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Luca Tarigo
Navigatori2.jpg
Il Tarigo (in primo piano) fotografato negli anni '30, insieme ad altre unità della classe Navigatori
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipoesploratore (1929-1938)
cacciatorpediniere (1938-1941)
ClasseNavigatori
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
IdentificazioneTA
CostruttoriAnsaldo, Genova
Impostazione30 agosto 1927
Varo9 dicembre 1928
Entrata in servizio16 novembre 1929
Destino finaleaffondato in combattimento il 16 aprile 1941
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard 2125 t
in carico normale 2760 t
pieno carico 2880 t
Lunghezza107 m
Larghezza11,5 m
Pescaggio4,5 m
Propulsione4 caldaie Odero
2 gruppi di turbine a vapore Parsons su 2 assi
potenza 55.000 hp
Velocità38 (poi ridotta a 28) nodi
Autonomia3.100 mn a 15 nodi
800 mn a 36
Equipaggio15 ufficiali, 215 tra sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria6 pezzi Ansaldo 120/50 Mod. 1926,
2 mitragliere 40/39 mm,
8 mitragliere da 13,2 mm
Siluri4-6 tubi lanciasiluri da 533 mm
Altro2 tramogge per bombe di profondità
Note
MottoA voga arrancata, a spada tratta

dati presi principalmente da [1], [2] e [3]

voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

Il Luca Tarigo è stato un esploratore e successivamente un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Indice

StoriaModifica

Nome e mottoModifica

Il Tarigo prese nome dal navigatore genovese Luca Tarigo vissuto nel XIV secolo. Poco si conosce della sua vita, se non che fu audace, spregiudicato e praticò anche la pirateria. Dal Mar d'Azov risalì il Don, poi trasportando via terra la nave, giunse al Volga che seguì fino al Mar Caspio.

Il motto della nave, A voga arrancata, a spada tratta deriva dalla Canzone del Sangue (da Merope, 1912) di Gabriele D'Annunzio.

Gli anni TrentaModifica

 
Il Tarigo dopo il primo ciclo di modifiche strutturali

Il Tarigo fu la prima unità della classe ad entrare in servizio, nel novembre del 1929. I primi mesi di esercitazioni in mare aperto resero evidenti i difetti di stabilità che caratterizzavano il progetto originario di queste unità. Per questo motivo, anche in previsione dell'utilizzo di questi esploratori in appoggio alla crociera aerea transatlantica Italia-Brasile degli idrovolanti di Italo Balbo, il Tarigo rientrò in cantiere per essere sottoposto al primo ciclo di grandi lavori di alleggerimento e riduzione delle sovrastrutture[1], che comportarono anche la sostituzione di timone e tubi lanciasiluri[2].

Ne uscì nell'ottobre del 1930 ed a dicembre partì con le unità gemelle per la lunga crociera atlantica. Partito il 1º dicembre 1930, il Tarigo fece ritorno da tale missione il 18 marzo 1931, quando rientrò a Gaeta[1][3].

Al rientro da questa missione il Tarigo svolse la normale attività del Gruppo Esploratori di cui faceva parte e l'8 dicembre 1931 ricevette a Genova la bandiera di combattimento.

Dal 1937 al 1938, durante la guerra civile spagnola, l'unità svolse missioni sia di scorta che di trasporto truppe italiane dirette in Spagna a sostegno dell'esercito franchista[1]. Tra i porti toccati nel periodo Cadice, Tangeri, Ceuta e Malaga[1]. Nel corso del 1938 stazionò a Palma di Maiorca[1].

Nel 1938 fu declassato cacciatorpediniere, entrando a far parte della XIV Squadriglia Cacciatorpediniere[1]. Nel 1939 stazionò a Tangeri con area d'operazioni nello stretto di Gibilterra[1]. Nel novembre 1939 assunse il comando dell'unità il capitano di fregata Pietro de Cristofaro, che avrebbe mantenuto il comando della nave sino alla sua perdita[4]. Nel dicembre dello stesso anno (dopo qualche mese trascorso in Mar Tirreno) fu trasferito a Rodi ed assegnato alla XVI Squadriglia del Comando Forze Navali dell'Egeo, dove rimase fino all'aprile 1940[1].

Rientrato alla Spezia fu poi messo in riserva ed inviato ai cantieri O.T.O. di Livorno dove fu sottoposto, come quasi tutte le unità gemelle, al secondo ciclo di lavori (allargamento dello scafo e modifica della prora), che, iniziati il 6 maggio, ebbero fine solo a guerra già iniziata, il 10 agosto 1940[1].

La seconda guerra mondialeModifica

Tornato in servizio Tarigo fu assegnato alla XIV Squadriglia Cacciatorpediniere con base inizialmente a Taranto, poi a Trapani e a Palermo[1]. I suoi compiti consistevano principalmente in missioni di scorta a convogli veloci di trasporto truppe sulla rotta Napoli-Palermo-Tripoli[1], nonché nella posa di mine.

Nella notte tra il 7 e l'8 ottobre 1940 il Tarigo, insieme ai gemelli Vivaldi e da Noli, posò un campo minato al largo di Capo Bon: su queste mine affondò successivamente il cacciatorpediniere britannico Hyperion[5].

Intorno alle otto del mattino del 12 ottobre salpò da Messina insieme alle due unità sezionarie ed agli incrociatori della III Divisione (Trento, Trieste, Bolzano) per soccorrere le unità coinvolte nello scontro di Capo Passero; quando si vide che le navi superstiti non necessitavano di soccorsi, le unità partite da Messina si misero alla ricerca delle unità inglesi, cercandole fino ad oltre mezzogiorno senza però individuarle[6].

Nella notte tra il 7 e l'8 gennaio 1941, insieme ai gemelli Vivaldi, Da Noli e Malocello ed alle torpediniere Vega e Sagittario, effettuò la posa dei campi minati «X 2» ed «X 3» (180 mine ciascuno) al largo di Capo Bon[7].

Il 22 gennaio rilevò, insieme a Vivaldi, Da Noli e Malocello, i cacciatorpediniere Freccia e Saetta nella scorta, sulla rotta Napoli-Trapani, ai trasporti truppe Marco Polo, Conte Rosso, Esperia e Victoria: il convoglio giunse indenne a Tripoli il 24, nonostante un attacco portato dal sommergibile HMS Unique contro l’Esperia, che non fu nemmeno notato[8].

Dal 5 al 7 febbraio scortò da Napoli a Tripoli, insieme ai cacciatorpediniere Freccia e Saetta (ai quali poi si aggregò, il 6, l'incrociatore leggero Bande Nere) un convoglio formato dai trasporti truppe Marco Polo, Conte Rosso, Esperia e Calitea; scortò inoltre le navi sulla rotta di rientro, dal 9 all'11 febbraio[9].

Dal 3 al 6 marzo scortò da Napoli a Tripoli, insieme al cacciatorpediniere Freccia ed alla torpediniera Castore, un convoglio di rifornimenti per il Deutsches Afrikakorps (piroscafi Arta, Adana, Aegina, Sabaudia)[10].

Il 1º aprile salpò da Napoli diretto a Tripoli, di scorta – insieme ai cacciatorpediniere Euro e Baleno ed alle torpediniere Polluce e Partenope – ad un convoglio composto dai trasporti truppe Esperia, Conte Rosso, Marco Polo e Victoria: le navi giunsero a destinazione l'indomani[11].

 
Il cacciatorpediniere britannico Mohawk, affondato dal Tarigo nel combattimento che portò alla sua perdita

Il 13 aprile, di sera, salpò da Napoli per Tripoli al comando del capitano di fregata Pietro De Cristofaro in qualità di caposcorta del convoglio «Tarigo», formato dai piroscafi Arta, Adana, Aegina, Iserlohn e Sabaudia, carichi di munizioni, carburante, veicoli, carri armati, truppe ed equipaggiamenti per l'Afrika Korps e scortato, oltre che dal Tarigo, dai più piccoli cacciatorpediniere Lampo e Baleno[1][12][13][14]. Nella notte tra il 14 ed il 15 il convoglio fu disperso dal maltempo; ricomposto, fu poi avvistato da ricognitori britannici[12][13]. Alle 2.20 del 16 aprile, giunto all'altezza delle secche di Kerkennah (costa tunisina) il convoglio fu attaccato a sorpresa dai cacciatorpediniere HMS Jervis, HMS Janus, HMS Nubian e HMS Mohawk: nel violento scontro che ne seguì affondarono il Sabaudia, l’Aegina e l’Iserlohn, l’Arta, l’Adana, il Lampo ed il Baleno, ridotti a relitti galleggianti, finirono incagliati sulle secche[1][12][13][14]. Trovandosi in testa al convoglio, mentre le navi inglesi attaccavano da poppa, il Tarigo fu l'ultima unità ad essere attaccata; invertì la rotta e si portò al contrattacco ormai solo contro i quattro cacciatorpediniere nemici[1][12][13]. Mentre manovrava per portarsi al contrattacco, la nave fu centrata sotto la plancia: gli apparati di governo e trasmissione degli ordini andarono distrutti, il comandante De Cristofaro fu ferito mortalmente e mutilato di una gamba, molti altri uomini restarono uccisi o feriti; vennero quindi azionati gli organi di governo poppieri, ed il Tarigo si portò a poche centinaia di metri dalle quattro navi inglesi: nel violento combattimento la nave fu ripetutamente centrata ed incendiata, l'armamento fu posto fuori uso, l'equipaggio massacrato, le macchine distrutte (il direttore di macchina, capitano del Genio Navale Luca Balsofiore, accecato da un colpo, si fece portare in coperta e morì accanto a De Cristofaro dopo avergli detto che l'apparato motore era inservibile); un gruppo di superstiti, guidati dal sottotenente di vascello Ettore Besagno, raggiunse l'unico complesso lanciasiluri ancora funzionante[1][12][13][14]. Il sottocapo silurista Adriano Marchetti (poi scomparso in mare) puntò e lanciò tre siluri: due colpirono il cacciatorpediniere HMS Mohawk, che, con 43 morti a bordo ed irrimediabilmente danneggiato, si dovette autoaffondare[1][12][13][14]. Terminato lo scontro il comandante De Cristofaro ordinò ai superstiti di cercare di domare gli incendi, ma poco dopo, dato che la nave stava sbandando, diede ordine di abbandonare la nave e morì[1][12][13]. Il Tarigo affondò alle tre di notte del 16 aprile, 500 metri a sud della boa n. 3 delle secche di Kerkennah[1][14].

Nel combattimento e nel successivo affondamento morirono o scomparvero il comandante De Cristofaro, altri 7 ufficiali (tra gli ufficiali del Tarigo si ebbero soli 3 sopravvissuti su 11) e la quasi totalità dell'equipaggio[1], lasciando solo 36 sopravvissuti. Alla memoria del comandante De Cristofaro e del direttore di macchina Balsofiore fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare[4][15].

Nel corso del conflitto il Tarigo aveva effettuato 30 missioni di guerra per un totale di circa 18.000 miglia di navigazione[3].

Nel 1950-1951 il relitto della nave venne individuato a scarsa profondità dalla società «MICOPERI» (Minio Contivecchi Recuperi) e parzialmente smantellato per recuperarne i metalli pregiati[16].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s R.Ct. "Luca Tarigo".
  2. ^ Ct classe Navigatori Archiviato il 18 giugno 2012 in Internet Archive..
  3. ^ a b Trentoincina.
  4. ^ a b Marina Militare.
  5. ^ 1940.
  6. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 212.
  7. ^ 1941.
  8. ^ 1941.
  9. ^ 1 February, Saturday.
  10. ^ 1 March, Saturday.
  11. ^ 1 April, Tuesday.
  12. ^ a b c d e f g Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, pp. da 151 a 153.
  13. ^ a b c d e f g Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. da 462 a 464.
  14. ^ a b c d e Le Operazioni Navali nel Mediterraneo Archiviato il 18 luglio 2003 in Internet Archive..
  15. ^ Marina Militare.
  16. ^ Supplemento a Rivista Marittima sul relitto dell'incrociatore Armando Diaz.

BibliografiaModifica

  • Franco Bargoni. Esploratori Italiani. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1996
  • Aldo Cocchia e Filippo De Palma. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. VI: La Guerra nel Mediterraneo – La difesa del Traffico coll'Africa Settentrionale: dal 10 giugno 1940 al 30 settembre 1941. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1958.
  • Giorgio Giorgerini. La battaglia dei convogli in Mediterraneo. Milano, Mursia, 1977.
  • Pier Filippo Lupinacci. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. XVIII: La Guerra di Mine. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare ,1966
  • Nicola Sarto. Gli esploratori - poi cacciatorpediniere - classe "Navigatori", "Marinai d'Italia", 2007, 12, 17-32.
  • Luis de la Sierra. La guerra navale nel Mediterraneo: 1940-1943. Milano, Mursia, 1998. ISBN 8842523771
  • Gianni Rocca, "Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale", Mondadori, 1987
  • Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, Mondadori, 1994

Collegamenti esterniModifica

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