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Legittima difesa (ordinamento italiano)

legittima difesa nell'ordinamento penale italiano

Cenni storiciModifica

La commissione parlamentare per il codice penale, nel recepire la giurisprudenza emanata durante la vigenza del codice Zanardelli, elaborò il requisito della proporzionalità nella sua prima sottocommissione, ma successivamente Alfredo Rocco nella Relazione al Re chiarì la sua posizione, ricordando, e implicitamente rispondendo alle critiche della Commissione parlamentare, che con l’aggiunta del requisito della proporzione tra offesa e difesa non si è voluto introdurre una proporzione tra i diritti in gioco".[1]

L'isituto venne infine inserito come causa di esclusione della punibilità nell'art. 52 del codice Rocco del 1930, successivamente dopo la riforma operata dalla legge 13 febbraio 2006, n. 59 [2] venne presentata una proposta di legge da parte della Lega Nord alla Camera dei deputati nel novembre 2015 che tentava di aggiungere un ulteriore elemento:

«Si presume, altresì, che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l’ingresso, mediante effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di persona travisata o di più persone riunite, in un’abitazione privata, o in ogni altro luogo ove sia esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale[3]»

Nella XVII legislatura della Repubblica Italiana venne approvato, in un solo ramo del Parlamento, un nuovo e controverso disegno di legge sulla legittima difesa, che consente, tra le altre modifiche, l’uso delle armi in reazione a rapine nelle ore notturne. Con 225 voti favorevoli, 166 contrari e 11 deputati che si sono astenuti, alla Camera dei deputati, tra numerose proteste, il 4 maggio 2017 diede il primo via libera ad una nuova normativa sulla difesa personale.[4] Il giorno seguente tuttavia, vennero annunciate delle modifiche, da parte del segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi[5], in merito alle modifiche degli articoli 52 e 59 approvate alla Camera[6].

Nella successiva XVIII legislatura, è partito dall'altro ramo del Parlamento l'intento di licenziare un testo in proposito: è avvenuto il 24 ottobre 2018 al Senato[7], che ha riapprovato il testo con le modifiche apportate dalla Camera dei deputati il 28 marzo 2019. La proposta della Lega Nord è diventata la legge 26 aprile 2019, n. 36, e ha aggiunto un comma all'art 52 del codice penale italiano riformando il principio di proporzionalità fra offesa e difesa, inasprendo le pene di cui all'art. 165 del codice penale, estendendone l'ambito dell'applicazione in ogni altro luogo ove sia esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.[8] La norma è entrata in vigore dal 18 maggio 2019.

Disciplina normativaModifica

L'istituto è contemplato all'art. 52 del codice penale italiano, che al primo comma recita:

«Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.»

A questo riguardo la Corte di Cassazione ha chiosato: «Dal confronto fra la formulazione del codice Rocco – che si riferisce ad una situazione di un pericolo attuale di una offesa – e quella adottata dal codice Zanardelli – nel quale si parlava di respingere una violenza attuale – emerge chiaramente che la nuova previsione è più ampia essendo stato anticipato il momento utile per l’esercizio della difesa legittima: non è necessario, infatti, che sia in atto l’offesa, ma solo il pericolo dell’offesa»[9].

Con la legge 13 febbraio 2006 n. 59 ("Modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio")[10] è stato aggiunto un comma recante le disposizioni che seguono:

«Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma (reato di violazione di domicilio, ndr), sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.»

Requisiti di applicabilitàModifica

Il pericolo e la reazioneModifica

La legittima difesa implica necessariamente un'aggressione e una reazione, sottoposte entrambe a determinate condizioni. L'aggressione deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Oggetto dell'attacco deve essere un diritto, qualunque esso sia e di qualsiasi natura (il codice infatti parla genericamente di "offesa");
  • La minaccia al diritto attaccato deve essere "ingiusta", cioè contraria all'ordinamento giuridico;
  • Deve sussistere un "pericolo attuale": ciò significa che non basta la probabilità di un eventuale accadimento, potendo in tal caso il soggetto leso invocare l'intervento dello Stato.

