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Luigi Ernesto di Brunswick-Lüneburg-Bevern
Johann Heinrich Tischbein Porträt Ludwig Ernst von Braunschweig-Wolfenbüttel.jpg
Luigi Ernesto di Brunswick-Lüneburg in un ritratto di Johann Heinrich Tischbein il Vecchio
Duca di Curlandia e Semigallia
Stemma
In carica 1740 –
1742
Predecessore Ernst Johann Biron
Successore Carlo di Sassonia
Nascita Wolfenbüttel, 25 settembre 1718
Morte Eisenach, 12 maggio 1788
Dinastia Brunswick-Lüneburg
Padre Ferdinando Alberto II di Brunswick-Lüneburg
Madre Antonietta Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel
Religione Luterano
Luigi Ernesto di Brunswick-Lüneburg-Bevern
25 settembre 1718 – 12 maggio 1788
Nato aWolfenbüttel
Morto aEisenach
Dati militari
Paese servitoBanner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Sacro Romano Impero
Statenvlag.svg Repubblica delle Sette Province Unite
Forza armataBanner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg Esercito imperiale del Sacro Romano Impero
Statenvlag.svg Staatse leger
ArmaFanteria
Anni di servizio1737 - 1784
GradoFeldmaresciallo/Capitano generale
GuerreSeconda guerra di Slesia
Guerra di Successione austriaca
BattaglieBattaglia di Soor
Battaglia di Roucoux
Battaglia di Lauffeldt
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Luigi Ernesto di Brunswick-Lüneburg-Bevern (Wolfenbüttel, 25 settembre 1718Eisenach, 12 maggio 1788) è stato un Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero e della Repubblica delle Sette Province Unite.

Dal 1751 al 1766 fu Capitano-Generale dei Paesi Bassi, dove era conosciuto come Duca di Brunswick o (per distinguerlo dal fratello maggiore Carlo, che succedette effettivamente al trono paterno di Brunswick-Bevern) Duca di Brunswick-Wolfenbüttel.

Indice

FamigliaModifica

Principato di
Brunswick-Wolfenbüttel

(1635-1807)

Augusto
Figli
Rodolfo Augusto
Figli
  • Dorotea
  • Cristina Sofia
Antonio Ulrico
Figli
Augusto Guglielmo
Luigi Rodolfo
Ferdinando Alberto
Carlo I
Figli
Carlo II
Figli
Federico Guglielmo

Era il terzo figlio del duca Ferdinando Alberto II di Brunswick-Lüneburg e di Antonietta Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel. La famiglia era delle più prestigiose di Germania e vantava preziosi legami con moltissime famiglie della nobiltà europea, prime tra tutte quella degli Hannover e quella degli Hohenzollern:

BiografiaModifica

 
Il giovane duca di Curlandia, Ludovico Ernesto

Nel 1737, entrò al servizio delle armate del Sacro Romano Impero come Colonnello e comandante dei reggimenti di fanteria dell'"Alt-Wolfenbüttel". Prese parte dalle guerre ottomane in Europa dal settembre del 1739 sino al Trattato di Belgrado. Rientrò nei Paesi Bassi nel maggio del 1740 come Maggiore-Generale austriaco.

Duca di CurlandiaModifica

Dopo l'abdicazione forzata di Ernesto Giovanni Biron da Duca di Curlandia, Luigi venne eletto suo successore il 27 giugno 1741 con il supporto della cugina Maria Teresa. Si recò quindi a San Pietroburgo come prescriveva il suo titolo e lì tentò di stringersi in matrimonio alla Granduchessa Elisabetta di Russia. Ad ogni modo, quando grazie a un colpo di stato il 6 dicembre 1741 Elisabetta prese il potere, suo nipote Ivan, e tutti i suoi consiglieri tedeschi, persero le loro posizioni e furono obbligati all'esilio o imprigionati. Per via di questo colpo di Stato Luigi perse il Ducato di Curlandia, facendo ritorno in madrepatria nel 1742.

La Guerra di Successione austriacaModifica

Luigi Ernesto prese parte alla Seconda Guerra della Slesia dal 1744 come Feldmaresciallo austriaco e combatté poi contro i suoi fratelli e molti altri parenti, perlopiù schierati con il Regno di Prussia, secolare nemico dell'Impero. Nella Battaglia di Soor, il 30 settembre 1745, venne ferito gravemente ma già nella primavera del 1746 fu in grado di riapparire sulla scena militare nei Paesi Bassi. L'11 ottobre 1746, nel corso della Guerra di Successione austriaca, partecipò alla Battaglia di Roucoux contro la Francia. Negli anni successivi, prese parte alla Battaglia di Lauffeldt come Feldzeugmeister (Supremo comandante militare), e incontrò lo statolder Guglielmo IV d'Orange-Nassau, coinvolto negli scontri contro la Francia.

Reggente dei Paesi BassiModifica

 
Caricatura olandese del Duca Luigi Ernesto

Nel 1749, su richiesta di Guglielmo IV e dietro un compenso di 20'000 talleri l'anno, entrò al servizio delle armate delle Province Unite, con il grado di Feldmaresciallo, anche se egli preferì spesso definirsi Feldmaresciallo austriaco e Generalfeldzeugmeister del Sacro Romano Impero. La moglie di Guglielmo, la Principessa Anna d'Inghilterra, inizialmente scettica circa la sua nomina, vi si oppose.

Nel 1751 Luigi Ernesto venne nominato Governatore della città di Bois-le-Duc, dove gli statolder avevano una particolare influenza sin dal 1629. Alla morte di Guglielmo IV, il 22 ottobre 1751 e la nomina di Anna a reggente del figlio Guglielmo V, non ancora maggiorenne, Luigi Ernesto venne nominato Capitano-Generale (Comandante in capo) dei Paesi Bassi, col compito di riorganizzare i ranghi più alti dell'esercito.
L'Inghilterra e la Prussia gli chiesero di comandare le forze alleate nel corso della Guerra dei Sette anni, ma Luigi rifiutò, nel rispetto della scelta delle Province Unite di rimanere neutrale al conflitto.

Dalla morte di Anna nel 1759 e sino alla maggiore età del nuovo Statolder Guglielmo V (1766), Luigi Ernesto ne fu il tutore e resse gli affari di stato in suo nome. Il giovane principe, del resto, vedeva in Ernesto Luigi il suo secondo padre; la nobiltà di Frisia, invece, gli si oppose con la figura di Onno Zwier van Haren. Al contempo, Luigi iniziò a riformare il sistema di governo degli statolder.

La salita al potere di Guglielmo VModifica

Nel 1766 Guglielmo V raggiunse la propria maggiore età, ma in merito ai fedeli anni di servizio, egli chiese a Luigi Ernesto di rimanere al suo servizio come Consigliere Privato e come Feldmaresciallo delle Province Unite. Pare, anzi, che lo statolder non muovesse passo senza l'approvazione di Luigi Ernesto.

Prova della sua strabordante influenza fu la scelta della sposa di Guglielmo V: Guglielmina di Prussia, figlia di una sorella dello stesso Luigi Ernesto, nonché sorella dell'erede al trono di quel regno.

Con l'andar degli anni, però, Guglielmina si conquistò un proprio spazio di influenza a corte e sugli affari delle Province Unite, erodendo quello dello zio.

I problemi di governoModifica

Luigi, nel tempo, aveva riacquisto la propria posizione influente al governo tanto che, già nel 1771, vi era stato all'Aia un tentativo di attentare alla sua vita; in quel caso la pallottola lo aveva colpito solo di striscio. Pieter Paulus, nel 1773, pubblicò un proprio trattato di storia del governo degli statolder, in chiara opposizione al Duca di Brunswick. Nell'agosto del 1781 la resistenza al duca esplose in maniera violenta, e venne guidata dai patrioti olandesi. Il sindaco di Amsterdam, Joachim Rendorp ricoprì il ruolo di consigliere di stato. Il Duca non era certo rinomato per le doti di simpatia nei confronti della democrazia, e persino i suoi soldati giunsero a votare per la sua estromissione dagli affari di stato. Il partito opposto agli Orange-Nassau, inoltre, gli afibiò il nomignolo di Luigi il Grasso.
I patrioti compresero inoltre che, essendo stato proprio Luigi a far crescere lo statolder Guglielmo, questi si fidava ciecamente del suo operato. Pur essendo al trono, non sarebbe stato in grado di prendere autonomamente decisioni senza Luigi.

