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Legislazione italiana dei beni culturali

La legislazione italiana dei beni culturali è quella parte del diritto italiano che disciplina la valorizzazione, conservazione, tutela e fruizione dei beni culturali.

L'evoluzione normativa è risultata intensa in questo settore, soprattutto negli ultimi anni, con diversi interventi che hanno modificato la legislazione in precedenza vigente, risalente alla fine degli anni trenta del XX secolo, in particolare riguardo alla definizione di "bene culturale" e all'attribuzione alle regioni e agli enti locali di alcune competenze precedentemente riservate allo Stato.

Evoluzione normativaModifica

Regno d'ItaliaModifica

Con la legge 27 luglio 1907, n. 386 viene istituito il Consiglio superiore delle antichità e belle arti e con il r.d.l. 3 ottobre 1919, n. 1792, fu costituito un Sottosegretariato di Stato per le antichità e belle arti, poi soppresso con r.d. 29 aprile 1923, n. 953. In attuazione della riforma Gentile, fu approvato, con r.d. 16 luglio, n. 1753, un nuovo ordinamento in base al quale veniva istituita la direzione generale per le antichità e belle arti, all'interno del ministero della Pubblica istruzione, che nel 1929 divenne Ministero dell'educazione nazionale. Con il r.d. 22 dicembre 1932, n. 1735, veniva istituita la Consulta per la tutela delle bellezze naturali.[1]

Il 1º giugno 1939 venne emanata dal ministro dell'educazione nazionale Giuseppe Bottai la legge n. 1089/1939 "per la tutela delle cose di interesse artistico e storico" (legge Bottai), la prima legge organica volta a disciplinare la tutela dei beni culturali, e il 29 giugno quella "per la tutela della bellezze paesistiche" (l. n. 1497/1939).

Viene tutelato il patrimonio storico-artistico mirando alla conservazione del concetto di "bello" ottocentesco. Si tratta di una concezione puramente estetica e meramente conservativa, ma segna una grande svolta nella concezione di patrimonio e tutela della cultura.
Venne inserita tra i primi dodici articoli, quindi tra i principi fondamentali del nostro ordinamento perché promuovere la tutela della cultura significa promuovere l'autocoscienza dei cittadini e la loro storia culturale.

La novità più significativa, rispetto alla precedente normativa vincolistica, è il divieto di esportazione di determinati beni[2], nonché il termine bimestrale per l’esercizio della prelazione statale per i beni oggetto di notifica ministeriale in quanto rientranti nella categoria dei beni culturali.

Costituzione repubblicanaModifica

Secondo l'articolo 9 della Costituzione italiana, "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione". Nell'articolo 117 si precisa la competenza dello Stato e delle Regioni in materia di tutela e legislazione dei "beni culturali".

Dagli anni cinquanta, vari atti internazionali italiani usarono il termine "beni culturali". Con la costituzione del "Ministero per i beni culturali e ambientali", avvenuta con d.l. 14 dicembre 1974, n. 657, convertito in l.29 gennaio 1975, n. 5, la direzione generale delle antichità e belle arti e la direzione generale accademie, biblioteche e diffusione della cultura sono passate dalla Pubblica istruzione al nuovo ministero, il cui ordinamento è stato approvato con d.p.r. 3 dicembre 1975, n. 805

Nel 1998 cambia denominazione in "Ministero per i Beni e le Attività Culturali".

Una delle principali vicende storiche che portò all'evoluzione del concetto di bene culturale fu la Convenzione dell'Aja del 14 maggio 1954, accompagnata da un Regolamento e da un Protocollo Aggiuntivo (I Protocollo), alla quale ha fatto seguito un ulteriore Protocollo Aggiuntivo (II Protocollo) del 26 marzo 1999. Questi strumenti di diritto internazionale costituiscono l'attuale fondamento della protezione dei beni culturali.

Modifica

Uno dei primi obiettivi della tutela dei beni culturali è stato quello di identificarli, perché non sfuggissero alla tutela. La costruzione del catalogo generale dei beni culturali italiani è un processo in continuo divenire e a tutt'oggi non esiste un catalogo unico.

Negli anni 2010 sono apparsi numerosi applicativi e siti web per l'identificazione dei beni culturali (compresi quelli privati), fra cui SIGeCweb[3] e sigecSSU[4] (per i beni gestiti dal ministero[5]),[6] DBunico/luoghi della cultura,[7] VIR,[8][9] dati.beniculturali.it[10] e numerose banche dati regionali.[5]

La catalogazione dei beni culturali si è sviluppata anche come disciplina.

