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Ludovico I Pico

condottiero italiano

Ludovico I Pico della Mirandola, signore di Mirandola (Mirandola, 1472Polesella, 1509), è stato un condottiero italiano, fratello di Giovanni Francesco Pico.

Stemma della casata dei Pico della Mirandola

BiografiaModifica

Figlio secondogenito di Galeotto I Pico e di Bianca d'Este, il 5 gennaio 1491 dovette sottoscrivere le disposizioni successorie volute dal padre secondo il diritto di maggiorasco, in base al quale il fratello primogenito Gianfrancesco II avrebbe ereditare tutto il patrimonio familiare,[1] mentre precedentemente alle dispute tra il padre e lo zio Antonmaria tutti gli eredi diventavano egualmente signori dello Stato della Mirandola.[2]

Ludovico passò quindi al mestiere delle armi, al soldo di vari Sovrani italiani impegnati nelle lotte sfociate nelle guerre d'Italia: nel 1494 fu arruolato con un salario di 6.000 ducati annui dal Regno di Napoli contro Carlo VIII di Francia. Ritenuto fra i più abili condottieri, il 6 luglio 1495 prese parte alla battaglia di Fornovo come comandante della compagnia milanese della Lega antifrancese comandata Gian Giacomo Trivulzio, suo futuro suocero. L'anno successivo combatté contro i fiorentini nelle file di Ludovico il Moro andate in aiuto di Pisa, distinguendosi in modo particolare nelle battaglie di Castelnuovo Garfagnana e Barga. In seguitò passò alla controparte fiorentina, combattendo alla guida di 100 uomini d'arme e 150 balestrieri a cavallo, insieme ai capitani Giampaolo Baglioni, Ranuccio da Marciano, Jacopo IV Appiano, Ottaviano Riario, Paolo Vitelli e Vitellozzo Vitelli.[3]

Nel 1498 divenne cameriere del duca di Milano Ludovico Sforza, presso la cui corte partecipò abilmente ad una giostra organizzata da Galeazzo da San Severino.

Il 9 aprile 1499 morì il padre Galeotto I, cosicché Ludovico decise di abbandonare le guerre in Romagna per andare nelle Fiandre a rivendicare la propria investitura sulla Mirandola presso l'imperatore Massimiliano in cambio di alcune missioni diplomatiche di pacificazione con gli svizzeri, che però non ebbero successo.[3]

Nel 1500 fu fatto prigioniero dai francesi durante l'assedio di Novara, al quale aveva partecipato per conto di Ludovico il Moro: venne liberato solo dopo il pagamento di 2.500 ducati da parte dello zio Antonmaria, il quale in seguito gli donò il castello di Concordia. Nel 1501 Ludovico sposò Francesca Trivulzio e nel 1502, mentre combatteva gli spagnoli a Napoli al servizio di Cesare Borgia, suo fratello Gianfrancesco occupò Concordia. Ludovico allora si alleò col fratello minore Federico I Pico e, aiutati dal marchese di Mantova Francesco Gonzaga, dal duca di Ferrara Ercole d'Este e dai Trivulzio, lanciarono l'assedio della Mirandola il 17 giugno 1502. Dopo 50 giorni d'assedio, il 6 agosto 1502 Ludovico riuscì ad impadronirsi del castello dei Pico e a cacciare in esilio Gianfrancesco per otto anni.[4]

Ludovico governò la Mirandola con pugno di ferro: catturò i seguaci di Girolamo Savonarola rifugiati e protetti da Gianfrancesco, mettendo al rogo Pietro Bernardino e giustiziando poi Cristoforo Grisolfi con otto complici accusati di lesa maestà. Ludovico cercò altresì di eliminare il fratello, inviando dei sicari a Roma e che però furono scoperti, imprigionati ed infine graziati dal Papa.[3]

Nel 1503 Ludovico ed il cognato Alessandro Trivulzio furono di presidio fuori Roma con l'esercito francese, durante il conclave che ellesse papa Pio III.[5] In seguito assediò per conto di Valentino Cesare Borgia il castello di Ceri occupato da Giulio Orsini, che dopo 38 giorni dovette arrendersi per poi essere costretto ad assistere alla demolizione della sua fortezza.[3]

Morto il fratello Federico l'8 agosto 1504, Ludovico divenne l'unico sovrano della Mirandola, già avviato verso un'allenza con il re di Francia e con il supporto delle vicine famiglie Este, Gonzaga e Trivulzio.[3]

Militò nel 1508 per Papa Giulio II nell'ambito della guerra della Lega di Cambrai contro i veneziani. Ludovico si recò a Bondanello con 60 balestrieri per catturare Manzino da Bologna, nemico dei Bentivoglio. L'8 agosto 1509 partecipò, assieme al marchese di Mantova Francesco II Gonzaga, alla conquista di Legnago, nel veronese: in questa occasione il Gonzaga venne catturato a Isola della Scala dal condottiero Girolamo Pompei, detto "Malanchino", e tradotto nelle carceri di Venezia.[6] Ludovico morì infine durante la battaglia di Polesella, quando il 19 giugno 1509 un colpo di colubrina sparato dai veneziani gli mozzò di netto la testa. La salma venne riportata a Mirandola da Niccolò d'Este e Mesino dal Forno e seppellita nel Pantheon dei Pico nella chiesa di San Francesco.[3]

Il 6 gennaio 1510 l'imperatore Massimiliano decretò la successione del dominio sulla Mirandola a favore del figlio Galeotto II, che avendo all'epoca solo due anni ne fu affidata la reggenza alla madre Francesca Trivulzio. Ciò portò alle violente proteste dello zio Gianfrancesco II che condussero al celebre assedio della Mirandola di papa Giulio II del 1510-1511.[3]

DiscendenzaModifica

Ludovico sposò nel 1501 Francesca Trivulzio, figlia naturale di Gian Giacomo Trivulzio di Milano, dalla quale ebbe due figli:

  • Lucrezia
  • Galeotto (1508-1550), condottiero ed erede del padre.

Ludovico ebbe anche due figli naturali: Ettore e Galeotto.

Nella cultura di massaModifica

Baldassarre Castiglione scrisse una Prosopopea di Ludovico Pico, in cui è narrata la leggenda del fantasma di Ludovico sulle mura di Mirandola durante l'assedio della Mirandola di papa Giulio II del 1510-1511, che appare al pontefice e lo ammonisce di non atraccare la città dei Pico. Il testo latino, tradotto in italiano dai professori Bruno Andreolli e Renata Bertoli, è stato musicato nel 2018 dal compositore mirandolese Andrea Secchi.[7]

NoteModifica

  1. ^ Condottieri di ventura. Ludovico della Mirandola
  2. ^ Bratti, p. 115.
  3. ^ a b c d e f g Andreolli.
  4. ^ Francesco Guicciardini, Storia d'Italia.
    «Non accadde in questo anno altra cosa memorabile, eccetto che Lodovico e Federico della famiglia de’ Pichi della Mirandola, essendo stati prima cacciati da Giovan Francesco loro fratello, e pretendendo avervi, con tutto che fusse maggiore di età, le medesime ragioni che lui, ottenute genti in aiuto loro dal duca di Ferrara, di una sorella naturale del quale erano nati, e da Gianiacopo da Triulzi suocero di Lodovico, ne cacciarono per forza il fratello: cosa non tanto degna di memoria per se stessa quanto perché poi, negli anni seguenti, le controversie tra questi fratelli produssero effetti di qualche momento.».
  5. ^ Guicciardini, p. 194.
  6. ^ Coniglio, pp. 192-194.
  7. ^ Prima assoluta per la Prosopopea di Ludovico Pico, su amicidellamusicamirandola.it, 3 giugno 2018.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica