, il toscano di Dante, di Guido Cavalcanti e dei loro contemporanei, sono considerati i fondatori della maggioranza linguistica italiana; al di fuori di questo epicentro si collocano, per contro, il friulano, il ladino, il sardo, il franco-provenzale e l'occitano, a cui è riconosciuta dignità di lingua[114]. Michele Salazar considera la spiegazione di Bonamore "nuova e convincente"[115].

Tullio De Mauro considera sardo, ladino e friulano come "formazioni autonome rispetto al complesso dei dialetti italoromanzi"[116], laddove assegna tutti gli idiomi italoromanzi, che De Mauro chiama "dialetti italoromanzi", al sistema linguistico italiano. Per Raines Schlosser, la minoranza linguistica friulana e quella sarda parlano due lingue che non appartengono al gruppo italo-romanzo e che sono classificate in maniera autonoma nell'ambito delle lingue romanze[117]. Relativamente alla lingua sarda, sull'enciclopedia Treccani, Fiorenzo Toso precisa che "il sardo rappresenta un insieme dialettale fortemente originale nel contesto delle varietà neolatine e nettamente differenziato rispetto alla tipologia italoromanza, e la sua originalità come gruppo a sé stante nell’ambito romanzo è fuori discussione"[118]; ancora lo stesso autore, nell'enciclopedia anzidetta, ribadisce con riguardo stavolta al friulano che "quando il Friuli rientrò nell'orbita culturale italiana, la fisionomia linguistica del friulano era ormai definita e differenziata dai dialetti italo-romanzi"[119].

Sergio Salvi, nel suo saggio "Le lingue tagliate", afferma che:

«Non abbiamo spazio per enumerare tutti i linguisti, a partire dal grande G.I. Ascoli, che hanno sostenuto l'indipendenza delle parlate ladine[120]: sono legioni. E forse ancor di più sono quelli che sostengono l'indipendenza del sardo. (…) Meyer-Lubke, il Kuhn, lo Iordan, il Sergievskij, il Muljacic e la Iliescu, (…) Non è dunque un caso se i manuali universitari italiani di più largo consumo tra gli studenti, come "Le origini delle lingue neolatine" di Carlo Tagliavini (che distingue chiaramente il ladino e il sardo dall'italiano) o come quello, recente, di Heinrich Lausberg, "Linguistica romanza" assai deciso in proposito, adottano tale distinzione. E non è un caso se il massimo conoscitore dei dialetti italiani, Gerhard Rohlfs, nella sua monumentale opera intitolata "Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti" esclude di proposito il ladino ed il sardo (politicamente italiani) dalla sua trattazione includendovi invece (…) il lombardo ticinese (…) ed il veneto istriano. E la non meno monumentale e minuziosa "Grammatica storica dell'italiano" del giovane e brillantissimo Pavao Tekavcic, si attiene alle medesime regole.»

(Salvi, Sergio (1975). Le Lingue tagliate, Editore Rizzoli, Milano, p.11)

Nell'enciclopedia Treccani alla voce “dialettologia italiana” a firma di Ugo Vignuzzi, è ribadito che Gerhard Rohlfs è stato uno tra i più importanti studiosi dei dialetti italiani[121].

Secondo Tullio Telmon, le minoranze linguistiche e le lingue non riconosciute sono tutte sullo stesso livello rispetto all'italiano, indipendentemente dalle loro origini e dai loro tratti distintivi[122]. Sergio Salvi, nei suoi saggi dedicati alle minoranze linguistiche italiane ed europee (tra i quali "Le lingue tagliate"[123] nel caso italiano), ha teorizzato un indirizzo assimilatore promosso nei confronti delle dodici minoranze linguistiche storiche, con l'unica parziale eccezione di quelle tutelate da accordi internazionali imposti all'Italia nel 1946. Giovan Battista Pellegrini ha osservato che la contrapposizione tra due comunità divergenti[non chiaro] quanto la friulana e la sarda (riconosciute dalla legge come minoranze linguistiche) a comunità non meno divergenti e tuttavia "italoromanze", renda ambiguo tale aggettivo tanto da mettere in discussione la posizione sociolinguistica di tutte le lingue parlate in Italia[124]. È tuttavia da precisare che, secondo molti autori, il Pellegrini nel classificare le lingue e i dialetti parlati in Italia adotterebbe criteri di classificazione che non coincidono con "i criteri maggioritari di classificazione delle lingue": i criteri scelti dal Pellegrini sono infatti essenzialmente culturali e sociolinguistici ed hanno come principale punto di riferimento la lingua italiana, mentre le singole strutture linguistiche (morfologia, fonetica) vengono scarsamente considerate.[125]. Nei manuali di linguistica adottati nelle università italiane, il ladino e il friulano (codificati spesso come gruppo retoromanzo assieme al "romancio" svizzero e talvolta con il termine "ladino" inclusivo anche della lingua friulana) e il sardo, risultano generalmente inclusi tra le “lingue romanze” e non nello specifico gruppo "italo-romanzo".[126]

NoteModifica

  1. ^ Lingue di minoranza in Italia, su miur.gov.it.
  2. ^ De Mauro, 1979, 32.
  3. ^ Dal dossier pubblicato dall'Ufficio Studi del Senato, XVII legislatura, “MINORANZE LINGUISTICHE”, maggio 2017 nr. 493: ”La legge n. 482 del 1999 delimita un perimetro 'a numero chiuso' di minoranze linguistiche, (...). Sono, come menzionato, raggruppamenti linguistici.”
  4. ^ <<Di portata innovativa, la l. 482/1999 riconosce l’esistenza di 12 minoranze linguistiche ‘storiche’, ossia di comunità dislocate sul territorio nazionale che parlano una lingua diversa dalla italiana, costituite dalle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo, [...]>>. Raffaele Simone, Lingue in Il Libro dell'Anno, Treccani, 2009.
  5. ^ Pascal Richard, La loi-cadre sur la protection des minorités linguistiques historiques en Italie : entre sincérité et opportunité, Revue française de droit constitutionnel, 2001/1 (n° 45).
  6. ^ Telmon, 1992, 151.
  7. ^ Secondo il linguista Tullio De Mauro, il plurilinguismo italiano è composto da: "italiano + dialetti o una delle tredici lingue di minoranza" (le dodici lingue di minoranza dell'articolo 2 della L. 482/99 + la lingua dei Rom e Sinti) - ”L’Italia d’oggi continua a essere solcata da cospicue differenze di lingua tra coloro che praticano abitualmente il solo italiano o, accanto all’italiano, anche un dialetto (o una delle tredici lingue di minoranza)” Da: Tullio De Mauro, saggio "Distanze linguistiche e svantaggio scolastico" pag. 5 - http://giscel.it/wp-content/uploads/2018/04/Tullio-De-Mauro-Distanze-linguistiche-e-svantaggio-scolastico.pdf )
  8. ^ Tratto dalla sentenza Cost. nr. 88 emessa il 7 marzo 2011: la legge n. 482 del 1999 non "esaurisce ogni forma di riconoscimento e sostegno del pluralismo linguistico. Al contrario, l’evocata legge si riferisce esclusivamente alla «tutela delle minoranze linguistiche storiche» (…). Sicché, essa attribuisce ai loro appartenenti una serie di speciali diritti, i quali necessitano di una disciplina (…). Peraltro, la speciale legislazione di «tutela delle minoranze linguistiche storiche» non esaurisce la disciplina sollecitata dalla notoria presenza di un assai più ricco e variegato pluralismo culturale e linguistico, che va sotto i termini di «lingue regionali ed idiomi locali», per utilizzare il linguaggio usato dal legislatore statale nell’art. 1 del decreto legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 1º agosto 2003, n. 214, o di «dialetti», «idiomi» o anche « vernacoli », come si esprime l’Avvocatura generale dello Stato. (…). Non a caso, sia prima che dopo la legge n. 482 del 1999, sono state adottate apposite leggi regionali di sostegno dei diversi patrimoni linguistici e culturali delle Regioni” - https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=17716&dpath=document&dfile=12032011192603.pdf&content=Corte%2BCostituzionale%2C%2B%2BSentenza%2Bn%2E%2B88%2F2011%2C%2Bin%2Btema%2Bdi%2Bminoranze%2Blinguistiche%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdocumentazione%2B%2D%2B
  9. ^ a b Tutela delle minoranze linguistiche e articolo 6 Costituzione, su laleggepertutti.it.
  10. ^ Articolo 6 Costituzione, Dispositivo e Spiegazione, su brocardi.it.
  11. ^ a b c d Schiavi Fachin, Silvana. Articolo 6, Lingue da tutelare, su patriaindipendente.it.
