Apri il menu principale

Luigi Credaro

politico, filosofo e accademico italiano
Luigi Credaro
LuigiCredaro.jpg

Ministro della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia
Durata mandato 31 marzo 1910 –
19 marzo 1914
Monarca Vittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governo Luigi Luzzatti, Giovanni Giolitti
Predecessore Edoardo Daneo
Successore Edoardo Daneo
Legislature XXIII. XXIV

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXV Legislatura del Regno d'Italia
Sito istituzionale

Dati generali
Professione pedagogista professore universitario

Luigi Credaro (Sondrio, 15 gennaio 1860Roma, 15 febbraio 1939) è stato un politico, filosofo e accademico italiano.

Indice

BiografiaModifica

 
Casa natale di Luigi Credaro

Laureato in filosofia all'Università degli Studi di Pavia nel 1885, dove fu convittore del Collegio Ghislieri, divenne insegnante di liceo. Nel 1889 si recò a Lipsia per perfezionarsi nello studio della filosofia e della psicologia; ebbe come maestro Wilhelm Wundt. Tornato in Italia, insegnò a Pavia, ove ebbe la cattedra di storia della filosofia.

Nel 1907 fondò la Rivista pedagogica. Nel 1901 gli fu affidata la cattedra di pedagogia a Roma, ove insegnò sino al 1935.

Fu deputato del Partito Radicale e ministro della Pubblica Istruzione del Regno d'Italia nei governi Luzzatti e Giolitti IV tra il 1910 e il 1914. In tale veste, nel 1911, istituì il Liceo moderno.

Fu relatore nella presentazione della Legge del 24 dicembre 1904 nº 689, che istitutiva dei Corsi di perfezionamento, o più comunemente Scuole pedagogiche, di durata biennale, di preparazione per l'esercizio all'ispettorato o per la direzione didattica delle scuole.

Fu l'ispiratore della legge Daneo-Credaro del 1911, che stabiliva che lo stipendio dei maestri delle scuole elementari fosse a carico del bilancio dello Stato, e non più dei Comuni, contribuendo così in maniera determinante all'eliminazione dell'analfabetismo in Italia. Prima di questa legge, infatti, i comuni di campagna e quelli più poveri, specie nel Sud, non erano in grado di istituire e mantenere scuole elementari e pertanto rendevano di fatto inapplicata la legge Coppino del 1877 sull'obbligo scolastico.

Si interessò attivamente dei problemi agricoli e forestali della provincia di Sondrio. Pubblicò numerose opere, in particolare sui filosofi tedeschi Immanuel Kant e Johann Friedrich Herbart.

Il 20 luglio 1919 fu nominato Commissario Generale Civile della Venezia Tridentina, ossia la suprema autorità del Trentino-Alto Adige che stava per essere formalmente annesso all'Italia. In tale veste tentò una politica particolarmente conciliante verso la minoranza di lingua tedesca e rispettosa dell'ordinamento amministrativo decentrato della regione. In seguito, anche a causa delle pressioni dei nazionalisti, la sua politica nei confronti della minoranza di lingua tedesca si fece più intransigente. Testimonianza ne è la cosiddetta Lex Corbino (elaborata da Credaro) sull'istituzione di scuole elementari nelle nuove province che è considerata da una parte della storiografia strumento per potenziare la presenza italiana soprattutto nel territorio mistilingue della regione a danno della minoranza tedesca[1]. Ciononostante, il 5 ottobre 1922 subì l'assalto di una squadra d'azione fascista che lo costrinse alle dimissioni per far luogo all'insediamento di un prefetto di Trento.

Terminò quindi la sua carriera politica in disparte rispetto al regime che si andava consolidando, pur mantenendo il suo seggio da senatore.

OnorificenzeModifica

OpereModifica

  • Lo scetticismo degli Accademici, 2 voll., Roma, Tip. alle Terme Diocleziane, 1889-1893. Rist. anastatica: Milano, Istituto editoriale cisalpino, 1985.
  • Il problema della libertà di volere nella filosofia dei Greci, Milano, Tip. Bernardoni, 1892.
  • La pedagogia di G. F. Herbart, Torino, Paravia, 1902.
  • Alfonso Testa e i primordi del kantismo in Italia, Catania, Battiato, 1913.
  • Guglielmo Wundt: ricordi di uno scolaro del 1887-88, Milano, Società Anonima Editrice Dante Alighieri, 1932.

NoteModifica

  1. ^ Andrea Di Michele, L’italianizzazione imperfetta. L’amministrazione pubblica dell’Alto Adige tra Italia liberale e fascismo, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2003, p. 108.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN29674151 · ISNI (EN0000 0000 6300 1677 · SBN IT\ICCU\CFIV\064240 · LCCN (ENn86044867 · GND (DE11945484X · BNF (FRcb13190650t (data) · NLA (EN35230114 · BAV ADV10275075 · WorldCat Identities (ENn86-044867