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Lettere dal carcere
Gramsci 1922.jpg
Antonio Gramsci
AutoreAntonio Gramsci
1ª ed. originale1947
Genereepistolario
Lingua originaleitaliano

Lettere dal carcere è una raccolta postuma della corrispondenza intrattenuta da Antonio Gramsci coi propri familiari e amici durante il periodo della sua lunga detenzione nelle carceri italiane, deliberata dalla dittatura instaurata da Benito Mussolini. Il libro fu pubblicato dall'Editore Giulio Einaudi nel 1947 per decisione di Palmiro Togliatti, che scelse di presentare una raccolta incompleta, di 218 testi, come primo volume delle "Opere di Gramsci". Il libro vinse il Premio Viareggio nello stesso anno.

Indice

Il testoModifica

L'opera che conosciamo con questo titolo non coincise originariamente con tutte le lettere che Gramsci scrisse dal carcere durante la sua detenzione, dall'8 novembre 1926, prima e dopo la condanna comminatagli dal Tribunale Speciale il 4 giugno 1928, fino al rilascio in libertà condizionale avvenuto il 25 ottobre 1934. I suoi contatti con l'esterno passavano quasi unicamente attraverso la cognata Tanja Schucht, impiegata dell'Ambasciata dell'URSS a Roma, e l'amico Piero Sraffa, che riferiva a Togliatti di ogni loro incontro. Tania copiava le lettere che Antonio Gramsci le scriveva, e le faceva avere a Sraffa, il quale la girava a Togliatti. Quindi, alla vigilanza carceraria fascista si aggiunse la sorveglianza del partito. Analoga sorveglianza la subiva la moglia russa di Gramsci, Iulca, che viveva malata in Russia, dovendo sottoporre le sue lettere al marito in Italia alla censura sovietica, provocando il ritardo nel loro flusso e irritazione nel prigioniero. A tal proposito, Gramsci scrive il 19 maggio 1930: «Io sono sottoposto a vari regimi carcerari: c'è il regime carcerario costituito dalle quattro mura, dalla grata, dalla bocca di lupo, ecc... quello che da me non era stato preventivato era l'altro carcere, che si è aggiunto al primo»[1]. Da qui lo stile criptico e oscuro di non poche delle lettere, usato come precauzione per evitare di esprimere chiaramente i suoi pensieri sulla politica del PCI, sull'Unione Sovietica, sulle future prospettive di vita.

Alla sua morte nel 1937, per decidere l'eredità letteraria del politico sardo, il Comintern istituì una commissione per la diffusione del suo pensiero, della quale Togliatti divenne il custode. Alla pubblicazione delle Lettere e dei Quaderni Togliatti cominciò a lavorarci alla fine del 1939, e nel 1944, poco prima del suo rientro in Italia, la scelta - parziale - delle lettere era già stata fatta. Si trattò della più importante operazione politico-culturale del Novecento italiano, con la quale il Partito Comunista Italiano riuscì nel secondo Dopoguerra a conquistare stabilmente la maggior parte dell'elite intellettuale, imprimendo prestigio alla propria politica e imponendo quell'egemonia culturale, teorizzata da Gramsci stesso, in larga parte riuscita. Il processo di canonizzazione gramsciana - avvenuto con la pubblicazione del corpus degli scritti presso l'Editore Einaudi (ma anche per gli Editori Riuniti, un altro editore comunista) - ruotò principalmente nella rappresentazione di un Gramsci leninista e fedele al Partito Comunista fino in fondo, il quale approfittò degli spazi che le amministrazioni carcerarie gli consentirono per scrivere un'opera durevole.

Per ovvi motivi di opportunità e di propaganda politica, nella prima edizione per l'Einaudi del 1947 non furono pubblicati i testi gramsciani del 1932 e 1933, quelli che contenevano parole scottanti sul logoramento dei rapporti, i dissidi e i sospetti che Gramsci nutrì per anni verso i compagni comunisti Ruggero Grieco, Togliatti e il vertice del Partito Comunista d'Italia. Non solo Togliatti impedì di pubblicarle, ma vietò a Camilla Ravera e Piero Sraffa di mostrare alcune copie delle lettere che erano in loro possesso[2]. Nemmeno nell'edizione 2000 pagine di Gramsci, curate da Giansiro Ferrata e Niccolò Gallo sotto la supervisione di Mario Alicata per Il Saggiatore, poco prima della morte di Togliatti, venne fatto cenno di quelle parole. Nel 1965, dieci mesi dopo la morte di Togliatti, apparve una nuova edizione Einaudi, con la pubblicazione di 418 testi, che con reticenza per la prima volta riferiva di «una strana lettera firmata Ruggero». Nel 1968, la compromettente lettera scritta da Grieco e giunta a Gramsci, che aggravò la sua posizione processuale e la sua condanna (20 anni) presso il Tribunale Speciale, fu rivelata finalmente dallo storico ufficiale del PCI Paolo Spriano e pubblicata su «Rinascita».

Nel 1986, Antonio Santucci pubblicò Nuove Lettere, facenti parte di un fondo custodito a Mosca dal figlio di Gramsci, Giuliano, donate l'anno precedente al PCI, conservate come come le altre in forma autografa o in copia presso la Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Nel 1996, sempre a cura di Santucci, uscì la prima edizione integrale delle "Lettere dal carcere" per l'Editore Sellerio.

La maggioranza delle lettere furono scritte ai familiari: alla madre, al fratello Carlo, alle sorelle, alla moglie, alla cognata Tatiana (Tania) e ai figli. Esse hanno una periodicità che varia tra la settimana e i quindici giorni con numerosi intervalli di silenzio. Possono esse considerarsi un racconto che si fa man mano sempre più tragico fino al commiato dalla vita che si percepisce nei biglietti inviati nel 1936 ai figli che non ha potuto seguire nella loro prima formazione. Egli ora cerca di riempire il distacco con molte domande per poterne capire le attitudini, la mentalità e crearsi così una immagine del loro sviluppo psicofisico cercando anche di dare alcuni consigli.

EdizioniModifica

  • Lettere dal carcere, a cura di Palmiro Togliatti e Felice Platone, Torino, Einaudi, 1947.
  • 2000 pagine di Gramsci (Vol.I: Nel tempo della lotta; Vol.II: Lettere edite e inedite, 1912-1937), a cura di Niccolò Gallo e Giansiro Ferrata (supervisione di Mario Alicata), Milano, Il Saggiatore, 1964.
  • Lettere dal carcere. Nuova edizione riveduta e integrata sugli autografi, con 119 lettere inedite, a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, Collana NUE n.60, Torino, Einaudi, 1965.
  • Lettere dal carcere, a cura di Paolo Spriano, Collana Gli struzzi n.21, Torino, Einaudi, 1972, ISBN 978-88-06-31476-7.
  • Nuove lettere di Antonio Gramsci, con altre lettere di Piero Sraffa, Prefazione di Nicola Badaloni, Roma, Editori Riuniti, 1986.
  • Lettere dal carcere. 1926-1937, A cura di Antonio A. Santucci, Collana La nuova diagonale n.14, Palermo, Sellerio, 1996, ISBN 978-88-38-91176-7. [Prima edizione integrale]
  • A. Gramsci-Tatiana Schucht, Lettere 1926-1935, A cura di Aldo Natoli e Chiara Daniele, Collana NUE n.224, Torino, Einaudi, 1997, ISBN 978-88-06-14360-2.

NoteModifica

  1. ^ Roberto Pertici, «Il compagno Gramsci? Che resti in carcere», L'Osservatore Romano, 14 aprile 2012
  2. ^ Paolo Mieli, «Il primo ad accorgersi che tra Antonio Gramsci e il Partito Comunista d'Italia era accaduto qualcosa di anomalo fu Benito Mussolini», «Corriere della Sera», 1 maggio 2012

Voci correlateModifica

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