Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il giornale, vedi Lotta Continua (quotidiano).
Lotta Continua
Lotta Continua.svg
LeaderAdriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Marco Boato, Enrico Deaglio, Guido Viale
StatoItalia Italia
Fondazione1969
Dissoluzione1976
IdeologiaComunismo
Marxismo
Operaismo
Movimentismo[1]
CollocazioneSinistra extraparlamentare
CoalizioneDemocrazia Proletaria (1976-1978)
TestataLotta Continua

Lotta Continua, forma breve LC, fu una delle maggiori formazioni della sinistra extraparlamentare italiana, di orientamento comunista[2] rivoluzionario e operaista, tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta. Nacque nell'autunno del 1969 in seguito a una scissione in seno al Movimento operai-studenti di Torino che aveva infiammato l'estate delle lotte all'Università e alla FIAT (l'altra parte si costituì in Potere Operaio, con base nel nord-est, poi nell'Autonomia). LC si distingueva dagli altri gruppi per il movimentismo più spiccato, l'eterodossia e la critica ai regimi comunisti[3].

Indice

Storia del movimentoModifica

Origini: lo spontaneismoModifica

Lotta Continua venne fondata nel 1969, in contiguità ideologica e territoriale con Il potere operaio pisano. Il primo numero del settimanale omonimo, organo ufficiale di stampa del movimento politico, uscì nel novembre di quell'anno. Il giornale diverrà quotidiano il 18 aprile 1972[4].

Dalla nascita all'inizio del 1972 LC ebbe forte connotazione spontaneistica, trovando in Adriano Sofri un leader carismatico.

La sua dirigenza si compose nei vertici anche di Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Guido Viale, Cesare Moreno, Paolo Brogi, Lanfranco Bolis, Carla Melazzini, Marco Boato.

La dottrina dello «scontro generale» e la svolta accentratriceModifica

 
Manifestazione di Lotta Continua all'inizio anni settanta.

Il 2 marzo 1972 Maurizio Pedrazzini, militante del movimento, si trovava con una pistola sotto l'abitazione del deputato del Movimento Sociale Italiano Franco Servello[5]. Un colpo sfuggitogli allarmò i vicini di Servello, e Pedrazzini fu subito arrestato[6]: morirà nel 1998 a Innsbruck in un conflitto a fuoco con la polizia austriaca[7].

Nello stesso anno, dal 1º al 3 aprile, si svolse a Rimini il terzo convegno nazionale del movimento, al termine del quale si approvò la linea detta dello «scontro generale» con la borghesia e lo Stato.

Di fatto, da allora al 1974 vi fu un notevole accentramento dell'organizzazione: all'origine di questo cambiamento di strategia ci sarebbe stata la necessità di dotare il movimento di mezzi che concorressero a sostenere l'aumento di intensità nello scontro che proprio il convegno aveva propugnato.

Nel corso di quell'anno uscì da LC un primo nucleo di militanti che passò alla lotta armata fondando i Nuclei Armanti Proletari[8]: il 29 ottobre Luca Mantini e Giuseppe Romeo, due ex membri di LC passati ai NAP, morirono nel corso di una rapina a Firenze[9].

Tuttavia a partire proprio da quell'anno Lotta Continua vide un'apertura verso i nuovi movimenti emergenti.

Uscita dall'area extraparlamentare e scioglimentoModifica

Dal 7 al 12 gennaio del 1975 LC effettuò a Roma il primo Congresso nazionale. Con votazione per la prima volta a scrutinio segreto fu eletto un Comitato nazionale. Cominciò l'era detta della discussione collettiva e fu presa la decisione di votare alle regionali per il Partito Comunista Italiano[senza fonte].

Il 20 giugno 1976 Lotta Continua si presentò per la prima volta alle elezioni politiche, facendo liste comuni con il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, Avanguardia operaia e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Il risultato non fu elevato: 556.000 voti, 1,51%, 6 eletti di cui solo uno, Domenico Pinto, appartenente a LC[10]. Significativa fu comunque la scelta della partecipazione ad una competizione elettorale.

Tra il 31 ottobre e il 5 novembre 1976 Lotta Continua tenne a Rimini il secondo Congresso nazionale che vide uno scontro tra il gruppo dirigente e la componente femminista del movimento.

Le svolte verso il parlamentarismo, e l'allontanarsi dall'area extraparlamentare non salvarono però l'organizzazione, che si dissolse proprio dopo quel congresso senza alcuna dichiarazione ufficiale, sebbene il quotidiano, diretto in quel periodo da Enrico Deaglio, continuò a uscire fino al 1982.

