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Lingua punica

varietà, oggi estinta, della lingua fenicia
Punico
Parlato inNord Africa
PeriodoFine del II millennio a.C.-VII secolo d.C.
Locutori
Classificaestinta
Tassonomia
FilogenesiLingue afro-asiatiche
 Lingue semitiche
  Lingue semitiche centrali
   Lingue semitiche centrali meridionali
    Lingue cananaiche
Codici di classificazione
ISO 639-3xpu (EN)
Glottologpuni1241 (EN)

La lingua punica era una lingua semitica e una varietà - oggi estinta - della lingua fenicia, parlata nelle zone sotto l'influenza di Cartagine: nel Nord Africa centrale e occidentale, in parte dell’odierna costa spagnola, in Sardegna, in Sicilia e a Malta.

DescrizioneModifica

Il punico è conosciuto attraverso le poche iscrizioni rimaste. La commedia Poenulus di Plauto contiene un monologo e frasi in lingua punica che sono state oggetto di ricerche, in particolare per ricostruire le vocali poiché, essendo l'alfabeto fenicio puramente consonantico, esse non venivano trascritte.[1]

(PU)

«Yth alonim ualonuth carothi sy macom syth / chy mlachthi in ythmum ysthalym ychy ibarchu misehi / li pho caneth yth bynuthi iad aedin byn ui / bymarob syllohom alonim ubymysyrthohom / byth limmoth ynnocho thuulech antidatamas chon / ys sy dobrim chi phel yth chyl ys chon chen liphul / yth binim ys dubyrth ynnocho thnu agorastocles / yth emanethi hy chirs aelichot syth nasot / bynny id li chy ily gubulim lasibitthim / bodi all thera ynnynnu yslim min cho th iusim[2]»

(IT)

«Invoco gli dei e le dee di questo luogo; li supplico che la mia opera finisca bene qui e che essi benedicano la mia venuta affinché io possa riavere qui le mie figlie e insieme anche il figlio di mio fratello, con la protezione degli dei e per la loro giustizia. Qui visse da mio ospite Antamenide, un uomo che dicono fece tutto quel che chi è nato è costretto a fare. Dicono che suo figlio, Agorastocle, viva qui; a lui porto questo dono di ospitalità. Hanno indicato che la sua dimora è da queste parti. Chiederò a quelli che escono da qui»

(Annone, atto V, scena I, vv.930-939)

Agostino d'Ippona è generalmente ritenuto l'ultimo maggiore scrittore antico ad avere alcune conoscenze del punico ed è considerato "la principale fonte della sopravvivenza del (tardo) punico".[3] Circa nel 401, egli scrisse:

(LA)

«Quae lingua si improbatur abs te, nega Punicis libris, ut a viris doctissimis proditur, multa sapienter esse mandata memoriae. Poeniteat te certe ibi natum, ubi huius linguae cunabula recalent.»

(IT)

«E se la lingua punica è respinta da voi, questo è praticamente negare ciò che ammette la maggior parte degli uomini dotti, cioè che molte cose sono state sapientemente preservate dall'oblio da libri scritti in lingua punica. Anzi dovete anche vergognarvi di essere nato nel paese in cui la culla di questa lingua è ancora calda.»

((Ep. XVII))

L'idea che il punico abbia esercitato una notevole influenza sulla moderna lingua maltese emerse nel 1565,[4] ma questa teoria venne poi rigettata. Le principali teorie odierne vedono il maltese derivare dal siculo-arabo, con un gran numero di parole prestate dall'italiano, specialmente di Sicilia.[5] Il punico venne comunque parlato a Malta e, presumibilmente, in alcune zone della Sicilia costiera occidentale in alcuni momenti della sua storia, come si può notare da alcune iscrizioni.

Il punico si ritrova oggi in alcuni vocaboli della lingua sarda ed in certi toponimi della Sardegna. In particolare termini come giara ‘altopiano’ (cfr. ebraico yaʿar ‘bosco, boscaglia’), g(r)uspinu ‘nasturzio’ (dal punico cusmin), curmaruta di Aleppo’ (cfr. arabo ḥarmalruta siriana’), mítza ‘sorgente’ (cfr. ebr. mitsa, metza ‘luogo da cui esce qualche cosa’), síntziricoda cavallina’ (dal pun. zunzurcorregiola’), tzeúrra ‘germoglio, piumetta embrionale del seme del grano’ (dal pun. zeraʿ ‘seme’), tzichirìa ‘aneto’ (dal pun. sikkíria; cfr. ebr. šēkār ‘birra, cervogia’) e tzípiri ‘rosmarino’ (dal pun. zibbir) si usano nella variante parlata nel Campidano di Cagliari, mentre salendo più a nord troviamo località come ad esempio Macumadas, in provincia di Nuoro, o Magumadas, a Gesico e a Nureci, che derivano dal punico maqom hadash ‘città nuova’.[6][7]

NoteModifica

  1. ^ Maurice Sznycer, Les passasse punique en transcription latine fans le Poenulus de Plaute, Parigi, Librarie C. Klincksieck, 1967.
  2. ^ Giovanni Garbini, "Il punico del Poenulus" in: BYRSA. Arte, cultura e archeologia del Mediterraneo punico, 17-18 (Lugano, Agorà & Co.), 2010.
  3. ^ Jongeling. Karel; & Kerr, Robert M., Late Punic Epigraphy, Mohr Siebeck, 2005, p. 4, ISBN 3-16-148728-1.
  4. ^ L-Akkademja tal-Malti, "The Maltese Language Academy", su akkademjatalmalti.com (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  5. ^ Alexandra Vella, Language contact and Maltese intonation: Some parallels with other language varieties, in Kurt Braunmüller and Gisella Ferraresi (a cura di), Aspects of Multilingualism in European Language History, Hamburg Studies on Muliculturalism, John Benjamins Publishing Company, 2004, p. 263, ISBN 90-272-1922-2.
  6. ^ Giulio Paulis, «Sopravvivenze della lingua punica in Sardegna», in L'Africa romana, Atti del VII Convegno di Studio (Sassari 1989), Sassari, Gallizzi, 1990, pp. 599-639.
  7. ^ Giulio Paulis, «L'influsso linguistico fenicio-punico in Sardegna. Nuove acquisizioni e prospettive di ricerca», in Circolazioni culturali nel Mediterraneo antico. Atti della VI giornata camito-semtica e indoeuropea, I Convegno Internazionale di linguistica dell'area mediterranea, Sassari 24-27 aprile 1991, a cura di Paolo Filigheddu, Cagliari, Corda, 1994, pp. 213-219.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85109110 · BNF (FRcb12286549m (data)