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Luigi Alessandro Omodei

cardinale italiano
Luigi Alessandro Omodei
cardinale di Santa Romana Chiesa
Giovanni Battista Gaulli - Retrato do Cardeal Luigi Alessandro Omodei.jpg
Ritratto del cardinale Omodei, opera del Baciccio del 1670
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Incarichi ricoperti
 
Nato8 dicembre 1608 a Milano
Ordinato presbiteroin data sconosciuta
Creato cardinale19 febbraio 1652 da papa Innocenzo X
Deceduto26 aprile 1685 (76 anni) a Roma
 

Luigi Alessandro Omodei o Homodei o Amadei (Milano, 8 dicembre 1608Roma, 26 aprile 1685) è stato un cardinale italiano.

BiografiaModifica

I primi anniModifica

Luigi Alessandro era il settimo figlio di Carlo Omodei (Amadei), I marchese di Piovera e patrizio milanese, e di sua moglie Beatrice Lurani; suo antenato per parte di padre era stato il famoso giureconsulto sforzesco Sigonrello Omodei, nel XIV secolo. Sua sorella Lucrezia, sposò in seconde nozze Bartolomeo Arese, presidente del senato di Milano e figura chiave della politica della sua epoca. Fu zio del cardinale Luigi Omodei, figlio del fratello Agostino e di Maria Pacheco de Moura di Madrid, nato a Madrid il 20 maggio 1656.

La carriera ecclesiasticaModifica

Intraprese la carriera ecclesiastica e compì i propri studi a Parma per poi passare all'Università di Perugia dove si laureò in utroque iure. Trasferitosi a Roma, divenne protonotario apostolico partecipante dal 30 luglio 1627. Referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica dal 1638, nel 1642 divenne chierico della Camera Apostolica, divenendone decano due anni più tardi. Provvisore generale delle fortezze dello Stato Pontificio, divenne commissario generale per gli stati durante il pontificato di Innocenzo X e si impegnò militarmente come generale delle truppe pontificie nella Seconda guerra di Castro nel 1649.

Il cardinalatoModifica

Per i servigi resi alla chiesa, Papa Innocenzo X lo nominò cardinale il 19 febbraio 1652, tre anni dopo fa parte del Conclave che elegge Alessandro VII al soglio pontificio[1]. Da quest'ultimo pontefice venne nel 1655 nominato prolegato ad Urbino, compito che resse in particolare promuovendo un riassetto generale dell'arcidiocesi e curando il trasferimento della preziosa biblioteca alla Biblioteca Alessandrina di Roma.

A Roma ebbe un ruolo fondamentale nell'elezione di Clemente IX nel 1669 come risultato dell'azione da lui promossa con altri porporati per cercare di slegare l'elezione pontificia dall'influenza delle grandi monarchie europee.

Nel 1676 influenzò nuovamente l'elezione dell'amico comasco Innocenzo XI del quale fu l'ispiratore in particolare della politica estera. Si dimostrò sempre ostile al giansenismo ed allo strapotere della corona francese, mentre si avvicinò al quietismo di Miguel de Molinos appoggiato anche dal cognato Bartolomeo Arese a Milano.

Mecenate a Roma ed a MilanoModifica

Grande amante delle arti, fu il committente della seconda versione del Ratto delle Sabine, quadro di Nicolas Poussin oggi conservato al museo del Louvre. A Milano si dedicò a restaurare la chiesa di San Giovanni decollato alle Case Rotte (presso l'attuale Teatro alla Scala dove commissionò delle tele a Francesco Cairo (oggi conservate presso la sede dei gesuiti nella chiesa milanese di San Fedele) ed a Salvator Rosa (oggi a Brera). Sempre a Milano, fece restaurare la chiesa dei Santi Cosma e Damiano di cui era protettore e donò una pala per l'altare di Santa Paola nella chiesa di Santa Maria dei Servi dipinta dal Nuvolone (oggi a Brera). A Palazzo Marino, residenza all'epoca della sua famiglia, stipò gran parte delle sue collezioni d'arte. Al Sacro Monte di Varese eresse una cappella, la IV. A Roma curò inoltre il rifacimento della facciata di San Marcello al Corso (sede generale dei Serviti), ad opera di Carlo Fontana, oltre a promuovere altre opere architettoniche per l'arcispedale di Santo Spirito. Sua fu l'idea della facciata della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso a Roma, realizzata da Onorio Longhi[2].

Gli ultimi anniModifica

Morì a Roma il 26 aprile 1685, alle 10 del mattino circa, nel suo palazzo presso l'Arco della Ciambella. La sua salma venne esposta alla pubblica venerazione e poi sepolta nella chiesa romana di San Carlo al corso che in vita aveva così largamente favorito, sotto il reliquiario contenente il cuore di San Carlo Borromeo.

NoteModifica

  1. ^ Fontes Verbani Lacus: Lettera del 1655 aprile, da Roma per Milano, mittente Giberto III Borromeo - Destinatario - Renato II Borromeo: «Finalmente il Conclave è terminato con l'eletione del s.r Card.le Chigi, alla quale il s.r Card. Homodei ed io con i nostri amici habbiamo servito dal primo giorno di Conclave sino all`ultimo con tutti li sforzi possibili, et con uno de più fastidiosi, et inviluppati negotiati, che si sij trattato in molte sedi vacanti [...].»
  2. ^ Filippo Titi, Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma, Marco Pagliarini, Roma 1674, rivista da Giovanni Bottari 1763, 372-375: L'architettura fu cominciata da Onorio Lunghi, ornata, alzata, e voltata da Martino, il figlio; poi quasi finita d'abbellire con stucchi dorati, cupola, tribuna, altar maggiore, e crociata della chiesa col disegno di Pietro da Cortona; ed ultimamente ridotta a perfezione con una maestosa facciata, della quale ne furono fatti più disegni, e fra gli altri dal cavalier Rainaldi, e si risolvé nella forma, che si vede, che fu pensiere di detto sig. card. Omodei.

BibliografiaModifica

  • Franco Arese, Genealogie patrizie milanesi, in Dante Zanetti, La demografia del patriziato milanese nei secoli XVII, XVIII, XIX, Pavia, Università di Pavia 1972, pp. A80-A81, A153-A158 (Brera CONS MI 703 M1).
  • Andrea Spiriti, La grande decorazione barocca: iconografia e gusto, in Maria Luisa Gatti Perer (a cura di), "Il palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno", Milano 1999, 43-188.
  • Idem, Giovanni Ghisolfi tra Milano, Venezia e Vicenza: contributo al neoveronesismo, in "'Arte documento", 15, 2000, 149-152;

La cappella Omodei al Sacro Monte di VareseModifica

 

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