L'allontanamento dalla corteModifica

Scoppiata la guerra anglo-olandese, disastrosa per la Repubblica, Luigi Ernesto venne sacrificato alla impopolarità dello statolder: il 24 maggio 1782, lasciò L'Aia e si ritirò a Bois-le-Duc (oggi nota come Hertogenbosch), della quale era governatore.

Infine, quando le Province Unite vennero investite dal tentativo di Giuseppe II d'Asburgo-Lorena di imporre loro la libera navigazione della Schelda e la riattivazione del porto di Anversa (avvenimenti noti come Guerra della marmitta), Luigi Ernesto tornò al centro della polemica pubblica, a causa della sua parentela con l'Imperatore: accusato di alto tradimento ed espulso ufficialmente con atto pubblico emanato a Maastricht, il 14 ottobre 1784 lasciò tutti i propri incarichi statali e cedette Bois-le-Duc al nuovo Governatore, Robert Douglas.

 
Luigi Ernesto, a destra, con il Governatore scozzese Robert Douglas, in un ritratto del 1786 ad opera di Jacobus Vrijmoet

L'esilioModifica

Nel 1785, il Duca visse, per un breve periodo, nella città tedesca di Aquisgrana, non distante dal Paese che aveva appena abbandonato. Se ne andò, però, quando scoperse che tutta la sua corrispondenza veniva intercettata dai Patrioti, alla ricerca di indizi di cospirazione, coi quali denunciarlo, una volta di più, fronte alla propria opinione pubblica.

Il duca si spostò ad Eisenach nel 1786, dove, con l'aiuto di August Ludwig von Schlözer, scrisse la propria Autobiografia e il suo seguito, la sua Apologia. Entrambe le opere vennero tradotte dall'originale tedesco in olandese. Rimase in stretti contatti con la corte di Weimar, in particolare con sua nipote, la Duchessa Anna Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel, e con il Granduca Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach, nipote di suo fratello.

Un altro nipote, Carlo di Brunswick, vendicò l'esilio dello zio dalle Province Unite, invadendole alla testa di un nutrito corpo di spedizione prussiano: l'aggressione, iniziata il 13 settembre 1787, mise rapidamente fine alla 'Prima Rivoluzione batava'. Ciò garantì agli Orange-Nassau otto anni di dominio quasi-assoluto. E costrinse all'esilio moltissimi fra gli acerrimi nemici di Luigi Ernesto: i cosiddetti Patrioti.

Luigi Ernesto non fece, però, in tempo a godere del (temporaneo) trionfo dei suoi antichi protetti: morì di lì a poco, il 12 maggio 1788, nella lontana Eisenach, e venne sepolto nella tomba di famiglia della casata dei Guelfi nella Cattedrale di Brunswick.

BibliografiaModifica

  • N. Bootsma, Braunschweig und Oranien in 18. und frühen 19. Jahrhundert. In: Onder den Oranjeboom. Textband. Dynasty in der Republik. Das Haus Oranien-Nassau als Vermittler niederländische Kultur in deutschen Territorien im 17. und 18. Jahrhundert, S. 239-243. Herausgegeben von Horst Lademacher, 1999.
  • C. Römer, Braunschweig-Bevern, Ein Fürstenhaus als europäische Dynastie 1667 – 1884, S. 68, Braunschweig, 1997.
  • S. Schama (1977) Patriots and Liberators: Revolution in the Netherlands, 1780-1813, p. 55-9

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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