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Leone Allacci

Leone Allacci, o Allacio, Allacius, Allatius (Chio, 1586 circa – Roma, 19 gennaio 1669), è stato un teologo e studioso greco, di espressione latina.

Indice

BiografiaModifica

Convertitosi dalla religione ortodossa al cattolicesimo, si trasferì all'età di tredici anni in Italia, dapprima a Messina, poi a Paola, dove si fermò due anni, quindi a Napoli. A Roma, entrò nel 1599 nel Collegio di Sant'Atanasio, riservato ai greci di religione cattolica, dove studiò lingue classiche, filosofia e teologia, laureandosi nel 1610. Senza essere sacerdote, fu vicario del vescovo di Anglona-Tursi, Bernardo Giustiniani, e poi dell'arcivescovo della sua isola nativa, Chio, Marco Giustiniani. Tornato in Italia, decise di studiare medicina sotto il medico aristotelico Giulio Cesare Lagalla - del quale scrisse la Vita (Parigi, 1644) e difese da accuse di eresia - laureandosi nel 1616. Non praticò tuttavia la professione medica, perché fu nominato prima coadiutore e poi scrittore presso la Biblioteca Vaticana, insegnando anche, ma per poco tempo, retorica nel suo vecchio Collegio di Sant'Atanasio.

Nel 1622, con la conquista di Heidelberg da parte del generale conte di Tilly, l'Elettore della Baviera, il protestante Federico V, fu spodestato dal cattolico Massimiliano I di Baviera: questi dovette suo malgrado cedere la splendida Biblioteca Palatina della città, costituita da circa 3500 manoscritti, a papa Gregorio XV, che fu incorporata nella Biblioteca Vaticana; mentre i manoscritti erano senz'altro trasferiti a Roma, l'Allacci curò la selezione dei volumi a stampa. L'incarico lo impegnò dal 28 ottobre 1622, giorno della sua partenza da Roma per Heidelberg, fino al ritorno a Roma nel luglio 1623. Dei manoscritti, 39 furono sequestrati dai francesi nel 1797 e mandati a Parigi, da dove ritornarono a Heidelberg a seguito del trattato di pace di Parigi del 1815 e altri 852 furono spontaneamente restituiti da papa Pio VII nel 1816.

Con la morte di papa Gregorio XV venne a perdere un importante protettore, dal momento che con il successore Urbano VIII aveva avuto precedenti contrasti: il cardinale Lelio Biscia lo nominò tuttavia suo consulente di teologia e, alla sua morte nel 1638, Allacci divenne bibliotecario del cardinale Francesco Barberini, Sr., mentre il successivo papa Alessandro VII lo nominò custode della Biblioteca vaticana nel 1661, incarico che egli conservò per tutta la vita.

La sua formazione culturale lo portava a considerare possibile una riunione delle confessioni ortodosse e cattoliche, specialmente in considerazione del dominio che l'Impero ottomano esercitava allora nei paesi dell'Oriente europeo, tradizionalmente di confessione ortodossa. Così, nel 1651, pubblicando la prima edizione degli scritti di Giorgio Acropolites, l'emissario dell'imperatore bizantino che nel XIII secolo cercò di comporre la controversia sulla supremazia del vescovo di Roma, l'Allacci divenne una celebrità grazie alla prefazione all'opera De Georgiis eorumque Scriptis, nella quale s'impegnò a mostrare i molti aspetti comuni delle due confessioni.

Allacci difese la possibilità dell'unione delle due Chiese convinto che la riunificazione non fosse un problema di fede o di dottrina ma soltanto quello del primato di Roma, che egli considerava una legittima pretesa, come affermò nei suoi De Ecclesiae occidentalis atque orientalis perpetua consensione libri tres. Ciò riconosciuto, la Chiesa ortodossa avrebbe potuto comunque conservare la propria autonomia e i propri riti. Studiò anche medicina e nel 1645 discusse per la prima volta dell'esistenza dei vampiri nel De Graecorum hodie quirundam opinationibus. Negli ultimi anni collezionò manoscritti greci e siriani, che aggiunse nella Biblioteca vaticana.

BibliografiaModifica

OpereModifica

  • De Graecorum hodie quorundam opinationibus, Colonia 1645
  • De ecclesiae occidentalis atque orientalis perpetua consensione, Colonia 1648
  • Concordia nationum orientalium christianarum in fidei catholicae dogmate, Colonia 1655.
  • Vita e morte del P.F. Alessandro Baldrati da Lugo, fatto morire nella Città di Scio dà Turchi per la Fede Cattolica li 10. Di Febraro 1645, Roma 1657.
  • Drammaturgia, Roma, Mascardi, 1666.

StudiModifica

  • C. Mazzi, Leone Allacci e la Palatina di Heidelberg, Bologna 1893
  • L. Petit, Leone Allacci in «Dictionnaire de Théologie», Paris 1900
  • D. Musti, Leone Allacci, in «Dizionario biografico degli italiani», Roma 1960
  • C. Jacono, Bibliografia di Leone Allacci (1588-1669), Palermo 1962

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