Per quanto riguarda invece la reazione, essa deve essere:

  • "necessaria" per salvare il diritto minacciato;
  • "proporzionata" all'offesa.

Il comma 2, invece, prevede una "presunzione di proporzione" tra aggressione e reazione purché si verifichino contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • Ci si deve trovare in uno dei casi previsti dall'articolo 614 del codice penale, ai commi 1 e 2;
  • Colui che pone in essere la legittima difesa deve avere il diritto di trovarsi in quel luogo;
  • Vi deve essere un pericolo per l'incolumità della persona;
  • La legittima difesa deve essere operata attraverso un'arma o un altro strumento di coercizione legittimamente detenuto da chi la adopera.

Parte della dottrina ritiene che per considerare ammissibile la presunzione di proporzione è necessario che siano presenti anche i requisiti indicati nel comma 1[2]. In assenza di uno di questi elementi è comunque possibile che sia accertata la proporzione fra mezzi di difesa e di offesa. L'onere della prova spetta a chi invoca l'istituto, il quale deve dimostrare che la persona offesa si trovava illegittimamente nella altrui proprietà, che metteva in atto un pericolo per l'incolumità della persona e che non esistevano mezzi alternativi di difesa.

La proporzionalitàModifica

La legge del 2006 intendeva introdurre una presunzione assoluta (iuris et de iure) di proporzione fra difesa e offesa, nei casi di reazione avvenuta durante la commissione di delitti di violazione di domicilio e in presenza di un pericolo di aggressione fisica; al domicilio, inoltre, sono equiparati i luoghi di esercizio di attività economiche. L'esercizio della legittima difesa richiede una valutazione per il singolo caso; ad esempio potrebbe non essere riconosciuta in determinati casi, ad esempio qualora si attacchi con un'arma da fuoco o meno un soggetto alle spalle oppure durante la fuga di una persona che abbia commesso aggressione o violazione di domicilio, poiché in tal caso mancherebbe il requisito della proporzionalità come rimarcato dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 23 marzo 2011 n. 11610[11].

Pertanto, le disposizioni stabiliscono che chi utilizza un’arma legittimamente detenuta contro chi violi il domicilio e per difendere la propria o altrui incolumità, così come i propri o altrui beni, quando non vi fosse desistenza e vi fosse pericolo, non è punibile (legge da applicare anche nei luoghi in cui si esercitano attività commerciali e professionali). Se si viola il rapporto di proporzionalità tra difesa e offesa si applica la fattispecie dell'articolo 55 del codice penale italiano,[12] che punisce l’eccesso colposo nell’utilizzo delle cause di giustificazione. La dottrina più diffusa fra i giuristi interpreta i beni della vita e dell’integrità fisica, nonché delle libertà individuali delle persone presenti nel domicilio, quali unici beni per i quali è esercitabile il diritto di difesa (art. 52, comma 2, lettera a). In modo coerente, l'orientamento giurisprudenziale prevalente interpreta la lettera b ("i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.")[13] come legittima nel caso in cui, "a seguito di un pericolo attuale di offesa a beni patrimoniali, dopo l’invito a desistere, si verifichi un pericolo di aggressione alla persona."[14] Nella propria abitazione è consentito l'uso di arma da fuoco al suo legittimo proprietario anche se non sia dotato di regolare porto d'armi, in quanto è vietato il porto delle predette senza licenza solo fuori dal proprio domicilio e sue pertinenze.[15]

In base alla legge 26 aprile 2019, n. 36 vi è una presunzione di proporzionalità in casi di violazione di domicilio previsti dall'art. 614 del codice penale, quando un individuo usi un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo alla difesa per tutelare:

  • la propria o la altrui incolumità;
  • i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Nelle ipotesi della difesa domiciliare, viene escluso l'eccesso colposo quando il soggetto agente si trovi in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo, ed abbia commesso il fatto per la salvaguardia dell'incolumità propria o altrui.

