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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati per questo titolo, vedi Luisa Sanfelice (disambigua).
Toma: Luisa Sanfelice in carcere.

Maria Luisa Sanfelice nota anche come Luigia Sanfelice, dei Duchi di Agropoli e Lauriano (Napoli, 28 febbraio 1764Napoli, 11 settembre 1800) è stata una nobildonna italiana, originaria dell'allora Regno di Napoli, coinvolta nelle vicende della Repubblica Napoletana. È la protagonista del romanzo di Alexandre Dumas La Sanfelice.

Indice

BiografiaModifica

 
L'arresto di Luisa Sanfelice, dipinto di Modesto Faustini

Nata Maria Luisa Fortunata de Molina, era figlia di don Pedro de Molina, generale borbonico di origine spagnola, e di Camilla Salinero. Divenne "La Sanfelice" a diciassette anni, dopo il suo matrimonio con il nobile napoletano Andrea Sanfelice, suo cugino giovane senza mezzi e vanaglorioso. Il matrimonio non le conferì nessun titolo; infatti, il marito era solo cugino del duca di Lauriano (oggi Laureana Cilento) e Agropoli[1]. La loro vita a Napoli fu tanto scandalosa per debiti e gioco che dietro supplica della madre di Luisa la Corte decise di mandarli nel paesino di Laureana levandogli i tre figli mandati in convento e affidando i beni ad un amministratore. Ma continuando lì, vivendo nel fondo Sanfelice ad Agropoli, la loro vita di dissipazione e di scandali la Corte provvide a trasferire Andrea in convento a Nocera e Luisa in un conservatorio (monastero di rieducazione) a Montecorvino Rovella; nel '94 tornano a Napoli ma nel '97 Andrea ha un mandato di cattura dalla Vicaria per debiti, successivamente Andrea fa delle scelte filoborboniche e son riammessi a Corte. In seguito all'invasione francese del 1799 e alla costituzione della Repubblica Partenopea, nasce una cospirazione filoborbonica, tesa a rovesciare la Repubblica, guidata da una famiglia di banchieri, i Baker (o Baccher) di origine svizzera; la Sanfelice che non essendo giacobina frequenta gli ambienti filorepubblicani e monarchici ne viene a conoscenza.

A Gerardo Baccher, ufficiale dell'esercito regio, innamorato di lei (seppur non ricambiato) la Sanfelice chiede per proteggerla dalle conseguenze della congiura un salvacondotto che poi consegnerà al suo amante, Ferdinando Ferri, ufficiale della Repubblica che, venuto a conoscenza dell'esistenza del complotto, ne denunciò la trama all'amico Vincenzo Cuoco e ai componenti del Comitato di Salute Pubblica permettendo così che venisse sventato. Scrive infatti Benedetto Croce in Luisa Sanfelice e la congiura dei Baccher:

«Mentre a Napoli il suo nome era circondato da tante serti di lodi fiorite, c’era, a Palermo un altro che, in istile ben diverso, lo metteva in iscritto in sua lettera: re Ferdinando che, nell’inviare al cardinale Ruffo la lista delle persone da fare arrestare e giudicare al suo ritorno di pochi ma scelti ministri sicuri, includeva una certa Luisa Molines Sanfelice ed un tal Vincenzo Cuoco, che scoprirono la controrivoluzione dei realisti, alla testa della quale erano i Baccher padre e figlio».

Molti membri della congiura furono arrestati e condannati a morte mentre la repubblica si avviava alla fine. Un'altra celebre vittima del patibolo dell'imminente restaurazione monarchica, Eleonora Pimentel Fonseca, contribuì involontariamente ad attirare l'attenzione dei borbonici sulla giovane, pubblicando nel suo Monitore Napoletano[2] un elogio della Sanfelice, come novella Lucrezia, quale principale artefice del fallimento della cospirazione contro la repubblica. Ella scrive:

«Una nostra egregia concittadina, Luisa Molina Sanfelice svelò venerdì sera al governo la cospirazione di pochi non più scellerati che mentecatti. [...] La nostra Repubblica non deve trascurare di eternare il fatto ed il nome di questa illustre cittadina. Essa superiore alla sia gloria ne invita premurosamente di far pubblico chi ugualmente come lei è benemerito della patria in questa scoperta: il cittadino Vincenzo Cuoco»

I Baccher furono fucilati in gran fretta nel cortile di Castel Nuovo il 13 giugno 1799, giorno della capitolazione della repubblica di fronte all'armata sanfedista comandata dal cardinale Fabrizio Ruffo. Il re Ferdinando non le perdonò di aver collaborato coi repubblicani e una volta tornato al potere la fece condannare a morte. L'esecuzione della sentenza fu rimandata più volte, perché la Sanfelice si dichiarò incinta, gravidanza confermata da due medici. Nel 1800 venne concesso un indulto che però non era applicabile alle sentenze già passate in giudicato: nel contempo, il re, sempre più infastidito dalle proporzioni che prendeva il caso, dispose il trasferimento della Sanfelice a Palermo, dove una commissione medica escluse la gravidanza.

Luisa Sanfelice venne, quindi, giustiziata pochi giorni dopo, l'11 settembre 1800, tra la commiserazione generale: l'accanimento reale nel volere a tutti i costi quella esecuzione apparve una vendetta a freddo. Della vicenda trattò anche il vicentino Andrea Modulo, già rappresentante del Comitato di Reggio (rif. Garibaldi e Cavour - Lettera di Guerrazzi - Genova 1860) nel celebre scritto Luisa Sanfelice: episodio storico della rivoluzione italiana narrato dal dott. Andrea Modulo. Le altre persone coinvolte nella repressione della congiura dei Baccher, Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, se la cavarono con l'esilio da Napoli (il secondo poté persino entrare anni dopo nel ministero sotto Ferdinando II delle Due Sicilie). Secondo Colletta, la nuora del re Ferdinando, avuto un bambino pochi giorni prima dell'esecuzione, avrebbe richiesto al posto delle tradizionali tre grazie solamente la vita della sventurata, ricevendone un rifiuto e cadendo a sua volta in disgrazia.

FilmografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Benedetto Croce, La rivoluzione Napoletana del 1799.
  2. ^ Numero 19 del 13 aprile 1799.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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