Lucia Visconti

nobile italiana
Signoria di Milano
Casato dei Visconti

(1277-1395)
Arms of the House of Visconti (1277).svg
vipereos mores non violabo
Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Nipoti
Matteo I
Luchino co-signore col fratello Giovanni fino al 1349
Figli
Galeazzo I
Figli
Azzone co-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Figli
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Lucia Visconti (Milano, 137214 aprile 1424) è stata un'aristocratica milanese che fu contessa di Kent per matrimonio dal 1407 al 1424.

Bernabò Visconti e Beatrice, genitori di Lucia

BiografiaModifica

Lucia era figlia di Bernabò Visconti, signore di Milano (regnante insieme al fratello Galeazzo II), e di sua moglie, Beatrice della Scala[1]. Come era tipico per le donne nate da famiglie nobili, ci si aspettava che lei e le sue nove sorelle sposassero membri di altre famiglie nobili per formare o rafforzare alleanze. Ad esempio, sua sorella Valentina divenne regina di Cipro[2], e un'altra sorella Caterina sposò il cugino Gian Galeazzo, diventando la prima duchessa di Milano[3].

Le lunghe trattative matrimonialiModifica

Tra il 1382 e il 1384, Bernabò cercò attivamente trattative matrimoniali per la figlia neonata con Luigi II d'Angiò, futuro re di Napoli, tramite la madre di Luigi, Maria di Blois. Bernabò rimase in stretto contatto con Maria, tentando di venire a patti su un contratto matrimoniale. All'epoca c'era discordia nella famiglia Visconti. Gian Galeazzo, succeduto al padre nel 1378, vide il matrimonio imminente come una minaccia, un'alleanza che avrebbe rafforzato la posizione dello zio nella famiglia a spese della sua. Nella primavera del 1385 Bernabò fu deposto e fatto prigioniero dal nipote. Il contratto di matrimonio tra Luigi II e Lucia fu annullato e alla morte di Bernabò nel dicembre 1385, Gian Galeazzo divenne l'unico sovrano di Milano, conferendogli l'autorità di determinare chi doveva sposare Lucia[4].

Un altro potenziale corteggiatore più favorevole per Visconti era Enrico, duca di Lancaster (il futuro re Enrico IV d'Inghilterra), che visitò Milano nel 1393 e che rimase molto colpito da Lucia. Nel 1399, quando si stavano discutendo accordi tra i due, Enrico - la cui prima moglie morì nel 1394 - fu bandito in Francia per dieci anni dal Riccardo II[5]. Per Gian Galeazzo la sicurezza politica era prima di tutto e come tale, sospese le trattative, insistendo affinché Enrico riprendesse il potere prima che potessero procedere ulteriori colloqui.

Nello stesso anno, Enrico tornò in Inghilterra e rovesciò Riccardo con l'aiuto del re di Francia[6], ma le trattative matrimoniali non ripresero mai.

Quando Gian Galeazzo le propose di sposare suo figlio naturale Gabriele Maria, di 13 anni, fu Lucia stavolta a rifiutare.

MatrimoniModifica

Primo MatrimonioModifica

Il 28 giugno 1399 Lucia sposò infine a Pavia il figlio di Baldassarre di Turingia, Federico V di Turingia, marchese di Misnia e precedentemente promesso a sua sorella Anglesia Visconti. Il matrimonio venne celebrato da Guglielmo Centuario, vescovo di Pavia, e vide tra i testimoni anche il futuro papa Alessandro V.

La sposa però si rifiutò di partire e impugnò il matrimonio sostenendo di esservi stata costretta[7].

Nel 1404 fu interessato alla mano di Lucia Roberto III di Baviera che inviò i suoi ambasciatori alla corte di Milano per trattare un probabile matrimonio con suo figlio Stefano ma l'instabile situazione politica causata dalla lotta tra i Visconti e i Malatesta chiuse ogni trattativa[8].

Secondo MatrimonioModifica

La morte di Gian Galeazzo nel 1402 eliminò la possibilità di un futuro matrimonio politico per Lucia. Nel frattempo Enrico si risposò nel 1403, ma non si era dimenticato dell'adolescente milanese che si era infatuata di lui. Fece in modo che lei sposasse Edmund Holland, IV conte di Kent, un suo soldato che aveva combattuto nella battaglia di Shrewsbury. Nel maggio 1406 fu redatto per i due un contratto di matrimonio, che prevedeva una dote di 70.000 fiorini di cui 12.000 dovevano essere pagati alla consumazione del matrimonio, seguiti da pagamenti annuali di 8.285 fiorini fino al pagamento dell'importo totale[9].

Il matrimonio ebbe luogo il 24 gennaio 1407 a St. Mary Overy a Southwark. Un resoconto del loro matrimonio fu pubblicato nel 1827 dall'antiquario inglese Sir Nicholas Harris Nicolas, nel suo A Chronicle of London, 1089–1483[10]. Tuttavia, il matrimonio tra la coppia di sposini ebbe un inizio difficile. Nel 1406, Edmund aveva avuto un legame con Costanza di York e l'anno successivo, Costanza diede alla luce la figlia illegittima di Edmund, Eleanor. Non ci sono documenti superstiti che indichino la reazione di Lucia verso di loro, ma le sorelle di Edmund notarono che Constanza non era un ostacolo nel matrimonio del fratello. Nel settembre 1408, Lucia rimase vedova, in seguito alla morte di Edmund ucciso in battaglia in Bretagna. La coppia non ha avuto figli[11].

A differenza di altre vedove del suo tempo, Lucia non è stata costretta a tornare a casa della sua famiglia, ma fu in grado di vivere come voleva. Più specificamente, usò il suo titolo di Contessa di Kent a suo vantaggio. Dato che il marito gli aveva lasciato pochi soldi (la dote non era ancora stata pagata), lei doveva far fronte al suo grosso debito. Decise di seguire le orme della sorellastra Donnina (che aveva sposato John Hawkwood, un soldato inglese) rivolgendosi a Enrico per un aiuto finanziario. Enrico le concesse un terzo del reddito della sua porzione di terra del defunto marito (che era un quinto del patrimonio, il resto fu diviso tra le sue quattro sorelle), con il resto usato per pagare i suoi creditori. Questo non bastò a far quadrare i conti, e Lucia supplicò il Parlamento con lettere di marca che costringevano Milano a pagare la dote. Tuttavia, Milano aveva i suoi problemi finanziari dopo la morte di Gian Galeazzo e il pagamento non è mai arrivato. Fece una seconda petizione al Parlamento per la cancellazione del debito, promettendo una parte della dote ai creditori di Edmund[12].

Tuttavia, il costo del mantenimento delle sue proprietà era troppo alto, e nel luglio 1421, Lucia risiedette presso la Holy Trinity Minories, che era simile a un convento di suore ma era noto anche come un luogo in cui le donne di alto rango e denaro avrebbero vissuto insieme. Si ritiene che vivesse in una casa a schiera costruita nel 1352 da Elizabeth de Burgh, che aveva la reputazione di ospitare donne in precarie circostanze politiche. Qui visse una vita agiata e ben tenuta, ma si dedicò anche agli affari, figurando come esportatrice di merci in Italia nel 1423[13].

MorteModifica

Lucia morì il 14 aprile 1424[14] e venne sepolta a Londra nella chiesa degli Agostiniani, un luogo di riposo popolare per gli immigrati italiani a Londra. Il suo epitaffio, scritto in latino, si concentra sul suo fascino e sulla bellezza, sulla sua famiglia e sull'eredità milanese, e non menziona affatto suo marito. È conservato in un documento del XVI secolo al British Museum, anche se l'ultima parte è intraducibile.

Nel suo testamento, Lucia lasciò in eredità una parte della sua dote non pagata a vari nobili inglesi e agli immigrati italiani, mentre il resto (insieme agli oggetti personali) andò al suo maggiordomo, ad alcune dame di compagnia, al suo giullare e a varie istituzioni religiose a Milano e in Inghilterra, ma tutti i destinatari non furono ugualmente in grado di ottenere i soldi da Milano[15]. I lasciti ai destinatari religiosi arrivavano con le condizioni per pregare per se stessa e per le anime di Edmund[16].

AscendenzaModifica

Signoria di Milano
Casato dei Visconti

(1277-1395)
vipereos mores non violabo
Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Nipoti
Matteo I
Luchino co-signore col fratello Giovanni fino al 1349
Figli
Galeazzo I
Figli
Azzone co-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Figli
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Matteo I Visconti Teobaldo Visconti  
 
Anastasia Pirovano  
Stefano Visconti  
Bonacossa Borri Squarcino Borri  
 
Antonia  
Bernabò Visconti  
Bernabò Doria  
 
 
Valentina Doria  
Eliana Fieschi  
 
 
Lucia Visconti  
Alboino della Scala Alberto I della Scala  
 
Verde di Salizzole  
Mastino II della Scala  
Beatrice da Correggio Giberto III da Correggio  
 
Elena Malaspina  
Beatrice della Scala  
Giacomo I da Carrara Marsilio  
 
 
Taddea da Carrara  
Elisabetta Gradenigo Pietro Gradenigo  
 
Tommasina Morosini  
 

NoteModifica

  1. ^ Bradley, 1994, p. 78 "[Henry] had been in Milan in 1393, when she had been thirteen years old."
  2. ^ Kenneth Meyer Setton, A History of the Crusades: The fourteenth and fifteenth centuries, a cura di Hazard, University of Pennsylvania Press, 1914, pp. 367, ISBN 9780299066703.
  3. ^ Bueno de Mesquita, 2011, p. 39
  4. ^ (EN) Gian Galeazzo Visconti, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
  5. ^ Helen Barr, Signes and Sothe: Language in the Piers Plowman Tradition, Boydell & Brewer, 1994, pp. 146, ISBN 9780859914192.
  6. ^ Bryan Bevan, Henry IV, Palgrave Macmillan, 15 settembre 1994, pp. 66, ISBN 9780312116965.
  7. ^ Lucia Visconti - Virgilio Ricerca Web
  8. ^ Storia di Milano ::: dal 1401 al 1425
  9. ^ Bradley, 1994, p. 78
  10. ^ Nicholas Harris Nicolas e Edward Tyrrell, A Chronicle of London, from 1089 to 1483, London, Longman, Rees, Orme, Brown and Green, 1827, pp. 90.
    «In this yere, the xvij day of Juyll, the erle of Kent wedded the dukes doughter of Melane, at seynt Marie Overey».
  11. ^ Bradley, 1994, pp. 79–80
  12. ^ Bradley, 1994, p. 81
  13. ^ Bradley, 1994, pp. 81–82
  14. ^ Douglas Richardson, Magna Carta Ancestry: A Study in Colonial and Medieval Families, vol. 2, 2nd, 2011, pp. 500, ISBN 9781461045205.
  15. ^ Jonathan Mackman, Lucia Visconti, Countess of Kent, su England's Immigrants 1330–1550, Arts and Humanities Research Council, ottobre 2013. URL consultato il 2 aprile 2019.
  16. ^ Bradley, 1994, p. 84

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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