Alcuni reduci del movimento, insieme a militanti fuoriusciti da Potere Operaio, fondarono nel 1976 Prima Linea, il cui nome derivò dal fatto che i membri del servizio d'ordine di Lotta Continua si trovavano in testa ai cortei, occupando la prima linea durante le manifestazioni[8].

La cosiddetta «lobby di Lotta Continua»Modifica

I molti che non aderirono a Prima Linea restarono di fatto orfani del proprio movimento politico di riferimento.

Alcuni resteranno in politica. Marco Boato e Domenico Pinto entrarono nel Partito Radicale, Luigi Manconi aderì prima ai Verdi, poi ai DS e infine al PD, mentre altri diventarono simpatizzanti del PSI e in particolare sostenitori delle posizioni di Bettino Craxi al tempo della sua segreteria.

Molti ex esponenti del quotidiano del partito restarono nel mondo dell'informazione, occupando ruoli strategici, chi lavorando in televisione (Rai, Fininvest e LA7) chi su varie testate giornalistiche. Tra i più noti Toni Capuozzo, Gad Lerner, Paolo Liguori, Giampiero Mughini, Claudio Rinaldi e lo stesso Adriano Sofri.

La permanenza di membri dell'associazione in ruoli di potenziale influenza sull'opinione pubblica ha fatto parlare spesso[11][12] di una «lobby di Lotta Continua».

Il termine fu particolarmente utilizzato quando molti ex esponenti, come ad esempio lo stesso Lerner, fecero discussioni relative alla necessità di una grazia per Adriano Sofri, che di fatto ufficialmente mai la richiese, ritenendo la cosa incompatibile con il fatto di ritenersi innocente per il reato per cui è stato condannato in via definitiva.

Persone che aderirono a Lotta ContinuaModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Militanti di Lotta Continua e Categoria:Politici di Lotta Continua
 
La redazione di Lotta Continua in foto di gruppo nella tipografia del giornale.

[14]

Vi furono altri che furono vicini al movimento senza mai esservi affiliati ufficialmente.

Alcuni prestarono le esigenze di legge come direttori responsabili del quotidiano del movimento. Tra questi il giornalista Giampiero Mughini[8] e Pio Baldelli[15].

Il caso CalabresiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Omicidio Calabresi.

Dopo la morte di Giuseppe Pinelli, il giornale del movimento condusse una violenta campagna contro il commissario Luigi Calabresi, additato come responsabile della sua morte. La campagna fu sostenuta anche da molti giornali e riviste.

Nel 1970 l'allora direttore Pio Baldelli fu denunciato e processato per diffamazione, venendo condannato a 1 anno e 3 mesi nel 1976[16].

Quando Calabresi morì assassinato in un agguato il 17 maggio 1972 il giornale titolò: Ucciso Calabresi, il maggior responsabile dell'assassinio Pinelli.

Dopo l'assassinio del commissario Calabresi le indagini furono assai lente. Ci furono molti depistaggi[17] e il caso rimase a lungo uno dei misteri d'Italia.

Nel 1988, sedici anni dopo i fatti, Leonardo Marino, nel 1972 militante di LC, confessò davanti ai giudici di essere stato uno dei due membri del commando che aveva ucciso il commissario. Disse di aver guidato l'auto usata per l'omicidio, e accusò Ovidio Bompressi di aver esploso i colpi che uccisero Calabresi; aggiunse che ricevettero l'ordine di compiere l'omicidio da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, allora leader del movimento.

 
Adriano Sofri nella redazione di Lotta Continua.

Marino descrisse i particolari dell'attentato. Il delitto fu accuratamente preparato, le armi furono prelevate da un deposito il giorno 14 maggio, la macchina fu rubata nella notte del 15 maggio, il delitto fu eseguito il 17 maggio.

Vi furono riscontri alle sue parole anche nelle intercettazioni telefoniche allegate agli atti del processo.

Dopo una lunga vicenda giudiziaria[18], la magistratura ritenne attendibile la testimonianza di Marino (di fatto la prova principale) e condannò come esecutori Leonardo Marino e Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti.

A Bompressi, Sofri e Pietrostefani fu irrogata la pena di 22 anni di carcere con sentenza definitiva. Marino fu inizialmente condannato ad una pena ridotta di 11 anni per aver collaborato con la magistratura. Questa riduzione di pena gli garantì nel 1995 la prescrizione del reato, come da sentenza della Corte d'assise d'appello [19].

La confessione di Marino e l'attendibilità che gli fu attribuita furono oggetto di critiche da parte della difesa dei tre chiamati in correità e da un movimento di opinione.

Tra i suoi esponenti si trovarono tra gli altri giornalisti come Giuliano Ferrara, ex appartenenti a Lotta Continua come Gad Lerner (ex collaboratore del giornale) e Paolo Liguori[20], ex esponenti del Soccorso Rosso Militante come Dario Fo e alcuni tra gli autori della campagna di stampa contro Calabresi che ne precedette l'assassinio.

Il pentito, afferma la loro tesi innocentista, sarebbe caduto in contraddizioni durante il processo, che lo avrebbero portato a correggere diverse volte la propria testimonianza nelle parti che riguardavano la partecipazione come mandanti di Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani.

In merito a queste affermazioni, il magistrato Laura Bertolè Viale (giudice a latere durante il primo processo d'appello e successivamente sostituto procuratore generale di Milano) replicò che coloro che nutrivano dubbi sulle condanne non avevano letto gli atti processuali e le sentenze, creando «una sorta di giurisprudenza alternativa fatta sui giornali»[21].

L'omicidio di Alceste CampanileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Omicidio di Alceste Campanile.

Alceste Campanile, militante di Lotta Continua, venne assassinato in circostanze misteriose il 12 giugno 1975 nei dintorni di Reggio Emilia.

Sia il padre che il giornale Lotta Continua avanzarono ripetutamente ipotesi di connessioni tra l'omicidio e il mondo dell'estrema sinistra, principalmente legate al caso del rapimento di Carlo Saronio[22].

Anni dopo l'omicidio fu confessato da Paolo Bellini, vecchio conoscente di Campanile e militante di estrema destra[23].

NoteModifica

  1. ^ Diego Giachetti, La carovana di Lotta Continua e l'eterno problema dell'organizzazione, Lotta Continua, 10 giugno 2014. (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2015).
  2. ^ Per il comunismo è il titolo dell'editoriale di Lotta Continua (ancora settimanale), anno II, numero 14, luglio 1970.
  3. ^ Vladimiro Satta, I nemici della Repubblica, Milano, Rizzoli, 2016.
  4. ^ Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Roma, Donzelli, 2003, p. 409.
  5. ^ Cinzia Sasso, Boato: 'Vi denuncio, mi calunniate', in la Repubblica, 20 agosto 1988. URL consultato il 21 marzo 2010.
  6. ^ Leonardo Marino, La verità di piombo, Milano, Ares, 1992.
  7. ^ Anania Casale, Il complice morì nella rapina: ergastolo, in Corriere della Sera, 25 aprile 1999. URL consultato il 21 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2015).
  8. ^ a b c Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  9. ^ Elvio Bertuccelli, Firenze: rapina in banca, sparatria Due banditi uccisi, carabiniere ferito, in La Stampa, 30 ottobre 1974. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  10. ^ Grazie di tutto, Luigi, Brianza Popolare, 17 maggio 2003. URL consultato il 22 marzo 2010.
  11. ^ Enrico Deaglio, Caso Sofri Show, in Diario, 25 luglio 2003.
  12. ^ Carlo Oliva, Rimozione e rivoluzione, in A/Rivista Anarchica, n.234/marzo 1997. URL consultato il 2 ottobre 2012.
  13. ^ Roberto Zamarin, Gasparazzo, Biblioteca Multimediale Marxista. URL consultato il 10 marzo 2012.
  14. ^ Corrado Sannucci, Lotta Continua. Gli uomini dopo, Arezzo, Liminia, 1999.
  15. ^ Addio a Baldelli, ex direttore di Lotta continua, in Corriere della Sera, 20 giugno 2005. URL consultato il 22 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2015).
  16. ^ A Pio Baldelli 1 anno e 3 mesi, in La Stampa, 23 ottobre 1976. URL consultato il 6 giugno 2017.
  17. ^ Omicidio Calabresi a giudizio Sofri e altri quattro ex Lc, in Stampa Sera, 7 agosto 1989. URL consultato il 22 maggio 2017.
  18. ^ Caso Sofri: la Cassazione nega la revisione del processo Respinta la richiesta della procura generale: la sentenza d'appello che condanna Sofri, Bompressi e Pietrostefani è definitiva, in Quotidiano.net, 5 ottobre 2000. URL consultato il 22 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2012).
  19. ^ Paolo Biondani, "Calabresi, delitto di Lotta continua", in Corriere della Sera, 12 novembre 1995. URL consultato il 28 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2015).
  20. ^ Maria Novella De Luca, 'Abbiamo sbagliato, ma assassini no', in la Repubblica, 24 gennaio 1997. URL consultato il 28 gennaio 2018.
  21. ^ Paolo Colonnello, «Le prove c'erano», in La Stampa, 29 gennaio 1997. URL consultato il 28 gennaio 2018.
  22. ^ Aldo Cazzullo, Il ragazzo di Lotta continua e l'assassino che non pagherà, in Corriere della Sera, 1º novembre 2007. URL consultato il 22 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2015).
  23. ^ Omicidio di Alceste Campanile Bellini colpevole ma prosciolto, in il Resto del Carlino, 3 giugno 2009. URL consultato il 21 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2014).

BibliografiaModifica

  • I quaderni di Avanguardia operaia, Lotta continua. Lo spontaneismo dal mito delle masse al mito dell'organizzazione, Milano, Sapere, 1972.
  • Le tesi, le relazioni politiche, lo statuto. Approvati al I Congresso nazionale di Lotta continua, Roma, 7-12 gennaio '75, Roma, Lotta continua, 1975.
  • Il II Congresso di Lotta Continua. Rimini, 31 ottobre - 4 novembre 1976, Roma, Edizione Coop. Giornalisti Lotta Continua, 1976.
  • Aldo Cazzullo, I ragazzi che volevano fare la rivoluzione. 1968-1978. Storia di Lotta continua, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-43643-3; Milano, Sperling & Kupfer, 2006, ISBN 88-200-4208-8.
  • Bruno Babando, Non sei tu l'Angelo Azzurro. Una tragedia del Settantasette torinese, Torino, Valerio, 2008, ISBN 978-88-7547-120-0.
  • Luigi Bobbio, Storia di Lotta continua, Milano, Feltrinelli, 1988, ISBN 88-071-1019-9.
  • Luigi Bobbio, Lotta Continua. Storia di un'organizzazione rivoluzionaria, Roma, Savelli, 1979.
  • Lotta Continua e Pier Paolo Pasolini, 12 dicembre, un film e un libro, Rimini, NdA Press, 2011, ISBN 9788889035627.
  • Stefano Borselli (a cura di), Ex comunisti. Addio a Lotta Continua, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008, ISBN 978-88-498-2147-5.
  • Andrea Casalegno, L'attentato, Milano, Chiarelettere, 2008, ISBN 978-88-6190-052-3.
  • Guido Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni ottanta, Roma, Donzelli, 2003, ISBN 88-7989-989-9.
  • Davide Degli Incerti (a cura di), La sinistra rivoluzionaria in Italia. Documenti e interventi delle tre principali organizzazioni: Avanguardia operaia, Lotta continua, PdUP, Roma, Savelli, 1976.
  • Luciano Della Mea, Proletari senza comunismo. Lotta di classe e Lotta continua: in appendice: a proposito degli scontri di Milano dell'11 marzo 1972. I "confusi estremismi", Verona, Bertani, 1972.
  • Fabio Levi e Alice Rolli,Il mondo di Marcello,Torino, Silvio Zamorani,2006.
  • Marco Monetta, "Concludiamo... eseguendo". I 55 giorni del sequestro Moro raccontati da "Lotta continua", Civitavecchia, Prospettiva, 2009, ISBN 88-7418-497-2.
  • Giampiero Mughini, Gli anni della peggio gioventù. L'omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione, Milano, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-0459-211-2.
  • Mauro Perino, Lotta continua. Sei militanti dopo dieci anni, Torino, Rosenberg & Sellier, 1979.
  • Leonardo Marino, La verità di piombo. Io, Sofri e gli altri, Milano, Ares, 1992, ISBN 88-8155-181-0.
  • Elena Petricola, I diritti degli esclusi nelle lotte degli anni settanta. Lotta Continua, Roma, Edizioni Associate, 2002, ISBN 88-267-0332-9.
  • Claudio Rinaldi, Sette anni di guai, in L'Espresso, 5 settembre 1996.
  • Corrado Sannucci, Lotta continua. Gli uomini dopo, Arezzo, Limina, 1999, ISBN 88-86713-47-9.
  • Vladimiro Satta, I nemici della Repubblica. Storia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 2016.
  • Adriano e Luca Sofri (a cura di), Si allontanarono alla spicciolata. Le carte riservate di polizia su Lotta continua, Palermo, Sellerio, 1996, ISBN 88-389-1228-9.
  • Stefania Voli, Quando il privato diventa politico: Lotta Continua 1968-1976, Roma, Edizioni Associate, 2006, ISBN 88-267-0400-7.
  • Luca Zanin, Gli anni del ciclostile. Lotta Continua e le battaglie politiche, operaie e studentesche a Rovereto (1969-1978), Arco, Grafica 5, 2004, ISBN 88-89521-00-7.
  • Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, Roma, Nuova Eri, 1992.
  • Giorgio Bocca, Gli anni del terrorismo, Armando Curcio Editore 1988

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica