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La definizione letteratura semicolta si riferisce a un tipo di produzione testuale o letteraria, sia scritta sia orale, che sia il frutto dell'opera creativa di autori che, quand'anche non analfabeti, non sono comunque in possesso di una piena competenza della scrittura e delle tecniche di produzione letteraria. Per questo motivo, le loro produzioni, anche quando si presentano in forma scritta, mantengono un fortissimo legame con la sfera linguistica e letteraria dell'oralità[1].

Indice

Opere e medium linguisticoModifica

Dal punto di vista del materiale testuale, si tratta spesso di lettere ed epistolari, documentazione diaristica, produzione autobiografica o memorialistica, ma anche poesia. Si tratta spesso, ma non sempre, di produzioni che non hanno aspirazioni alla letterarietà o alla poesia (è il caso, ad esempio, di scritture private come lettere e diari) anche se alcune realizzazioni, spesso in modo non intenzionale, possono riuscire ad attingere esiti letterari (è il caso, ad esempio, di Loise De Rosa, cronista napoletano del Quattrocento, amatissimo da Benedetto Croce[2][3], additato da Gianfranco Contini come il più grande autore napoletano della sua epoca, superiore non solo a Masuccio Salernitano, ma anche a Jacopo Sannazaro[4]) o poetici.

Il medium linguistico di questa produzione è una varietà linguistica semicolta, un idioma che colloca ai livelli più bassi tra le varietà diastratiche, che segna il confine con l'area dialettale di una lingua, della quale rappresenta la varietà più colta. Nel caso dell'area linguistica dell'italiano, tale varietà è riconducibile al cosiddetto italiano popolare, nei suoi rapporti con l'area dialettale italiana.

Proprio per questi motivi, per la presenza di interferenze linguistiche tra parlato e scrittura, il trattamento di tali testi, nello studio linguistico e nelle edizioni critiche, richiede l'adozione di criteri filologici estremamente conservativi[5].

InteresseModifica

L'interesse per la produzione letteraria semicolta è notevole, per numerosi aspetti. Ad esempio, il linguista e lo storico della lingua trovano nei testi semicolti testimonianze più fedeli all'uso linguistico dell'epoca, non influenzate dalla mediazione dotta e dalla tradizione letteraria.

Enorme valore, poi, hanno molti di questi testi come fonti di testimonianza storica: si pensi, ad esempio, ai libri di memorie (ma anche ai diari) scritti in particolari passaggi storici, o alle lettere dal fronte durante la prima e seconda guerra mondiale.

NoteModifica

  1. ^ Paolo D'Achille, L'italiano dei semicolti, in Luca Serianni, Pietro Trifone, op. cit., vol. II, 1994, p. 41
  2. ^ Benedetto Croce, Sentendo parlare un vecchio napoletano del Quattrocento, 1913.
  3. ^ Jerry H. Bentley, Politica e cultura nella Napoli rinascimentale, Guida Editori, 1995 ISBN 88-7835-183-0 (p. 22)
  4. ^ Cesare Segre, Un servo geniale alla corte del re, elzeviro dal Corriere della Sera del 31 marzo 1999
  5. ^ Paolo D'Achille, L'italiano dei semicolti, in Luca Serianni, Pietro Trifone, op. cit., vol. II, 1994, p. 57

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica