Letteratura siriaca

La letteratura siriaca è la letteratura scritta in lingua siriaca, ovvero la principale tra le varianti orientali e cristiane[1] della lingua aramaica nella sua fase media (ca. II secolo a.C. - XII secolo d.C.), parlata e scritta dal popolo dei Siri o Assiri, discendenti degli antichi Aramei.
Questi "Siri" o "Assiri" non vanno confusi con l'antica civiltà assira che popolò l'Assiria nel II e nel I millennio a.C..

La lingua siriaca classica standard venne basata sulla parlata della città sira di Edessa (oggi Şanlıurfa, nell'attuale Turchia).
Questa letteratura venne scritta quasi del tutto con un proprio alfabeto, l'alfabeto siriaco, variante degli alfabeti aramaici.
La grande maggioranza delle opere, soprattutto di quelle originali, ha un contenuto religioso cristiano.

Icona medievale siriaca di S. Efrem il Siro.

StoriaModifica

Gli inizi (II e III secolo)Modifica

 
Peshitta (Esodo 13,14-16), Amida, anno 464.
 
Bardesane di Edessa, Libro delle leggi e dei paesi o Dialogo sul fato.

La prima letteratura cristiana in siriaco classico fu costituita dalle versioni siriache della Bibbia[2][3]:

Questa traduzione diventò la versione ufficiale.
  • Filosseniana
  • Harclense

Come tutta la letteratura cristiana antica, anche la letteratura siriaca produsse un buon numero di apocrifi biblici.

Tra gli Apocrifi del Nuovo Testamento abbiamo:

Fra gli Apocrifi dell'Antico Testamento troviamo:

Risale a quest'epoca la Lettera di Mara bar Serapion, scritta dallo stoico Mara bar Serapion, probabilmente una delle prime testimonianze non cristiane su Gesù; anche se ci è pervenuta in un manoscritto più tardo, del VI-VII secolo.

Tra la seconda metà del II secolo e l'inizio del III spicca la figura dello scrittore e filosofo Bardesane di Edessa (154-222), considerato il vero fondatore della letteratura siriaca. Forse identica ad un altro scritto di cui ci è rimasto soltanto il nome (Dialogo sul Fato), l'opera Libro delle Leggi dei Paesi[10], proveniente dalla Scuola di pensiero di Bardesane a Edessa anche se scritta dal suo discepolo Filippo, è la più antica opera letteraria in siriaco che si conosca, eccettuate alcune delle succitate traduzioni dalla Bibbia; e una delle migliori tanto nello stile quanto nella composizione concettuale.

L'età d'oro (IV secolo)Modifica

 
Rappresentazione di Afraate (Vol. Les Vies des Pères des Déserts d'Orient, Parigi, 1886)

Il IV secolo viene considerato l'età d'oro della letteratura siriaca. I due giganti di questo periodo furono Sant'Afraate, che scrisse 23 discorsi ed omelie per la Chiesa in Persia chiamate "dimostrazioni" o "esposizioni"[11]; e Sant'Efrem il Siro, dottore della Chiesa, che scrisse inni, poesie e prose[12] per la Chiesa delle frontiere dell'Impero romano. Importanti anche San Maruta, autore di un'anafora per il rito siro e di una traduzione dei canoni del concilio di Nicea; e gli anonimi Liber graduum ("Il libro dei passi"), trattato sulla guida spirituale, e gli Atti di Mar Mari[13], tra le più importanti agiografie in siriaco. Il vescovo Rabbula, che bandì l'uso del Diatesseron in favore dei quattro Vangeli, fu l'ultimo autore di stretta osservanza cattolica.

Il V e VI secoloModifica

Il V secolo vide la fondazione, nell'Impero persiano (che all'epoca comprendeva anche la Mesopotamia) di una Chiesa d'Oriente che presto si separò dall'ecumene cristiana. Ciò ebbe una forte ripercussione nei rapporti tra i cristiani siro-orientali ("persiani") e quelli siro-occidentali ("romani"): quando nel 431 il concilio di Efeso convocato dall'Imperatore romano d'Oriente Teodosio II condannò il duofisismo (e, con esso, la dottrina di Nestorio), la Chiesa d'Oriente non riconobbe tale condanna, riconosciuta invece dalla Chiesa siro-occidentale. Quest'ultima però nel 451 non riconobbe la condanna del monofisitismo decisa dal concilio di Nicea convocato dall'imperatore Flavio Marciano; e nel VI secolo si riorganizzò ad opera di Giacomo Baradeo (m. 578), arcivescovo di Edessa, evolvendosi nella Chiesa ortodossa siriaca o Chiesa "giacobita" che da Giacomo Baradeo prese il nome.

 
Miniatura russa di S. Efrem il Siro (inizio XVI sec.)

La separazione tra le due Chiese portò alla formazione di due letterature parallele, con posizioni divergenti riguardo alla Definizione di Gesù Cristo. Ciò ebbe ripercussioni persino nella scrittura del siriaco, in quanto il tradizionale alfabeto "estrànghelo" si evolse nel nuovo alfabeto "serto" ("linea") o "maronita" o "giacobita" (da Giacomo Baradeo) nelle Chiese occidentali, e nell'alfabeto "madnhaya" ("orientale") o "nestoriano" in quelle orientali. Invece non subì conseguenze la qualità letteraria.

I due secoli seguenti l'età d'oro furono sotto molti aspetti una continuazione della stessa, in quanto si affermarono importanti poeti e teologi. Per cominciare va citato il non ben identificato Isacco di Antiochia, autore di bellissime omelie in versi, varie poesie ed alcuni inni sacri. Tra gli scrittori siro-occidentali abbiamo Stefano Bar Sudhaile, Giacomo di Serugh, Filosseno di Mabbug e Giacobbe di Edessa. Fra le opere di storia è degna di nota la Cronaca di Giosuè lo Stilita; tra i testi anonimi la Cronaca di Arbela. Nella successiva fase "giacobita" furono notevoli Giovanni da Efeso (506-588), che ci ha lasciato opere di storiografia ed agiografia, Pietro III di Callinico e Ahudemmeh.

Tra gli autori siro-orientali, il cui monachesimo venne rinnovato da Abramo di Kashkar[14], i principali furono Iba di Edessa (noto per aver tradotto dal greco al siriaco le opere di Teodoro di Mopsuestia), Ahai, Babai il Grande, Isacco di Ninive[15], Narsai, il suo pronipote Abramo di Bet Rabban, Mar Aba I, Tommaso di Edessa e Mār Abhā di Kashkar.

A questo periodo appartengono anche molte eccellenti traduzioni dal greco (Romanzo di Alessandro, Aristotele, Ippocrate, Galeno, Plutarco, e altri). In siriaco conserviamo molta letteratura sapienzale scritta originalmente in lingua pahlavi (la lingua persiana dell'epoca) che è andata perduta nella lingua originale o di provenienza (ad esempio Calila e Dimna). Le traduzioni dei testi filosofici greci cominciarono all'inizio del VI secolo con le versioni dei primi libri dello Organon di Aristotele[16], e continuarono nel corso del secolo e oltre con le traduzioni e i commenti di Proba, Sergio di Reshaina, Paolo il Persiano[17] e Severo Sebokht, quest'ultimo sia traduttore che autore tanto di testi filosofici quanto scientifici, soprattutto di astronomia.

In quanto lingua comune dell'Impero romano d'Oriente il greco esercitò un'importante influenza sul siriaco; tanto più che fu il greco la lingua letteraria di importanti srittori siri quali i cronisti ecclesiastici Teodoreto di Ciro e Sozomeno, il filosofo cristiano Pseudo-Dionigi l'Areopagita, lo storico Giovanni Malalas e il filosofo, astronomo e cartografo Cosma Indicopleuste[18][19].

Il VII e VIII secoloModifica

 
Pagina di una traduzione siriaca della Omelia sul Vangelo secondo Giovanni di S. Giovanni Crisostomo, manoscritto del IX secolo in alfabeto estrangelo, dal Monastero di Santa Caterina (Egitto), Monte Sinai (Collezione Schøyen MS 574).

