Lirica monodica

lirica organizzata in brevi strofe, regolarmente ripetute per non più di 30-40 versi, ed è affidata ad una voce solista

La Lirica monodica è uno dei generi fondamentali della letteratura greca arcaica.

DescrizioneModifica

 
Alceo e Saffo, di Lawrence Alma-Tadema (1870). Saffo e le sue compagne ascoltano mentre il poeta Alceo suona sulla "kithara".

La lirica viene definita monodica[1] quando è organizzata in brevi strofe, regolarmente ripetute per non più di 30-40 versi, ed è affidata ad una voce solista[2]; inoltre, l'esecuzione del poeta era accompagnata dal suono della lira.

A differenza di altri generi, decisamente pubblici, la lirica monodica è ancora più poesia occasionale, composta per una esibizione privata per celebrare occasioni particolari o condividere argomenti quali il simposio, la vita politica delle eterie o l'amore. Si può affermare che "la monodia è molto più vicino alla lirica moderna nella sua relativa semplicità e nella sua preoccupazione per le vicende personali del poeta. Ma la monodia antica era molto più varia - per esempio con la politica e la satira - di quanto ci si aspetterebbe dal "genere lirico"[3].

Lingua, stile e autoriModifica

Il dialetto usato in questo tipo di componimento era quello dell'autore stesso, un'eccezione nella lirica greca, anche se non mancano, ovviamente, gli omerismi [4]: si tratta, essenzialmente, del dialetto eolico, visto che i più importanti esponenti della lirica monodica furono Alceo, Saffo e Anacreonte, tutti del VI secolo a.C.

Tuttavia la loro produzione appare il frutto maturo di una tradizione più lunga, di cui intravediamo soltanto qualche linea: ad esempio nel VII secolo a.C. ricordiamo Terpandro ed Arione. Il primo aveva operato soprattutto nel campo della musica ed aveva inventato la lira a sette corde: si sarebbe poi trasferito a Sparta, dove avrebbe fondato la prima scuola di musica. Arione, invece, operò a Corinto, dando piena dignità al canto ditirambico, che appartiene tuttavia alla lirica corale.

NoteModifica

  1. ^ C. O. Pavese, Tradizioni e generi poetici della Grecia arcaica, Padova, Edizioni dell'Ateneo, 1972, pp. 250-251.
  2. ^ B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica: da Omero al V secolo, Milano, Feltrinelli, 2006, p. 186.
  3. ^ William E. McCulloh, Introduction, in W. Barnstone, Sappho and the Greek Lyric Poets, New York, Schocken Books, 1988, pp. 4-5.
  4. ^ B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica: da Omero al V secolo, Milano, Feltrinelli, 2006, pp. 97-100.

BibliografiaModifica

  • D. L. Page, Poetae Melici Graeci, Oxford, OUP, 1962.
  • G. Kirkwood, Early greek monody. The History of a poetic type, Ithaca, Cornell University Press, 1974.
  • B. Gentili, Lirica greca arcaica e tardo arcaica, in AA.VV., Introduzione allo studio della cultura classica, Milano, Marzorati, 1972, pp. 57-105.
  • B. Gentili, Poesia e pubblico nella Grecia antica: da Omero al V secolo, Milano, Feltrinelli, 2006.