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Lettere di Gesù e di re Abgar di Edessa

Affresco ritraente re Abgar V con il mandilion, sul quale Gesù ha miracolosamente impressa l'immagine del proprio volto.

La Lettera di Gesù ad Abgar e la successiva risposta Lettera di Abgar a Gesù sono due brevi apocrifi del Nuovo Testamento scritti originariamente in siriaco nel II secolo e pervenutici anche in greco nell'opera Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (rispettivamente 1,13,6-8 e 1,13,9).

L'attribuzione pseudoepigrafa a Gesù e al re Abgar V della città di Edessa, in Siria.

Nella prima lettera il re Abgar chiede aiuto a Gesù, riconoscendolo come salvatore e Dio, per un male incurabile che lo colpisce (la tradizione successiva lo ha identificato con la lebbra).

Nella seconda lettera Gesù declina l'invito rispondendo che prima deve occuparsi di coloro per i quali è stato inviato (gli Ebrei) e dopo degli altri, ma promettendo di inviare dopo la sua ascensione un discepolo per guarirlo. Il discepolo era Anania (Anan) archivista del re Abgar stesso. Gesù disse: " i non posso venire da te, ma ti invierò una mia immagine ed essa ti guarirà." L'immagine cui faceva riferimento era il mandilion. La città di Edessa, ben più tardi, sarà salvata da un assalto islamico grazie alla ostensione sulle mura sotto assedio, del sacro telo, raffigurante il volto di Gesù, che per l'islam è un profeta.

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