  12. ^ Sentenze Corte costituzionale n. 15 del 1996, n. 62 del 1992, n. 768 del 1988, n. 289 del 1987 e n. 312 del 1983. Dalla sentenza nr. 15 del 1996 - http://www.giurcost.org/decisioni/1996/0015s-96.htm : 2.- La tutela delle minoranze linguistiche è uno dei principi fondamentali del vigente ordinamento che la Costituzione stabilisce all'art. 6, demandando alla Repubblica il compito di darne attuazione "con apposite norme". Tale principio, che rappresenta un superamento delle concezioni dello Stato nazionale chiuso dell'Ottocento e un rovesciamento di grande portata politica e culturale, rispetto all'atteggiamento nazionalistico manifestato dal fascismo, è stato numerose volte valorizzato dalla giurisprudenza di questa Corte, anche perché esso si situa al punto di incontro con altri principi, talora definiti "supremi", che qualificano indefettibilmente e necessariamente l'ordinamento vigente (sentenze nn. 62 del 1992, 768 del 1988, 289 del 1987 e 312 del 1983): il principio pluralistico riconosciuto dall'art. 2 - essendo la lingua un elemento di identità individuale e collettiva di importanza basilare - e il principio di eguaglianza riconosciuto dall'art. 3 della Costituzione, il quale, nel primo comma, stabilisce la pari dignità sociale e l'eguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, senza distinzione di lingua e, nel secondo comma, prescrive l'adozione di norme che valgano anche positivamente per rimuovere le situazioni di fatto da cui possano derivare conseguenze discriminatorie.
  13. ^ Tratto dalla “Presentazione” a firma del prof. Tullio De Mauro della prima edizione (31 dicembre 2004) del Grande Dizionario Bilingue Italiano-Friulano – Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia – edizione CFL2000, Udine, pag. 5/6/7/8: «Anzitutto occorre rievocare il vasto movimento mondiale che ha segnato la fine dell'ideologia monolinguistica e delle politiche culturali, scolastiche, legislative a essa ispirata. (…) I grandi Stati nazionali europei si sono andati costituendo, a partire dal secolo XV, sull'assioma di una vincolante identità tra Stato-nazione-lingua. (…) Il divergente esempio svizzero a lungo è stato percepito come una curiosità isolata.(…) Le vie percorso dal plurilinguismo (…). In Italia il percorso, come si sa, non è stato agevole.(…) Nella pluridecennale ostilità ha operato un difetto profondo di cultura, un'opaca ignoranza fatta dall'intreccio di molte cose. (…) Finalmente nel 1999, vinte resistenze residue, anche lo Stato italiano si è dotato di una legge che, non eccelsa, attua tuttavia quanto disponeva l'art. 6 della Costituzione (...)»
  14. ^ Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia - Legge regionale 22 marzo 1996, n. 15
  15. ^ a b Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26-Regione Autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su www.regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  16. ^ Camera dei deputati, Servizio Studi, Documentazione per le Commissioni Parlamentari, Proposte di legge della VII Legislatura e dibattito dottrinario,123/II, marzo 1982
  17. ^ Rassegna stampa n.576 pubblicata dagli Uffici Studi del Parlamento in data 12 dicembre 1991
  18. ^ Legge 15 dicembre 1999, n. 482 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", www.parlamento.it. URL consultato il 12 maggio 2012.
  19. ^ Bonamore, Daniele (2008). Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999, FrancoAngeli Editore, Milano, p. 29
  20. ^ Sentenza della Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013: http://www.giurcost.org/decisioni/2013/0215s-13.html
  21. ^ Inchiesta ISTAT (2000), pg. 105, 106, 107
  22. ^ Salvi, Sergio (1975). Le lingue tagliate. Storia della minoranze linguistiche in Italia, Rizzoli Editore, p. 12-14
  23. ^ Lingue di minoranza e scuola. A dieci anni dalla Legge 482/99 Quaderni della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolasticie per l’Autonomia Scolastica, p.96
  24. ^ https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2018&numero=81
  25. ^ , Estratto della sentenza costituzionale nr. 159/2009: 3.1. – Le questioni relative all’art. 6, comma 2, e all’art. 8, commi 1 e 3, della legge regionale in oggetto sono fondate. Dette disposizioni sono censurate in quanto «contrastano con l’art. 9, comma 1, della legge n. 482 del 1999 (attuativa dell’art. 6 Cost.), che circoscrive l’uso della lingua minoritaria nei soli Comuni di insediamento del relativo gruppo linguistico»
  26. ^ v. il ricorso dell'avvocato Besostri contro la legge elettorale italiana del 2015.
