Life Racing Engines

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Life
Life logo F1.png
SedeItalia Italia
Formigine (MO)
Categorie
Formula 1
Dati generali
Anni di attivitàdal 1989 al 1990
FondatoreErnesto Vita
Formula 1
Anni partecipazione1990
Miglior risultato-
Gare disputate0

Life Racing Engines (comunemente e semplicemente nota come Life) è stata una scuderia italiana di Formula 1. Fondata da Ernesto Vita nel 1989, si iscrisse al campionato 1990.

Il team ha avuto un'unica stagione disastrosa, non è mai riuscito a presentarsi nella griglia di partenza del Gran Premio e non superando mai le prequalifiche, nella maggior parte segnando nei giri di qualificazione molti secondi di distacco più lenti dalle altre scuderie.

StoriaModifica

Nascita della scuderiaModifica

 
La Life F190, vettura con cui la squadra corse la sua unica stagione in Formula 1.

Nel 1989 la Formula 1 fu interessata da un importante cambiamento regolamentare: il divieto di utilizzare la sovralimentazione (che aveva dominato la scena nelle stagioni precedenti) e il ritorno ai motori aspirati stimolò vari ingegneri a progettare nuove unità motrici da impiegare sulle monoposto da competizione.

L'ex ingegnere della Ferrari Franco Rocchi colse l'occasione per lavorare al progetto di un motore automobilistico di nuova concezione, ispirato a soluzioni tecniche già da decenni invalse nell'uso in campo aeronautico e nella costruzione di compressori alternativi, al fine di raggiungere la miglior resa possibile con il minimo peso e ingombro.

Dal suo lavoro nacque l'F35, un propulsore plurifrazionato a dodici cilindri, disposti non nella consueta architettura a V, bensì a W (tre bancate, ognuna delle quali ospitava quattro cilindri). Si trattava a tutti gli effetti di un motore radiale, con una cilindrata complessiva di 3500 cc.

Rispetto a un tradizionale V12, il motore di Rocchi era più corto, potendo consentire sulla carta di costruirvi attorno una vettura egualmente compatta e dunque (a parità di potenza e cilindrata) ben più agile rispetto alle macchine dotate di un comune propulsore a due bancate.

La notizia dell'esistenza di tale motore giunse all'orecchio dell'imprenditore Ernesto Vita, che ne rimase affascinato e decise pertanto di comprarne i diritti d'utilizzo da Rocchi, puntando ad inserirsi nel giro della Formula 1 come fornitore di unità motrici.

Vita era fermamente convinto della validità del "progetto W12": un motore così innovativo, realizzato da un tecnico esperto e qualificato, sarebbe a suo avviso risultato appetibile agli occhi degli sponsor e degli investitori, permettendo di trarne un lucroso profitto. Allo scopo creò il marchio Life Racing Engines (laddove la parola inglese Life è una traduzione letterale del cognome del patron), col quale propose a diversi team del massimo campionato automobilistico la fornitura della sua innovativa unità motrice

La aspettative furono tuttavia deluse: la maggior parte degli addetti ai lavori e delle grandi società sponsor delle scuderie di Formula 1 si dimostrarono abbastanza indifferenti all'iniziativa e scettici sulle possibilità di successo. Il motore del resto era poco potente (soli 375 cavalli contro i 700 medi della concorrenza) e la sua architettura peculiare ne rendeva arduo (e dunque costoso) l'eventuale sviluppo.

Desiderando comunque portare tale motore alla prova della pista e pur di non rendere vani i propri investimenti, verso il 1990 Vita decise quindi di "scendere in campo" in prima persona e trasformò la Life in una vera e propria scuderia da competizione: grazie ad alcune sponsorizzazioni (tra le quali spiccava PIC, un misconosciuto conglomerato sovietico attivo nel ramo bellico, che stando a quanto dichiarato da Vita era in affari con lui per convertirsi a produzioni civili e collaborare allo sviluppo della scuderia) poté iscriversi al campionato di F1 per l'anno 1990.

La Life in pistaModifica

Le premesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Life F190.

Dopo la concessione da parte di Lamberto Leoni per il progetto della First F189, Vita acquistò un telaio ideato da Gianni Marelli (ex dipendente Ferrari) e Richard Divila per l'abortito team First (che aveva vanamente tentato di entrare in Formula 1 nel 1989) e lo fece modificare al fine di adattarlo al proprio motore W12 e ai regolamenti per la stagione 1990. Si intervenne quindi sull'area del cofano motore, che al di sotto della presa airscope assunse un aspetto tondeggiante e voluminoso, con prese d'aria supplementari ai lati del poggiatesta (a imitazione delle vetture costruite dalla Benetton tra il 1987 e il 1989 capaci di svariati podi e giri veloci).

