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Luigi Bossi Visconti

Prefetto delle Biblioteche e degli Archivi della Repubblica Cisalpina (1800-1802), Italiana (1802-1804) e del Regno Italico (1804-1814)
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«Il Bossi fu sprezzatore degli agi, dei beni, delle ricchezze; modestissimo, umile, soave, di un conversare ameno, non mai curante del suo chiarissimo nome, corrispondeva con eguale indifferenza co' grandi e co' piccoli [...] Decorato di un ordine cavalleresco, di rado ne portava il segno. A' titoli di conte, di cavaliere, di consigliere egli preferiva il suo semplice nome di Bossi.»

(Carta, p. 12)
Luigi Bossi Visconti

Luigi Bossi Visconti[1] (Milano, 25 febbraio 1758Milano, 10 aprile 1835) è stato un archivista, bibliotecario, letterato e politico italiano.

Fu deputato della Repubblica Cisalpina cavaliere dell'Ordine della Corona ferrea, conte del Regno d'Italia e diresse la Prefettura degli Archivi e delle Biblioteche per tutto il periodo in cui i francesi di Napoleone dominarono in Italia. Fu anche un insigne letterato e storico.

Indice

BiografiaModifica

Dall'Ancién Regime a NapoleoneModifica

Figlio cadetto del marchese Benigno Bossi Visconti[2] e di Teresa Bendoni[3], fu destinato alla carriera ecclesiastica, studiando diritto civile e canonico[4] alle Scuole Palatine prima, a Pavia poi (dove fu ammesso all'Accademia degli Affidati[4]) ed entrando, nel 1779, a far parte del capitolo del Duomo, ottenendo il titolo di monsignore[5]. Entrato in contatto con gli Illuminati bavaresi (rafforzata in seguito ad una visita a Vienna nel 1789), fu direttore del Giornale letterario di Milano, espressione della massoneria tedesca in terra lombarda[6].

Tra il 1795 e il 1797 il Bossi fuggì a Venezia, dove entrò in contatto con l'ambiente culturale della Serenissima e dove assistette alla sua caduta dopo l'annessione operata da Napoleone Bonaparte. In tale occasione, il Bossi operò come consigliere «della Commissione delle scienze e delle arti dell'armata d'Italia nel selezionare quei venti quadri e 600 manoscritti»[6] da essere trasportati come bottino di guerra a Parigi. Entrato nelle grazie del Bonaparte, Luigi Bossi cominciò a partecipare alla vita politica delle Repubbliche sorelle instaurate dai francesi durante la loro Campagna d'Italia del 1796-1797 divenendo ministro della Repubblica Cisalpina e poi ambasciatore presso la Repubblica Ligure[7].

In seguito alla caduta delle posizioni francesi con la seconda coalizione antifrancese e l'occupazione di Milano da parte degli austro-russi guidati dal generale Suvorov, Bossi riparò a Chambery, da dove si adoperò per ottenere i passaporti per gli esuli liguri in fuga dagli eserciti nemici. Col ritorno di Napoleone dalla Campagna d'Egitto e la vittoria di Marengo (14 giugno 1800), i francesi rimasero padroni dell'Italia Settentrionale fino al 1814, ed è in questo periodo che il Bossi assurse ai più alti gradi nella carriera amministrativa e archivistica[6].

Gli incarichi governativi e Prefetto degli Archivi e delle BibliotecheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Italiana (1802-1805) e Regno d'Italia (1805-1814).

Il 1º ottobre 1800[8] Napoleone affidò al Bossi l'incarico di Prefetto delle biblioteche e degli archivi della Repubblica (poi del Regno a partire dal 1805), incarico che svolse zelantemente, nonostante i vari impegni e le cariche che il governo francese gli affidava[9]. Oltre a rivedere il sistema scolastico della Repubblica sulla base della riforma voluta da Giuseppe Compagnoni, il Bossi fu nominato Consigliere di Stato nel 1805, presidente del Consiglio degli Uditori, ispettore della Pubblica Beneficienza[8], membro dell'Istituto Reale di Scienze e Lettere e, nonostante già fosse di estrazione nobiliare, fu nominato conte del Regno d'Italia con lettere patenti 17 settembre 1811[10]. Grazie all'intervento diplomatico dell'amico Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica Italiana e poi Conte di Lodi sotto il Regno, presso Pio VII, Bossi fu ridotto allo stato laicale[11].

Rimasto a Torino fino al 1808 (dove ebbe modo di stringere amicizia con la letterata Diodata Saluzzo Roero e di conoscere Madame de Staël e Wilhelm August von Schlegel), in quell'anno rientrò definitivamente a Milano, potendo quindi visionare direttamente lo stato degli archivi governativi del Regno d'Italia e rinsaldare le amicizie con Foscolo e con Vincenzo Monti[6]. A Milano l'attività del Bossi era coadiuvata da tre segretari che si occupavano rispettivamente dei tre archivi presenti in città: Giacinto Radaelli era deputato alla sovrintendenza dell'archivio camerale; Pietro Molina quello dell'archivio del Senato e Michele Daverio quello dell'archivio governativo[12]. Come poi scrive Alfio Rosario Natale, direttore dell'Archivio di Stato di Milano dal 1956 al 1974, l'archivio camerale e quello governativo si fusero nell'Archivio Nazionale, in cui confluirono tutti gli atti governativi sia delle Repubbliche soppresse per la formazione del Regno d'Italia, che dei vari ministeri operanti durante quest'ultimo[13]. Merito del Bossi fu la creazione - in questo assistito dal Daverio - dell'Archivio Diplomatico (costituito con i documenti provenienti dal Fondo di Religione[13]) nel 1807, ente che rimarrà autonomo fino al 1852, sotto il mandato di Luigi Osio[14]. Sempre sotto la direzione del Bossi, si iniziò l'ordinamento dell'archivio visconteo-sforzesco, confluito nell'Archivio Nazionale[13].

Sotto il Regno Lombardo-VenetoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Regno Lombardo-Veneto.

Caduto il Regno italico e arrivati gli austriaci guidati dal generale Bellegarde, il Bossi, troppo connivente con il governo napoleonico e divenuto ostile al clero per essersi alleato con gli eredi della Rivoluzione[5], fu sostituito quale direttore generale degli archivi il 6 settembre da Bartolomeo Sambrunico, funzionario di provata fedeltà asburgica[15]. Decaduto da tutti gli incarichi governativi, il Bossi collaborò con la rivista letteraria Biblioteca italiana e scrivendo opere storiografiche (Della istoria d'Italia antica e moderna; Storia della Spagna antica e moderna), erudite (Dizionario di geologia,litologia e mineralogia) e tentando la realizzazione di un romanzo storico, L'eremita di Lampedusa, lasciato incompleto per il sopraggiungere della morte[6]. Nonostante l'attività letteraria, le condizioni economiche del Bossi furono molto ristrette, tanto che riuscì a campare grazie ad una pensione del governo austriaco per gli incarichi governativi svolti elargita su pressione dello storico e nobile Giorgio Giulini[16]. Ridotto a vivere in un locale del Palazzo di Brera, Luigi Bossi morì il 10 aprile 1835[15].

OpereModifica

Le seguenti opere sono state riportate da Lucia Sebastiani nella voce biografica del Dizionario biografico degli italiani e completate attraverso la ricerca con google.books o archive.org:

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Spreti, p. 157; Elenco dei nobili lombardi, p. 11; Spallanzani-Di Pietro, p. 54
  2. ^ Elenco dei nobili lombardi, p. 11. Il marchese Benigno era figlio di Isabella Visconti (Tettoni-Saladini, tavola V)
  3. ^ Tettoni-Saladini, tavola V.
  4. ^ a b Carta, p. 5.
  5. ^ a b Cusani, p. 247.
  6. ^ a b c d e Sebastiani.
  7. ^ Muoni, p. 35; Sebastiani; Cusani, p. 247
  8. ^ a b Muoni, p. 35.
  9. ^ Sebastiani: «Pur da lontano, esplicò con vera passione le attività connesse con la sua carica di prefetto delle biblioteche e degli archivi della Repubblica...». Bossi risiedette a Torino fino al 1808, infatti.
  10. ^ Spreti, p. 157.
  11. ^ Sebastiani: «Fu lo stesso vicepresidente a portare con successo a Parigi la supplica del B. al papa per la sua riduzione allo stato laicale».
  12. ^ Muoni, pp. 35-36.
  13. ^ a b c Natale, p. 897.
  14. ^ Cagliari Poli, p. 14 §2; p. 237 §1.
  15. ^ a b Muoni, p. 36.
  16. ^ Muoni, p. 36 e Sebastiani
  17. ^ Lumbroso, p. 103; Muoni, p. 35; Cusani, p. 247;Spreti, p. 157

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Bòssi, Luigi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • Bossi, Società Storica Lombarda. URL consultato il 29 giugno 2018., prende spunto dall'Enciclopedia storico-nobiliare di Vittorio Spreti
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