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Lingue galloromanze
Parlato inEuropa
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    Lingue romanze occidentali
     Lingue gallo-iberiche
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Le lingue galloromanze sono un ramo delle lingue romanze sviluppate nelle terre dell'antica Gallia. Le lingue considerate galloromanze in senso stretto sono le lingue d'oïl (incluso il francese), francoprovenzale e occitano. Altre classificazioni includono le lingue gallo-italiche e le lingue reto-romanze. Anche la lingua catalana perché è la lingua più vicina all'occitano. [1]

Indice

Distribuzione geograficaModifica

Le lingue galloromanze sono diffuse prevalentemente in Belgio, Francia, Svizzera, Italia settentrionale e sud-est della Spagna.

Il sostrato e lo sviluppo delle lingue galloromanzeModifica

Il sostrato delle lingue galloromanze è, come suggerisce il nome, di tipo gallico. Tale sostrato si palesa più frequentemente tramite la fonetica, mentre sono poche le lingue che mantengono un consistente patrimonio lessicale celtico (fra queste ad esempio le parlate gallo-romaniche delle Alpi e dell'alta Francia; ad esempio, secondo alcune recenti stime e studi, almeno il 7% del patrimonio lessicale friulano (toponimi compresi) sarebbe riconducibile al celtico). Un altro sostrato presente in queste lingue è quello retico, marcato soprattutto nel romancio e nell'anaunico, ma anche nelle altre lingue gallo-romanze alpine. In ultimo luogo, bisogna ricordare i fenomeni sostratici venetico (di cui restano alcune tracce negli attuali Veneto e Trentino) e ligure (nel ligure attuale).

Altrettanto importanti sono i superstrati, in massima parte germanici o neo-latini. In particolare il superstrato franco è stato fondamentale nella formazione del francese e del vallone, quello burgundo per il francoprovenzale, quello visigoto per il occitano e catalano, quello longobardo per le restanti lingue (galloitalico, romancio, anaunico, ladino, friulano).

Caratteristiche principali delle lingue galloromanzeModifica

  • La caratteristica principale è la perdita delle vocali latine finali, soprattutto quelle andate perse (/e/, /o/) latine.
  • Evoluzione della vocale latina (/u/) a (/y/) come ü in tedesco, particolarmente nelle lingue d'oïl, le lingue gallo-italiche, francoprovenzale, romancio e occitano. Molti hanno anche vocali che in altre lingue romanze non esistono (/ø/, /œ/, /æ/ e /ə/).
  • Perdita dell'infinito latino (re) particolarmente nelle lingue gallo-italiche e reto-romanze. In francese, francoprovenzale, occitano e catalano l'infinito finisce con una (r) ma non è pronunciato. Questa caratteristica è condivisa anche con il corso e i dialetti italiani meridionali.
  • Evoluzione di (ca /ka/) iniziale a (/ʃa/ /t͡ʃa/ /ca/) in italiano pronuciato (cia, scia). Questo fenomeno accadde nel francoprovenzale, le lingue d'oïl, le lingue reto-romanze e nei dialetti settentrionali occitani. Per esempio (chanter in francese è pronunciato /ʃɑ̃te/) (nei dialetti settentrionali occitani diventa /t͡ʃantɔ/) (cjantâ in friulano è pronunciato /canta/).

La lingua sicilianaModifica

La conquista normanna della Sicilia cambiò radicalmente la cultura dell'isola. I Normanni vanno ricordati per aver veicolato la loro eredità linguistica e culturale galloromanza e nordica in Sicilia. Il galloromanzo, soprattutto nella sua forma anglo-normanna, era la lingua di corte del ceto dominate, era anzi il segno più esplicito di essere un gruppo a parte, e perciò come attesta Ugo Falcaldo in curia maxime necessarium. Nella cultura normanna-galloromanza avvenne la gestazione della lingua siciliana che possiede un gran numero di parole galloromanze e normanne e che conserva l'eredità normanna sia nella lingua scritta sia in quella parlata.

ClassificazioneModifica

NoteModifica

  1. ^ Hammarström, Harald; Forkel, Robert; Haspelmath, Martin, eds. (2017). "Northwestern Shifted Romance". Glottolog 3.0. Jena, Germany: Max Planck Institute for the Science of Human History.
  2. ^ https://www.ethnologue.com/subgroups/gallo-romance
  3. ^ G.B. Pellegrini, "Il cisalpino ed il retoromanzo, 1993". See also "The Dialects of Italy", edited by Maiden & Parry, 1997
  4. ^ Pierre Bec, La langue occitane, éditions PUF, Paris, 1963. p. 49–50.

Collegamenti esterniModifica

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