Al motore Life venne affiancato un cambio manuale Hewland a 6 marce prodotto dall'omonima azienda inglese con un passato in F1 con il Team Lotus; il carburante scelto fu lo stesso utilizzato dalla Scuderia Ferrari, ovvero l'Agip. Mentre per la scelta degli pneumatici si andò sui più performanti Goodyear (pneumatici campioni del mondo in carica 1989 e delle stagioni passate, oltre che scelti dai top team come McLaren, Williams e Ferrari) al posto dei meno performanti Pirelli. La carrozzeria venne colorata in rosso corsa, mentre gli alettoni erano neri.

Per dimostrare le proprie ambizioni di competitività, Vita ingaggiò come pilota un giovane debuttante di buon talento: l'australiano Gary Brabham (figlio dell'ex campione del mondo Jack), affiancato dal collaudatore ex Scuderia Ferrari Franco Scapini.

Non venne ingaggiata una seconda guida in quanto la pochezza del budget a disposizione del team aveva consentito di realizzare la macchina in un singolo esemplare.

Sulla carta la vettura con alle spalle la progettazione di ex ingegneri e tecnici Ferrari con gomme e carburanti dei top team oltre che dell'innovativo motore (che venne descritta dal team come comoda da guidare e versatile nella messa a punto) si presentava come una delle debuttanti più peculiari ed ambiziose in Formula 1 per l'anno 1990.

A dispetto delle intenzioni ambiziose, la squadra era inefficiente e disorganizzata: la sede operativa era un piccolo garage nel comune modenese di Formigine, il personale era a ranghi assai ridotti, male equipaggiato, poco preparato e con scarsi materiali a disposizione (pochi pezzi di ricambio e due soli motori W12).

Il progetto della monoposto dal canto suo non partiva da premesse migliori. Sia il motore che il telaio erano già obsoleti (risalendo al 1989), prestazionalmente irrilevanti (il propulsore sviluppava meno di 400 cavalli e l'aerodinamica era difettosa) e non pensati per coesistere: la First avrebbe dovuto montare un motore V8 Judd, architettonicamente ben diverso dal radiale Life. Le modifiche apportate al progetto "base" ebbero la conseguenza di "sporcare" ulteriormente l'aerodinamica e di rendere la vettura instabile e pericolosa: lo stesso Divila quando vide la F190 la disconobbe e citò in giudizio la Life affinché non associasse il suo nome al telaio.

Sempre per via dei pochi materiali disponibili, la vettura venne scarsamente collaudata nella fase pre-stagionale: la squadra non avrebbe infatti potuto far fronte a riparazioni ingenti in caso di incidenti o guasti gravi.

La sfortunata esperienza in pistaModifica

Una situazione tecnico-organizzativa così precaria sfociò in risultati disastrosi: nelle prequalifiche del primo Gran Premio della stagione, disputato sul circuito di Phoenix, Brabham poté effettuare soli quattro giri e rimase ad oltre trenta secondi di distacco da Claudio Langes (penultimo al volante della EuroBrun), mentre nelle prequalifiche della gara successiva percorse solo quattrocento metri nella pit lane prima che la vettura si guastasse.

A questo punto il pilota australiano decise di abbandonare la scuderia; al suo posto fu ingaggiato l'esperto Bruno Giacomelli, che però non gareggiava in Formula 1 dal 1983. I risultati non migliorarono: la vettura si rompeva sempre dopo pochissime tornate e quando Giacomelli riusciva a portare a termine qualche giro lanciato subiva regolarmente distacchi di oltre dieci secondi dall'ultimo dei piloti ammessi alle qualifiche. Dopo il Gran Premio d'Italia la Life decise di abbandonare il motore W12 in favore di un più convenzionale V8 fornito dalla Judd, ma ciò non risollevò le sorti della scuderia: al Gran Premio successivo Giacomelli non riuscì neanche a scendere in pista perché il cofano motore non si adattava al nuovo propulsore. Dopo un ultimo infruttuoso tentativo di prequalificarsi nel Gran Premio di Spagna, la squadra si ritirò dal campionato, rinunciando alle ultime due gare in programma e cessando le attività.

A dispetto delle assicurazioni del patron, che annunciò l'intenzione di riorganizzare il team e proseguire lo sviluppo della macchina per l'anno successivo, l'esistenza della Life terminò di lì a poco: i beni del team - monoposto inclusa - vennero poi svenduti.

VettureModifica

PilotiModifica

Risultati completi in Formula 1Modifica

Anno Vettura Motore Gomme Piloti                                 Punti Pos.
1990 F190 Life F35
Judd CV
G Gary Brabham NPQ NPQ 0
Bruno Giacomelli NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ NPQ

NoteModifica


FontiModifica

  • F1rejects.com. URL consultato il 5 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2011).

Altri progettiModifica

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