Gli anni '90Modifica

Nel Decreto legislativo 1998, n. 112 (in attuazione della legge n.59 del 1997, detta "legge Bassanini"), al capo V, intitolato "Beni e attività culturali", per la prima volta viene data una precisa definizione dei beni culturali (art.148 "Definizioni", comma 1, lettera a): ""quelli che compongono il patrimonio storico, artistico, monumentale, demoetnoantropologico, archeologico, archivistico e librario e gli altri che costituiscono testimonianza avente valore di civiltà". Nel medesimo articolo di legge vengono inoltre definiti i termini di "beni ambientali", "tutela", "gestione", "valorizzazione" e "attività culturali". Con questo testo legislativo si allarga dunque la definizione tradizionale di "bene culturale", che comprende ora anche fotografie, audiovisivi, spartiti musicali, strumenti scientifici e tecnici.

Con il Decreto legislativo 1998, n. 368, sempre in attuazione della medesima legge, veniva inoltre istituito il Ministero per i beni e le attività culturali, al quale erano devolute le attribuzioni del precedente "Ministero per i beni culturali e ambientali" e quelle su spettacolo, sport e impianti sportivi che precedentemente spettavano alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Un elenco di categorie di beni culturali era stato inoltre inserito nell'Allegato A ("Categorie di beni") della legge n.88 del 1998, riguardante le "Norme sulla circolazione dei beni culturali".

La legge n.352 del 1997 ("Disposizioni sui beni culturali") delegava il governo a raccogliere in un decreto legislativo il testo unico delle disposizioni legislative vigenti per i beni culturali e ambientali. Nel decreto legislativo in attuazione di tale legge (n.490 del 1999, "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali", articoli 2, 3 e 4) la definizione di bene culturale ricalca quelle offerte dai precedenti provvedimenti.

La codificazione del 2004Modifica

I provvedimenti che si sono succeduti dalla fine degli anni novanta hanno ridisegnato la materia, semplificandola,[11] e sono poi stati raccolti nel 2004 in un testo unico, il codice dei beni culturali e del paesaggio.

NoteModifica

  1. ^ acs.beniculturali.it
  2. ^ Giampiero Buonomo, La richiesta di pubblicità dell'udienza sull'appartenenza dell'Atleta di Fano, in Diritto penale e processo, 9/2005, p. 1181, nota 49.
  3. ^ Sito non ufficiale che riproduce le informazioni agli utenti
  4. ^ Copia archiviata, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato l'8 agosto 2017 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2017).
  5. ^ a b Cos'è il catalogo generale dei beni culturali, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato l'8 agosto 2017 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2017).
  6. ^ Sistema Informativo Generale del Catalogo, su iccd.beniculturali.it.
  7. ^ http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/LuoghiDellaCultura/index.html
  8. ^ http://vincoliinrete.beniculturali.it/
  9. ^ http://www.cartadelrischio.it/
  10. ^ Piattaforma sperimentale di pubblicazione di linked open data, su dati.beniculturali.it.
  11. ^ Per il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, ed il relativo contenzioso, v. Giampiero Buonomo, Il contribuente paga il conto dell'adeguamento ai principi di legalità e buona amministrazione, Diritto e Giustizia: 29/5/2002.

BibliografiaModifica

  • Amedeo Benedetti, "Si è uccisa la gallina dalle uova d'oro!": La campagna anti-tutela artistica nel periodo 1880-1910, in "Intersezioni", Bologna, Il Mulino, XXX, n. 3, dicembre 2010, pp. 465–471.
  • Alfredo Cantone, Ordinamento dell'amministrazione delle antichità e Belle Arti, Roma, Dopolavoro AA. e BB. AA., 1963.
  • Alfredo Cantone, Difesa dei monumenti e delle bellezze naturali, Napoli, Fiorentino, s.d.
  • Alessandro Conti, Storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte, Milano, Electa, 1988.
  • Roberto Di Stefano, La tutela dei beni culturali in Italia, Napoli, E.S.I., 1972.
  • Andrea Emiliani, Una politica dei beni culturali, Torino, Einaudi, 1974.
  • Mario Grisolia, La tutela delle cose d'arte, Roma, Soc. Ed. del Foro Italiano, 1952.
  • Salvatore Italia, La tutela dei beni culturali nell'ambito internazionale, Udine, Del Bianco, 1988.
  • Francesco Negri Arnoldi, Il catalogo dei beni culturali e ambientali, Firenze, Nuova Italia, 1981.
  • Francesco Sisinni, I miei beni, Roma, Palombi, 1990.
  • Giovanni Spadolini, Una politica dei beni culturali, Roma, Colombo, 1975.
  • AA.VV., Il Convegno del Paesaggio, copia anastatica degli Atti del Convegno tenutosi a Capri nel 1922, pubblicati a napoli nel '23,corredato dagli interventi di Giuseppe Galasso, Alberto G. White, Valeria Mazzarelli, Napoli, La Conchiglia, 1993.

Voci correlateModifica

Testi legislativi citatiModifica

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