Con l'avvento e l'espansione dell'Islam attraverso il Medio Oriente il processo di ellenizzazione del siriaco, che fu notevole nel VI secolo e all'inizio del VII, rallentò fino a terminare. Lo storico Giovanni bar Penkaye ci fornisce una descrizione della conquista araba. Un parziale resoconto della stessa è contenuto in un'opera di Giorgio di Reshaina; ovvero la sua biografia, fortemente critica, di Massimo il Confessore[20]. Tuttavia gli arabi non repressero la letteratura cristiana e la lasciarono vivere per sette secoli nei monasteri, si vedano ad es. le opere di Maruta di Tikrit, il Libro della perfezione[21] di Sahdona e gli scritti monastici di Simone di Taibuteh[22][23] e Gregorio di Cipro.

Intanto la gente comune, compresi i cristiani, assimilava gradualmente la lingua dei nuovi dominatori. Questa progressiva sostituzione della lingua, con il passare dei secoli, porterà alla formazione di una letteratura sira di contenuto cristiano ma in lingua araba[24]. Queste comunità sire arabo-cristiane scrissero spesso l'arabo con un adattamento dell'alfabeto siriaco, denominato Garshuni.

In Mesopotamia e Persia, soggette all'impero persiano ma anch'esse conquistate dagli arabi (651) e sulla via di una graduale islamizzazione, i nestoriani si riorganizzarono e pubblicarono una nuova sistematizzazione del proprio pensiero nel Synodicon orientale, scritto tra il 775 e il 790.

Le traduzioni dei filosofi greci continuarono in questi due secoli con le opere dei teologi e filosofi Attanasio di Balad, Giorgio delle Nazioni e il già citato Giacobbe di Edessa. Queste versioni, molte delle quali tradotte in seguito in arabo, furono essenziali per trasmettere agli arabi il sapere del mondo greco[25].
Le traduzioni teologiche dal greco ebbero come protagonista Paolo di Edessa, che tradusse in siriaco opere di Severo di Antiochia, Gregorio Nazianzeno ed altri.
Teofilo bar Toma di Edessa (m. 785) tradusse dal greco l'Iliade e l'Odissea di Omero, oltre ad avere scritto testi di astronomia[26].

L'età d'argento (dal IX al XIII secolo)Modifica

Le lettere siriache entrarono nell'età d'argento all'incirca dal IX secolo. Le opere di questo periodo furono più enciclopediche e, in senso lato, scolastiche.

Un protagonista delle traduzioni filosofiche dal siriaco (e dal greco) all'arabo fu Abu Bishr Matta ibn Yunus. A queste si affiancarono traduzioni scientifiche ad opera di medici quali Yuhanna ibn Masawayh, Jibra’il II ibn Bakhtīshū‘, Hunayn ibn Ishaq e Hubaysh ibn al-Hasan ibn al-A'sam[27]; e di matematici e astronomi come Thābit ibn Qurra. Un autore di opere originali di medicina fu Yahya ibn Sarafyun, nonostante i suoi trattati ci siano pervenuti soltanto in traduzioni greche e arabe.

Il graduale passaggio della lingua parlata di molte comunità dal siriaco all'arabo portò ad una letteratura originale cristiana sira in arabo, come la Storia Universale del melchita Agapio di Gerapoli[28][29] e le opere di Mari ibn Sulayman, Sliwa bar Yuhanna e Amr ibn Matta[30].

Tra gli scrittori originali in siriaco si distinsero Antonio di Takrīt, autore di un libro di retorica, di un trattato sui sacramenti e di vari inni sacri; il biografo Ishodenah di Bassora, possibile autore della Cronaca di Seert; lo storico ecclesiastico Tommaso di Marga, autore del Liber superiorum; Giorgio di Arbela, autore di un trattato di giurisprudenza e forse del trattato liturgico Expositio officiorum; i cronisti e teologi Elia di Nisibi e Michele il Siro; i teologi Mosè bar Kepha e Giovanni di Dara; e i commentatori biblici Ishodad di Merv e Dioniso bar Salibi. Severo bar Shakko, che si occupò di logica, filosofia e grammatica, scrisse il nel 1231 il Libro dei tesori, trattato teologico; e il Libro dei dialoghi, enciclopedia delle scienze profane in forma di domande e risposte[31].
Nell'XI secolo il vescovo maronita Dawud (Davide) tradusse dal siriaco all'arabo la raccolta teologica anonima denominata Kitab al-Huda ("Il libro della guida").
Nel 1886 fu rinvenuta nei pressi di Urmia l'anonima Storia di Mar Yahballaha III e di Rabban Bar Sauma, che racconta il viaggio dalla Cina alla Siria compiuto dai due protagonisti nel XIII sec.[32][33].
Importanti anche le poesie liturgiche raccolte da Giorgio Warda nell'antologia Kthābhā d-wardā ("Libro della Rosa").

Il massimo personaggio di questa epoca fu, nel XIII secolo, il poliedrico e versatile Gregorio Barebreo, che scrisse sia opere religiose che profane.

A conclusione del periodo "classico" troviamo Abdisho bar Berika, metropolita di Nisibi († 1318), che ha lasciato: un trattato sui dogmi chiamato Marganitha, opere sul diritto canonico, cinquanta omelie di argomento teologico, ed un prezioso Catalogo metrico dei poeti, soprattutto nestoriani.

Le invasioni mongole e l'età modernaModifica

 
Evangeliario "assiro" (Ewangeliyon), regione di Urmia, Iran (XVIII sec.)

In seguito alle invasioni mongole della Siria (XIII secolo) e alla conversione dei Mongoli all'Islam iniziò un periodo di regresso e di ristrettezze per la cultura siriaca. Ciononostante essa non è mai morta. Dal XIV secolo ai giorni nostri si è assistito ad una fioritura letteraria "neo-siriaca" costituita da una duplice tradizione: da una lato viene continuata la tradizione della letteratura "siriaca classica" del passato; dall'altro vengono utilizzate le meno omogenee lingue colloquiali moderne parlate dalle comunità di religione cristiana. La prima di queste fioriture del "neo-siriaco" fu la letteratura del XVII secolo della scuola di Alqosh, nell'Iraq settentrionale, che portò all'affermazione del "neo-aramaico caldeo" come lingua letteraria. Nel XIX secolo cominciò un'attività editoriale ad Urmia, nell'Iran settentrionale; la quale portò alla formazione di un dialetto "urmiano generale" del "neo-aramaico assiro" come standard di molta letteratura "neo-siriaca". La relativa semplicità dei metodi editoriali moderni ha incoraggiato altre lingue colloquiali "neo-aramaiche", come il Turoyo ed il Senaya, a produrre opere letterarie. Il migliore esponente di questa letteratura "neo-siriaca" nel XX secolo è stato probabilmente lo scrittore ed insegnante Yuhanon Qashisho. Anche la creazione letteraria nella lingua "siriaca classica" continua tuttora, specialmente tra i membri della Chiesa ortodossa siriaca, dove agli studenti dei monasteri della Chiesa viene insegnato un siriaco classico riportato in vita, scritto e parlato, detto "Kṯoḇonoyo" ("Lingua del Libro")[34].

L'Università Cattolica di Lovanio (Belgio) e l'Università Cattolica d'America di Washington (USA) pubblicano in collaborazione una raccolta di testi cristiani antichi, con particolare riguardo ai testi in siriaco, denominata Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium (CSCO).
François Graffin è il curatore editoriale del progetto in corso per la pubblicazione delle opere dei Padri della Chiesa orientali, intitolato Patrologia Orientalis.
Una delle case editrici più attive nel campo è Gorgias Press, con sede a Piscataway (New Jersey) (USA), fondata da George Kiraz.
Gli editori italiani che si occupano maggiormente di questi argomenti sono: "Paideia" (oggi marchio della Claudiana)[35], Qiqajon (Comunità di Bose), Paoline e Lipa (Centro Aletti).

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Mentre l'aramaico giudaico babilonese, la lingua nella quale fu redatto il Talmud babilonese, ne è la principale variante israelita
  2. ^ Sebastian P. Brock, Una fontana inesauribile. La Bibbia nella tradizione siriaca, Roma, Lipa Edizioni, 2008, ISBN 978-88-89667-31-6
  3. ^ Siriache (versioni), su scrutatio.it.
  4. ^ Efrem il Siro, Commento al Diatesseron, a cura di Stefano Daccò, Roma, Aracne, 2017, ISBN 978-88-255-0756-0
  5. ^ Il libro dei dodici profeti. Versione siriaca, Vocalizzazione completa, a cura di Massimo Pazzini, Milano, Edizioni Terra Santa, 2009, ISBN 978-88-6240-072-9
  6. ^ Il libro di Ruth la moabita. Analisi del testo siriaco, a cura di Massimo Pazzini, Milano, Edizioni Terra Santa, 2002, ISBN 9655160483
  7. ^ Introduzione, versione e note della Pešiṭtā, a cura di Massimo Pazzini; in: Tutto è vanità. Il libro del Qoèlet nelle versioni della LXX, della Pešiṭtā e del Targum, a cura di S. Cavalli, F. Manns, M. Pazzini, Napoli, Chirico, 2015, ISBN 9788863620948, pp. 65-111
  8. ^ Piet B. Dirksen, La Peshitta dell'Antico Testamento, edizione italiana a cura di Pier Giorgio Borbone, Brescia, Paideia Editrice, 1993, ISBN 88-394-0494-5
  9. ^ Trattato di Sem e altri testi astrologici, a cura di Alessandro Mengozzi, Brescia, Paideia, 1997, ISBN 978-88-3940-552-4
  10. ^ Bardesane, Contro il fato, a cura di Ilaria Ramelli, Roma/Bologna, Edizioni San Clemente/Edizioni Studio Domenicano, 2009, ISBN 978-88-7094-693-2
  11. ^ Afraate, Le esposizioni, a cura di Giovanni Lenzi, Brescia, Paideia, 2012, vol. 1 ISBN 978-88-394-0821-1, vol. 2 ISBN 978-88-394-0823-5
  12. ^ Efrem il Siro, traduzioni italiane
  13. ^ Atti di Mar Mari, a cura di Ilaria Ramelli, Brescia, Paideia, 2008, ISBN 978-88-394-0745-0
  14. ^ Sabino Chialà, Abramo di Kashkar e la sua comunità. La rinascita del monachesimo siro-orientale, Magnano, Edizioni Qiqajon-Comunità di Bose, 2005, ISBN 9789695200728
  15. ^ Isacco di Ninive, Opere
  16. ^ (FR) Henry Hugonnard Roche, La logique d'Aristote du grec au syriaque. Études sur la transmission des textes de l'Organon et leur interprétation philosophique, Paris, Vrin, 2004
  17. ^ (FR) Javier Teixidor, Aristote en syriaque. Paul le Perse, logicien du VI siècle, Paris, CNRS Éditions, 2003
  18. ^ Oltre che, fin dall'antichità pagana, degli scrittori siri Luciano di Samostata, Numenio di Apamea e Giamblico
  19. ^ Sebastian Brock, From Ephrem to Romanos: Interactions between Syriac and Greek in late antiquity, Aldershot, Variorum, 1999
  20. ^ (EN) George of Reshaina, An Early Syriac Life of Maximum the Confessor, edited and translated by Sebastian Brock; in: Analecta Bollandiana 91 (1973), pp. 299-364.
  21. ^ Martyrius Sahdona, La preghiera e la sublime vita in solitudine. Estratti dal libro della perfezione e altre opere spirituali, traduzione di Michele Di Monte, Monasterium, 2019, ISBN 9788832110203
  22. ^ Simone di Taibuteh, Violenza e grazia. La coltura del cuore, a cura di Paolo Bettiolo, Roma, Città Nuova, 1993, ISBN 9788831131025
  23. ^ Simone di Taibuteh, Abitare la solitudine. Discorso per la consacrazione della cella, a cura di Sabino Chialà, Magnano, Qiqajon-Comunità di Bose, 2004, ISBN 9789695200728
  24. ^ Vedi il paragrafo seguente (L'età d'argento)
  25. ^ Vedi il paragrafo seguente (L'età d'argento)
  26. ^ Letteratura siriaca dalla voce Siri su treccani.it
  27. ^ Grigory Kessel, Syriac Medicine, in: Daniel King (ed.), The Striac World, Chapter 26, pp. 437-459 (PDF), su tandfbis.s3-us-west-2.amazonaws.com.
  28. ^ La seconda mai scritta, seguente di pochi anni quella di Eutichio di Alessandria.
  29. ^ Storia Universale di Agapio di Gerapoli, a cura di Bartolomeo Pirrone, Milano, Edizioni Terra Santa, 2013, ISBN 9788862402668
  30. ^ Davide Righi (a cura di), La letteratura arabo-cristiana e le scienze nel periodo abbaside (750-1250 d.C.), Torino, Silvio Zamorani editore, 2009, ISBN 978-8871581637
  31. ^ Giuseppe Furlani, La logica del Libro dei Dialoghi di Severo bar Shakhô, in: Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti IX, 11, 1926-1927, pp. 289-348
  32. ^ Pier Giorgio Borbone, Storia di Mar Yahballaha e di Rabban Sauma. Cronaca siriaca del XIV secolo, Morrisville, Lulu Press, 2009, ISBN 978-1409260448
  33. ^ Pier Giorgio Borbone, Storia di Mar Yahballaha e di Rabban Sauma, Torino, Silvio Zamorani editore, 2000
  34. ^ Religion in language policy, and the survival of Syriac, su scholarworks.lib.csusb.edu.
  35. ^ Claudiana acquisisce Paideia, in riforma.it, 21 ottobre 2016. URL consultato il 20 febbraio 2019.

BibliografiaModifica

 
Immagine di S. Efrem il Siro.

Antologie ed opere anonimeModifica

(Sono indicati i curatori, non gli autori in gran parte sconosciuti)

Storia della letteraturaModifica

  • (EN) Ignazio Aphram I Barsoum, The Scattered Pearls: a history of Syriac literature and sciences, edited and translated by Matti Moosa, Piscataway (NJ), Gorgias Press, 2003 [1943]
  • (EN) Nicholas Awde, Nineb Lamassu & Nicholas Al-Jeloo, Modern Aramaic (Assyrian/Syriac) Dictionary & Phrasebook: Introduction, pp. 5–14, Hippocrene Books, New York 2007, ISBN 978-0-7818-1087-6
  • (DE) Anton Baumstark, Die christlichen Literaturen des Orients, Leipzig, 1911
  • (DE) Anton Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn, 1922
  • (IT) Paolo Bettiolo, Lineamenti di patrologia siriaca; in: Antonio Quacquarelli (a cura di), "Complementi interdisciplinari di patrologia", Roma, Città Nuova, 1989, ISBN 978-8-831192-21-7, pp. 503-603
  • (FR) Françoise Briquel Chatonnet, Muriel Debié, Le monde syriaque. Sur les routes d'un christianisme ignoré, Paris, Les Belles Lettres, 2018 [2017], ISBN 978-2-251-44715-5
  • (EN) Sebastian Brock, An Introduction to Syriac Studies, Piscataway (NJ), Gorgias Press, 2006
  • (EN) Sebastian Brock, A Brief Outline of Syriac Literature, 2nd ed., revised and enlarged, Kottayam, 2009
  • (EN) Sebastian Brock, Aaron Michael Butts, George Anton Kiraz & Lucas Van Rompay (a cura di), Gorgias Encyclopedic Dictionary of the Syriac Heritage, Piscataway (NJ), Gorgias Press, 2011
  • (FR) Jean-Baptiste Chabot, La littérature syriaque, Paris 1935
  • (FR) Rubens Duval, La littérature syriaque, 3e éd., Paris 1907
  • (EN) Daniel King (a cura di), The Syriac World, London, Routledge, 2018, ISBN 978-1-138899-01-8
  • (EN) De Lacy O'Leary, The Syriac Church and Fathers, SPCK, 1909, ISBN 978-1-931956-05-5
  • (IT) Giacomo Prampolini, Siria. Lingua e letteratura, Grande dizionario enciclopedico UTET, vol. XI, pp. 943-944, Torino, UTET, 1933-1939
  • (IT) Giacomo Prampolini, La letteratura aramaico-cristiana o siriaca, in: Storia universale della letteratura, II, Torino, 1960
  • (IT) Giovanni Rinaldi, Le letterature antiche del vicino oriente, Collana Le letterature del mondo n. 29, Milano, Edizioni Accademia e Sansoni, 1968
  • (EN) William Wright, A Short History of Syriac Literature, Piscataway (NJ), Gorgias Press, 2001 [1894]

Collegamenti esterniModifica

 
Icona di S. Efrem il Siro, Meryemana Kilesesi (Chiesa di S. Maria), Diyarbakır, Turchia.
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