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Un libro di famiglia era un quaderno finalizzato alla registrazione economica e dei salienti fatti di vita privata, diffuso principalmente tra la fine del Duecento e il Cinquecento. L'Archivio di Stato di Firenze conserva una ricca raccolta dei libri di famiglia delle principali casate fiorentine[1].

Nel ceto mercantile i libri di famiglia contenevano minute annotazioni delle attività commerciali e finanziarie, nelle famiglie nobiliari vi era maggiore attenzione alle genealogia. Su questa tradizione Leon Battista Alberti, che pure aveva pubblicato un'opera dal titolo I libri della famiglia, sostiene la necessità che i veri libri di famiglia rimangano segreti persino alla moglie di chi li scrive[2].

L'introduzione e la diffusione dei primi almanacchi, e la registrazione dei nuovi nati presso le parrocchie locali, fece sì che il libro di famiglia perdesse progressivamente la sua funzione e ragion d'essere.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Angelo Cicchetti e Raul Mordenti, I libri di famiglia in Italia - filologia e storiografia letteraria, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1985, LCCN 86131927, SBN IT\ICCU\CFI\0024225.
  • Angelo Cicchetti, Raul Mordenti, I libri di famiglia in Italia - geografia e storia, Vol 2, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2001, ISBN 88-87114-89-7
  • Elisabatta Insabato, Le nostre "chare iscritture", la trasmissione delle carte di famiglia nei grandi casati toscani dal XV al XVII secolo.