Luciano Capitò

militare italiano

Luciano Capitò (Venezia, 1899fronte russo, 26 gennaio 1943) è stato un militare italiano, ufficiale degli Alpini, pluridecorato combattente della prima e seconda guerra mondiale.

BiografiaModifica

Giovane neodiplomato capitano marittimo a Venezia, con l'avvento della prima guerra mondiale, Luciano Capitò si arruolò volontario nell'aprile del 1917 nelle truppe alpine, prestando servizio, come sottotenente, presso il 2º e 3º Reggimento dell'artiglieria da montagna. Fu decorato di due medaglie d'argento al valor militare, per il valore dimostrato nei combattimenti sulla linea difensiva del Piave e sul Monte Pertica.

Posto in congedo nel 1921, fu promosso capitano nel 1939. Richiamato alle armi allo scoppio del secondo conflitto mondiale, combatté sul Colle Razet sulla frontiera alpina con la Francia, sul fronte greco-albanese nel 1941, ed infine su quello russo, ove il 26 gennaio 1943 fu colpito mortalmente nel tentativo di respingere un assalto delle truppe sovietiche.

Nel 1959 l'amministrazione dell'esercito italiano ricordò la figura dell'eroico ufficiale dedicandogli la nuova caserma di Portogruaro, sede della neocostituita III Brigata Missili.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare (alla memoria)
«Pluridecorato al valor militare, lasciava l'ufficio recuperi di Grande Unità cui era addetto, per raggiungere volontariamente un reparto avanzato impegnato in aspra lotta, confermando in cinque giorni di sanguinosi combattimenti il suo indomito coraggio. Durante un violento attacco ad una batteria alpina seriamente minacciata e rimasta priva del comandante, ne assumeva il comando opponendo all'avversario, di gran lunga superiore di mezzi e di forze, resistenza ad oltranza. Caduti quasi tutti gli ufficiali, a sua volta ferito gravemente alla spina dorsale, continuava con sovrano sprezzo del pericolo nella sua opera di incitamento e di comando, nella lotta ravvicinata per la difesa dei pezzi. Rifiutato ogni soccorso, sopportando stoicamente indicibili sofferenze, non desisteva dalla azione finché, visti finalmente salvi i pezzi della batteria, conscio della gravità del proprio stato, manifestava l'orgoglio di morire da artigliere accanto ai pezzi. Trasportato all'ospedale stremato di forze, salutava nel suo colonnello ferito, che aveva riconosciuto degente in un letto vicino, lo stendardo del reggimento del quale era stato gregario per pochi giorni e per il quale dava la vita. Sublime esempio del più puro eroismo e di suprema dedizione alla Patria.»
— Fronte russo,15- 26 gennaio 1943
  Medaglia d'Argento al valor militare
— Piave, luglio 1918
  Medaglia d'Argento al valor militare
— Monte Pertica, ottobre 1918
  Medaglia di bronzo al valor militare
— Fronte greco, febbraio 1941

BibliografiaModifica

  • Le Medaglie d'Oro al valor militare – Gruppo Medaglie d'Oro al valor militare d'Italia, Roma 1965
  • Emilio Faldella, Truppe alpine nella seconda guerra mondiale: dall'opera Storia delle Truppe, a cura dell'Associazione nazionale alpini, 1977
  • Manlio Francesconi, Russia, 1943, 1983

Collegamenti esterniModifica

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