Liceo classico Giovanni Berchet

liceo classico di Milano

Il liceo ginnasio "Giovanni Berchet" di Milano è uno dei primi licei classici della città di Milano: nel 2011 è stato riconosciuto dall'UNESCO come primo liceo d'Italia per qualità d'insegnamento[1], e con tale motivazione il comune di Milano gli ha conferito l'Attestato di benemerenza civica il 7 dicembre 2011[2], in coincidenza con il centenario dalla fondazione. È situato dal 1911 in via della Commenda, al numero 26.

L.C.S. Giovanni Berchet
Ubicazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
CittàMilano
IndirizzoVia della Commenda, 26
Organizzazione
TipoLiceo classico
Ordinamentopubblico
Fondazione1911
PresideDomenico Guglielmo
Dati generali
TestataCarpe Diem (giornalino studentesco)
Mappa di localizzazione
Map
Sito web
L'entrata del liceo negli anni '50

Il liceo possiede una biblioteca con oltre 25000 volumi, due aule di fisica-anatomia, un laboratorio di chimica, un museo dei minerali, un'esposizione permanente di animali imbalsamati e una parete per arrampicata. Tra le varie attività a cui partecipano gli studenti figurano l'orchestra, il coro e la compagnia teatrale del Berchet.

Il liceo venne fondato il 24 ottobre 1911 per ragioni pratiche, in quanto il numero elevato degli studenti della borghesia milanese necessitava di un'ulteriore istituzione classica, che si aggiungesse ai licei "Beccaria", "Parini" e "Manzoni".

Ventennio fascista

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Mario Untersteiner al Liceo Berchet il 25 maggio 1927

Nel 1931 alcuni studenti si recarono in via Durini per applaudire il maestro Arturo Toscanini di ritorno da Bologna, dove si era rifiutato di eseguire gli inni fascisti. Nonostante questi fermenti, tutti i professori, con la sola eccezione di Mario Untersteiner, cui è da qualche anno intestata l'aula magna, aderirono al Partito Fascista.

Nel febbraio 2011 il liceo "Berchet" ha celebrato un evento commemorativo durante il quale, alla presenza del Sindaco Letizia Moratti, del cardinale Dionigi Tettamanzi e del rabbino capo di Milano Alfonso Arbib, sono stati conferiti diplomi simbolici a tutti gli ex-studenti ai quali venne negato, secondo le leggi razziali fasciste del 1938, il diritto di proseguire e concludere gli studi.

Dal 1940 una sezione dell'edificio è occupata dall'attuale scuola secondaria di primo grado "Luigi Majno".

Il dopoguerra

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Dopo una reggenza affidata a Mario Untersteiner, divenne preside Yoseph Colombo, che resse l'istituto fino al 1967. Nel 1954 Luigi Giussani vi insegnava religione e, in seguito ad alcuni seminari e a incontri avuti con gli studenti, fondò Gioventù Studentesca, il punto di partenza di quello che diventerà, nel 1969, il movimento di Comunione e Liberazione. Il liceo fu quindi un importante polo culturale di orientamento cattolico e fu oggetto, come lo è stato in tempi recenti[3], di discussione.

Controversie

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Nell'aprile del 2023 il liceo entra nelle cronache nazionali per i dati di abbandono dell'istituto, ossia, nell'anno scolastico 2022/23, 56 alunni - fatto attribuito a pratiche "oppressive e dispotiche" messe in luce da una lettera aperta firmata dagli studenti[4] e sottoscritta dalle rappresentanze di diversi altri licei d'Italia.

Il sito

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Il sito internet dell'istituto, online fin dal novembre 2001, tra i vari servizi offre agli studenti una propria casella postale e un "pagellino" online dove poter controllare il proprio andamento scolastico. Il liceo "Berchet" si è inoltre dotato di una versione locale del Perseus Project sviluppato dalla Tufts University di Boston.[5]

  1. ^ Archivio storico del Corriere della Sera
  2. ^ Il Giorno, Non si ferma la rivoluzione dei classici: al Berchet arriva l’indirizzo linguistico, su Il Giorno. URL consultato il 9 settembre 2020.
  3. ^ Al Berchet Cl rimane senza seggi Voto choc nel liceo di don Giussani - Milano
  4. ^ La lettera aperta dal Berchet di Milano dopo la “fuga di studenti”: «Vogliamo studiare con più serenità: la scuola riconosca la nostra fragilità», su open.online.
  5. ^ Sito del Progetto PERSEUS del Liceo Berchet, su perseus.liceoberchet.gov.it. URL consultato il 27 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2017).

Collegamenti esterni

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