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Luca Cellesi
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Martirano
 
Nato1575
Ordinato presbitero25 maggio 1619
Consacrato vescovo1º agosto 1627
Deceduto1669
 

Luca Cellesi (Pistoia, 1575Pistoia, 1669) è stato un vescovo cattolico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Luca Cellesi nacque in una famiglia di Pistoia legata da sempre alla Chiesa[1]; era imparentato con Tommaso Cellesi, vescovo di Ragusa (Dalmazia) nel 1628 e col cardinale Giulio Rospigliosi, papa nel 1667 col nome di Clemente IX, un cui fratello aveva sposato Lucrezia Cellesi, sorella di Luca[2]. Dopo essere stato governatore di Benevento e nunzio apostolico a Napoli[3], il 5 luglio 1627 Luca Cellesi venne nominato vescovo di Martirano, una piccola località della Calabria Citeriore sede di una diocesi suffraganea di Cosenza e il cui territorio comprendeva alcuni villaggi di montagna della Valle del Savuto, della Sila Piccola e del Reventino[4].

 
I Rospigliosi e i Cellesi nel 1600

La notte del 27 marzo 1638 e il giorno successivo (domenica delle Palme) il territorio della diocesi venne colpito da un terremoto catastrofico di intensità 11 e magnitudo 7.0 di cui la Relazione ad limina del Cellesi del 1639 costituisce una delle principali fonti documentarie[5]. In quell'occasione vennero distrutti numerosi centri abitati della diocesi (la stessa Martirano, Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Motta Santa Lucia, Marzi, Carpanzano, ecc.); venne distrutta fra l'altro la cattedrale dedicata all'Assunzione di Maria e lo stesso vescovo venne gravemente ferito nel crollo del palazzo vescovile[6]. Mons. Cellesi si rifugiò a Pedivigliano, una località dell'università di Scigliano, e da lì organizzò la ricostruzione degli edifici sacri distrutti e l'organizzazione del territorio devastato.

Nella Relatio ad limina del 1639 Cellesi riferirà che il sisma aveva ridotto la popolazione della diocesi da 12 mila a 6500 abitanti. Luca Cellesi si adoperò soprattutto per costruire nuovi centri abitati in località di montagna prima di allora spopolate, per lo meno non popolate durante il periodo autunnale e invernale, concedendo in enfiteusi terreni di cui la diocesi di Martirano era proprietaria. Numerosi abitanti di Motta Santa Lucia, Martirano e altre località distrutte dal sisma si trasferirono definitivamente a Decollatura[7].

Cellesi rimase alla guida della diocesi di Martirano fino al 1661, anno in cui si ritirò a Pistoia per motivi di salute. Morì nella città natale nel 1669 ed è seppellito in un pregevole monumento funebre nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie[8].

NoteModifica

  1. ^ La famiglia Cellesi godeva la prerogativa di accompagnare in corteo alla cattedrale i nuovi vescovi di Pistoia il giorno in cui prendevano possesso della sede
  2. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni, etc.. Venezia, Tipografia Emiliana, 1860, Vol. CII, p. 316 (on-line)
  3. ^ Francesco Adilardi, "Del vescovato soppresso di Martirano" in Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nullius) del regno delle due Sicilie, Napoli : Ranucci, 1848, pp. 466-470 (on-line)
  4. ^ Gaetano Moroni, "Martorano", Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. XLIII, pp. 206-207, Venezia, Tipografia Emiliana, 1847 (on-line)
  5. ^ Villella, V., I terremoti del'600 nella relazione di Limina dei Vescovi di Nicastro e Martirano., in Calabria Sconosciuta, vol. 38, luglio - dicembre, 1986.
  6. ^ Agazio Di Somma, Historico racconto de i terremoti della Calabria dall'anno 1638. fin'anno 41. Composto dal sig. Agatio Di Somma, Napoli, appresso Camillo Cauallo, 1641, pp. 81-83.
  7. ^ Pietro Bonacci, Decollatura, vicende sociali e religiose dal Seicento all'Ottocento, Decollatura, Grafica Reventino, 1982.
  8. ^ Francesco Tolomei, Guida di Pistoia per gli amanti delle belle arti. Pistoia : Da presso gli eredi Bracali stamp., 1821, pp. 80-81 (on-line)

BibliografiaModifica

  • Iacopo Brunozzi, Vita di Mons. Luca Cellesi vescovo di Martirano nel Regno di Napoli. Pistoia, 1669

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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