Apri il menu principale

Leucotoe

personaggio della mitologia greca, figlia di Orcamo
Apollo (Sol) e Leucotoe nel dipinto dell'artista francese Antoine Boizot (1702-1782) conservato presso il Musée des Beaux-Arts di Tours

Leucotoe (latino: Leucǒthǒē) è un personaggio presente nel IV Libro delle Metamorfosi del poeta latino Ovidio. È, nella narrazione di Ovidio, figlia di Orcamo il re achemenide, settimo discendente di Belo e padre di Leucotoe.

Il mitoModifica

La vicenda narrata da Ovidio si avvia con gli amori adulteri tra il dio virile della guerra, Marte (Ares), e Venere (Afrodite), la dea compagna di Vulcano (Efesto) questo figlio per partenogenesi di Giunone (Hera) [1].

Sol (Helios), il dio Sole che tutto vede, scorge il divino adulterio e lo denuncia al figlio di Giunone, il legittimo consorte di Venere il quale, maestro e divino artigiano di ingegno, predispone una rete di lacci per incatenare sul letto i due amanti esibendoli in questo modo all'intero consesso degli dèi e quindi al pubblico ludibrio.

Venere infuriata intende vendicarsi di Sol e, in qualità di divina potenza dell'Amore, lo induce ad appassionarsi perdutamente di Leucotoe, la bellissima vergine figlia di Orcamo e di Eurinome.

Sol, perdutamente innamorato della figlia di Orcamo e di Eurinome, prende le forme di quest'ultima e si introduce nel talamo di Leucotoe invitando le ancelle ad allontanarsi e quindi, mostrando il suo divino splendore, induce Leucotoe a subire violenza senza protestare.

La ninfa Clizia, già perdutamente innamorata di Sol, osserva gelosa la vicenda e denuncia al padre Orcomeno la figlia Leucotoe, il quale, per punirla, si decide a seppellirla viva nonostante ella protestasse la subita violenza.

A nulla occorre l'intervento del Dio quando Leucotoe lo invoca con le mani tese al cielo, disperde la terra dal volto della fanciulla, ma invano. Nulla di più terribile vide Sol, racconta Ovidio, dal rogo di Fetonte. Così si decide a cospargerne il corpo di aromi divini e tali operarono finché dalla zolla di terra sorse la pianta dell'incenso.

Lo scrittore latino Igino[2] inserisce tra gli argonauti Tersanone, figlio di Sol e Leucotoe, proveniente dall'isola di Andro.

NoteModifica

  1. ^ Afrodite è la consorte di Efesto già nell'Odissea di Omero.
  2. ^ Cfr. Fabulae, 14: «Thersanon Solis et Leucothoes filius ex Andro»
  Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca