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Luci a San Siro
ArtistaRoberto Vecchioni
Autore/iRoberto Vecchioni, Andrea Lo Vecchio e Giorgio Antola
GenereMusica d'autore
Pubblicazione
IncisioneParabola
Data1971
Durata4 min : 18 s
Parabola – tracce
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Improvviso paese
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Il tamburo battuto

Luci a San Siro è un brano musicale scritto ed interpretato da Roberto Vecchioni, pubblicato nell'album Parabola. La musica fu composta da Andrea Lo Vecchio e Giorgio Antola, e prodotto da Renato Pareti.

Nonostante non sia mai stato pubblicato come singolo, è universalmente riconosciuto come uno dei brani più significativi ed importanti della carriera di Vecchioni, nonché come un classico della canzone italiana.[1]

Il branoModifica

 
Roberto Vecchioni durante un'esibizione al teatro romano di Verona

La canzone era già stata pubblicata qualche mese prima su un 45 giri inciso da Rossano, in una versione con testo completamente diverso e dal titolo Ho perso il conto.[2]

Nel nuovo testo, Vecchioni ricorda il suo amore giovanile per Adriana, la sua vicina di casa e fidanzata dal 1964 al 1968, che diventerà la "musa ispiratrice" di moltissime sue canzoni (da Mi manchi ad Archeologia), con cui si recava presso la Montagnetta di San Siro con la sua Fiat Seicento grigia targata MI 860399, regalatagli dal padre nel luglio 1962 per il superamento a pieni voti dell'esame di maturità. Il testo è inoltre un omaggio a Milano ed alla giovinezza passata, oltre che un atto d'accusa verso l'ambiente dei produttori musicali.[3]

Il testo originale della canzone venne censurato e cambiato, ed i versi Hanno ragione, sono un coglione, / mi han detto «È vecchio tutto quello che lei fa, / parli di sesso, prostituzione, /di questo han voglia se non l'ha capito già...» - in realtà si tratta della seconda versione, in quanto la prima era ancora più esplicita («parli d'incesto, di coiti anali») - sono trasformati in Hanno ragione, hanno ragione, / mi han detto «È vecchio tutto quello che lei fa, / parli di donne da buoncostume, /di questo han voglia se non l'ha capito già...», mentre i successivi "tra le sue gambe" e «Fatti pagare, fatti valere, / più lecchi il culo e più ti dicono di sì, / e se hai la lingua sporca, che importa, / chiudi la bocca, nessuno lo saprà» diventano "tra le sue braccia" e «Fatti pagare, fatti valere, / più abbassi il capo e più ti dicono di sì, / e se hai le mani sporche, che importa, / tienile chiuse e nessuno le vedrà» nella terza e definitiva versione. Vecchioni, dal vivo, ha ripreso spesso la seconda versione.[1]

La canzone è rimasta uno dei capolavori della musica italiana, al punto che Francesco Guccini, in un'edizione del Premio Tenco espresse il suo rammarico per non averla scritta lui affermando: "A volte delle canzoni di un collega si dice: «perché non l'ho scritta io?»; la canzone che vado ad eseguire è «maledizione, perché non l'ho scritta io»?".[4]

NoteModifica

  1. ^ a b Riccardo De Stefano, Luci a San Siro: immersi nella nebbia, nei ricordi e nel genio del Professore, su icompany.it, 14 aprile 2018. URL consultato il 22 settembre 2019.
  2. ^ 45 Mania - Rossano - Ho perso il conto, su 45mania.it. URL consultato il 22 settembre 2019.
  3. ^ Matteo Pifferi, Vecchioni: “Non abbinate la mia Luci a San Siro al Milan. Inter sempre stellare. E i tifosi…”, su fcinter1908.it, 25 novembre 2018. URL consultato il 22 settembre 2019.
  4. ^ Guccini: avrei voluto scrivere io Luci a San Siro, su la Repubblica, 5 novembre 2002. URL consultato il 22 settembre 2019.
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