  27. ^ Chambre des députés, su fr.camera.it.
  28. ^ Sentenza Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013, depositata il 18 luglio 2013 su ricorso della regione Friuli-VG, su giurcost.org.
  29. ^ a b Scuola e minoranze linguistiche, vertice a Roma, su lanuovasardegna.it.
  30. ^ Anche per la Consulta i friulani non sono una minoranza di serie B (PDF), su com482.altervista.org.
  31. ^ “La norma impugnata attribuisce alla definizione di «aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche» una portata indiscutibilmente limitativa […] infatti, nel conferire a tale previsione il significato di aree «nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera», il legislatore statale determina una rilevante contrazione dell'ambito applicativo della precedente disposizione […] la qual cosa determina una non giustificata discriminazione della lingua e della comunità friulana.” - Sentenza Corte costituzionale nr. 215 del 3 luglio 2013: http://www.giurcost.org/decisioni/2013/0215s-13.html
  32. ^ Sindaci friulani chiedono a Governo e Rai trasmissioni televisive in lingua friulana, su friulisera.it.
  33. ^ Lingual sarda discriminate in Rai, su sardiniapost.it.
  34. ^ No al sardo in Rai, Pigliaru: «Discriminazione inaccettabile»
  35. ^ Fiorenzo Toso, 5. La tutela delle minoranze linguistiche in Italia, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011. URL consultato il 17/010/2019.
  36. ^ Art. 9 Cost. ”La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”
  37. ^ sentenza della corte Costituzionale italiana nr. 88 del 2011
  38. ^ dalla Sent. Cost. 88/2011, punto 3 cons. dir.: la legge 482/1999 «non esaurisce ogni forma di riconoscimento a sostegno del pluralismo linguistico, ma al contrario si riferisce esclusivamente alla tutela delle minoranze linguistiche storiche»
  39. ^ regione Friuli-Venezia Giulia - http://lexview-int.regione.fvg.it/fontinormative/xml/XmlLex.aspx?anno=2010&legge=5 - Legge regionale 17 febbraio 2010, n. 5 - Valorizzazione dei dialetti di origine veneta parlati nella regione Friuli Venezia Giulia. - Art. 1 (Principi e finalità) 1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione e in armonia con i principi internazionali di rispetto delle diversità culturali e linguistiche, la Regione valorizza i dialetti di origine veneta individuati all'articolo 2, quali patrimonio tradizionale della comunità regionale e strumento di dialogo nelle aree frontaliere e nelle comunità dei corregionali all'estero.
  40. ^ Regione Friuli-Venezia Giulia - L.r. 29/2007 - Art. 1 - (Finalità) - 1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e dell'articolo 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), la Regione tutela, valorizza e promuove l'uso della lingua friulana (…)
  41. ^ regione Sardegna - L.r. 3 luglio 2018 n. 22 - http://www.regione.sardegna.it/j/v/2604?s=374982&v=2&c=93175&t=1&anno= (…) Art. 2 Oggetto, finalità e ambito di applicazione 1. La lingua sarda, il catalano di Alghero e il gallurese, sassarese e tabarchino, costituiscono parte del patrimonio immateriale della Regione, che adotta ogni misura utile alla loro tutela, valorizzazione, promozione e diffusione. 2. La presente legge disciplina le competenze della Regione in materia di politica linguistica. In particolare, essa contiene: a) le misure di tutela, promozione e valorizzazione della lingua sarda e del catalano di Alghero; b) le misure di promozione e valorizzazione del sassarese, gallurese e tabarchino;
  42. ^ Regione Veneto - https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=196722 – Legge regionale n. 8 del 13 aprile 2007 - Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto. - Art. 1- Finalità - 1. La Regione del Veneto, in attuazione degli articoli 2 e 4 dello Statuto, favorisce la tutela e la valorizzazione del patrimonio linguistico veneto.
