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Leon Feldhendler, nato Lejb Feldhendler (Polonia, 1910Lublino, 6 aprile 1945), è stato un partigiano polacco, noto per essere stato uno degli artefici della famosa rivolta dei prigionieri al campo di sterminio di Sobibór nell'ottobre 1943, assieme ad Aleksandr Pečerskij.

BiografiaModifica

Figlio di un rabbino, Feldhendler era stato a capo del Judenrat[1] (il consiglio ebraico) nel suo villaggio di Żółkiewka, Voivodato di Lublino, nella Polonia occupata dai nazisti.

Fu deportato a Sobibór all'inizio del 1943. Lavorò nel magazzino e talvolta dovette dare una mano nel Bahnhof-kommando. Nella primavera del 1943, Feldhendler guidò un piccolo gruppo di prigionieri di Sobibor nel formulare un piano di fuga. La loro idea iniziale era stata quella di avvelenare le guardie del campo e impossessarsi delle loro armi, ma le SS scoprirono il veleno e spararono a cinque ebrei per rappresaglia. Altri piani includevano l'incendio del campo e la fuga durante la confusione provocata, ma l'installazione delle mine terrestri nel perimetro del campo da parte delle SS, avvenuta nell'estate del 1943, rese il piano impraticabile.

Alla fine di settembre del 1943 arrivò un trasporto di ebrei dal Ghetto di Minsk. Tra loro c'era un ufficiale dei prigionieri di guerra sovietico dell'Armata Rossa, Aleksandr Pečerskij, che sopravvisse alla selezione nelle camere a gas. La sua presenza ha dato nuovo slancio ai piani di fuga. Pečerskij ben presto assunse la guida del gruppo di aspiranti fuggitivi e, con Feldhendler come suo vice, elaborò un piano che prevedeva l'uccisione del personale delle SS del campo e poi la razzia delle munizioni da parte dei prigionieri di guerra sovietici.

 
Alcuni dei sopravvissuti al campo di sterminio di Sobibór nel 1944. Feldhendler si trova in alto a destra.

La rivolta fu attuata il 14 ottobre 1943.[1] Feldhendler sopravvisse sia alla rivolta che alla guerra, nascondendosi a Lublino fino alla fine dell'occupazione tedesca. La città fu conquistata dall'Armata Rossa il 24 luglio 1944 e divenne il quartier generale temporaneo del Comitato comunista polacco di liberazione, controllato dai sovietici e istituito da Iosif Stalin. Tuttavia, il 2 aprile 1945, Feldhendler fu ferito mortalmente da un colpo di pistola sparato attraverso la porta chiusa del suo appartamento. Trasportato all'ospedale di Lublino e operato d'urgenza, morì quattro giorni dopo. Secondo varie fonti, Feldhendler fu ucciso dai nazionalisti polacchi di destra,[2][3][4][5][6][7] della Narodowe Siły Zbrojne,[8][9] un'unità partigiana anticomunista e antisemita.[10][11][12] Tuttavia, delle indagini più recenti hanno messo in discussione questa versione degli eventi, a causa soprattutto della scarsa documentazione a suo sostegno e delle ricerche incomplete degli storici precedenti.[13]

L'unico documento concreto trovato dagli studiosi polacchi locali è una registrazione del ricovero di Feldhendler all'ospedale Wincentego à Paulo di Lublino, dove viene descritto l'infortunio. Il dottor Kopciowski scrisse che Feldhendler fu probabilmente ucciso nel corso di una rapina a mano armata, essendo lui un gioielliere.[14] Inoltre, come evidenziato da Marcin Wroński, la stampa comunista nella Lublino controllata dai sovietici accusava regolarmente gli ex partigiani di AK e WIN di crimini comuni come parte della guerra ideologica.[14] Feldhendler fu uno dei 118 ebrei assassinati nel distretto di Lublino tra l'estate del 1944 e l'autunno del 1946, nell'ambito di una violenta ondata criminale portata dalla cosiddetta liberazione sovietica.

Nella cultura di massaModifica

Nel film Fuga da Sobibor del 1987 è stato interpretato da Alan Arkin.[15] La vita di Feldhendler a Lublino è stata menzionata nel libro del 2005 Wyjątkowo długa linia di Hanna Krall, nominato per il Premio Nike.[16]

NoteModifica

  1. ^ a b David M. Crowe, The Holocaust: Roots, History, And Aftermath, Perseus Books Group, 2008, pp. 245–46, ISBN 978-0-8133-4325-9.
  2. ^ Thomas Blatt, Sobibor: The Forgotten Revolt, su sobibor.info. URL consultato il 29 gennaio 2009.
  3. ^ Yitzak Arad, Jewish Prisoner Uprisings in the Treblinka and Sobibor Extermination Camps, in The Nazi Concentration Camps: Proceedings of the Fourth Yad Vashem International Historical Conference, Gerusalemme, Yad Vashem, 1984.
  4. ^ Gerald Reitlinger, The Final Solution: The Attempt to Exterminate the Jews of Europe, 1939-1945, A. S. Barnes, 1961, p. 6.
  5. ^ Yad Washem Bulletin, Yad Washem-Remembrance Authority for the Disaster and the Heroism, 1953, p. 144.
  6. ^ Isaac Kowalski, Anthology on Armed Jewish Resistance, 1939-1945, Jewish Combatants Publishers House, 1985, p. 245.
  7. ^ Richard Rashke, Escape from Sobibor, University of Illinois Press, 1995, p. 357, ISBN 0-252-06479-8.
  8. ^ Joseph Tenenbaum, Underground: The Story of a People, Philosophical Library, 1952, p. 264.
  9. ^ Marion Mushkat & Henryk Ṡwiątkowski, Polish Charges Against German War Criminals, Polish Main National Office for the Investigation of German War Crimes in Poland, 1948, p. 220.
  10. ^ Richard C. Lukas, The Forgotten Holocaust: The Poles Under German Occupation, 1939-1944, University Press of Kentucky, 1986, p. 81.
  11. ^ Tadeusz Piotrowski, Poland's Holocaust, McFarland, 1998, p. 94.
  12. ^ Martin Gilbert, Holocaust Journey: Traveling in Search of the Past, Columbia University Press, 1999, p. 273.
  13. ^ Adam Kopciowski, Anti-Jewish Incidents in the Lublin Region in the Early Years after World War II, su Journal of the Polish Center for Holocaust Research, gennaio 2008.
  14. ^ a b Marcin Wroński, Lublin tuż po wojnie. Anarchia, bieda, dostępność broni.., su Interview with historian Marcin Wroński by Marcin Bielesz, Gazeta.pl Lublin, 25 marzo 2013. URL consultato il 23 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2013).
  15. ^ IMDB database entry
  16. ^ Weekend z nagrodą NIKE: Hanna Krall

Altri progettiModifica

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