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Licaone (figlio di Pelasgo)

re di Arcadia nella mitologia greca, figlio di Pelasgo
Licaone
Lycaon Transformed into a Wolf LACMA M.71.76.9.jpg
Zeus trasforma Licaone in un lupo, incisione di Hendrik Goltzius.
Nome orig.Λυκάων
SessoMaschio
ProfessioneRe dell'Arcadia

Licaone (in greco antico: Λυκάων, Lykáōn) è un personaggio della mitologia greca. Fu sovrano dell'Arcadia e fu ritenuto in quasi tutte le versioni del mito come un uomo empio.

Indice

GenealogiaModifica

Figlio di Pelasgo[1] e dell'oceanina Melibea[1][2] o Deianira[3].
Sposò una ninfa naiade di nome Cillene (che in alcuni casi viene indicata come sua madre)[1][4].

Licaone fu padre di almeno tre figlie Callisto, Dia[5][6], Psophis[7] e fu padre di cinquanta figli (di cui molti divennero eponimi di città) ed avuti da diverse concubine.
Acaco, Acontes, Aegaeon, Alipherus, Ancyor, Archebates[1]. Aseatas,[8]. Bucolione, Caneto, Carteron [1]. Caucone[8]. Charisius, Cleitor, Corethon[1]. Cromus[8]. Cynaethus[1]. Daseatas[8]. Dauno, Eleuther[9]. Enotro, Evemone, Eumetes, Eumon, Fineo, Genetore, Haemon, Harpaleus, Harpalycus, Helix[1]. Lebadus[9]. Leon, Lino, Lycius, Lycos, Macareo, Macedone, Maenalus, Mantineus, Nittimo, Orcomeno[1]. Oresteo[8]. Pallade[1]. Peraethus[8]. Peucezio, Phassus[1]. Phigalus[8]. Phthius, Physius, Plato, Polichus, Portheus, Prothous, Socleus, Stymphalus, Teleboas[1]. Tegeate[8]. Thesprotus[1]. Thocnus, Thyreus[8]. Titanas[1]. Trapezeus e Tricolonus[8].

Il mitoModifica

Zeus, desiderando accertarsi dell'empietà di Licaone, andò, travestito da contadino, a chiedere ospitalità al sovrano. Il re per sapere se l'ospite fosse veramente una divinità decise di servire al banchetto in suo onore le carni del nipote Arcade o in un'altra versione, quelle di un prigioniero.
Il dio inorridito fulminò l'empio e tutti i suoi 49 figli, eccettuato Nittimo, salvato dalla dea Gea, il quale poté così succedere al padre.

Un'altra versione del mito, narrata da Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi[10], racconta che per la sua empietà Licaone fu punito con la trasformazione in un "feroce lupo", destinato a cibarsi di carne umana[11]. Questa versione viene messa in rapporto con i sacrifici umani che si svolgevano in Arcadia in onore di Zeus Liceo, quando una vittima umana veniva immolata e i celebranti, che si erano cibati delle viscere, venivano trasformati in lupi per otto anni. Scaduto questo termine potevano ritornare umani, a patto che non avessero mangiato carne umana.

L'empietà di Licaone fu causa della furia di Zeus, che decise, assieme agli altri dei, di seppellire la terra sotto al Diluvio[12], al quale sopravvisse Deucalione, figlio di Prometeo e sua moglie Pirra.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Apollodoro, Biblioteca, III, 8.1, su theoi.com. URL consultato il 10 maggio 2019.
  2. ^ Tzetzes a Licofrone 481
  3. ^ (EN) Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane 1.11.2 e 1.13.1, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 20 maggio 2019.
  4. ^ Scoli ad Euripide, Oreste 1642
  5. ^ Tzetzes a Licofrone 480
  6. ^ Scoli a Apollonio Rodio, Le Argonautiche, 1.1213
  7. ^ Stefano di Bisanzio, Ethnica s.v. Psōphis
  8. ^ a b c d e f g h i j Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia 8.3.1 – 5
  9. ^ a b Plutarco, Quaestiones Graecae 39
  10. ^ Ovidio Metamorfosi, I, 163-241.
  11. ^

    «Si fe d’un huom’, un lupo empio, e rapace
    Servando l’uso de l’antica forma,
    Che l’human sangue più che mai li piace,
    De’ suoi vecchi desir seguendo l’orma.»

    (Ovidio, Metamorfosi libro I)
  12. ^

    «In quanto al modo, ogni Dio si rimette
    A quel, ch’occulto anchor Giove tenea,
    Che fu contrario al primo, e à tutti piacque
    Di nasconder la Terra sotto l’acque.»

    (Ovidio, Metamorfosi libro I)

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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