  43. ^ L. 482/99 art. 18bis - Art. 18bis (introdotto dalla Legge 23 febbraio 2001, nr. 38)- 1. Le disposizioni di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, ed al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, si applicano anche ai fini di prevenzione e di repressione dei fenomeni di intolleranza e di violenza nei confronti degli appartenenti alle minoranze linguistiche. http://www.kozina.com/premik/482.htm
  44. ^ http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001;38
  45. ^ Dal quindicinale SLOV.IT 9 ottobre 2013: "Avvertimento importante per coloro che hanno il brutto vezzo di imbrattare o danneggiare i cartelli stradali bilingui: rischiate il carcere"
  46. ^ Dal quindicinale SLOV.IT 31 marzo 2014: ”Imbrattatori condannati a 3,5 mesi”
  47. ^ Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali (1995), Università di Padova, su unipd-centrodirittiumani.it.
  48. ^ Lingua Sarda, Legislazione Internazionale, Sardegna Cultura, su sardegnacultura.it.
  49. ^ Coordinamentu sardu ufitziale, lettera a Consiglio d’Europa: “Rispettare impegni”, su sardiniapost.it.
  50. ^ Il Consiglio d'Europa: «Lingua sarda discriminata, norme non rispettate», su unionesarda.it.
  51. ^ L'Europa guarda alle minoranze nazionali e arriva in Friuli - articolo pubblicato sul quotidiano "IL GAZZETTINO" di Udine – domenica 20 giugno 2010 – pag. III di Andrea Valcic: " Per la seconda volta, la prima fu nel 2005, mercoledì 23 giugno faranno tappa a Udine i rappresentanti del Comitato europeo che segue l'applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali.Si tratta del trattato europeo che l'Italia ha ratificato nel 1997 e che vede anche i friulani inseriti nella lista delle minoranze nazionali presenti sul territorio statale. Ogni cinque anni il Consiglio d'Europa verifica, attraverso questa commissione tecnica, se quanto e come corrisponda alla reale situazione il rapporto che il ministero degli interni ha inviato a Bruxelles (…)"'
  52. ^ Dalla Relazione del Comitato (Consiglio d'Europa) del 30 maggio 2011, paragrafo 144 pubblicato sul sito internet del Comitato482: "144. With regard to Friulian, it has been reported that, despite the agreement concluded between the region and RAI in this connection, the resources needed to implement it have still not been made available by the central government. This has resulted in considerable delays in implementing the guarantees laid down in the legislation on radio and television broadcasting in this language. The Advisory Committee welcomes the fact that the region has used special subsidies to support radio and television broadcasts in Friulian by RAI/private broadcasters. It nevertheless notes that, for television in particular, these are irregular broadcasts at off-peak times. Greater central- government support for the Friulian print media is also expected...)".
  53. ^ http://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/xmllex.aspx?anno=2007&legge=29
  54. ^ Sentenza corte costituzionale n. 81/2018 - e precedenti sentenze n. 159/2009, n. 238/2004, n. 737/1988 e n. 179 del 1987
  55. ^ Comitato consultivo sulla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali – Terza opinione sull'Italia- “testo ufficiale” in lingua inglese pubblicato sul sito del comitato 482 (PDF), su com482.altervista.org.
  56. ^ 12 luglio 2016 – quarto parere Comitato Consiglio d'Europa Convention for the Protection of National Minorities (PDF), su unipd-centrodirittiumani.it.
  57. ^ Minoranza linguistica friulana - Lettera aperta sui diritti linguistici al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del 29.5.2012 (PDF), su com482.altervista.org.. Lettera consegnata a mani al Presidente Napolitano in occasione della sua visita a Udine dal Comitato482, associazione referente presso il Ministero competente per la minoranza linguistica friulana
  58. ^ Sito del Consiglio d'Europa consultato il 20 agosto 2019: https://www.coe.int/it/web/european-charter-regional-or-minority-languages/firme-e-ratifiche
  59. ^ Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, su coe.int.
  60. ^ Documento: Lettera de Su Majolu al Parlamento italiano e al Consiglio d’Europa, su ilminuto.info.
  61. ^ Orioles, 2003, 65.
  62. ^ Orioles, 2003, 67.
  63. ^ Orioles, 2003, 68.
  64. ^ Orioles, 2003, 73.
  65. ^ http://www.arlef.it/it/progetti/iniziative/ricerca-sociolinguistica-uniud Ricerca sociolinguistica 2015.
  66. ^ Orioles, 2003, 80.
  67. ^ In 53 territori comunali si applicano le disposizioni di tutela di due minoranze linguistiche storiche; a Tarvisio la tutela riguarda tre minoranze (germanica, friulana e slovena).
  68. ^ Studio dell'Università di Padova, su maldura.unipd.it. URL consultato il 6-8-2009 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2012).
  69. ^ Sergio Salvi – Le lingue tagliate – Rizzoli editore – 1975 Milano pag. 218, 222, 223
  70. ^ https://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/03/08/news/bilingue-il-presidente-sloveno-all-inaugurazione-1.15001950 - 09 Marzo 2017 - SAN PIETRO AL NATISONE. A due mesi di distanza dal rientro in sede degli alunni, dopo forzata e prolungata diaspora, la ristrutturata scuola bilingue di San Pietro al Natisone si appresta a vivere una solenne cerimonia di taglio del nastro e di intitolazione. E il peso della circostanza, in programma per sabato alle 11, è attestato da una presenza d'eccezione: parteciperà all’inaugurazione, infatti, anche il presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor. Sono inoltre attesi il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, e il vicepresidente della Regione Fvg Sergio Bolzonello (…)
  71. ^ http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/istituti/UDIC834007/ic-bilingue/
  72. ^ http://www.provincia.udine.it/il-friuli/la-minoranza-slovena
  73. ^ https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/GEN/statistica/Allegati/2007/E-SETTORI_SOCIALI_CULTURA_E_COMUNITA_LINGUISTICHE/18_Comunita_linguistiche/cart_18_3_linguaslovena.pdf
  74. ^ La Vallée d'Aoste : enclave francophone au sud-est du Mont Blanc.
  75. ^ http://www.regione.vda.it/amministrazione/autonomia/statuto6_i.asp
  76. ^ Sondaggio linguistico della Fondation Émile Chanoux, pubblicato nel 2003, su fondchanoux.org. URL consultato il 2 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2017).
  77. ^ Egon Kühebacher (ed.), Tirolischer Sprachatlas, a cura di Karl Kurt Klein e Ludwig Erich Schmitt, vol. 1: Vokalismus, vol. 2: Konsonantismus, Vokalquantität, Formenlehre, Tyrolia, Innsbruck 1965-1969.
  78. ^ http://www.minoranzelinguistiche.provincia.tn.it/binary/pat_minoranze_2011/normativa_nazionale/Legge_Costituzionale_n_1_14dicembre2017.1513878600.pdf
  79. ^ Friuli Venezia Giulia, 6ª edizione, Milano, Touring Editore, 1982, p. 94, ISBN 88-365-0007-2.
  80. ^ Antonio Devetag, Friuli Venezia Giulia. Dalle Alpi all'Adriatico. Arte, natura, enogastronomia, Milano, Touring Editore, 2004, pp. 168-169.
  81. ^ Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana, 1984, pp. 14-16.
  82. ^ https://arlef.it/it/risorse/grafia-ufficiale/
  83. ^ https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/GEN/statistica/Allegati/D-SETTORI_SOCIALI_CULTURA_E_COMUNITA_LINGUISTICHE/16_Comunitx_linguistiche/Cart_16_2-FVGfriulani.pdf?fbclid=IwAR2TbbMbeGTFTcXWPAGabpFaw7WRGvmQaSabK6lJmbASeaVcL0i6guk9PBc
  84. ^ Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana: Promozione della lingua dei segni italiana (LIS)
  85. ^ «La popolazione dei centri di dialetto gallo-italico della Sicilia si calcola in circa 60.000 abitanti, ma non esistono statistiche sulla vitalità delle singole parlate rispetto al contesto generale dei dialetti siciliani. Per quanto riguarda le iniziative istituzionali di tutela, malgrado le ricorrenti iniziative di amministratori e rappresentanti locali, né la legislazione isolana né quella nazionale (legge 482/1999) hanno mai preso in considerazione forme concrete di valorizzazione della specificità delle parlate altoitaliane della Sicilia, che pure rientrano a pieno titolo, come il tabarchino della Sardegna, nella categoria delle isole linguistiche e delle alloglossie». Fiorenzo Toso, Gallo-italica, comunità, Enciclopedia dell'Italiano (2010), Treccani.
  86. ^ [1] « Nel caso del tabarchino le contraddizioni e i paradossi della 482 appaiono con tutta evidenza se si considera che questa varietà, che la legislazione nazionale ignora completamente, è correttamente riconosciuta come lingua minoritaria in base alla legislazione regionale sarda (L.R. 26/1997), fatto che costituisce di per sé non soltanto un assurdo giuridico, ma anche una grave discriminazione nei confronti dei due comuni che, unici in tutta la Sardegna, non sono in linea di principio ammessi a fruire dei benefici della 482 poiché vi si parla, a differenza di quelli sardofoni e di quello catalanofono, una lingua esclusa dall'elencazione presente nell'art. 2 della legge», Fiorenzo Toso, Alcuni episodi di applicazione delle norme di tutela delle minoranze linguistiche in Italia, 2008, p. 77.
  87. ^ N° 4032, 3 giugno 2003.
  88. ^ N° 5077, 22 marzo 2012. Modifica dell'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, in materia di tutela delle lingue delle comunità tabarchine in Sardegna e galloitaliche in Basilicata e Sicilia.
  89. ^ Legge Regionale 3 luglio 2018, n. 22-Regione autonoma della Sardegna – Regione Autònoma de Sardigna, su www.regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  90. ^ Libro delle Espressioni, Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, Parlata Alloglotta Gallo Italico
  91. ^ Daniele Bonamore “Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999” Franco Angeli editore Milano 2008 – pag. 75 e 80
  92. ^ Daniele Bonamore “Lingue minoritarie lingue nazionali lingue ufficiali nella legge 482/1999” Franco Angeli editore Milano 2008 – pag. 74
  93. ^ <L.r. Regione Sardegna nr.22/2018, art. 2 punto 2 lettera a) e b): “La presente legge disciplina le competenze della Regione in materia di politica linguistica. In particolare, essa contiene: a) le misure di tutela, promozione e valorizzazione della lingua sarda e del catalano di Alghero; b) le misure di promozione e valorizzazione del sassarese, gallurese e tabarchino”
  94. ^ http://www.unesco.org/languages-atlas/
  95. ^ “La lingua che troviamo nell'Atlante si chiama Napoletano-calabrese, o Italiano del Sud, e si parlerebbe in quasi tutto il Meridione, esclusa la Calabria meridionale e il Salento. L’UNESCO ha insomma annoverato come unica lingua quello che secondo la dialettologia italiana è il gruppo dei dialetti alto-meridionali.” https://www.identitainsorgenti.com/basta-false-informazioni-che-cosha-detto-veramente-lunesco-sulla-lingua-napoletana/
  96. ^ FuturaCoopSociale, su futuracoopsociale.it.
  97. ^ Rocca, p. 58.[senza fonte]
  98. ^ DDL 3162 Melilla e altri, su camera.it.
  99. ^ http://www.ilquotidianoitaliano.com/social-2/2016/02/news/romanes-avviato-liter-per-il-riconoscimento-di-minoranza-linguistica-190753.html/
  100. ^ Fiorenzo Toso, Minoranze linguistiche, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 29 aprile 2014.
  101. ^ Lingue, in Il libro dell'anno, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 maggio 2015.
    «Non godono di alcun riconoscimento da parte dello Stato, invece, parlate regionali, pur classificate come lingue distinte dall'italiano (e non come dialetti dell’italiano) e definite "a rischio" o "vulnerabili" (piemontese, ligure, lombardo, emiliano-romagnolo, siciliano, napoletano, veneto).».
  102. ^ Regione Veneto, legge regionale n. 8, 13-4-2007
  103. ^ Regione Piemonte, legge regionale n. 11 del 7 aprile 2009 "Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico del Piemonte"
  104. ^ Regione Lombardia, legge Regionale n. 25 del 7 ottobre 2016 "Politiche regionali in materia culturale - Riordino normativo"
  105. ^ Minoranza autoctona italiana in Croazia, Farnesina, su esteri.it.
  106. ^ Richiesta d’iscrizione dell’istroveneto nel registro del patrimonio culturale immateriale della Slovenia (PDF), su unione-italiana.eu.
  107. ^ Il Brasile riconosce la lingua «taliàn», su corrieredelveneto.corriere.it.
  108. ^ Voci venete dal cuore del Brasile: il talian, su patrimonilinguistici.it.
  109. ^ Corte Costituzionale, sentenza del 10 maggio 2010, n. 170, dd del 13 maggio 2010, su asgi.it.
  110. ^ con sentenza nr. 170 del 13.5.2010
  111. ^ Sentenza costituzionale nr.170/2010 (PDF), su minoranzelinguistiche.provincia.tn.it.
