Apri il menu principale

BiografiaModifica

Militò per più di trent'anni nelle file del Regio Esercito combattendo in entrambe le guerre mondiali. Durante prima guerra mondiale combatté a Ponte Alto, alle Tofane, alla Bainsizza, sul Monte San Gabriele, a Monte Solarolo e a Fiera di Primiero. Nella seconda guerra mondiale combatté in Albania e in Russia dove si distinse nella battaglia di Nikolaevka. Compì quasi tutta la sua carriera militare negli Alpini. Quando era maggiore i suoi soldati del battaglione Vestone lo soprannominarono affettuosamente Gasosa.

 
Targa commemorativa sulla casa natale del Generale Reverberi a Cavriago.

Questo soprannome venne usato dopo, con una punta di malevola ironia, anche negli ambienti del Ministero della Guerra a Roma. Era noto anche come Generale dieci lire, perché dopo aver passato in rassegna le sue truppe alpine, che peraltro giudicava sempre encomiabili, al momento di andare via, faceva dare dal suo aiutante di campo al capoposto della guardia schierata per salutarlo, un biglietto da dieci lire, affinché tutti bevessero alla sua salute. Questi atteggiamenti affabili, addolcivano la disciplina militare e suscitavano nei suoi sottoposti una grande fedeltà e dedizione al servizio. Frequentò l'Accademia militare di Modena. Iniziò con il grado di sottotenente sino a giungere al grado di generale di corpo d'armata. Nel 1913 da sottotenente durante la campagna di Libia.

Durante la prima guerra mondiale combatté con il 7º Reggimento alpini, per il suo valore gli vennero assegnate tre medaglie d'argento, una croce al merito di guerra e l'Ordine militare di Savoia. Dopo la guerra militò nella 2ª divisione Alpini e nel 1926 divenne tenente colonnello. Nel 1935 ebbe la promozione a colonnello e comandò il 67º reggimento di fanteria. Nel 1939 fu Capo di Stato Maggiore del Corpo d'Armata autotrasportate. Nel luglio 1939 fu promosso generale di brigata. Nel 1941 gli venne assegnato il comando del XXVI corpo d'armata in Albania.

Nel 1942, al comando della divisione alpina "Tridentina" andò sul fronte russo. Dove combatté con molto valore a Nikolaevka, riuscendo a salvare e riportare in patria buona parte dei suoi alpini. Per questo gli venne conferita una medaglia d'oro al valore militare. Dopo il suo rientro in Italia, mentre si trovava a Bressanone, venne arrestato dai tedeschi l'8 settembre e internato in un campo di prigionia a Posen. Dichiarando che voleva aderire alla RSI, ottenne di essere liberato e inviato per addestramento in Francia a Vittel, dove però non tardò a prendere contatti con la Resistenza francese. Quando i tedeschi se ne accorsero, lo mandarono in un campo di punizione a Wietzendorf e poi di nuovo a Posen, dove venne catturato anche dai russi e tenuto prigioniero.

Nel mese di settembre 1945 rientrò infine in Italia e nel 1947 fu promosso Generale di corpo d'armata. Nel 1946, iniziata l'epurazione dei militari che avevano combattuto nella guerra fascista, venne denunciato per collaborazionismo dal senatore Edoardo D'Onofrio del PCI e estromesso dal servizio attivo. Dopo la guerra fu, per anni, consigliere delegato di una ditta di saponi e cosmetici. Nel tempo libero, anche se amareggiato per aver dovuto lasciare precocemente l'esercito, si occupò di ricostituire l'Associazione Nazionale Alpini. Fu autore di diverse memorie sulla campagna italiana di Russia. Dopo aver affrontato tante battaglie, il 22 giugno 1954 fu stroncato da un infarto che ne provocò la caduta dalle scale della sua abitazione di via De Amicis a Milano[2].

È sepolto nella tomba di famiglia presso il cimitero di Montecchio Emilia.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 18 dicembre 1919[3]
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— Regio Decreto 26 marzo 1943[3]
  Medaglia d'oro al valor militare
«Comandante della Tridentina ha preparato, forgiato e guidato sagaciamente in Russia con la mente e con l'esempio i suoi reggimenti che vi guadagnarono a riconoscimento del comune eroismo medaglia d'oro al Valor Militare. Nel tragico ripiegamento del Don, dopo tredici combattimenti vittoriosi, a Nikolajewka il nemico notevolmente superiore in uomini e mezzi, fortemente sistemato su posizione vantaggiosa, deciso a non lasciar passare, resisteva ai numerosi, cruenti nostri tentativi. Intuito essere questione di vita o di morte per tutti, il Comandante nel momento critico, decisivo, si offre al gesto risolutivo. Alla testa di un manipolo di animosi, balza su un carro armato e si lancia leoninamente, nella furia della rabbiosa reazione nemica, sull'ostacolo, incitando con la voce e il gesto la colonna che, elettrizzata dall'esempio eroico, lo segue entusiasticamente a valanga coronando con una fulgida vittoria il successo della giornata ed il felice compimento del movimento. Esempio luminoso di generosa offerta, eletta coscienza di capo, eroico valore di soldato. Nikolajewka (fronte russo), agosto 1942-gennaio 1943.»
— [4]
  Medaglia d'argento al valor militare
— Ponte Alto, giugno 1915
  Medaglia d'argento al valor militare
— Tofane, luglio 1916
  Medaglia d'argento al valor militare
— Bainsizza, agosto 1917

RiconoscimentiModifica

 
Palazzo Reverberi, sede della Brigata alpina "Tridentina", a Bressanone

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • [1][collegamento interrotto]Comune di Bagnone - Biografia visto - 6 dicembre 2008