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Lotus 49
Lotus 49-1.JPG
Una Lotus 49 nei colori originali Lotus
Descrizione generale
Costruttore Regno Unito  Lotus Cars
Categoria Formula 1
Squadra Team Lotus
Progettata da Colin Chapman
Maurice Philippe
Sostituisce Lotus 43
Sostituita da Lotus 63
Descrizione tecnica
Meccanica
Motore Cosworth DFV
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4026 mm
Larghezza 1879 mm
Altezza 787 mm
Peso 499 kg
Altro
Pneumatici Firestone
Risultati sportivi
Debutto Gran Premio d'Olanda 1967
Piloti Regno Unito Jim Clark
Regno Unito Graham Hill
Palmares
Corse Vittorie Pole Giri veloci
12
Campionati costruttori 1
Campionati piloti 1

La Lotus 49 è una monoposto ideata da Colin Chapman e Maurice Philippe per poter gareggiare nel campionato mondiale di Formula Uno del 1967. È stata progettata per alloggiare il motore Ford Cosworth DFV, lo stesso che avrebbe equipaggiato poi moltissime altre monoposto nel corso degli anni settanta ed è inoltre la prima monoposto in cui il propulsore funge anche da membro strutturale.

Jim Clark l'ha portata alla vittoria nella prima gara della stagione 1967 e con la stessa Lotus 49 ottenne anche l'ultima vittoria della sua carriera nella stagione 1968. Graham Hill andò poi a vincere il titolo piloti di quell'anno e la 49 (nell'ultima versione, la "C") continuò a gareggiare fino al 1970.

Indice

Il progettoModifica

 
Il motore Cosworth installato in un prototipo del 1968.

Dopo un primo anno di difficoltà per il Team Lotus per via della regola dei 3000 cm³, Colin Chapman si mise a studiare un nuovo design che risultò semplice, ma allo stesso tempo di una spanna sopra la concorrenza: prendendo l'ispirazione dalla Lotus 43 e dalla Lotus 38 Indycar, la 49 fu la prima vettura di Formula1 a essere spinta dal celebre motore Ford Cosworth DFV, dopo che Chapman chiese a Ford di costruire una piattaforma per F1.

La Lotus 49 presentava infatti un design riuscito ed avanzato nella Formula 1, principalmente grazie alla particolare configurazione del motore e del telaio. Il motore appositamente progettato diventa membro strutturale capace di sostenere il resto della scocca (soluzione tentata anche col motore H16 nella Lotus 43 e nella BRM P83), da un lato e le sospensioni e il cambio dall'altro. Da allora praticamente tutte le auto di Formula 1 sono state costruite seguendo questo principio. Il merito di questa innovazione tecnica è universalmente attribuito a Colin Chapman, ma nel 2015, nel corso di un seminario tenuto presso il Tecnopolo di Modena, l'ingegner Gian Paolo Dallara ha rivelato che fu in realtà la Ferrari F1 del 1964 a introdurre per prima la soluzione del motore centrale posteriore portante, ma per ovvie ragioni di competitività venne mantenuta segreta[1].

La Lotus 49 è stata una sorta di banco di prova per le novità successivamente introdotte nel mondo delle auto da corsa. Ad esempio la Lotus è stata il primo team ad utilizzare alettoni dal profilo alare, che si notavano già da metà della stagione 1968. Originariamente queste ali erano fissate direttamente alle sospensioni e da lì estendevano in larghezza e altezza per essere aerodinamicamente efficaci. Tuttavia, dopo alcune rotture che causarono incidenti quasi fatali, le grandi ali furono vietate e il Team Lotus costretto ad ancorare gli alettoni direttamente al telaio delle auto.

StoriaModifica

Nel testare la Lotus 49 Graham Hill dichiarò che rispondeva bene ed era facile da guidare, ma che trovava difficili da gestire gli improvvisi scatti di potenza del V8 Ford. Nonostante ciò Jim Clark riuscì a vincere la prima gara del campionato a Zandvoort per il Gran Premio d'Olanda e altre tre gare con facilità, ma presto l'inaffidabilità del propulsore DFV spense le sue speranze di vittoria del titolo 1967. Graham Hill ebbe problemi alla sua prima gara e Jim Clark venne tradito dalle candele d'accensione a Spa-Francorchamps al Gran Premio del Belgio. I due sfortunati piloti dovettero sperimentare ancora dei guasti al Gran Premio di Francia a Le Mans, nel Bugatti Circuit perdendo la sfida con Jack Brabham. Ancora Jim Clark esaurì il carburante a Monza nel Gran Premio d'Italia. Ciononostante appariva chiaro ed evidente a tutti che la nuova macchina della Lotus poteva essere molto competitiva e le prime prove positive arrivarono non appena la Cosworth apportò delle migliorie al propulsore. Jim Clark vinse infatti la prima gara della stagione 1968 in Sudafrica e le Tasman Series in Australia, ma perse tragicamente la vita poco tempo dopo ad Hockenheim in una gara di Formula 2. Graham Hill lo sostituì come team leader e vinse il suo secondo titolo, dopo essersi assicurato altre tre vittorie, inclusa la sua quarta vittoria in carriera a Monaco.

La Lotus 49 doveva essere sostituita dalla Lotus 63 nel corso del 1969, ma dacché quest'ultima si rivelò malriuscita e inaffidabile, la Lotus 49 continuò a gareggiare al suo posto in attesa di un altro nuovo modello. In totale la Lotus 49 ottenne 12 vittorie e 2 campionati del mondo piloti e costruttori fino al 1970, anno in cui fu sostituita dalla Lotus 72.

I coloriModifica

Nel 1967, anno della sua presentazione, la Lotus 49 esibiva la livrea classica della Lotus: verde British con striscia gialla centrale. Nei 16 mesi successivi la si poteva osservare fregiarsi di sponsor e dei nomi dei piloti sopra lo schema base. Ma nel 1968, a Monaco, la Lotus 49 apparve con una nuova tinta composta da rosso, bianco panna e oro, i colori delle sigarette Gold Leaf: era il segno che il business pubblicitario stava cominciando ad assumere sempre più importanza in questo sport.

La Lotus 49 nei MediaModifica

NoteModifica

  1. ^ tvunimore, 3) Giampaolo Dallara, 14 aprile 2015. URL consultato il 1º giugno 2019.

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