Luciano Borzone

pittore italiano

Luciano Borzone (Genova, 1590Genova, 1645) è stato un pittore italiano.

BiografiaModifica

 
Erminia e Vafrino trovano Tancredi ferito (1635-45), Luciano Borzone. Museo nazionale delle belle arti, Rio de Janeiro.

Figlio di Silvestro e Veronica Bertolotto, venne avviato dalla famiglia agli studi letterari che abbandonò in favore della pittura, influenzato dalla sua frequentazione dello zio pittore, Filippo Bertolotto.[1]

Grazie all'interesse di Alberico I Cybo-Malaspina, principe di Massa, entrò alla scuola di Cesare Corte. Conobbe Giovanni Carlo Doria, per cui realizzò varie opere e che seguì, intorno al 1614 a Milano come consulente d'arte. Nella città meneghina il Borzone venne a contatto con l'arte lombarda del seicento e ricevette numerose commissioni.[1]

Ritornato a Genova, aprì bottega per conto suo, specializzandosi nel ritratto, di grande e piccolo formato.[1][2]

Fu legato da amicizia a Bernardo Castello e Gabriello Chiabrera.[1]

Realizzò inoltre il frontespizio de Ra Çittara Zeneize, raccolta di poesie in lingua ligure di Gian Giacomo Cavalli, che accoglie anche due componimenti del Borzone stesso: Se Ballin piggia in man ro sigorello e L'anno chi ne pareiva unna Trattuga.[1]

Borzone, sposatosi con la nipote del maestro di musica Gerolamo Morello, ebbe tre figli tutti pittori: Francesco, Giovanni Battista e Carlo.[1] Tra i suoi allievi, oltre ai figli, vanno citati Giovanni Battista Monti[3], Gioacchino Assereto, Silvestro Chiesa ed il Baciccio.Tra le sue opere la pala d'altare Madonna del Rosario tra i santi Domenico e Caterina da Siena per la chiesa di San Giacomo a Sedrina nel 1626.[4]

Morì cadendo da una scala mentre stava completando la sua ultima opera, il Presepe, conservata nella cappella della Madonna degli Angeli della basilica della Santissima Annunziata del Vastato in Genova.[1]

NoteModifica

BibliografiaModifica

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