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«Vennono alla difesa del palagio, e feciono gran zuffa: nella quale fu morto d'uno quadrello messer Lotteringo Gherardini; che ne fu gran danno, ché era valente.»

(Dino Compagni, Cronica, Libro III, 3)

Lotteringo Gherardini (Firenze, ... – Firenze, 8 febbraio 1303) è stato un politico italiano, uno dei maggiori esponenti della famiglia dei nobili Gherardini di Montagliari.

BiografiaModifica

Tra gli esponenti più importanti della sua famiglia, fu capitano del popolo di Volterra nel 1298 e successivamente di Barberino Val D'Elsa (zona di tradizionale influenza di questa famiglia). Capeggiò la fazione dei guelfi bianchi, tra cui militava Dante Alighieri, durante la guerra civile a Firenze. Dante collocò la sua famiglia nel V Cielo del Paradiso, quello di Marte, tra gli "spiriti militanti".

Venne ucciso presso Por Santa Maria a Firenze l'8 febbraio 1303 in una zuffa tra guelfi bianchi e neri, ricordata anche da Dino Compagni nella sua Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi. Secondo i cronisti dell'epoca furono gli uomini di Corso Donati a colpirlo a distanza con un colpo di balestra. I Gherardini conducevano dai primi mesi del 1302, anno del "grande esilio" con Dante Alighieri, una battaglia contro il Comune che era già costata la distruzione dei loro castelli di Montagliari e Montaguto ed il loro progressivo allontanamento verso Verona. Uno dei suoi figli, Rainaldo, divenne anche lui capitano del popolo di Volterra nel 1324[1].

Lotteringo Gherardini è sepolto nella chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze. La lapide porta la seguente iscrizione: "MCCCIII. Hic iacet D. Lotteringus de Gherardinis, qui obijt in defensionem Populi Fiorentini". L'ottocentesimo anniversario della morte è stato ricordato l'8 febbraio 2003 in una pubblica cerimonia dalla sua discendenza guidata dalla contessa Cinzia Maria Gherardini.

NoteModifica

  1. ^ Si veda anche Robert Davidsohn, in Storia di Firenze, Volume 3 (ed. 1981).

Voci correlateModifica