NoteModifica

  1. ^ D. Siciliano, «Al privato onesto un’arma legittima». Una genealogia della legittima difesa a tutela del patrimonio nel sistema giuridico italiano, Questione Giustizia, 14 gennaio 2019.
  2. ^ a b Pietro Semeraro, Riflessioni sulla riforma della legittima difesa, in Cassazione Penale, vol. 46, nº 3.
  3. ^ Modifica all’articolo 52 del codice penale, in materia di difesa legittima - Proposta di legge (PDF), su camera.it.
  4. ^ Monica Rubino, Ladri in casa la notte, ok della Camera alla nuova legge che amplia la legittima difesa, su La Repubblica, 4 maggio 2017.: i voti favorevoli sono stati quelli del Partito Democratico, di Area Popolare e di Civici e Innovatori, mentre Forza Italia, Lega Nord, M5s, Mdp, Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia hanno votato No. Si sono astenuti Psi e Centro Democratico
  5. ^ Nell’intervento sulla nuova app inaugurata per le primarie, nella sezione delle domande e risposte, annunciò che avrebbe fatto pressione sui senatori per correggere il ddl "in quelle parti che risultano meno logiche e chiare": Legittima difesa, lo stop di Renzi: Correggere la legge, ho dei dubbi, su Rai News, 5 maggio 2017. URL consultato il 12 maggio 2017 (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2017).
  6. ^ Armi, utilizzo per legittima difesa. Favorevole o contrario?, su ProVersi, 8 maggio 2017.
  7. ^ http://www.lastampa.it/2018/10/24/italia/legittima-difesa-via-libera-del-senato-ecco-le-principali-novit-yuFDrhroP4o6LD9VPlEjpO/pagina.html
  8. ^ Legittima difesa extralarge. Ecco le 5 proposte di legge., in Italia Oggi, 17 Luglio 2018. URL consultato il 29 Ottobre 2018.
    «"Si considera che abbia agito per difesa legittima colui che compie un atto per respingere l'ingresso o l'intrusione mediante effrazione o contro la volontà del proprietario o di chi ha la legittima disponibilità dell'immobile, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di una o più persone, con violazione del domicilio di cui all'art. 614, 1° e 2° comma, ovvero in ogni altro luogo ove sia esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale".».
  9. ^ Cassazione Penale, Sezione I, 21-04-1994, 1995, 1834.
  10. ^ Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 51 del 2 marzo 2006
  11. ^ Legittima difesa e requisito di proporzionalità in caso di violazione di domicilio di Simone Marani, da altalex.com
  12. ^ [1]
  13. ^ Art. 52 del codice penale italiano, su brocardi.it. URL consultato il 29 Ottobre 2018.
  14. ^ F. Chica, Riflessioni sulla proposta di riforma in tema di legittima difesa domiciliare, su filodiritto.com, 26 Ottobre 2018. URL consultato il 29 Ottobre 2019.
  15. ^ Art. 699 codice penale - Porto abusivo di armi, su Brocardi.it. URL consultato il 15 agosto 2017.

BibliografiaModifica

  • Gabriele Marra, Legittima difesa: troppa discrezionalità, in Diritto e Giustizia, 2006;
  • avv. Pietro Semeraro. Riflessioni sulla riforma della legittima difesa, in Cassazione penale, 2006, volume: 46 - fascicolo: 3.
  • Francesco Antolisei, Manuale di Diritto Penale - Parte Generale, sedicesima edizione, Giuffrè Editore, 2003, ISBN 9788814007262.
  • Giorgio Marinucci e Emilio Dolcini, Manuale di Diritto Penale - Parte Generale, Giuffrè Editore, 2004, ISBN 88-14-10668-1.
  • Ferrando Mantovani, Principi di diritto penale, 2ª ed., CEDAM, 2007, ISBN 9788813273347.
  • Giovanni Fiandaca e Enzo Musco, Diritto penale. Parte Generale, settima edizione, Bologna, Zanichelli, 2014, ISBN 9788808421258.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica