Luigi IX di Francia

re di Francia
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Luigi IX il Santo
Saintlouis.jpg
Luigi IX di Francia in una miniatura del 1230 ca.
Re di Francia
Stemma
In carica 8 novembre 1226
25 agosto 1270
Incoronazione 29 novembre 1226 nella Cattedrale di Reims
Predecessore Luigi VIII
Successore Filippo III
Nascita Poissy, Francia, 25 aprile 1214
Morte Tunisi, Tunisia, 25 agosto 1270
Dinastia Capetingi
Padre Luigi VIII di Francia
Madre Bianca di Castiglia
Consorte Margherita di Provenza
Figli Bianca
Isabella
Luigi
Filippo III
Giovanni
Giovanni Tristano
Pietro
Bianca
Margherita
Roberto
Agnese
Religione cattolica romana
San Luigi dei Francesi
Saint Louis, roi de France, et un page.jpg
Luigi IX di Francia in un ritratto immaginario di El Greco del 1585/1590, Museo del Louvre, Parigi
 

Re di Francia e confessore

 
Nascita25 aprile 1214
Morte25 agosto 1270
Venerato daChiesa cattolica
Canonizzazione11 agosto 1297, da Papa Bonifacio VIII
Ricorrenza25 agosto
Attributirappresentato come re di Francia, con la corona e lo scettro col fiordaliso
Patrono diFrancia, Ordine francescano secolare, Terzo ordine regolare di San Francesco, Terzo Ordine della Santissima Trinità

Luigi IX di Francia, conosciuto come il Luigi il Santo (Poissy, 25 aprile 1214Tunisi, 25 agosto 1270), è stato il quarantaquattresimo re di Francia, nono della dinastia capetingia, dal 1226 fino alla sua morte.

Figlio del re Luigi VIII di Francia e della regina Bianca di Castiglia, ricevette durante l'infanzia un'educazione molto severa e religiosa. Ereditò il regno all'età di dodici anni, quando il padre morì; l'incoronazione avvenne il 29 novembre 1226 nella cattedrale di Reims ma fino alla maggiore età fu la regina madre, secondo la volontà del defunto re, ad esercitare la reggenza. Una volta adulto, Luigi IX mise fine al conflitto tra Capetingi e Plantageneti, estese il dominio reale annettendo il siniscalcato di Beaucaire e Carcassonne, consolidò la sua sovranità su altri territori e conseguì la vittoria definitiva nella crociata contro gli albigesi iniziata vent'anni prima. Condusse un regno ispirato ai valori del cristianesimo, fondato sull'idea che i poteri spirituali e politici potessero essere incarnati da un solo uomo. Mitigò gli eccessi del feudalesimo a favore del concetto di bene comune e sviluppò la giustizia in modo che il sovrano apparisse come "il supremo vigilante". In questo modo, proseguendo sulla scia dell'attività del nonno Filippo Augusto, portò gradualmente la Francia da una monarchia feudale ad un moderno assolutismo ispirato al diritto imperiale romano, non più basato esclusivamente sui rapporti personali del re con i suoi vassalli.

Luigi IX fu un re riformatore che volle lasciare un regno in cui i sudditi fossero soggetti a un potere giusto: introdusse la presunzione di innocenza, ridusse il ricorso alla tortura, proibì l'ordalia e la vendetta privata. La sua reputazione andò oltre i confini del Regno, il suo arbitrato venne infatti richiesto da diverse monarchie d'Europa. Stabilì, inoltre, una moneta unica per tutto il Regno e fondò alcune delle istituzioni destinate a diventare il Parlamento e la Corte dei conti. Molto religioso, fece costruire chiese, abbazie e ospizi, venne in aiuto dei deboli, lavorò alla conversione dei principi mongoli, sostenne la fondazione del collegio della Sorbona e acquisì alcune delle più importanti reliquie della Passione di Gesù, per contenere le quali fece erigere nel 1242 la Sainte-Chapelle.

In accordo con il voto pronunciato durante una grave malattia, poi confermato dopo una guarigione considerata miracolosa, Luigi partì per l'Egitto per combattere la settima crociata. Al suo ritorno, convinto che il fallimento della spedizione fosse dovuto alla corruzione dei costumi del Regno, lavorò per rafforzare la sua autorità e ripristinare la morale cristiana. Decise, quindi, di punire blasfemia, gioco d'azzardo, usura e prostituzione; cercò anche di convertire gli ebrei francesi, con il convincimento o con la forza. Nel 1270 tornò in Tunisia per guidare l'ottava crociata, durante la quale morì di una malattia che si è ipotizzato essere peste, dissenteria o febbre tifoide; studi effettuati nel 2019 hanno suggerito che fosse gravemente malato di scorbuto e, forse, di schistosomiasi.

Fu canonizzato l'11 agosto 1297 con il nome di San Luigi dei francesi da papa Bonifacio VIII durante il regno del nipote Filippo IV il Bello. La sua festa liturgica venne fissata per l'anniversario della morte, il 25 agosto. Oggi è considerato un monarca che ha portato alla Francia un risveglio economico, intellettuale e artistico; è considerato uno dei tre grandi Capetingi del ramo diretto, insieme al nonno Filippo Augusto e al nipote Filippo il Bello.

FontiModifica

Numerose sono le fonti che permettono di ricostruire la vita e il regno di Luigi IX. La sua intensa attività amministrativa e legislativa, innanzitutto, ci ha lasciato un numero di documenti ufficiali da lui siglati nettamente superiore a quello dei predecessori.[1] Anche per aiutare il processo di canonizzazione di Luigi, iniziato poco dopo la sua morte, molti cronisti ne scrissero biografie, ma solo tre di essi ebbero la possibilità di conoscere personalmente il re, e in tutti e tre i casi si nota l'influenza positiva che egli ebbe su di loro. Tra di essi vi fu Jean de Joinville, siniscalco, caro amico, confidente e consigliere, il quale scrisse la celebre cronaca Vita di San Luigi, un'attenta biografia che copre soprattutto il periodo della prima esperienza crociata di Luigi a cui lo stesso Joinville partecipò.[2] Gli altri due furono il confessore personale del re nei suoi ultimi 20 anni di vita circa, Goffredo di Beaulieu, che scrisse l'agiografia Vita et sancta conversation piae memoriae Ludovici quondam regis Francorum, e il suo cappellano, Guglielmo di Chartres, che assistette personalmente alla morte del sovrano e che scrisse il breve Libellus di tredici pagine.[3]

Successivamente alla sua morte, molti altri cronisti scrissero di lui e tra questi si può citare Guglielmo di Nangis che compose, probabilmente dopo il 1285, le Gesta Ludovici IX, il monaco benedettino inglese Matteo Paris che parla di Luigi nella sua Chronica major[4] e il francescano Guillaume de Saint-Pathus che ci ha fornito la probabilmente miglior descrizione della santità di Luigi vista dai suoi contemporanei.[5]

Il Regno di Luigi IXModifica

Infanzia e educazioneModifica

 
Nascita di Luigi.

Nato, molto probabilmente, il 25 aprile 1214 nel castello di Poissy, durante il regno del nonno Filippo Augusto, si suppone che il futuro Luigi IX sia stato il terzo o quarto figlio di Luigi VIII di Francia, noto come "il Leone", e della principessa Bianca di Castiglia;[6] non destinato a salire al trono, divenne erede del regno di Francia solo alla morte prematura del fratello maggiore Filippo, avvenuta quando Luigi aveva quattro anni.[7] Subito dopo la nascita venne battezzato nella collegiata di Notre-Dame de Poissy; tale luogo gli rimase per sempre caro, tanto che spesso firmò con il nome "Louis de Poissy", o anche "Luigi, signore di Poissy", considerando, costume comune all'epoca, che la sua vera nascita coincidesse con il battesimo.[6]

I genitori, soprattutto la madre, gli fecero impartire un'educazione molto approfondita in modo che fosse, sia religiosamente che moralmente, preparato a diventare re di Francia e protettore della Chiesa.[8] Il piccolo Luigi ebbe occasione di vivere con il nonno paterno Filippo Augusto, il quale esercitò una grande influenza su di lui: Filippo fu il primo re di Francia a conoscere il proprio nipote, accentuando col proprio esempio nel bambino il senso di appartenenza alla dinastia.[9]

L'incoronazione del re bambinoModifica

 
Incoronazione di Luigi XII, miniatura del 1250.

Luigi aveva nove anni quando morì, il 14 luglio 1223, il nonno Filippo Augusto. Luigi VIII, suo padre, salì dunque al trono di Francia, ma il regno durò assai poco poiché questi morì a sua volta tre anni dopo, l'8 novembre 1226.[10] Pochi giorni prima di morire Luigi VIII convocò nella sua stanza i baroni, i prelati e i più alti rappresentanti dell'esercito affinché gli giurassero che avrebbero reso omaggio a suo figlio e che «lo avrebbero incoronato re il più presto possibile». Secondo il cronista Filippo Mouskes, il re raccomandò ai suoi più stretti consiglieri, Bartolomeo di Roye, Giovanni di Nesle e fra' Guerino, di prendersi cura dei suoi figli.[11]

Alla morte del padre, Luigi aveva solo dodici anni e la preoccupazione per la giovane età del sovrano si diffuse per tutto il Regno.[12] Tuttavia, sebbene il nuovo re bambino mostrasse già una grande maturità e non vi fosse nessun documento o consuetudine che indicasse chi dovesse governare il regno nel caso di un re troppo giovane, la reggenza passò nelle mani della regina madre, Bianca di Castiglia.[13] Questa situazione venne legalizzata da un atto senza precedenti, in cui l'arcivescovo di Sens e i vescovi di Chartres e di Beauvais affermarono che Luigi VIII, sul suo letto di morte, avesse indicato suo figlio come legittimo erede al trono e che fintantoché questi non avesse raggiunto l'età matura il Regno doveva essere sotto la "custodia e tutela" della regina.[14]

 
Lettera circolare indirizzata dai prelati e dai baroni del Regno ai vescovi e ai grandi signori feudali per invitarli a partecipare all'incoronazione del giovane Luigi IX, 29 novembre 1226.

Luigi IX venne incoronato re il 29 novembre 1226 nella cattedrale di Reims dal vescovo di Soissons, Jacques de Bazoches. La sua incoronazione fu contrassegnata da tre aspetti: innanzitutto, la rapidità dell'evento, così che nessuno potesse esercitare nel frattempo pressioni su di lui o sulla sua cerchia;[15] la precoce investitura a cavaliere, avvenuta durante una tappa a Soissons sulla strada che portava a Reims, perché il re di Francia doveva necessariamente essere cavaliere; infine, terzo aspetto su cui insistono i cronisti, l'assenza delle grandi personalità del Regno, sia ecclesiastiche che laiche, alla cerimonia.[16] I cronisti hanno spesso fornito ragioni politiche per queste assenze, ma secondo Jacques Le Goff, anche se è indubbiamente vero che per alcuni valessero motivi politici, più semplicemente molti non ebbero il tempo di mettersi in viaggio dati i tempi stretti con cui fu organizzata la cerimonia. Inoltre l'incoronazione di un bambino non era certamente un evento così attraente per i prelati e i grandi signori del tempo.[17]

In attesa che Luigi arrivasse all'età necessaria per svolgere autonomamente le funzioni reali, Bianca di Castiglia esercitò il potere con il titolo di "baillistre" e per breve tempo fu circondata da esperti, consiglieri che avevano servito nei due regni precedenti: fra' Guerino, cancelliere di Francia che scomparve nel 1227; Bartolomeo di Roye, Grand Chambrier de France, morto nel 1237 dopo essere lentamente caduto nell'ombra, e Giovanni di Nesle, che influì sulla politica solo sporadicamente. Il principale sostenitore della regina rimaneva quindi Gauthier Cornut, vescovo di Sens.[18]

La rivolta dei baroniModifica

 
Bianca di Castiglia con il figlio Luigi IX.

Bianca di Castiglia dovette fare i conti con la feudalità più riottosa, sempre pronta a muoversi con profitto tra i re di Francia e d'Inghilterra, protagonisti da tempo di un difficile conflitto politico, militare e dinastico: tra i nobili, per potere territoriale e prestigio, si distinguevano i conti di Fiandra, di Bretagna e della Marche, i quali non sempre avevano garantito fedeltà a Parigi. Per tentare una riconciliazione, vennero assegnati a Filippo Hurepel di Clermont, fratellastro di Luigi VIII, alcuni castelli di Mortain e Lillebonne nonché l'omaggio della contea di Saint-Pol oltre ad una rendita vitalizia di seimila lire tornesi. Su richiesta di alcuni signori, all'Epifania del 6 gennaio 1227 Bianca, in accordo con il figlio e i loro fedeli, decise di rilasciare, in cambio di un riscatto e della sua lealtà, Ferdinando del Portogallo, che aveva tradito Filippo Augusto in occasione della battaglia di Bouvines.[19] Inoltre, Luigi IX fece un passo verso i grandi signori eccessivamente irrequieti intraprendendo alcune politiche matrimoniali: promise di far sposare suo fratello Giovanni con la figlia di Pietro I di Bretagna, il quale gli offrì in pegno Angers, Le Mans, Baugé e Beaufort-en-Vallée; di dare il fratello Alfonso in sposo a una figlia di Ugo X di Lusignano e la sorella Isabella, nata nel 1225, a uno dei suoi figli.[20] Tuttavia, il tentativo di avvicinamento più notevole venne fatto nei confronti del re d'Inghilterra Enrico III quando, nell'aprile del 1227, venne conclusa una tregua tra il re di Francia e Riccardo di Cornovaglia, fratello di Enrico. Il mese successivo fu Enrico III in persona a chiedere una tregua ufficiale a Luigi, che divenne effettiva nel giugno successo.[20]

 
Il fratello minore Alfonso di Poitiers.

Così, all'inizio dell'estate del 1227, il giovane re Luigi si trovava a governare un regno sostanzialmente pacificato, anche se alcuni baroni mal sopportavano il governo di un bambino e di una donna, per giunta straniera.[21] Così, molti di essi si radunarono a Corbeil dove progettarono il rapimento del re per separarlo dalla madre e dai suoi consiglieri, per poi governare in suo nome appropriandosi del potere, delle terre e della ricchezza. A capo di questa rivolta vi furono lo zio del re, Filippo Hurepel, che accettò pur senza eccessiva convinzione di divenire uno dei capi dei congiurati, e Pietro I di Bretagna, il più potente dei vassalli della corona di Francia.[21] Così, mentre il giovane re e la regina madre, di ritorno da Vendôme dove si erano recati per negoziare con i baroni locali, si trovavano sulla strada che conduceva da Orleans a Parigi, vennero bloccati a Montlhéry dai cospiratori. Presto i parigini, a cui Bianca con i suoi consiglieri avevano inviato messaggi per chiedere lealtà e sostegno, presero le armi e accorsero in aiuto del re per poi portarlo in trionfo, sancendo la prima manifestazione popolare di simpatia nei suoi confronti e di solida fedeltà alle istituzioni monarchiche.[22] In questa prima rivolta, il re poté beneficiare anche del sostegno dal conte Ferdinando del Portogallo, da lui precedentemente rilasciato e rimastogli fedele, e di quello di Tebaldo IV di Champagne, con il quale si era precedentemente riconciliato.[23]

 
Raimondo VII di Tolosa si sottomette a Luigi.

L'anno successivo, il 1228, la coalizione dei baroni tornò alla carica: questa volta la ribellione, sostenuta da Filippo Hurepel, venne guidata da Enguerrand III di Coucy. A differenza dell'anno precedente, i ribelli non attaccarono direttamente il re, bensì si scagliarono contro Tebaldo IV di Champagne, uno dei sostenitori più importanti del giovane Luigi.[23] La congiura ebbe inizio con la diffusione di voci offensive riguardanti la regina madre, Bianca: i baroni la accusarono di dilapidare le casse del Regno e di essere l'amante del suo consigliere Romano Bonaventura e, persino, di Tebaldo.[24] Fortunatamente per il re, i baroni si dimostrarono volubili e, intimoriti dalla Corona, seppur rappresentata da un adolescente, alcuni di loro passarono dalla ribellione alla totale obbedienza.[25] Ma per Luigi fu ancora necessario ricorrere alle armi e, nel 1230, il giovane re prese il comando dell'esercito per dirigersi verso occidente a fronteggiare Pietro I di Bretagna, colpevole quest'ultimo di avere, nell'ottobre 1229, reso omaggio al re d'Inghilterra.[26] Nonostante un minimo apporto da parte dei baroni a eccezione del conte di Champagne, la campagna militare, intrapresa a gennaio, ebbe un grande successo, e si concluse con la presa di Bellême e la riconquista di Angers, Baugé e Beaufort.[26] Su consiglio di Romano Bonaventura, l'esercito reale devastò anche i campi, i raccolti e le proprietà di Raimondo VII di Tolosa, che fu così costretto a chiedere la pace alla Corona.[27] Così, nello stesso anno, venne firmato il trattato di Meaux con Raimondo VII e, contestualmente all'accordo, venne combinato il matrimonio tra una delle figlie del conte e il fratello minore di Luigi, Alfonso di Poitiers: questa eredità avrebbe garantito alla Corona un accesso diretto al mar Mediterraneo, sulle cui rive sarebbe sorto l'approdo di Aigues-Mortes, dal quale Luigi IX sarebbe salpato per l'Oriente. Raimondo, inoltre, si impegnò a fondare un'università a Tolosa che avrebbe contribuito ad estirpare l'eresia catara. Si pose così fine alla cosiddetta "crociata albigese".[28]

 
Ritratto ottocentesco di Luigi IX.

A maggio Enrico III d'Inghilterra, chiamato in aiuto da Pietro I di Bretagna, sbarcò a Saint-Malo ma non osò dare inizio alle ostilità e si rinchiuse a Nantes senza combattere. Luigi si mise alla testa di un nuovo esercito e, grazie all'aiuto di Ugo X di Lusignano, conquistò Clisson, mise sotto assedio Ancenis e rase al suolo il castello di Haye-Pesnel, appartenente al ribelle Fouques Pesnel. Nella primavera del 1231 Luigi intraprese una nuova campagna militare in occidente e impose a Pietro una tregua di tre anni firmata a Saint-Aubin-du-Cormier.[26] Poco dopo Luigi si spostò nella Champagne, i baroni ribelli a Tebaldo non osarono dargli battaglia e le ostilità ebbero fine.[27]

Vittorioso, Luigi IX apparve ora ai suoi sudditi come «un valoroso guerriero e un vero sovrano. Il piccolo cavaliere di Soissons era diventato un re cavaliere, un comandante militare. Convocava i suoi baroni, i quali, ad eccezione di quelli della Bretagna, andavano da lui e gli obbedivano».[29]

Fidanzamento e matrimonioModifica

Si ritiene che Luigi IX possa essere stato riconosciuto come persona adulta nel 1234, quando aveva vent'anni, o addirittura nel 1235, a ventuno.[30][N 1] Secondo Le Goff, fu la madre Bianca a procrastinare il passaggio del figlio alla maggiore età, per mantenere più a lungo possibile il potere, e con lo stesso motivo lo storico spiega il lungo celibato di Luigi.[31] Riguardo alla scelta di sposarsi, il cronista benedettino Guillaume de Nangis riporta che fosse un desiderio personale del re ma, secondo gli storici Jacques Le Goff e Gérard Sivéry, il giovane Luigi non fece altro che rispettare le consuetudini e i consigli della madre e della corte.[32][33]

La scelta della futura sposa cadde su Margherita di Provenza, la maggiore delle quattro figlie di Raimondo Berengario IV, dal 1209 conte di Provenza e personaggio di spicco del tempo, e di Beatrice di Savoia; all'epoca Margherita era solamente tredicenne. In previsione delle possibili nozze, Jean de Nesle e Gauthier Cornut vennero nominati principali negoziatori del contratto di matrimonio. Già nel 1233, il re Luigi IX aveva ordinato al cavaliere Gilles de Flagy, in missione a Tolosa, di passare per la Provenza, probabilmente per conoscere la giovane principessa di cui voci lodavano la perfezione.[34] Nonostante Luigi e Margherita fossero legati da una lontana parentela, il 2 gennaio 1234 papa Gregorio IX li sollevò dall'impedimento del matrimonio per consanguineità.[35]

Il 30 aprile 1234, a Sisteron, il conte e la contessa di Provenza si obbligarono a versare prima del 1º novembre 1239 una dote di 8 000 marchi d'argento, e a impegnare il castello di Tarascon e le sue entrate. La risposta fu rapida: Jean de Nesle e Gauthier Cornut, incaricati di andare a prendere la fidanzata in Provenza e di accompagnarla nel luogo prescelto per il matrimonio, fecero redigere per iscritto la promessa di matrimonio del re, che si impegnava a sposare Margherita prima dell'Ascensione, festeggiata quell'anno il 1º giugno.[36] Il 17 maggio 1234, Raimondo Berengario completò la dote con ulteriori 2 000 marchi nominando Raimondo Audibert, arcivescovo di Aix, quale garante nei confronti del futuro genero; il conte cedette quindi le entrate dal castello di Tarascona.[35] L'imponente dote, tuttavia, fu superiore alle disponibilità del conte, che riuscì a versarne in tutto solo un quinto.[34]

 
Gauthier le Cornu celebra il matrimonio tra Luigi e Margherita di Provenza.

Il 27 maggio 1234 il matrimonio di Luigi e Margherita venne celebrato nella cattedrale di Sens da Gauthier le Cornu; erano presenti importanti personalità del Regno e della corte, come la madre di Luigi, i fratelli Roberto I d'Artois e Alfonso di Poitiers, il cugino Alfonso III del Portogallo, molti nobili tra cui il fedele Bartolomeo di Roye e diverse nobildonne facenti parte della corte di Margherita.[37] La cerimonia si svolse in due fasi: inizialmente si tenne una cerimonia all'aperto davanti alla chiesa, che iniziò con l'unione delle mani della coppia di fidanzati da parte di Guglielmo di Savoia, vescovo di Valence e zio di Margherita, a simboleggiare il loro consenso, poi vi fu lo scambio degli anelli e, infine, la benedizione e l'incensazione.[38] La seconda fase si risolse in una messa durante la quale vennero letti e cantati diversi testi. Al momento dell'invocazione, il re ricevette un bacio dall'arcivescovo che poi rimise alla giovane moglie, promettendole così amore e protezione. Infine, si procedette con la benedizione della camera nuziale, un rito che enfatizzava il dovere procreativo.[39] Il giorno dopo il matrimonio la giovane Margherita veniva incoronata regina.[40] Secondo Guillaume de Saint-Pathus, confessore e confidente di Margherita di Provenza, San Luigi non toccò la moglie durante la prima notte di nozze; trascorse invece le prime tre notti da sposo a pregare, rispettando così le tre "notti di Tobia" raccomandate dalla Chiesa.[41]

Conflitto con il re d'InghilterraModifica

La coalizione dei signori PoitouModifica

Enrico III d'Inghilterra, grande avversario di Luigi IX e della monarchia francese, non rinunciò alla riconquista dei territori che i suoi predecessori possedevano in Francia in qualità di duchi di Aquitania e Normandia, strappati loro da Filippo Augusto. Contestò la legittimità della confisca dei feudi già di suo padre Giovanni d'Inghilterra nell'ovest della Francia, ma i vincoli al suo potere sanciti dalla Magna Charta non gli permisero di mettere in pratica i suoi progetti.[42]

In Francia una nuova ribellione iniziò a prendere vita. Per primo fu Ugo X di Lusignano a ribellarsi a causa di un accordo infranto quando, nel 1227, la regina madre Bianca e i suoi consiglieri avevano neutralizzato Ugo. Era stato infatti stabilito, secondo quanto deciso nel trattato di Parigi-Meaux, il matrimonio di una figlia di Ugo con Alfonso di Francia il quale, tuttavia, era già fidanzato con Giovanna di Tolosa; in compenso, si prevedeva che Isabella di Francia sposasse il futuro Ugo XI di Lusignano, ma questi poi convolò a nozze con Iolanda di Bretagna nel 1238, mentre ad Alfonso andò in sposa effettivamente Giovanna di Tolosa. Inoltre, nel 1241 Alfonso ricevette dal reale fratello la contea di Poitiers e Alvernia, secondo quanto stabilito dal padre nel testamento. Così, i suoi possedimenti si cingevano intorno alla contea della Marche e Ugo X avrebbe dovuto trasferire il suo omaggio vassallatico dal vassallo del re di Francia ad Alfonso di Poitiers, di rango inferiore. Ugo X si decise a rendere omaggio, ma trovò il disappunto della moglie Isabella d'Angoulême, vedova di Giovanni d'Inghilterra e madre di Enrico III d'Inghilterra, desiderosa di mantenere il suo rango di regina.[42]

Il conflitto scoppiò quando Luigi IX, sostenendo che il fidanzamento fosse rotto, chiese la restituzione dell'Aunis e di Saint-Jean-d'Angély, conferite a Ugo X nel 1230 in occasione della promessa di matrimonio tra sua sorella Isabella e il giovane Ugo de la Marche. Nel dicembre 1241, Ugo X, determinato a combattere, distrusse simbolicamente la casa che possedeva a Poitiers e si oppose pubblicamente al re durante la solenne assemblea dei vassalli del conte di Poitou. Luigi, dapprima cercò invano di riconciliarsi con il conte, per poi sottoporre il caso alla Corte dei Pari di Francia, la quale si pronunciò per la confisca dei domini dei ribelli. Immediatamente, il conte della Marche, mise in armi una lega contro Luigi IX a cui aderì la maggioranza dei baroni del Poitou, tra i quali i conti di Comminges, Bigorre, Armagnac, Rodez, e Ruggero IV di Foix.[42] Il re d'Inghilterra si dimostrò fin da subito interessato a far parte di questa coalizione contro il re francese, ma alcuni impegni presi in occasione della tregua del 1238 lo fermarono dal passare in azione. Dovette aspettare la decadenza di Ugo della Marche da tutti i suoi diritti per poter, finalmente, aderire alla coalizione per far valere i suoi diritti in Francia.[43]

Guerra di Saintonge e la battaglia di TaillebourgModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Saintonge e Battaglia di Taillebourg.
 
Battaglia tra i francesi (Luigi IX) e gli inglesi (Enrico III). (British Library, Royal 16 G VI f. 399).

