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Denominazioni dialettali italianeModifica

La mormora è conosciuta, nelle varie regioni italiane, con nomi dialettali diversi:[3]

Regione Denominazione
Calabria Gaiulu, Ajula, Gasciulo
Campania Marmolo, Mirmora
Romagna Barbacane
Marche Mormoro, rigattino
Lazio Marmarozza
Liguria Pagai, Mormua, Murmua
Puglia Cascioli, Vosciele, Guscio
Sardegna Murmungioni
Sicilia Gaiulu, Ajula

Distribuzione e habitatModifica

Questa specie è diffusa nell'Oceano Atlantico orientale, dal golfo di Biscaglia fino al Capo di Buona Speranza e nelle isole dell'Atlantico orientale come Canarie, Madera e Capo Verde. È inoltre diffusa nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero, nel mar d'Azov, nell'Oceano Indiano occidentale dal Mozambico al Capo di Buona Speranza e nel Mar Rosso[4]. È comune nel Mediterraneo e nei mari italiani[5].

È una specie tipica di fondi sabbiosi costieri a basse profondità[6], normalmente non oltre i 20 metri ma eccezionalmente fino a 150[4]. I giovani possono trovarsi in acque molto basse. Può incontrarsi nelle vicinanze di praterie di Posidonia oceanica o di rocce[7]. È leggermente eurialina e può occasionalmente penetrare nelle acque salmastre[6].

DescrizioneModifica

Similmente alla maggioranza degli altri Sparidae, la mormora ha corpo alto e compresso lateralmente. In questa specie la forma del corpo è ovale, relativamente affusolata ed è caratteristico il muso piuttosto allungato e appuntito, con profilo frontale quasi dritto. I denti, disposti in più file, sono conici e di piccole dimensioni nella parte anteriore delle mascelle e molariformi nella parte posteriore. La pinna dorsale, unica come in tutti gli sparidi, è relativamente bassa, così come la pinna anale, che è piuttosto corta. Le pinne pettorali e le pinne ventrali sono di piccole dimensioni relativamente agli altri membri della famiglia. La colorazione è caratteristica: argentea con tonalità metalliche dorate, da 10 a 13 sottili fasce verticali sui fianchi. Spesso le fasce sono alternate: una lunga e scura e una più breve e meno definita[5][6][7].

La taglia massima è di 55 cm; la taglia comune degli esemplari adulti è di circa 30 cm[4].

BiologiaModifica

Vive fino a 12 anni[4]. I giovani sono gregari[5] e formano banchi di solito di piccole dimensioni[7] ma talvolta anche numerosi[4]. Gli adulti sono più solitari[5].

RiproduzioneModifica

Si riproduce all'inizio dell'estate. È un ermafrodita proterandrico come l'orata (nasce cioè maschio per poi subire l'Inversione sessuale e divenire quindi femmina), anche se un certo numero di individui nasce di sesso femminile e tale rimane per tutta la vita (femmine primarie)[6].

AlimentazioneModifica

Si nutre di vermi marini, molluschi e crostacei, che trova nella sabbia[4].

PescaModifica

Le carni di questa specie sono ottime, fra le migliori di tutti i pesci mediterranei. Viene catturata dai pescatori professionisti soprattutto con i tramagli o altri attrezzi costieri. Riveste anche una notevole importanza per la pesca sportiva; viene insidiata a fondo, soprattutto con la tecnica del surfcasting utilizzando come esca gli invertebrati di cui si nutre[5].

GastronomiaModifica

Per questo pesce di carni eccellenti è particolarmente indicata la cottura alla griglia.[3]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Russell, B.,2014, Lithognathus mormyrus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ Mipaaf - Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su www.politicheagricole.it. URL consultato il 24 maggio 2018.
  3. ^ a b Alan Davidson, Il mare in pentola, Milano, Mondadori, 1972, p. 101
  4. ^ a b c d e f (EN) Lithognathus mormyrus, su FishBase. URL consultato il 29/07/2014.
  5. ^ a b c d e Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, ISBN 88-425-1003-3.
  6. ^ a b c d Enrico Tortonese, Osteichthyes, Bologna, Calderini, 1975.
  7. ^ a b c Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 88-8039-472-X.

BibliografiaModifica

  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 88-8039-472-X.

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