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Lo scaldino

film del 1920 diretto da Augusto Genina
Lo scaldino
Kelly Sambucini 1920.jpg
Kally Sambucini in una foto di scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1920
Durata1590 metri (59 min. circa)
Dati tecniciB/N
film muto
Generedrammatico
RegiaAugusto Genina
SoggettoLuigi Pirandello (novella)
SceneggiaturaAugusto Genina
Casa di produzioneItala Film, Tespi Film
Distribuzione in italianoUCI
FotografiaUbaldo Arata
Interpreti e personaggi

Lo scaldino è un film del 1920, diretto da Augusto Genina e con protagonista Kally Sambucini.

Indice

TramaModifica

In una squallida rivendita di sigari e giornali, accanto ad un altrettanto miserabile caffè-concerto, il vecchio Papa Re vende la propria mercanzia, riscaldato, nelle fredde notti, solo da uno scaldino di terracotta che ogni sera gli porta la nipotina, sua unica parente. Un giorno lo scaldino gli cade di mano e va in mille pezzi. Quando la sera va ad aprire il chioschetto, egli vi trova dentro accoccolata una donna con una bambina in braccio: è Rosalba Vignas, una canzonettista che è stata scacciata dal suo amante, Cesare il milanese, invaghitosi della più giovane collega, Mignon. Nel chiosco Rosalba attende che esca il suo uomo. Pigiati nella stretta edicola, il vecchio Papa-Re prende in braccio la bambina per scaldaria e scaldarsi a sua volta. Quando il milanese esce dal locale, Rosalba gli spara e poi fugge. Il vecchio rimane con la piccola addormentata fra le sue braccia.

ProduzioneModifica

Tratto dall'onomina novella di Luigi Pirandello, adattata per il grande schermo dallo stesso Genina, il film ottiene il visto censura n. 15501 il 1º novembre 1920.

CriticaModifica

 
Flano cinematografico su una rivista dell'epoca

Guglielmo Giannini in Kines del 5 marzo 1921: «La novella di Pirandello è vecchia, l'argomento è trito; ma l'arte di Genina è riuscita a ringiovanire la novella e a rendere originale la trama. Sotto la sua direzione hanno recitato uomini e cose: e davvero può dirsi che, assieme agli attori, l'ambiente palpitava. Kally Sambucini non ci ha mai così profondamente commossi. Benissimo i suoi compagni, ottimo l'inarrivabile Cassini. La fotografia di Arata, luminosa e morbida. Conclusione: un film eccellente».
Arnaldo Frateili in L'Idea Nazionale del febbraio 1921: «Questo film, tratto da una novella di Luigi Pirandello, si è dibattuto per molti mesi nelle mani della Censura, che non sapeva decidersi a lasciargli prendere il volo. Pare che lo giudicasse pericolosamente immorale. Oggi che finalmente ne è stata permessa la proiezione, siamo corsi a vedere che cosa poteva aver fatto nascere dubbi così angosciosi nell'anima dei censori. E non abbiamo trovato, forse per una diversa valutazione delle cose, perché noi consideriamo assai più immorale, cioè più pericolosa per il pubblico di varia età e cultura che frequenta i cinematografi, la rappresentazione sullo schermo di certe languide storie d'amore e di adulterio [...]. È certo che la novella di Pirandello, se trattata col cattivo gusto che distingue molta parte dei nostri metteurs-en-scène, avrebbe potuto riuscire l'inutile realizzazione scenica d'un qualunque fatto di cronaca. Ma Augusto Genina è indubbiamente un giovane di molta intelligenza e di raro buon gusto, ha una sensibilità artistica che guida naturalmente la sua perizia tecnica, osserva la vita non attraverso l'obiettivo della macchina da presa, cioè falsamente cinematografica, ma la vede quale essa è. [...] Gli attori di prima linea e quelli di sfondo agiscono come nella vita, con un'efficacia realistica in cui si sente la guida moderatrice d'una direzione vigile e sicura. La fotografia è sempre assai bella».

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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