La guerra di Saintonge durò circa un anno, dal 28 aprile 1242 al 7 aprile 1243. Secondo Jacques Le Goff, il conflitto si svolse in tre fasi: fino al 20 luglio 1242 si trattò di una guerra d'assedio durante la quale Luigi combatté solo contro Ugo X di Lusignano e i suoi alleati; dal 21 luglio al 4 agosto 1242, il re sconfisse gli inglesi davanti a Saintes e li respinse a Blaye; infine, dal 4 agosto 1242 al 7 aprile 1243, le operazioni belliche si concentrarono contro il conte di Tolosa. Infine, il conflitto terminò in una tregua tra Enrico III d'Inghilterra e Luigi IX.[44]

Il 28 aprile 1242 Luigi convocò l'esercito regio (ost royal) a Chinon, e il 4 maggio seguente a Poitiers diede inizio alla campagna militare alla testa di 1 000 carri, 4 000 cavalieri e 20 000 scudieri, sergenti e balestrieri. Per prima cosa, le sue truppe assediarono e conquistarono i castelli ribelli di Montreuil, Béruges, Fontenay, Prez, Saint-Gelais, Tonnay-Boutonne, Matus, Thoré e Saint-Affaire.[44]

Il 9 maggio Enrico III lasciò Portsmouth giungendo a Royan in soli quattro giorni. Il 16 giugno dichiarò guerra a Luigi nello stesso momento in cui quest'ultimo completava la conquista del Poitou. Il 20 luglio i francesi arrivarono davanti a Taillebourg, e il giorno successivo i due contendenti si incontrarono faccia a faccia separati solo dal fiume Charente.[45] Gli inglesi tentarono di raggiungere i francesi tramite il ponte di pietra che attraversava il corso d'acqua, in quel punto non guadabile, ma furono rapidamente respinti e obbligati a ritirarsi precipitosamente a Saintes. L'indomani, il 22 luglio, Luigi con il suo esercito attraversò il fiume e diede inizio alla battaglia di Taillebourg. Secondo Guillaume de Nangis la battaglia durò molto a lungo, fino a quando gli inglesi non furono più in grado di reagire ai continui assalti e iniziarono a fuggire; nel parapiglia molti caddero prigionieri. Il re d'Inghilterra riparò a Saintes, da dove fuggì dopo il tramonto insieme a Ugo X e le sue truppe. La mattina successiva, il 24 luglio, i cittadini di Saintes consegnarono le chiavi della città a Luigi IX.[46]

Enrico III si ritirò a Pons ma, il 25 luglio, Rinaldo signore della città si sottomise a Luigi IX che giunse a Colombières. Il giorno successivo, fu la la volta di Ugo X di Lusignano a presentare la sua sottomissione chiedendo il perdono di Luigi. Il re d'Inghilterra si rifugiò quindi a Barbezieux da dove fuggì precipitosamente nella notte tra il 26 e il 27 luglio. Successivamente entrò a Blaye ma, di fronte all'avanzata del re di Francia, il 4 agosto dovette abbandonare anche quella e tornare a Bordeaux.[46]

Durante la campagna, Luigi IX perse in combattimento relativamente pochi uomini, ma dovette affrontare un'epidemia di dissenteria che decimò il suo esercito. Lo stesso re si ammalò ma si rimise in poco tempo e, convalescente, fece ritorno a Parigi nell'agosto 1242.[47]

La sottomissione del conte di Tolosa e la treguaModifica

Da parte sua Raimondo VII di Tolosa, nonostante avesse rinnovato il suo omaggio a Luigi nel 1241, si era alleato con la coalizione dei baroni del Poitou e con il re d'Inghilterra. Dopo la battaglia di Taillebourg si era riunito all'esercito di Enrico III a Blaye, da dove poi fece ritorno a Narbonne il 17 agosto 1242, dal visconte Aimery, prendendo Albi e proclamando il ritorno delle due città tra i suoi possedimenti. Luigi inviò, dunque, due eserciti in Linguadoca portando Ruggero IV di Foix ad abbandonare la coalizione di ribelli e il conte di Tolosa. Così, ormai solo, il 20 ottobre Raimondo VII fu costretto a chiedere perdono al re di Francia, che glielo concesse in cambio della rinuncia a Narbonne e Albi e alla promessa di combattere l'eresia e di adempiere al suo voto crociato.[48]

Tra ottobre e novembre del 1242, Enrico III tentò un'ultima volta di far valere i suoi diritti provando ad istituire un blocco navale sulla città di La Rochelle. Tuttavia, l'iniziativa fallì, come del resto fallì anche lo sforzo di ricostruire il suo esercito e le sue alleanze. Nel giugno dello stesso anno aveva inviato una lettera a Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, al quale chiedeva un'alleanza, ma solo l'8 gennaio del 1243 gli annunciò la fine delle sue speranze di vittoria. Il 12 marzo dell'anno seguente fu infine costretto a chiedere al re di Francia una tregua di cinque anni.[49]

Il conflitto tra Federico II e Innocenzo IVModifica

Mentre due dei più grandi poteri dell'Occidente cristiano, l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia e il papa, erano in conflitto tra loro, Luigi IX mantenne una rigorosa neutralità.[50] Durante il suo regno riconobbe al papa l'obbedienza e il riconoscimento formale della sua preminenza simbolica sull'imperatore, ma mantenne la propria indipendenza temporale, alternando fermezza e reverenza.[51]

Nel 1240, quando il papa voleva detronizzare l'imperatore, Luigi rifiutò di offrire la corona di Germania a Roberto I d'Artois. Il 3 maggio 1241 una flotta genovese che portava alcuni prelati, tra cui numerosi arcivescovi e abati, al concilio convocato da papa Gregorio IX, venne attaccata da una flotta pisana al servizio di Federico. Luigi IX, convinto della benevolenza dell'imperatore, inviò l'abate di Corbie e il cavaliere Gervais d'Escrenne per chiedere la liberazione degli ostaggi. Federico, che aveva precedentemente chiesto che i prelati francesi disertassero il concilio, rispose che Luigi «non si stupisca se Cesare tiene ristretti e in angoscia coloro che erano venuti per mettere Cesare in angoscia». Il re di Francia quindi inviò l'abate di Cluny all'imperatore con una lettera in cui dichiarò che il regno di Francia non era ancora così indebolito da lasciarsi «guidare dai vostri speroni».[52] Federico II tornò subito sui suoi passi e, per paura di irritare Luigi IX, decise di liberare i prelati francesi.[53]

Nell'agosto 1241 papa Gregorio IX morì mentre il pontificato del suo successore Celestino IV durò solamente 12 giorni. Nel giugno del 1243 papa Innocenzo IV salì sul soglio pontificio, e con lui il conflitto con Federico riprese vigore. Il papa inviò una lettera a Luigi chiedendogli asilo al riparo dagli attacchi dell'Imperatore.[54] A tale richiesta Luigi IX rispose, sebbene con molto rispetto, che i suoi baroni gli avevano consigliato di non accettarla affinché fosse mantenuta la necessaria neutralità. Innocenzo IV andò quindi in esilio a Lione, città quasi indipendente dall'influenza della corona francese. Il 27 dicembre 1244, il papa convocò un concilio in quella città, chiedendo all'imperatore di comparire per ascoltare la sentenza e pregando Luigi di partecipare. Ma anche in quest'occasione, Luigi preferì non impegnarsi e rifiutò l'invito, sebbene avesse offerto al papa di organizzare un incontro a Cluny nella speranza di arrivare a una riconciliazione tra lui e l'imperatore. In tale occasione, il papa rafforzò il suo sostegno alla crociata voluta da Luigi, ma rifiutò qualsiasi ipotesi di riconciliazione con l'imperatore.[55]

Nel 1246 Luigi IX tentò, senza successo, un nuovo intervento presso il papa a favore di Federico II. Ma solamente l'anno successivo apprese che l'imperatore stava radunando un grande esercito per marciare su Lione, dove il pontefice ancora risiedeva. Mandò, quindi, truppe considerevoli a sua difesa e Federico II, oramai in procinto di superare le Alpi, dovette fare ritorno a Parma. In ogni caso, anche successivamente a tali eventi, Luigi continuò a rimanere neutrale nel conflitto e le sue relazioni con l'imperatore rimasero cordiali.[56]

La prima crociata di LuigiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Settima crociata.

Il voto del reModifica

 
San Luigi malato che dichiara il voto di andare in crociata. Miniatura di Maître de Fauvel tratta da Histoire d'Outremer di Guglielmo di Tiro

Tornato gravemente malato dalla campagna militare a Saintonge, la salute del re rimase compromessa. Il 10 dicembre 1244 si ammalò gravemente, probabilmente per dissenteria, a Pontoise e sembrò sul punto di morire. Il 14 dicembre, per essere in completa comunione con Dio, con la Chiesa e con la sua coscienza, nominò due arbitri per risolvere le controversie che aveva con il capitolo di Notre-Dame. In tutto il Regno furono organizzate preghiere e solenni processioni, mentre Bianca di Castiglia gli fece portare le reliquie della cappella reale.[57][58]

La guarigione, avvenuta poche settimane dopo, venne vista come un miracolo. Secondo Jean de Joinville, quando i suoi compagni lo credettero oramai morto, il re riacquistò miracolosamente la salute e l'uso della parola che ben prestò utilizzò per fare voto di prendere parte ad una crociata.[59] La regina madre insieme alla maggior parte dei consiglieri reali, sia laici che ecclesiastici, cercò di convincerlo a rinunciare all'impresa. Secondo Matteo Paris, Bianca e il vescovo di Parigi, Guglielmo d'Alvernia, in un ultimo tentativo, gli fecero notare come il voto non fosse valido perché fatto durante la malattia e dunque senza che il possesso di tutte le sue facoltà mentali. Luigi decise allora di ripetere il voto poiché in quel momento era sano nel corpo e nella mente.[60][61]

La partenzaModifica

 
Re Luigi parte per la crociata

Il 12 giugno 1248 Luigi IX si recò a Saint-Denis per ricevere l'orifiamma dalle mani di Eudes de Châteauroux; prese anche il bastone e la bisaccia del pellegrino, associando così il simbolo reale a quello del pellegrinaggio. Quindi, tornò a Parigi a piedi nudi accompagnato da un'enorme processione popolare dirigendosi all'abbazia Saint-Antoine-des-Champs per chiedere alle suore di pregare per lui. Dopo una notte trascorsa nel palazzo reale di Corbeil nominò ufficialmente la madre come reggente del Regno e mise a sua disposizione i propri consiglieri.[62]

Dopo alcuni giorni trascorsi a Corbeil, Luigi IX si congedò dalla madre e si diresse verso sud, facendo una lunga sosta a Sens, dove era in corso il capitolo generale dell'ordine francescano. In quest'occasione ebbe modo di incontrare fra' Salimbene de Adam che nella sua Cronica descrisse così il sovrano francese:[63]

«Il re era sottile e gracile, di una giusta magrezza e di alta statura. Il suo volto era angelico e i suoi lineamenti pieni di grazia. Veniva verso la chiesa dei frati minori non in pompa regale, ma in abito da pellegrino, con il bordone e la sacca a tracolla, che adornava nel modo migliore le spalle del re. E non veniva a cavallo, ma a piedi, e i suoi fratelli, che erano tre conti […], lo seguivano vestiti nello stesso modo e con la stessa umiltà, […] E il re non si preoccupava di avere un seguito di nobili, ma preferiva essere accompagnato dalla preghiere e dai suffragi dei poveri.»

Luigi si fermò quindi a Lione per incontrare papa Innocenzo IV, il quale promise di proteggere la Francia da eventuali attacchi perpetrati dal re d'Inghilterra ma non dette seguito al tentativo del re di farlo riconciliare con l'imperatore Federico II.[64]

 
L'esercito crociato con Luigi in navigazione

Dunque scese lungo il Rodano e, a La Roche-de-Glun, incontrò uno scudiero, Roger de Clérieu, che chiese a tutti il pagamento di un pedaggio. Al rifiuto del re si scatenò una battaglia che durò alcuni giorni con la presa del castello da parte delle truppe reali che lo demolirono immediatamente.[64] A metà agosto Luigi giunse finalmente ad Aigues-Mortes e il 25 si imbarcò su di una nave insieme a quasi tutti i più stretti membri della famiglia, tra cui la moglie Margherita di Provenza, i fratelli Roberto I d'Artois, Carlo I d'Angiò con sua moglie Beatrice di Provenza, Alfonso di Poitiers e il patrigno di quest'ultimo Raimondo VII di Tolosa. Sebbene le cifre siano state contestate, si stima che l'esercito crociato fosse composto da circa 2 500 cavalieri, 2 500 scudieri e valletti, 10 000 fanti e 5 000 balestrieri, un numero di armati considerevole per il tempo. Secondo lo storico Louis-Sébastien Le Nain de Tillemont, la flotta comprendeva trentotto grandi navi e centinaia di piccole imbarcazioni.[65]

Luigi in TerrasantaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Mansura e Battaglia di Fariskur.
 
La battaglia di Mansura

La mancanza di vento ritardò la partenza della flotta reale, tanto che solo il 28 agosto l'esercito poté salpare dalla Francia. I crociati fecero tappa a Cipro, a quel tempo governata da Enrico di Lusignano, dove trascorsero l'inverno per riprendere il mare il 30 maggio 1249. Infine l'esercito cristiano sbarcò nei pressi di Damietta che venne conquistata poco dopo, precisamente il 5 giugno 1249.[66][67] Luigi IX si diresse quindi al Cairo e, nonostante i continui attacchi dell'emiro Fakhr-ad-Din Yusuf, i crociati riuscirono, a costo di sanguinosi combattimenti, ad attraversare la sponda orientale del Nilo. Fu allora che si svolse la battaglia di Mansura, durante la quale l'esercito cristiano dovette affrontare il genio militare dei musulmani.[68] Nonostante l'esercito guidato da Luigi fosse riuscito a cogliere, il 9 febbraio 1250, una vittoria, i francesi uscirono dal campo di battaglia moto indeboliti: Roberto I d'Artois era morto e i suoi compagni flagellati da diverse epidemie di dissenteria, tifo e scorbuto, aggravate dalla siccità. Anche il re soffrì di dissenteria ma si rifiutò di lasciare il proprio esercito.[69][70]

 
Re Luigi viene fatto prigioniero

Alla fine l'esercito cristiano, indebolito e privo di provviste, dovette ritirarsi; ma mentre stava ripiegando venne attaccato nei pressi del Nilo venendo completamente sbaragliato, il 6 aprile 1250, nella battaglia di Fariskur. Lo stesso re Luigi venne fatto prigioniero insieme a gran parte dei suoi uomini, mentre i malati e i feriti vennero massacrati.[71][72] In occidente, la notizia della disfatta dette origine alla prima spedizione della cosiddetta crociata dei pastori.[73]

 
Luigi in pellegrinaggio in Terrasanta: a sinistra costruisce delle fortezze, a destra in preghiera a Nazareth

Durante la detenzione di suo marito, la regina Margherita di Provenza esercitò il ruolo di comandante dell'esercito e riuscì a riunire, in tempi velocissimi, 400 000 bisanti che consentirono il primo pagamento del riscatto e, il 6 maggio 1250, re Luigi venne liberato.[74] Qualche tempo dopo, nel maggio 1250, Luigi IX iniziò un pellegrinaggio in Terra Santa, chiamando i suoi sudditi a unirsi a lui ma ordinando ai suoi fratelli Alfonso di Poitiers e Carlo I d'Angiò di tornare in Francia per aiutare la madre nell'esercitare la reggenza.[75] Nella primavera del 1253, mentre Luigi si trovava a Sidone, venne a sapere della morte della madre, avvenuta il 27 novembre 1252; dopo diversi giorni di grande lutto, il re prese la decisione di tornare in patria e, tra il 24 e il 25 aprile 1254, lasciò San Giovanni d'Acri per fare rotta verso la Francia.[76]

Il 10 luglio sbarcò presso le saline di Hyères dove chiese di incontrare il fratello Ugo di Digne.[77] Partendo da Hyères, il re si recò quindi ad Aix-en-Provence per un pellegrinaggio dedicato a Maria Maddalena, quindi entrò in Francia da Beaucaire e, dopo aver effettuato diverse soste in diverse città, riconsegnò l'Orifiamma e la croce a Saint-Denis.[78] Alla fine, entrò a Parigi il 7 settembre 1254, dove venne accolto particolarmente bene dai suoi sudditi.[78] La settima crociata fu, tuttavia, da lui vissuta come un fallimento totale, suscitando un certo scetticismo nei confronti della guerra santa e amarezza verso il clero, accusato di non essersi speso abbastanza.[79]

Luigi diplomatico e pacificatoreModifica

Come re cristiano, Luigi IX improntò la sua politica a due ideali che avrebbero consentito a lui e ai suoi sudditi di raggiungere la salvezza eterna: la giustizia e la pace. Si sforzò, quindi, di far prevalere la pace negli affari in cui fu coinvolto e cercò di eliminare gli argomenti conflittuali al fine di mantenerla il più a lungo possibile. Grazie al suo prestigio molti contendenti, anche al di fuori del regno, ricorrevano a lui per ottenere un arbitrato, tanto che divenne il pacificatore del mondo cristiano.[80]

Pace con l'Inghilterra e il trattato di ParigiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Parigi (1259).
 
Atto originale di ratifica del trattato da parte di Enrico III d'Inghilterra, 13 ottobre 1259. Archivi Nazionali Francesi

Luigi IX acconsentì che Enrico II viaggiasse, tra il 1253 e il 1254, attraverso la Francia per visitare l'abbazia di Fontevraud, luogo di sepoltura dei suoi antenati, il Pontigny, dove riposano le reliquie di san Edmondo di Canterbury, morto in esilio, così come la cattedrale di Chartres. Inoltre, Luigi invitò il re inglese, che era anche suo cognato, per celebrare il Natale a Parigi. Nell'occasione nacque una forte amicizia tra i due re, al punto che, qualche tempo dopo, Luigi offrì a Enrico un elefante che a sua volta aveva ricevuto in dono dal sultano d'Egitto. Enrico chiese, dunque, il rinnovo della tregua stipulata nel 1243 al termine della guerra di Saintonge, e il re francese gliela concesse volentieri.[81]

Nel 1257 il re d'Inghilterra inviò il vescovo di Winchester alla corte di Luigi IX con il mandato di proporre al re di Francia la sostituzione della tregua con un vero trattato. Sebbene Enrico rifiutasse ancora di rinunciare a quelli che considerava i suoi diritti sui territori francesi appartenuti ai propri antenati, entrambi i sovrani intendevano raggiungere una pace duratura. I negoziati si rivelarono lunghi e laboriosi ma, il 28 maggio 1258, Enrico III e Luigi IX poterono siglare quello che verrà conosciuto come il trattato di Parigi.[82][83]

Con questo accordo, i due re misero fine al conflitto tra Capetingi e Plantageneti riguardante le terre conquistate da Filippo Augusto 55 anni prima. Il trattato prevedeva che Enrico III rinunciasse a rivendicare la Normandia, l'Angiò, il Touraine, il Maine e il Poitou, mentre Luigi IX gli avrebbe conferito la somma necessaria per mantenere 500 cavalieri per due anni, nonché le entrate dell'Agenais e i suoi domini nelle diocesi di Limoges, di Cahors e di Périgueux.[84]

Il 10 febbraio 1259 il trattato fu ratificato una prima volta da Riccardo di Cornovaglia mentre, il 17 febbraio, la stessa procedura venne approntata a Westminster da pubblici ministeri a nome del re, a cui si aggiunsero, il 4 dicembre successivo, Simone V di Montfort ed Eleonora d'Inghilterra. Enrico III arrivò in Francia il 14 novembre e rese l'omaggio feudale a Luigi il 4 dicembre 1259.[85]

La "decisione" di AmiensModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dit d'Amiens.
 
San Luigi si dichiara arbitro ad Amiens tra Enrico III re d'Inghilterra e i baroni inglesi, dipinto storico di Georges Rouget, 1820

In Inghilterra l'aristocrazia si era ribellata con l'intento di limitare e controllare il potere del re. Tali rivolte culminarono nel 1215 con la sottoscrizione della Magna Carta, seguita dalle disposizioni di Oxford nel 1258 e, infine, dalle disposizioni di Westminster nel 1259.[86] L'opposizione fu guidata da Simone V di Montfort, cognato di Enrico III.[87] Col tempo i vari documenti sottoscritti passarono attraverso una lunga serie di revoche e reintegrazioni;[88] in particolare il re riuscì ad essere sollevato dal giuramento che gli imponeva di rispettare le disposizioni di Oxford, prima dal papa Alessandro IV e poi da papa Urbano IV. I baroni inglesi non accettarono queste decisioni pontificie e così, nel dicembre 1263, Enrico III e i suoi baroni chiesero l'arbitrato di Luigi IX, promettendo di rispettare la sua decisione.[89]

Il 23 gennaio 1264 Luigi emise il verdetto, conosciuto come la dit d'Amiens (la "decisione" d'Amiens) in cui ratificò la bolla papale con cui erano state annullate le disposizioni di Oxford e dichiarò, da fermo sostenitore delle prerogative reali, che Enrico Plantageneto doveva recuperare la piena sovranità sul suo popolo. L'arbitrato venne quindi considerato come un giudizio reso da Luigi IX in quanto signore del re d'Inghilterra e quindi come sovrano dei baroni inglesi, considerati suoi valvassori.[89]

Luigi IX e i MongoliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Alleanza tra Mongoli e Crociati.
 
Il gran Khan Güyük, in una miniatura persiana

A partire dal 1245, i cristiani maturarono la speranza di convertire il gran Khan al cristianesimo o, almeno, di portarlo ad allearsi con loro contro i musulmani. È a tal fine che papa Innocenzo IV inviò tre missioni alla ricerca del gran Khan Güyük. I domenicani André de Longjumeau e Ascelino di Lombardia partirono dalla Terra Santa, mentre il francescano Giovanni da Pian del Carpine attraversò la Boemia, la Polonia e il Basso Volga.[90] Luigi IX si interessò molto a queste spedizioni.[91]

Nel 1248, mentre si trovava a Cipro per la Crociata, Luigi venne avvicinato dagli inviati di Eljigide, un comandante mongolo con base in Armenia e Persia, i quali lo avvertirono che Güyük era pronto ad aiutarlo a conquistare la Terra Santa e a liberare Gerusalemme dai Saraceni, suggerendogli infine di sbarcare in Egitto.[92][93] Il re inviò quindi al gran Khan due predicatori in grado di parlare l'arabo, tra cui André de Longjumeau, nonché una lussuosa tenda scarlatta allestita come una cappella e contenente immagini che mostravano gli elementi essenziali della fede cristiana.[93] Güyük, tuttavia, morì prima dell'arrivo dell'ambasciatore e la regina Oghul Qaïmich, da quel momento reggente, declinò educatamente l'offerta. Nel 1249, Luigi apprese che Khan Sartaq si era convertito al cristianesimo e che era stato battezzato; gli inviò quindi il francescano Guglielmo di Rubruck, ma non in qualità di ambasciatore ufficiale per evitare ulteriori umiliazioni. In realtà Sartaq non si era affatto convertito, ma in ogni caso concesse al francescano di recarsi dal nuovo gran Khan Möngke, nel Karakorum. Nel 1255 Rubrouck fece ritorno a Cipro senza aver avuto successo.[94]

Il 10 aprile 1262, san Luigi ricevette una lettera da Hüleg con la quale chiedeva pace e aiuto, presentandosi come il distruttore delle perfide nazioni saracene, insistette sulla sua benevolenza verso i cristiani residenti nel suo impero e gli annunciò che li aveva liberati tutti dalla prigione o dalla schiavitù nei paesi che aveva conquistato. Non possedendo una flotta per attaccare l'Egitto, chiese al re francese di inviare la propria, promettendo di restituire il regno di Gerusalemme ai cristiani. Tuttavia, in questa lettera, Hülegü, affermava la sua sovranità su tutto il mondo, causando imbarazzo in Luigi che si rifiutò di rispondere alla richiesta, perdendo definitivamente l'occasione di allearsi con l'impero mongolo.[95]

La contesa delle FiandreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione fiamminga.

Margherita II delle Fiandre si trovava in guerra con i figli avuti dal suo primo matrimonio con Burcardo d'Avesnes, che erano stati messi in svantaggio in favore dei figli nati dal suo secondo matrimonio con Guglielmo II di Dampierre. Ebbe così inizio il conflitto tra gli Avesnes, che avanzavano il loro diritto di nascita, e i Dampierre, che negavano l'eredità dei fratellastri, considerati figli illegittimi per via dell'annullamento del matrimonio dei genitori.[96]

In tale disputa, re Luigi venne chiamato più volte a intervenire dall'una o dall'altra parte, o come sovrano. Nel 1235 suggerì una divisione ineguale della terra: due settimi ai d'Avesnes e cinque settimi ai Dampierre.[96]

Nel 1246, per pacificare il Regno prima di affrontare la crociata, Luigi IX ed Eudes de Châteauroux stabilirono un accordo tra le due parti: Hainaut sarebbe appartenuta ai d'Avesnes, mentre le Fiandre ai Dampierre. Successivamente Guglielmo III partì effettivamente per la crociata insieme al re, ma morì accidentalmente nel 1251, l'anno successivo del ritorno in Francia. Come suo successore, la madre riconobbe suo fratello minore, Guido di Dampierre. Tuttavia la curia romana riconobbe la legittimità degli Avesnes, e Margherita si rifiutò di riconoscere a Giovanni di Avesnes il titolo di conte di Hainaut lasciandogli solamente il marchesato di Namur.[97]

Dopo aver tentato invano di impadronirsi delle isole della Zelanda, nel luglio 1253, su istigazione della madre, i figli di Dampierre, accompagnati da diversi baroni francesi, furono fatti prigionieri da Guglielmo II d'Olanda, fratello dell'imperatore. Margherita fece quindi appello al fratello del re di Francia, Carlo d'Angiò, al quale promise l'Hainaut, ignorando così i diritti degli Avesnes, affinché ottenesse la loro liberazione. Carlo accettò e occupò Valenciennes e Mons, cercando tuttavia di evitare un conflitto armato con l'imperatore. Al ritorno dalla crociata, Luigi IX prese molto male l'iniziativa del fratello e intervenne richiamandolo a Parigi e, attraverso il "Dit de Péronne" del 24 settembre 1256, confermò l'accordo firmato nel 1246. Tuttavia, per tener conto della donazione della contea di Hainaut a Carlo, Margherita lo acquistò da lui a un prezzo molto alto. Dovette anche pagare un sostanzioso riscatto al Conte d'Olanda per la liberazione dei Dampierre e, poco dopo, si riconciliò con suo figlio Baldovino d'Avesnes.[98]

L'ultima crociata e la morteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ottava crociata.
 
Partenza di Luigi IX per l'ultima crociata

Il fallimento della settima crociata, interpretato da Luigi come una punizione divina, influì molto su di lui.[99] Nell'estate del 1266, annunciò segretamente a papa Clemente IV la volontà di prendere la croce per una seconda volta. Rese, quindi, pubblica la sua decisione a un'assemblea di prelati e baroni durante la festa dell'Annunciazione del 25 marzo 1267. Quindi, in un'altra riunione, il 9 febbraio 1268, comunicò che la partenza sarebbe stata fissata nel mese di maggio 1270.[100][101] La sua decisione apparve a molti contemporanei, tra cui lo stesso Jean de Joinville (che decise di non partecipare), una scelta ormai anacronistica.[102]

L'evoluzione della situazione militare e politica nel Mediterraneo orientale può spiegare questa decisione. Il fratello del re, Carlo d'Angiò, era divento re di Sicilia e quindi l'isola poteva diventare una base operativa più sicura e più vicina a Cipro.[103] Inoltre, Luigi IX sperava di convertire l'emiro hafside Muhammad I al-Mustansir e rendere l'Ifriqiya (l'attuale Tunisia) una base terrestre sicura per attaccare successivamente i mamelucchi d'Egitto.[104][105][102] La preparazione di questa nuova impresa fu meticolosa come la precedente. Il finanziamento venne curato dalle città e dall'innalzamento dei decreti ecclesiastici, tuttavia i preliminari diplomatici ebbero meno successo rispetto alla crociata precedente: Clemente IV era nel frattempo morto, il periodo di sede vacante si era prolungato e quindi non vi era un papa, pertanto gli unici personaggi di rilievo che espressero la volontà di partecipare alla spedizione furono, oltre a Luigi IX, il principe Edoardo I d'Inghilterra e il re Giacomo I d'Aragona, ma quest'ultimo rinunciò dopo che la sua flotta venne decimata da una tempesta.[106][101]

 
L'assedio di Tunisi

Il 14 marzo 1270 Luigi andò nuovamente a prendere il bastone del pellegrino e l'orifiamma a Saint-Denis. Il giorno seguente si recò a piedi nudi dal suo palazzo sino a Notre-Dame, dove prese congedo dalla moglie. Dopo tappe nei vari santuari, il re e i suoi figli arrivarono ad Aigues-Mortes e si unirono a Tebaldo II di Navarra e altri crociati. Nell'attesa dell'arrivo delle navi, scoppiò una battaglia tra francesi e catalani che provocò un centinaio di morti. Alla fine, Luigi poté salpare il 2 luglio 1270, un mese dopo la data preventivata, a bordo della nave La Montjoie'.[107][108] Dopo una breve sosta in Sardegna i crociati sbarcarono a La Goulette, vicino a Tunisi. Il sultano, che in realtà non aveva alcuna intenzione di convertirsi, aveva preparato la sua città per sostenere un assedio e attaccò i cristiani appena sbarcati. Re Luigi decise di prendere d'assalto la città di Cartagine per acquartierare i suoi uomini in sicurezza in attesa di rinforzi provenienti dal fratello Carlo. I crociati conquistarono facilmente la città ma, ancora una volta, andarono incontro a un'epidemia di dissenteria o di tifo, che risultò fatale per molti uomini, tra cui il principe Giovanni Tristano di Valois; lo stesso re Luigi IX trovò la morte il 25 agosto 1270, all'età di 56 anni dopo più di 43 anni di regno. Sul letto di morte Luigi ricevette l'estrema unzione e chiese, come segno di umiltà, di essere poggiato su di un letto di ceneri e pronunciò le parole «Gerusalemme! Gerusalemme!». Con la dipartita del re il fratello Carlo d'Angiò, arrivato nel frattempo a Tunisi, decise per il ritiro immediato dell'esercito cristiano.[109][110]

 
La morte di Luigi IX di Francia

Uno studio condotto nel 2015 dal paleopatologo Philippe Charlier sulle reliquie attribuite al re e disperse durante la sua canonizzazione, ipotizzò che abbia sofferto di scorbuto e sia morto di schistosomiasi.[111] Uno studio del 2019 confermò lo scorbuto come una delle cause primarie più probabili del decesso.[112]

Dopo la morte del reModifica

Le spoglie realiModifica

 
Filippo III trasporta a Saint-Denis il corpo di San Luigi

Quando re Luigi morì, per non lasciare il suo corpo su di una terra infedele lontana dal regno di Francia e dal cristianesimo, il fratello Carlo d'Angiò cercò di acquisire il controllo dell'esercito a discapito di suo nipote, divenuto nel frattempo re Filippo III di Francia, che considerava troppo inesperto; nonostante ciò, quest'ultimo riuscì ad affermare immediatamente la sua autorità.[113] Da allora in poi, il destino dei resti del defunto sovrano divenne una questione politica giocata tra il giovane successore e lo zio: Filippo voleva che le spoglie venissero rimpatriate in Francia al più presto mentre Carlo, facendone presente la vicinanza geografica, proponeva che fossero tumulate nel suo regno di Sicilia.[114] Alla fine venne concordata una ripartizione: i visceri sarebbero stati consegnati a Carlo, che li avrebbe conservati nel Duomo di Monreale, mentre le ossa vennero traslate nella necropoli reale della basilica di Saint-Denis. Filippo, preoccupato di esporre il corpo del padre ai pericoli di un viaggio, per il rimpatrio volle aspettare fino a quando non fosse stato disponibile un gruppo di armati in grado di scortarlo. Il corpo venne, quindi, bollito e disossato attraverso la procedura del mos Teutonicus.[115]

Il 30 ottobre gli armati francesi che scortavano il corpo di Luigi firmarono un accordo con l'emiro di Tunisi per poi imbarcarsi, l'11 novembre successivo, e far ritorno in patria. Alla fine del lungo viaggio, in cui perì Tebaldo II di Navarra, giunsero a Parigi il 21 maggio 1271. La bara di Luigi IX venne esposta nella Cattedrale di Notre-Dame mentre il funerale si svolse nella basilica di Saint-Denis il giorno successivo.[116]

La tombaModifica

Luigi IX aveva chiesto di essere seppellito in una tomba molto semplice, ma già nel 1274 la sua sepoltura era ben più elaborata della lastra originale con una struttura in legno. Nel 1282, questa seconda tomba lasciò il posto a una terza, in gran parte decorata con oro e argento, probabilmente simile a quelle in cui riposavano le spoglie dei predecessori Filippo Augusto e Luigi VIII. Scomparsa intorno al 1420, senza dubbio distrutta e dispersa dagli eserciti inglesi di Enrico V d'Inghilterra o del duca di Bedford durante le fasi finali della guerra dei cent'anni,[117] le sue fattezze rimangono incerte. Una miniatura presente su di un documento conservato al Walters Art Museum di Baltimora, mostra una figura sdraiata, mentre quelle presenti sul manoscritto di Guillaume de Saint-Pathus[118] e sul Libro delle ore di Giovanna d'Évreux conservati al Metropolitan Museum of Art di New York raffigurano una figura in piedi.[119]

Un re riformatoreModifica

Vissuto tra il regno di suo nonno Filippo Augusto e quello di suo nipote Filippo il Bello, Luigi IX il Santo è stato il re che ha trasformato la Francia da una monarchia feudale a una monarchia moderna, non più basata sui rapporti personali del re con i suoi vassalli, ma sui rapporti del re come capo della Corona con i suoi "soggetti". Questa transizione verso uno Stato moderno avvenne, secondo lo storico Jacques Le Goff, in forme transitorie, graduali, evitando qualsiasi trauma istituzionale.[120]

Riforme giudiziarieModifica

 
San Luigi rende giustizia sotto la quercia di Vincennes, Pierre-Narcisse Guérin, 1816

Nell'ordinanza reale del 1245, il re istituì la "quarantine-le-roi", con la quale veniva disposta una tregua di almeno quaranta giorni dalla data in cui sorgeva una controversia tra due parti, al fine di limitare le guerre private. Pertanto fu vietata qualsiasi vendetta fino alla scadenza del periodo, consentendo una possibile pacificazione o, perlomeno, un attenuarsi delle tensioni.[121]

Nel 1247 re Luigi inviò investigatori reali a informarlo dello stato del Paese e a sovrintendere ai tribunali, all'amministrazione, alla fiscalità ed all'esercito. Nel regno di Francia vennero introdotti anche balivi e preposti; questi ultimi cessarono di essere ispettori itineranti divenendo amministratori nominati e pagati dal re, che esercitavano le proprie funzioni in una ventina di circoscrizioni distinte in cui era stato diviso il regno. Assunti dalla nobiltà locale o dalla borghesia, questi ufficiali furono costretti a rispettare rigide regole, stabilite con un'ordinanza del 1254.[122][123] Gli ufficiali reali venivano anche controllati da ispettori che ne garantivano i limiti giurisdizionali e trasmettevano per iscritto tutti i reclami alla corte reale, la quale a sua volta iniziò a dividersi in sezioni: il Consiglio, che si occupava dei casi politici, la Curia in parliamento, che divenne in seguito il Parlamento, e la Curia in compotis, precursore della Corte dei conti, che si installò nella Torre del Tempio.[124]

Nel dicembre 1254 Luigi IX promulgò la "Grande Ordinanza", detta anche "statutum generale" o "statuta sancti Ludovici" o "istituzione del re", con cui tentò di riformare profondamente il governo.[125] Con tali disposizioni, infatti, si accorparono diversi testi promulgati tra il luglio e il dicembre dello stesso anno, la maggior parte dei quali abolì le misure prese dai siniscalchi reali, in violazione delle antiche usanze locali.[126] Questi testi, inoltre, ordinavano agli ufficiali reali di rendere giustizia senza distinzione e di rifiutare qualsiasi dono per se stessi o la propria famiglia. Ad essi non era consentito revocare alcuna sanzione senza processo, dovevano presupporre l'innocenza di qualsiasi accusato che non fosse ancora stato condannato, ed ebbero il divieto di impedire il trasporto del grano, una misura intesa a combattere le carestie. Inoltre in dicembre Luigi aggiunse una serie di norme morali, contro la blasfemia, il gioco d'azzardo, l'usura[127] e il divieto per gli ufficiali reali di frequentare bordelli e taverne.[128] Al fine di condurre i sudditi verso la salvezza, il re proibì la prostituzione, prevedette punizioni per la volgarità, mise al bando i giochi di dadi, nonché gli scacchi, la dama e il backgammon. Infine, le taverne vennero riservate ai viaggiatori e vietate alla popolazione.[129]

La "Grande Ordinanza" fu ripetuta nel 1256 con diverse differenze rispetto alla precedente, trasformando le istruzioni per gli ufficiali giudiziari in un'ordinanza generale da applicarsi a tutto il Regno.[128] Con questa, Luigi rimosse ogni riferimento all'uso della tortura e ritornò a un severo divieto della prostituzione.[130] Fu stabilito che dovessero essere rispettati i diritti delle donne circa le eredità e le doti: il sesso femminile era considerato debole e spettava alla giustizia reale proteggerlo. Luigi rifiutò, per esempio, che una donna venisse punita per le colpe del marito.[131] Nel 1261, in accordo con il Concilio Lateranense IV, una nuova ordinanza reale abolì l'ordalia: le prove del fuoco e dell'acqua da cui l'imputato doveva uscire incolume o i combattimenti in cui doveva vincere, furono sostituite da prove razionali o testimonianze.[132]

Riforme monetarieModifica

 
Tornese, coniato sotto Luigi IX

Alla fine del suo regno, tra il 1262 e il 1270, Luigi IX attuò importanti riforme monetarie in risposta allo sviluppo commerciale e alla diffusione dell'economia monetaria. Le riforme iniziarono con un'ordinanza che vietò la contraffazione della moneta reale e arrogò alla Corona il monopolio di questa, con l'eccezione delle monete battute dai signori dietro specifica autorizzazione e riguardante esclusivamente il loro territorio.[133] Pertanto, due ordinanze successive vietarono l'uso delle esterlins, la moneta inglese; la prima, pubblicata tra il 1262 e il 1265, richiese che le persone assoggettate all'autorità reale facessero promessa di non utilizzare tale moneta, quella del 1265 fissò a metà agosto dell'anno successivo il termine per la loro circolazione.[133]

Nel 1265 una nuova ordinanza riprese quella del 1262 e confermò il privilegio della moneta reale di circolare in tutto il Regno, ma autorizzò anche alcune valute regionali. Nel luglio 1266 un'ulteriore ordinanza decretò la ripresa della coniazione di livre parisis a nuove condizioni di peso e contenuto di metallo raffinato, nonché la coniazione di un tornese. Infine, tra il 1266 e il 1270, un'altra ordinanza dette origine allo scudo.[133] La livre parisis e lo scudo d'oro si rivelarono dei fallimenti, ma il tornese fu un successo, sia in Francia che sul mercato internazionale, tanto che continuò a circolare fino al XIV secolo.[134]

La regolamentazione della prostituzioneModifica

Nel Medioevo, solitamente, i responsabili dell'ordine pubblico, sia laici che ecclesiastici, consideravano la pratica della prostituzione come un male minore; vi furono persino bordelli di proprietà di monasteri o di capitoli.[135] Ma come già visto, dal suo ritorno dalla Terra Santa Luigi si impegnò a ripristinare l'ordine morale nel Regno vietando integralmente il meretricio con un'ordinanza del 1254, e obbligando tutte le donne e le ragazze coinvolte a rinunciare.[136] Le prostitute vennero, dunque, espulse dalle città, lontano da chiese e cimiteri, e chiunque avesse messo loro a disposizione una casa avrebbe avuto confiscato un anno di affitto.[137] Se, dopo un avvertimento, le prostitute avessero continuato l'attività, l'ordinanza prevedeva che i loro vestiti venissero confiscati e la loro casa sequestrata e venduta a beneficio del fisco. In caso di ulteriore recidiva, era previsto il bando dalle città, dai villaggi e anche dal regno.[136] Allo stesso tempo, il re stanziò dal tesoro reale i fondi necessari per consentire al convento delle Figlie di Dio, appositamente destinato all'accoglienza delle ragazze pentite, di ricevere duecento donne in più.[136]

L'esperienza, tuttavia, dimostrò al sovrano quanto l'ordinanza fosse inutile. Messe al bando, le prostitute cambiarono il loro aspetto per assomigliare a quello delle donne oneste, esponendo queste ai commenti dei libertini. Nel 1256, con una seconda ordinanza che in qualche modo revocò la prima, il re permise alle meretrici di esercitare, ma esclusivamente al di fuori dalle mura delle città e lontano dai luoghi di culto. Sorsero così postriboli lontano dalle abitazioni private e costretti a chiudere alle sei di sera.[136] Secondo lo storico Jacques Le Goff questo è «un abbozzo di ghetto per la prostituzione».[137]

Il re costruttore e mecenateModifica

Durante il regno di Luigi IX l'architettura religiosa viveva un periodo di grande fermento: le grandi cattedrali francesi erano in costruzione o erano state appena completate o si trovavano sottoposte a importanti modifiche. Re Luigi ebbe così la possibilità di contribuire alla costruzione delle cattedrali di Chartres, di Amiens, di Reims, di Rouen, di Beauvais, di Auxerre e di Notre-Dame.[138] Il re finanziò e ordinò anche la costruzione di numerosi conventi, chiese e abbazie, ma il suo ruolo in questo è poco noto.[139]

Secondo lo storico dell'arte Robert Branner, sotto l'influenza di Luigi IX l'architettura parigina divenne un'arte sofisticata che chiamò "stile curiale". Parigi divenne pertanto una capitale artistica con un'architettura elegante e laboratori in cui si producevano manoscritti miniati, oggetti d'avorio, ricami, arazzi, gioielli, pietre preziose e oggetti liturgici. Oltre all'architettura civile, il re promosse anche l'architettura militare; ad esempio sostenne la costruzione dei bastioni di Aigues-Mortes e di Giaffa e la realizzazione del castello di Tours.[140]

Edifici sacriModifica

 
L'abbazia di Maubuisson, edificata su volere di Luigi IX

Re Luigi VIII, nelle sue volontà testamentarie, aveva lasciato un'ingente somma per fondare un monastero vicino a Parigi.[141] Il figlio Luigi scelse un posto vicino ad Asnières-sur-Oise, dove aveva risieduto insieme alla madre, e quindi procedette all'acquisto dei terreni che vennero ribattezzati "monte reale" a simboleggiare lo stretto legame tra la famiglia reale e la futura abbazia. Tra il 1229 e il 1234 Luigi, consigliato dalla madre Bianca di Castiglia, fondò ufficialmente l'abbazia attribuendola all'ordine cistercense, contrariamente alle indicazioni del defunto re che voleva fosse affiliata ai canonici regolari della Congregazione di San Vittore.[142]

La fondazione dell'abbazia di San Vittore, terminata nel 1235, dimostra l'emergente attrazione di Luigi per gli ordini mendicanti, ai quali i cistercensi appartenevano. Fu anche un'opportunità per il giovane re di mostrare umiltà e penitenza: durante tutto il periodo in cui l'edificio fu un costruzione, egli stesso controllò attentamente lo stato di avanzamento dei lavori e partecipò attivamente al cantiere aiutando gli artigiani, arrivando perfino a trasportare personalmente le pietre e la malta.[143][144]

Qualche anno dopo, nel 1241, Bianca di Castiglia fece costruire l'abbazia di Maubuisson nei pressi di Saint-Ouen-l'Aumône. A partire dal 1231, su richiesta di Luigi IX, furono eseguiti imponenti lavori presso la basilica di Saint-Denis; iniziato sotto l'abate Eudes Clément Clément (1228-1245), il cantiere permise di collegare l'abside e il nartece della chiesa che era stata costruita da Sugerio al piano più grande del nuovo edificio. E nel 1267 Luigi IX inaugurò il nuovo complesso sepolcrale destinato a suggellare la continuità delle tre dinastie reali francesi.

La SorbonaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Collegio della Sorbona.

Nel 1253, Luigi IX contribuì alla fondazione del collegio della Sorbona, dedicato ai maestri delle arti che studiavano la teologia, su richiesta di Robert de Sorbon, suo cappellano, confessore e amico. Come gli altri collegi dell'Università di Parigi, quello di Sorbon accoglieva i meno abbienti che disponevano di borse di studio così come studenti non residenti. Quando venne fondato, il collegio venne pensato per ospitare una ventina di persone. A tal fine, Luigi donò alcune case in Rue Coupe-Gueule, di fronte all'Hôtel de Cluny, per alloggiare gli studenti. Robert de Sorbon, attraverso Guillaume de Chartres, acquisì rapidamente gli edifici che si affacciavano su questa strada tanto che, nel 1260, la maggior parte di essi gli apparteneva. Si trattò quindi di una raccolta sparsa di vari edifici, case e fienili, disposti intorno a un giardino. La grande semplicità dell'edificio venne mantenuta da de Sorbon che stabilì per i residenti una regola di vita austera e pia.[145]

Gli ospiziModifica

Luigi IX fondò nei pressi della porte Saint-Honoré l'ospizio di Quinze-Vingts, allo scopo di ospitare i ciechi indigenti di Parigi.[146] La data della sua costruzione è sconosciuta, ma un documento siglato il 23 luglio 1260 specifica che la fondazione fu completata nel mese di giugno. L'ospizio venne organizzato come una congregazione dotata di una dirigenza piuttosto "democratica" che ricorda quella degli ordini mendicanti. Dalla sua fondazione, l'ospizio beneficiò di numerosi privilegi concessi dal re e dalle autorità ecclesiastiche; in particolare Luigi IX concesse una rendita di 30 livre parisis, destinate a sfamare gli ospiti.[147] In cambio, ogni residente doveva impegnarsi a pregare il più frequentemente possibile per il re, la regina, la famiglia reale e tutti i suoi benefattori.[148]

Secondo la storica Zina Weygand, sostenendo i non vedenti, Luigi IX manifestò, per la prima volta nella storia, la responsabilità della monarchia nei confronti dei disabili ponendo la prima pietra miliare sul dovere da parte di uno Stato di occuparsi di un problema sociale, un dovere fino a quel momento lasciato interamente alla Chiesa e alla generosità individuale.[149]

Intorno al 1248, il re fece restaurare l'Hôtel-Dieu da Eudes de Montreuil e incaricò la madre Bianca di Castiglia di sovrintendere ai lavori. Nello stesso periodo, partecipò alla fondazione dell'ospedale "Audriettes", destinato ad ospitare le donne vedove e indigenti.[150] Intorno al 1259, Luigi fondò l'Hôtel-Dieu a Pontoise e vi collocò inizialmente tredici monache agostiniane; la generosità delle suore verso i poveri e i malati attirò una tale folla che, nel 1261, il re ritenne necessario lasciare in eredità la propria casa di campagna e il parco di Pontoise per mantenere tutte le religiose necessarie.[151] Spese anche 30 000 sterline per fondare l'Hôtel-Dieu a Vernon, in cui insediò venticinque suore.[152]

Le fortificazioniModifica

Agli inizi degli anni 1230, con l'annessione dell'Angiò al dominio reale, Bianca e Luigi fecero costruire il castello di Angers e ampliare le fortificazioni, in quanto la la città era diventata zona di frontiera rispetto ai possedimenti inglesi.[153]

Intorno al 1240, in vista della settima crociata, Luigi IX decise di fortificare Aigues-Mortes per renderla una base navale sicura e per disporre di un porto dove armare la flotta reale. Aigues-Mortes venne preferita a Narbonne e Montpellier, nonché ai porti esterni come Marsiglia o Genova già utilizzate dai crociati ai tempi di Filippo Augusto. Aigues-Mortes diventò così l'inizio e la fine dell'iter hierosolymitanum ("la strada per Gerusalemme"). Secondo Le Goff, tale fortificazione rappresentò uno degli interventi urbanistici più vasti mai effettuati nella Francia medievale.[154]

Nel 1250, liberato dalla prigionia in Egitto, il re arrivò a Giaffa insieme alla moglie. Rimase a Caesarea dal marzo 1251 al maggio dell'anno successivo e fece ricostruire le mura della città. Nel 1252 rinforzò anche i bastioni di Giaffa e fece realizzare un convento e una chiesa. Infine, innalzò o ampliò le fortificazioni di Ascalona, Sidone, Tiro e Acri; nel 1257, a quanto racconta Matteo Paris, promosse la realizzazione di diverse fortificazioni in Normandia.[155]

La religiosità del reModifica

Anche al fine di ottenerne la canonizzazioni, molti biografi di Luigi IX hanno dato ampio spazio all'intensa e sincera religiosità del re, una religiosità di tipo "devozionale", secondo Le Goff, quella "di un laico che che cerca di ottenere la sua salvezza personale soprattutto attraverso l'esercizio della sua funzione regale".[156] Luigi visse la sua fede abbracciando tutte le forme devozionali, dal culto delle reliquie, alla penitenza nel corpo (utilizzava, ad esempio, il cilicio e ricorreva a pratiche ascetiche[157]) e nello spirito, partecipava assiduamente alle funzioni religiose e ai sacramenti, praticava la carità e supportava la chiesa con una predilezione particolare per gli ordini mendicanti. Nelle sue funzioni re cristiano non mancò di confrontarsi con l'ebraismo e con l'eresia catara al tempo diffusa nel regno di Francia.[158]

Acquisizione di reliquieModifica

 
Luigi IX riceve le sacre reliquie, Chroniques de Saint-Denis

Per i cristiani del XIII secolo il possesso delle reliquie era segno di grande devozione nonché fonte di prestigio. Nel 1237 Baldovino II di Courtenay, imperatore latino di Costantinopoli, si recò in Francia per chiedere aiuto a suo cugino, Luigi IX, contro i bizantini. Durante la sua permanenza, Luigi apprese che i baroni latini di Costantinopoli, in difficoltà economiche, erano intenzionati a vendere la corona di Cristo.[159]

Essendo la più preziosa delle reliquie custodite, Baldovino implorò Luigi e Bianca di evitare che questa cadesse in mani straniere; l'idea di acquisire la famosa reliquia riempì di gioia il re francese. Così, da Parigi, Baldovino II inviò un messaggero con una lettera in cui ordinava di consegnare la corona agli inviati di Luigi, vale a dire due domenicani, Giacomo e Andrea, il primo dei quali priore dell'Ordine dei Predicatori a Costantinopoli e quindi in grado di riconoscere l'autenticità della reliquia.[160]

Quando gli inviati arrivarono a destinazione, appresero che il bisogno di denaro era diventato così urgente che i baroni lo avevano preso in prestito dai mercanti veneziani e avevano dato loro in pegno la corona di spine con l'accordo che se non fosse stata riscattata prima della festa dei santi Gervasio e Protasio, il 18 giugno, sarebbe passata di diritto ai veneziani e trasportata nella città lagunare. Gli inviati di Baldovino iniziarono i negoziati con i veneziani, i quali accettarono di vendere la reliquia al re di Francia a condizione che passasse attraverso Venezia.[161]

Le trattative terminarono nel dicembre 1238 e, sebbene l'inverno fosse ostile alla navigazione e i greci avessero inviato galee in pattuglia per impossessarsi della reliquia, la corona arrivò in salvo a Venezia, dove fu esposta nella basilica di San Marco. Andrea rimase a sorvegliarla mentre Giacomo proseguì verso la Francia per annunciare la notizia a Luigi e Bianca; tornò poi a Venezia con l'enorme somma necessaria a perfezionare l'acquisto, il cui importo non è noto, accompagnato dagli uomini di Baldovino, garanti dell'operazione. Si svolsero quindi nuove trattative e i veneziani, che non osarono opporsi alla volontà del re di Francia, con riluttanza lasciarono partire la reliquia. Questa volta, il viaggio verso la Francia avvenne via terra. Per garantire la sicurezza della delegazione, era stato approntato un salvacondotto imperiale di Federico II, la più alta garanzia giuridica del mondo cristiano.[162]

Giunta la corona a Villeneuve-l'Archevêque, il re si precipitò a vederla, accompagnato dalla madre, dai fratelli, da Gauthier Cornut e da molti baroni e cavalieri.[163] Il giorno successivo la corona venne trasportata via fiume sulla Yonne e sulla Senna a Vincennes dove venne esposta su un grande ponteggio per essere vista da tutti i presenti.[162] Quando la reliquia giunse nella capitale, venne portata dallo steso Luigi e dal fratello Robert, a piedi nudi, seguiti da prelati, chierici, religiosi e cavalieri, anch'essi scalzi. Per breve tempo venne collocata nella cattedrale di Notre-Dame per poi giungere finalmente nella cappella di Saint-Nicolas del palazzo reale. Successivamente l'imperatore Baldovino, costantemente bisognoso di denaro, vendette a Luigi a caro prezzo altre reliquie della Passione di Gesù: nel 1241, la Francia acquisì gran parte della Vera Croce, la sacra spugna e il ferro della lancia sacra.[164]

La costruzione della Sainte-ChapelleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sainte-Chapelle.
 
Interno della Sainte-Chapelle

Ben presto Luigi decise che la cappella di Saint-Nicolas fosse troppo modesta per le pregiate reliquie che aveva appena acquisito e quindi dette ordine di erigere un nuovo edificio che, secondo Louis Grodecki, servisse come reliquiario monumentale e santuario reale.[165] Secondo quanto suggerisce Jean-Michel Leniaud, la scelta di costruire la Sainte-Chapelle nel palazzo reale non fu scontata: questo servì per affermare il legame tra il re e la sacralità, così come era d'uso per gli imperatori bizantini e germanici. La vicinanza ebbe anche una valenza giudiziaria in quanto fu sulle reliquie che, da quel momento, i vassalli giuravano fedeltà ai signori.[166] In effetti, secondo Jacques Le Goff, Luigi IX non perse occasione per associare la gloria del re a quella di Dio.[165]

 
Statua di san Luigi all'interno della Sainte-Chapelle

L'architettura della Sainte-Chapelle fu ispirata da quella delle cappelle episcopali di Laon, Parigi, Noyon e in particolare dell'arcivescovado di Reims.[167] Luigi IX volle poter disporre di un luogo di preghiera tranquillo, pertanto la cappella non fu progettata per accogliere folle di pellegrini: non dispone infatti né di un deambulatorio, né di una tribuna reale, poiché nei giorni ordinari solo il clero, la famiglia reale e i loro ospiti vi potevano accedere.[168]

Nel maggio 1243, papa Innocenzo IV concesse i privilegi alla futura cappella, mentre nel gennaio del 1246 il re fondò un collegio di canonici per assicurare la cura delle reliquie e la celebrazione delle funzioni.[169] Il 26 aprile 1248, due mesi prima della partenza del re per la crociata, la Sainte-Chapelle venne inaugurata e consacrata da Eudes de Châteauroux e Philippe Berruyer.[170] La costruzione della Sainte-Chapelle fu completata in tempi brevissimi (sembra una decina di anni[171]) a un costo, secondo quanto stimato durante il processo di canonizzazione di San Luigi, di 40 000 tornesi. A quanto pare il re fu spesso presente sul cantiere e che lavorò a stretto contatto con il suo architetto. Sui nomi dei progettisti della cappella gli storici sono divisi: secondo Le Goff non è possibile attribuirli con certezza, mentre altri, rifacendosi alla tradizione orale e a un manoscritto del XVI secolo conservato nella Bibliothèque nationale de France indicano Pierre de Montreuil come architetto.[172][173]

Rapporti con l'eresia cataraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Catarismo e Crociata albigese.
 
Resti del Castello di Montségur, uno dei più importanti della resistenza catara

La concezione di Luigi del ruolo reale come braccio secolare della Chiesa e protettore della fede lo portò, come i suoi antenati prima di lui, a intervenire contro coloro che venivano indicati come nemici del cattolicesimo. E se, dopo la morte di Luigi VIII, il Trattato di Parigi del 12 aprile 1229 sembrava aver posto fine alla crociata contro gli Albigesi, quest'ultimi erano tuttavia ancora presenti, in particolare in Linguadoca e, anche se meno visibili e meno numerosi, in Lombardia e in Provenza.[174]

Nel decidere in merito alle misure da adottare nei loro confronti, il re si dotò di un consiglio composto da inquisitori, appartenenti principalmente agli ordini mendicanti, e da eretici convertiti.[175] La volontà di Luigi fu comunque quella di purificare il Regno non con il fuoco, sebbene egli accettasse le sentenze di condanna al rogo, ma principalmente con la conversione ed, eventualmente, con le espulsioni.[176]

Tuttavia, a seguito dell'assassinio degli inquisitori di Avignone, avvenuto il 20 maggio 1242 da parte di uomini della guarnigione di Montségur, Bianca di Castiglia e Luigi IX commissionarono il siniscalcato di Carcassonne e Pierre Amiel, arcivescovo di Narbonne, per poi assediare il castello. Dopo diversi tentativi falliti, nel maggio del 1243, 6 000 uomini circondarono Montségur che resistette fino al 1° marzo dell'anno successivo, data in cui Pierre-Roger de Mirepoix ottenne una tregua di 15 giorni. Infine, il 16 marzo, la fortezza si arrese. Duecentoventi uomini e donne che si rifiutarono di rinnegare la propria fede vennero condannati al rogo. Gli ultimi castelli catari, Quéribus e Niort-de-Sault, furono infine conquistati nel 1255.[177]

Rapporti con la comunità ebraicaModifica

Secondo Luigi IX vi era una sostanziale differenza tra l'ebraismo, che riteneva una vera religione, e l'eresia o l'Islam, che considerava invece una parvenza di religione. Tuttavia, la sua posizione riguardo agli ebrei non fu mai netta. In primo luogo, Luigi dovette osservare che essi erano sia dentro che fuori dalla religione cristiana: non riconoscono Cristo, osservano un calendario liturgico e riti diversi, ma al contempo obbediscono all'Antico Testamento. Infine, il re era investito di due doveri in contrapposizione: doveva censurare la loro condotta considerata "perversa", poiché erano considerati deicidi, ma doveva anche proteggerli come minoranza.[178] Agli ebrei Luigi impose di applicare sui vestiti la rouelle, un cerchio di stoffa giallo per essere immediatamente distinti, e proibì di uscire di casa nei giorni dell'anniversario della Passione di Cristo, e di esercitare un impiego pubblico.[179][180]

Lotta contro l'usuraModifica

 
Luigi lava i piedi ai lebbrosi e sfama i poveri. La vita del re fu caratterizzata da un'intensa religiosità

Mentre gli usurai cristiani si trovavano sotto la giurisdizione dei tribunali ecclesiastici, quelli di fede ebraica e gli stranieri dipendevano dal potere monarchico.[181] Nel dicembre 1230, Bianca di Castiglia e i suoi consiglieri, in nome di Luigi, emanarono l'ordinanza di Melun, contenente le misure disposte da Filippo Augusto contro gli ebrei e l'usura.[182] Con questa, ogni signore poteva, se lo desiderava, prendere ebrei dei propri territori come servi e ad essi venne proibito a praticare tassi usurai sui capitali prestati.[183][184]

Nel 1234, con una nuova ordinanza, veniva condonato ai debitori cristiani un terzo del debito verso gli ebrei, proibita la loro reclusione nel caso di mancato pagamento, e si stabiliva che gli ebrei non potessero ricevere pagamenti se non a seguito di una dichiarazione da parte di testimoni affidabili. La "grande ordinanza" del 1254 comprendeva anche due passaggi sugli ebrei: l' articolo 32 li obbligava a cessare di praticare l'usura e gli incantesimi, mentre l' articolo 33 proibiva ai baroni e agli agenti reali di aiutarli a recuperare i loro debiti ribadendo l'obbligo di condannare l'usura.[183] Infine, venne vietata l'incarcerazione dei cristiani o la vendita delle loro proprietà per ripagarne i debiti con gli ebrei.[185]

Nel 1247, i consiglieri di Luigi IX proposero di confiscare i proventi dell'usura degli ebrei per finanziare la settima crociata, ma il re rifiutò di utilizzare beni vergognosamente acquisiti per finanziare un'azione così santa.[186] Un'ordinanza del 1257 (o del 1258) nominò una commissione per correggere l'eccessiva applicazione delle misure prese in precedenza contro gli ebrei.[187] Inoltre, le misure contro l'usura vennero estese a tutti e non solamente agli ebrei, comunque considerati specialisti di tale pratica: un'ordinanza del 1268 espulse dal Regno i banchieri lombardi, fiorentini, caorsini e tutti gli altri usurai stranieri.[188]

La disputa di ParigiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Disputa di Parigi.

L'abate Nicolas Donin, un ebreo convertito al cattolicesimo, invitò papa Gregorio IX a non mostrare tolleranza nei confronti del Talmud, uno dei testi sacri ebraici che riteneva contenere osservazioni offensive su Gesù Cristo e la Beata Vergine. Nel 1239, il papa indirizzò quindi una lettera con la quale chiedeva ai principi cristiani di requisire tutte le copie esistenti.[189] A differenza di altri sovrani europei, Luigi e sua madre obbedirono e, a partire dal 3 marzo 1240, iniziarono le confische.[190][191]

D'altra parte Luigi, preoccupato di mantenere una certa obiettività, volle che si tenesse un approfondito dibattito per giudicare se il libro contenesse o meno insulti contro il cristianesimo. Nel marzo 1240 fu quindi organizzato il "processo del Talmud" (o disputa di Parigi) e, sotto l'occhio vigile di Bianca di Castiglia e dell'intera corte, alcuni ecclesiastici incluso il vescovo di Parigi discussero con quattro rabbini scelti tra i più colti del Regno tra cui Yechiel di Parigi, il più celebre al tempo. Alla fine della disputa, sebbene l'arcivescovo Gauthier Cornut avesse contestato la sentenza, venne dichiarato che il Talmud fosse un libro infame e quindi dovesse essere essere bruciato. Il re procedette quindi a un rogo pubblico di ventidue carri di copie manoscritte.[192][193][194] L'esecuzione della sentenza si svolse a Parigi, in Place de Grève, alla presenza delle scuole, delle università, del clero, dei preposti e del popolo. Il continuo avanti e indietro tra i conventi in cui erano stati depositati i libri e il luogo del rogo durò due giorni.[195] Il 9 maggio 1244, il nuovo papa, Innocenzo IV, si congratulò con il re per la sua azione e lo incoraggiò a continuare con le copie rimanenti. Così, nel 1244, ebbe luogo un secondo rogo pubblico, seguito da altri negli anni successivi.[196]

Rapporti con il mondo musulmanoModifica

 
Luigi IX conduce 25 000 crociati davanti a Damietta durante la settima crociata

Prima di confrontarsi direttamente con il mondo islamico, cosa che avverrà per la prima volta con la cosiddetta settima crociata del 1248, Luigi ritiene che i musulmani siano dei pagani senza un a vera religione e si prefigge lo scopo di convertirli al cristianesimo; il suo fine ideale è quello di arrivare ad una pace globale nel segno della cristianità. La crociata, per San Luigi, non è solo dal punto di vista cristiano giusta, ma addirittura doverosa per un fedele devoto. Una volta che ebbe modo di conoscerli più a fondo, dopo la dura sconfitta nella battaglia di Mansura venne fatto prigioniero del'emiro ayyubide Fakhr al-Dīn ibn al-Shaykh, inizierà a provare una certa stima per loro, riconoscendoli un vero zelo religioso di cui non pensava, seppur rammaricandosi che essi fossero “affascinati da una dottrina falsa e ignobile propagandata da un mago”, come riportano le cronache di Matteo Paris.[197]

Pertanto, per lui i saraceni rimarranno degli infedeli, termine con cui abitualmente si riferisce a loro, e non si farà condizionare dalla stima reciproca di cui godeva alla corte del sultano, quando partirà per quella che considerava il suo tentativo di rivincita, passato alla storia come ottava crociata, ma che invece gli costerà la vita in un accampamento di Tunisi.[197]

Riconoscimento della santitàModifica

La canonizzazioneModifica

Considerato già un santo durante la sua vita, subito dopo la morte Luigi IX fu oggetto di venerazione. A lui vennero attribuite capacità taumaturgiche: ritenuto in vita in grado di curare la peste, durante il passaggio delle sue spoglie mortali in Sicilia vennero riportati diversi miracoli. Immediatamente la Chiesa ne riconobbe due, poi altri due vennero registrati durante il passaggio del feretro nel nord Italia, mentre un altro avvenne all'ingresso di Parigi, a Bonneuil-sur-Marne. Infine i miracoli si moltiplicarono quando i resti vennero posti a Saint-Denis[198] al punto che dovette essere istituito un servizio d'ordine a presidio della tomba per convogliare le folle che si recavano ad implorare la sua intercessione.[199]

 
Canonizzazione di San Luigi

Quando San Luigi morì, la sede pontificia era vacante da molto tempo, ma il 1° settembre 1271 Tebaldo Visconti da Piacenza divenne papa con il nome di Gregorio X. Il suo primo atto pontificio, al ritorno dalla Terra Santa il 4 marzo 1272, fu chiedere a Goffredo de Beaulieu, confessore di Luigi IX, di fornirgli quante più informazioni possibili sul re, considerato un vero modello per tutti i principi cristiani. Goffredo quindi scrisse, in pochi mesi, una biografia, Vie de saint Louis, composta di cinquanta capitoli, con cui concludeva che Luigi IX fosse degno di essere canonizzato. Nel marzo 1274, Filippo III ricevette un'udienza dal papa a Lione con cui intendeva favorire l'apertura del procedimento, ma Gregorio si dimostrò più interessato all'apertura del secondo concilio di Lione.[200]

L'anno seguente in molti, tra cui la vox populi, la famiglia reale e la Chiesa di Francia (in particolare i cistercensi, i domenicani e i francescani), fecero pressioni per la canonizzazione del defunto re. Nel giugno del 1275 l'arcivescovo di Reims e i suoi suffraganei inviarono una lettera al Papa esortandolo ad aprire il processo di canonizzazione; il mese seguente l'arcivescovo di Sens fece lo stesso, seguito dal priore dei domenicani di Francia. Il papa ordinò quindi a Simon de Brion, cardinale legato in Francia con un trascorso di consigliere di Luigi IX, di indagare segretamente sulla vita del defunto sovrano. Il suo rapporto venne però considerato dal papa troppo raffazzonato e quindi insufficiente per una decisione definitiva. Gregorio X morì poco dopo, il 10 gennaio 1276, e in meno di un anno e mezzo gli succedettero ben tre papi: Innocenzo V, Adriano V e Giovanni XXI.[201]

Alla fine del 1277, il nuovo papa Nicola III chiese a Filippo di Francia di fornirgli una documentazione esaustiva sui miracoli attribuiti a suo padre. Incaricato nuovamente Simon de Brion di eseguire ulteriori accertamenti, i risultati vennero inviati al papa, ma anche lui morì dopo un breve pontificato, il 22 agosto 1280. A succedergli fu lo stesso Simon de Brion, con il nome di Martino IV, che così diede un impulso decisivo al processo di canonizzazione. Tuttavia, nonostante il nuovo papa avesse assicurato ai prelati le sue intenzioni, egli espresse anche il desiderio di condurre il procedimento nella giusta forma e, il 23 dicembre 1281, affidò a Guglielmo di Flavacourt, arcivescovo di Rouen, e ai vescovi di Auxerre e di Spoleto le indagini finali sulla vita, sugli usi e sui miracoli attribuiti a Luigi IX; chiese poi a loro di indagare sui miracoli che si raccontava accadessero a coloro che si recavano in pellegrinaggio sulla tomba del re. L'indagine, durante la quale vennero interrogati trecentotrenta testimoni riguardo ai miracoli e trentacinque per la vita, iniziò nel maggio del 1282 e finì nel marzo 1283. I risultati dell'indagine vennero, quindi, inviati a Roma; anche questa volta, però, non si non poté concludere il procedimento, poiché Martino si spense il 28 marzo 1285.[201]

 
Jean de Joinville presenta la sua "Vita di San Luigi" a Luigi X, la sua testimonianza fu importante nel procedimento di canonizzazione

Anche il suo successore, papa Onorio IV, si dimostrò interessato alla canonizzazione di Luigi, ma anche il suo pontificato terminò ben presto con la morte avvenuta il 3 aprile 1287. La successiva sede vacante durò quasi un anno. Dopo la sua elezione, Nicola IV nominò una nuova commissione composta da tre cardinali affinché continuasse ad esaminare i miracoli di cui tanto si parlava, ma anch'egli morì, nel 1292, prima del completamento delle indagini. Il soglio pontificio rimase nuovamente privo del titolare per oltre un anno e mezzo e, pochi mesi dopo essere stato eletto, Celestino V, rinunciò all'ufficio per tornare al suo eremitaggio.[202]

Infine, il 24 dicembre 1294, Benedetto Caetani, uno dei cardinali che fece parte della commissione che esaminava i miracoli, divenne papa sotto il nome di Bonifacio VIII. Egli, sinceramente convinto della santità di Luigi, ma anche e soprattutto desideroso di stabilire buoni rapporti con il nuovo re di Francia, Filippo il Bello, dette un forte impulso al procedimento di canonizzazione.[203] Pertanto, il 4 agosto 1297, ad Orvieto, poté finalmente annunciare la canonizzazione di Luigi IX con il nome di san Luigi dei francesi.[204] L'11 agosto gli dedicò un sermone, formalizzò la canonizzazione con la bolla pontificia Gloria, laus e ne fissò la festa nell'anniversario della morte, il 25 agosto.[203]

La dispersione delle reliquieModifica

 
Reliquiario contenente un frammento del polso di San Luigi conservato nella basilica di Saint-Denis

Il 25 agosto 1298, durante una cerimonia tenutasi nella basilica di Saint-Denis alla presenza di numerosi testimoni del processo di canonizzazione, prelati, baroni, chierici, cavalieri, borghesi e gente comune, Filippo il Bello presiedette alla riesumazione del corpo di suo nonno: le ossa vennero quindi solennemente traslate in un santuario d'oro posto dietro l'altare maggiore.[203]

Ma le reliquie di San Luigi subirono, successivamente, un destino particolare e drammatico. Qualche tempo dopo Filippo volle trasferirle nella Sainte-Chapelle in modo che si trovassero più vicino al palazzo reale. Papa Bonifacio VIII, ancora desideroso di mantenere buoni rapporti con Filippo, lo autorizzò a procedere a condizione che lasciasse un braccio o uno stinco ai monaci di Saint-Denis. Tuttavia, dopo il rifiuto di quest'ultimo, Filippo abbandonò il progetto fino alla morte di Bonifacio.[205] Salito al soglio pontificio, Clemente V autorizzò la traslazione nella Sainte-Chapelle ma ai monaci venne comunque lasciato il mento, i denti e la mandibola del santo, mentre una costa venne portata a Notre-Dame de Paris. La solenne traslazione avvenne il 17 maggio 1306. Il cranio venne collocato in un magnifico reliquiario d'oro, decorato con pietre preziose, che era stato commissionato nel 1299 all'orafo Guillaume Julien. Quindi, i monaci fecero realizzare anche un superbo reliquiario per ciò che era stato loro lasciato e lo inaugurarono il 25 agosto 1307, alla presenza del re e di una folla di signori e prelati.[206]

Successivamente, Filippo regalò le falangi delle dita al re Haakon V di Norvegia, che aveva appena fatto costruire una chiesa dedicata a San Luigi vicino a Bergen, mentre altre reliquie vennero consegnate ai canonici di Notre-Dame, ai domenicani di Parigi e di Reims e alle abbazie di Royaumont e di Pontoise. Tra il 1330 e il 1340, Filippo VI donò alcuni frammenti di ossa a Blanche de Namur, durante il suo passaggio da Parigi mentre era in viaggio per il monastero di Vadstena. Anche l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV di Lussemburgo ricevette alcuni frammenti, che inviò alla cattedrale di Praga.[207]

 
Reliquiario contenete i visceri di San Luigi, conservato nella cattedrale di Versailles

Nel 1392 quello che restava delle ossa di San Luigi venne collocato in un nuovo reliquiario e, in questa occasione, il re francese Carlo VI offrì una costa al papa attraverso Pierre d'Ailly, due ai Duchi di Berry e Borgogna e un osso ai prelati presenti durante le cerimonie, in modo che lo condividessero. Intorno al 1430, Ludovico di Baviera ne offrì ulteriori frammenti alla chiesa di Ingolstadt. Nel 1568, tutte le ossa furono raccolte a Parigi per celebrare una processione contro il protestantesimo. Nel 1610, Maria de Medici ricevette un osso ma, presa dal rimorso, lo restituì in occasione dell'incoronazione di Luigi XIII[207] Nel 1616, Anna d'Austria ricevette un piccolo frammento di costa ma, insoddisfatta, ne ottenne una intera l'anno successivo e, poco dopo, parlò con il cardinale di Guisa per ottenerne una ulteriore e un osso per offrirli ai gesuiti di Parigi e Roma.

Secondo lo storico Jacques Le Goff, il santuario del 1298 venne probabilmente distrutto e le ossa disperse durante la Rivoluzione francese. Durante questo periodo fu anche rifuso il reliquiario conservato nella Sainte-Chapelle: un singolo frammento fu conservato e depositato nel gabinetto delle medaglie della Biblioteca Nazionale. Le reliquie conservate a Saint-Denis sfuggirono alla distribuzione e, nel 1926, il cardinale Louis-Ernest Dubois offrì un rammento di costa alla chiesa di Saint-Louis-de-France a Montreal.[207]

Nel 1941, la société du mémorial de Saint-Denis ordinò un reliquiario per ospitare un osso di San Luigi, la cui data e condizioni di acquisto sono sconosciute. La reliquia viene quindi esposta nella cappella absidale della basilica.[207] Infine, i visceri, che rimasero a Monreale fino al 1860, furono portati via dal re Francesco II delle Due Sicilie durante il suo esilio a Gaeta e poi a Roma. Vennero poi collocati nella cappella di un castello in Austria che l'imperatore Francesco Giuseppe gli fornì. Nel suo testamento, scritto nel 1894, lasciò in eredità il reliquiario delle viscere al cardinale Charles Lavigerie, che lo fece collocare nella cattedrale di Cartagine.[208] Quindi, nel 1985, il vescovo di Tunisi fece trasferire tali reliquie in un oratorio del vescovato di Saint-Denis. Esse vennero ritrovate solamente nell'agosto del 1999, quando il Principe Luigi Alfonso di Borbone, li fece traslare a Saint Louis, nel Missouri, per offrirli al culto dei cattolici statunitensi. Infine, nel 2011, Pascal Delannoy, vescovo di Saint-Denis, dispose che tali reliquie venissero consegnate alla diocesi di Versailles. Il 16 ottobre 2011 si svolse la cerimonia della traduzione nella cattedrale del luogo.[209][210]

VenerazioneModifica

San Luigi fu leggendario già in vita e venne canonizzato velocemente, ma la sua venerazione si diffuse lentamente. E' solo a partire dal XVII secolo che divenne un santo dinastico di livello nazionale. Marc-Antoine Charpentier compose in suo onore 4 mottetti, mentre Louis-Nicolas Clérambault una himne di Saint Louis. Divenne così il protettore della Francia e della monarchia. I gesuiti, in particolare, ebbero una vera venerazione per lui, tanto che fu attraverso loro e la loro vasta area di influenza che divenne un santo internazionale.[211] Luigi IX è patrono della Francia, dell'Ordine francescano secolare, dell'ordinariato militare francese, della diocesi di Versailles e di quella di Blois, ma anche dei parrucchieri e dei passamaneri.[212]

Personalità oltre alla devozioneModifica

Sebbene la quasi totalità degli agiografi di Luigi IX, chierici impegnati a fornire elementi utili al processo di canonizzazione in corso, si siano concentrati sugli aspetti religiosi della sua vita, alcuni ulteriori tratti della sua personalità profana possono essere desunti da alcune fonti ed in particolare nella Vita dell'amico e cavaliere Jean de Joinville che ne tratteggia probabilmente il ritratto più autentico e non “imbevuto dei luoghi comuni del comportamento devoto”.[213]

Per Luigi la famiglia fu un punto cardine della sua vita ed ebbe spesso occasione di dimostrare quanto per lui fosse importante il lignaggio e il prestigio della sua dinastia. Dalle cronache traspare che provasse una viva ammirazione il nonno Filippo Augusto, grande sovrano francese, nonostante tra i due vi fosse un carattere diametralmente opposto. Pochissimo si sa invece del suo rapporto con il padre che morì quando lui aveva solamente dodici anni, facendogli ereditare il trono.[214] Fu così la madre ad avere maggiormente influenza su di lui, occupandosi della sua educazione e assistendolo nell'amministrazione del regno anche dopo che Luigi raggiunse l'età matura, esercitando quasi una co-reggenza insieme al figlio. Fu proprio alla madre che il re fattosi crociato affiderà il regno durante il suo primo soggiorno in Terrasanta. Bianca di Castiglia, la madre, viene descritta come una donna autoritaria e, talvolta, oppressiva, soprattutto con la nuora Margherita di Provenza. Gli storici non hanno fatto a meno di notare quando la forte personalità della madre e l'assenza del padre possano aver giocato un ruolo notevole nella personalità di Luigi.[215]

I rapporti con la moglie non furono sempre del tutto facili: Joinville ebbe modo di ascoltare un suo sfogo e di tramandarlo in cui Margherita lamenta l'indifferenza che talvolta il marito nutriva per lei, fino a diventare talvolta persino dispotico; tuttavia anche Margherita riconosce la bontà del re e la sua pia religiosità. Ancora più complesso il rapporto che Luigi ebbe con i figli che praticamente ignorò per gran parte della loro giovinezza ma di cui inizierà ad interessarsi solamente una volta divenuti adulti preoccupandosi personalmente della loro educazione.[216]

Luigi, contrariamente alle abitudini dei suoi predecessori, sembra che non amasse la caccia tanto che non vi è alcun documento che attesti che abbia mai preso parte ad una battuta.[217] Gran parte degli aspetti della sua quotidianità vennero da lui vissuti all'insegna della moderazione e della sobrietà: evitò gli abusi alimentari, condannava l'ubriachezza, ricercava l'indifferenza nei riguardi del cibo ed era solito a praticare il digiuno. Tuttavia le cronache non disdegnano di raccontare che apprezzasse molto la frutta, il buon vino e il pesce, in particolare il luccio.[218] Alla sua tavola non mancavano numerosi commensali con i quali gli piaceva intrattenersi “parlare di Dio”. In più di un'occasione invitò dei poveri a dividere con lui le pietanze servendogli egli stesso.[219]

Contrariamente alle consuetudini osservate dai precedenti re francesi, Luigi usava mostrarsi ai propri sudditi molto più spesso, ma sempre presentandosi con una certa umiltà, soprattutto in occasione di solenni processioni o per la distribuzione delle elemosine.[220] In molti racconti relativi alla sua vita traspare la voglia del re di adottare un comportamento improntato verso la semplicità, ad esempio sono diverse le occasioni in cui lo si vede sedersi a terra, come quando riceve i postulanti che si rivolgono a lui o quando nei pressi della quercia di Vincennes amministra la giustizia.[221]

Luigi era anche un soldato. Addobbato cavaliere poco prima dell'incoronazione a soli dodici anni, ebbe modo più volte di mettersi in luce per le sue qualità di combattente. Sebbene preferisse quando possibile evitare la guerra in quanto possibile fonte di peccato, la riconobbe giusta quando questa fosse a scopo difensivo verso un vassallo ribelle o contro gli infedeli, che fossero musulmani o appartenenti all'eresia albigiese, accogliendo pienamente la visione cristiana dell'epoca al riguardo. I racconti parlano di quando, nel 1242, mentre la battaglia di Taillebourg entra nel vivo Luigi non indugia a gettarsi nella mischia o quando non si tira certo indietro a respingere personalmente gli attacchi dei saraceni in medio oriente. Lo stesso Joinville, raccontando pieno di ammirazione della gesta del re santo in Egitto, parlerà del “più bel cavaliere che egli avesse mai visto”.[222]

Sebbene Joinville nutrisse una sincera devozione per il su re, non mancò anche di descrivere aspetti della sua personalità che egli giudicava come dei difetti. Oltre a biasimarlo per l'incostante rapporto con la moglie, lo rimprovera di non essersi sempre comportato equamente nel giudicare i suoi sudditi, volendo punire con eccessivo rigore quello che egli riteneva arbitrariamente essere più grave, come nel caso della bestemmia. Inoltre, Joinville non nasconde che tra i suoi difetti vi fosse un'eccessiva impulsività, non coerente per chi volesse definirsi un “re saggio”, ricordando l'esempio in cui, appena sbarcato in Egitto insieme ai suoi crociati, si gettò contro i saraceni di guardia alla spiaggia senza valutarne bene i rischi. Anche l'eccessivo lutto che Luigi provò alla morte della madre, secondo il siniscalco, non era confacente ad un re che, per le consuetudini dell'epoca, era normale che piangesse in pubblico ma sempre con una certa misura; un elemento in più che ricorda il fortissimo legame che il re santo ebbe con la madre che tanto influì su di lui.[223]

Rappresentazioni di LuigiModifica

Le raffigurazioni di San Luigi lo rappresentano come re, con gli attributi del monarca assoluto e, quasi sempre, come un santo. Ad esempio, la statua del XIV secolo conservata nella cappella di San Luigi a Mainneville, o la tela l'Apoteosi di San Luigi, di Simon Vouet conservata nella Gemäldegalerie Alte Meister a Dresda.[224]

Una vetrata del XIII secolo nella Sainte-Chapelle rappresenta diversi episodi della sua vita, in particolare quelle riguardanti la corona di spine. Le scene della sua vita lo mostrano quando visita i malati, porta il cibo ai poveri, lava i piedi ai lebbrosi, compie miracoli, amministra la giustizia.[224] Altre scene sono ispirate alla vita di San Francesco d'Assisi: San Luigi era egli stesso un terziario francescano. A seconda dell'epoca, il volto di San Luigi a volte assumeva le caratteristiche del sovrano francese in carica.[224]

I suoi attributi reali sono sempre la corona, con talvolta la mano della giustizia o lo scettro. Altri attributi sono i chiodi della Passione, i gigli di Francia, il cappotto reale o un altro abito con i gigli.[224] Il giglio come attributo è la ragione principale della distruzione di molte rappresentazioni di San Luigi durante la rivoluzione francese in quanto i rivoluzionari si impegnarono a rimuovere questo simbolo dell'assolutismo monarchico.[224]

DiscendenzaModifica

 
Discendenti di Luigi IX

Luigi e Margherita di Provenza ebbero 11 figli:

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Luigi VII il Giovane Luigi VI di Francia  
 
Adelaide di Savoia  
Filippo II di Francia  
Adèle di Champagne Tebaldo II di Champagne  
 
Matilde di Carinzia  
Luigi VIII di Francia  
Baldovino V di Hainaut Baldovino IV di Hainaut  
 
Alice di Namur  
Isabella di Hainaut  
Margherita I di Fiandra Teodorico di Alsazia  
 
Sibilla d'Angiò  
Luigi IX di Francia  
Sancho III di Castiglia Alfonso VII di León  
 
Berengaria di Barcellona  
Alfonso VIII di Castiglia  
Bianca Garcés di Navarra García IV Ramírez di Navarra  
 
Margherita de l'Aigle  
Bianca di Castiglia  
Enrico II d'Inghilterra Goffredo V d'Angiò  
 
Matilde d'Inghilterra  
Leonora d'Aquitania  
Eleonora d'Aquitania Guglielmo X di Aquitania  
 
Eleonora di Châtellerault  
 

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Fu solamente con Carlo V di Francia, nel 1375, che venne fissata la maggiore età a 14 anni. In Le Goff, 1996, p. 91.

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