  112. ^ Sentenza costituzionale n. 81/2018
  113. ^ s:Regione Veneto - L.R. 13 dicembre 2016, n. 28 - Applicazione della convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali
  114. ^ Bonamore, Daniele (2006). Lingue minoritarie Lingue nazionali Lingue ufficiali nella legge 482/1999, Editore Franco Angeli, p.16
  115. ^ Michele Salazar (Università di Messina, Direttore Rivista giuridica della scuola), Presentazione: <<(…) La spiegazione datane nell'opera sotto analisi appare nuova e convincente (…) il siciliano (…) il bolognese (…) l'umbro (…) il toscano (…) hanno fatto l'italiano, sono l'italiano>> - Bonamore, Daniele (2008). Lingue minoritarie Lingue nazionali Lingue ufficiali nella legge 482/1999, Editore Franco Angeli
  116. ^ Tullio De Mauro Storia linguistica dell'Italia unita - Laterza - prima edizione 1963 p.25-26
  117. ^ Rainer Schlosser Le Lingue Romanze, edizioni Il Mulino
  118. ^ Fiorenzo Toso, Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 8. Il sardo, Enciclopedia Treccani.
  119. ^ Fiorenzo Toso, Lingue sotto il tetto d'Italia. Le minoranze alloglotte da Bolzano a Carloforte - 6. Il friulano, Enciclopedia Treccani.
  120. ^ Salvi include il friulano nelle parlate ladine.
  121. ^ Vignuzzi, Ugo (2010). Enciclopedia dell'italiano, da Treccani, dialettologia italiana: <<Va sottolineato che Gerhard Rohlfs è stato uno tra i più importanti studiosi dei dialetti italiani, non solo meridionali: a lui si deve la Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, grande profilo complessivo del panorama linguistico italiano.>>
  122. ^ Se posta nei termini corretti di una dialettica tra sistemi linguistici dominanti e sistemi linguistici dominati [….], l'intera questione delle minoranze linguistiche deve essere collocata in una normale situazione di diglossia, dove il polo del codice dominante è quello della lingua italiana [cioè dal Cinquecento in poi lingua tetto, riconosciuta come tale anche dai sardi e dai friulani, così come dai lombardi, dai siciliani ecc.] mentre il polo del codice subalterno è costituito da tutte le singole parlate locali, indipendentemente dalle loro origini storiche e dalle loro collocazioni tipologiche. (Telmon, 2006, 51[senza fonte] )
  123. ^ Salvi, Sergio (1975). Le lingue tagliate, Editore Rizzoli, Milano
  124. ^ <<Se dovessimo considerare nettamente estranei al dominio linguistico italo-romanzo i Sardi e i Friulani, dovremmo ridiscutere la posizione di tante altre parlate regionali rispetto alla lingua e alla cultura nazionale; non ci sarebbe pertanto disagevole dimostrare che anche l'Abruzzo, il Piemonte, la Calabria, la Sicilia ecc., oltre a possedere linguaggi popolari singolarissimi, non sono sprovviste di una loro particolare cultura o di documenti letterari antichi, anzi antichissimi, non di certo inferiori per importanze e ampiezza a quelli che normalmente si allegano per dimostrare la totale autonomia del sardo (che in buona parte risulta reale e unica in tutta la Romània) e del friulano. [...] E non sarebbe inopportuno constatare, per assurdo, ancora una volta, che "ancor oggi, e tanto più nel vicino passato, se ci fondiamo sulle parlate municipali non influenzate dalla koiné e se prescindiamo da ragioni extralinguistiche, la nazione italiana è costituita da una maggioranza di minoranze.>> Pellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, pp.18-19
  125. ^ Orioles – Classificazione dei dialetti parlati in Italia – pdf - http://www.orioles.it/materiali/pn/Class_dialetti_it.pdf
  126. ^ “Manuale di linguistica e filologia romanza” di Lorenzo Renzi e Alvise Andreose” edizione Il Mulino – ultima edizione 2015. Vedi disegno nr. 1 a pag. 319: "Le lingue romanze in Europa oggi" (il disegno include "specificatamente" tra le lingue romanze, indicandole con colori diversi ed elencandole, il romancio, il friulano, il ladino e il sardo, nel mentre esclude i dialetti gallo-italici, o alto-italiani o cisalpini inclusi nella mappa nella lingua italiana)

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