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MGM-18 Lacrosse
MGM-18 Lacrosse 02.jpg
Un missile MGM-18 Lacrosse sul suo veicolo lanciatore XM-398
Descrizione
Tipomissile superficie-superficie nucleare
Impiegoterrestre
CostruttoreGlenn L. Martin Company
In servizio1959
Ritiro dal servizio1964
Peso e dimensioni
Peso1 040 kg[1]
Lunghezza5,852 m (19 ft 2,4 in)
Larghezza2,74 m (9 ft)[1]
Diametro0,52 m (20,5 in)[1]
Prestazioni
Gittata32 km (12 mn)[1]
Tangenza4-5 km
Velocità massima980 km/h (Mach 0,8)[1]
MotoreThiokol XM10
Testatanucleare Sandia W-40 [2] da 10 kt o T-34 a carica cava da 245 kg (540 lb)[1]
notedati riferiti alla versione MGM-18A
dati tratti da Il Lacrosse...e le sue bugie[3]
voci di missili presenti su Wikipedia

Il programma MGM-18A Lacrosse,[4] avviato negli anni quaranta del XX secolo dagli USA, verteva su un missile superficie-superficie a corto raggio con cui affiancare i sistemi d’artiglieria allora in servizio, installato su lanciatore mobile e ruotato. Il primo reparto di missili MGM-18 a divenire operativo fu il 5º Battaglione del 41º Reggimento d'artiglieria, con sede a Fort Sill, Oklahoma. In totale, otto battaglioni furono equipaggiati con il sistema Lacrosse; la maggior parte operò in Europa, tranne uno in Corea del Sud e uno che fu assegnato allo Strategic Army Corps. Il sistema d’arma venne ritirato definitivamente dal servizio nel corso del 1964.[5]

Storia del progettoModifica

 
Un missile MGM-18 Lacrosse su veicolo lanciatore XM398 conservato presso il Russell Military Museum.

Il 15 settembre 1947[4] l’United States Marine Corps richiese lo sviluppo di un sistema missilistico superficie-superficie con cui integrare l’artiglieria campale a lunga gittata allora in servizio.[4] Lo studio preliminare del missile fu affidato dal Navy Bureau of Ordnance all’Applied Physics Laboratory della Johns Hopkins University, mentre quello del sistema di guida al Cornell Aeronautical Laboratory.[6] Poco prima della fine del 1949 lo Stato maggiore della difesa[7] decise che i missili superficie-superficie a corto raggio dovessero essere sotto la giurisdizione dell’esercito, e quindi lo sviluppo del missile fu trasferito all’Army Ordnance.[6] La designazione iniziale di SSM-N-9 fu mutata in SSM-G-9 e poi in SSM-A-12. In seguito allo scoppio della guerra di Corea fu deciso di accelerare lo sviluppo del nuovo missile, ma a causa di problemi burocratici il progetto fu definito solo nel gennaio 1953, e l’11 gennaio 1954 il Redstone Arsenal assunse la supervisione del sistema d’arma SSM-A-12 Lacrosse.[6]

Il primo lancio sperimentale avvenne il 17 agosto 1954 sul poligono di White Sands,[N 1] ed a esso seguirono ulteriori 14 XSSM-A-12.[6] L’industria aeronautica Glenn L. Martin Company ricevette l’incarico di industrializzare il nuovo sistema d’arma il 1 aprile 1955, e il primo missile, designato M4, uscì dalla fabbrica nel giugno 1956.[6]

TecnicaModifica

 
Un missile MGM-18 Lacrosse su veicolo lanciatore XM398.

Il Guided Missile Field Artillery M4 Lacrosse era un missile superficie-superficie a corto raggio dotato di propulsore a razzo Thiokol XM10, XM10 E1 o M 10E1 a propellente solido[N 2] più un razzo di decollo (booster) a propellente solido di tipo imprecisato. Per entrambi i tipi di motori non è nota la spinta erogata.[3]

Il sistema di radiocomando "Federal Telecommunicatios Laboratory Mod.1 Series 100"[6] prevedeva un team di osservatori in prossimità dell'obiettivo,[6] e quando uno di questi avesse individuato il bersaglio il missile veniva lanciato per essere poi agganciato al fascio di onde radio e guidato, tramite radiocomando, sull’obiettivo.[3] Tale sistema di radiocomando era integrato da un sistema di puntamento ottico diurno nel caso che il nemico avesse intenzionalmente disturbato il collegamento radio.[3] Il missile non poteva essere impiegato di notte e in condizioni di scarsa visibilità.[3]

La carica bellica poteva essere costituita da tipi diversi che andavano da una testata nucleare Sandia W-40[6] o W-40 Mod.2 della potenza variabile da 1,7 a 10 kt, a una carica cava T-34 da 245 kg o a una a frammentazione con esplosivo di tipo convenzionale.[3]

Il veicolo trasportatore/lanciatore (TEL) era un "6x6" International Harvester XM398.[N 3]

Impiego operativoModifica

 
Lancio sperimentale di un missile MGM-18 Lacrosse dal veicolo lanciatore XM398.

Il 19 marzo 1958 iniziò un nuovo ciclo di lanci sperimentali per testare il nuovo sistema di guida "Federal Telecommunicatios Laboratory Mod.1 Series 100", ma nella seconda metà dell’anno successivo l'US Marine Corps abbandonò il programma Lacrosse, che passò totalmente sotto il controllo del’US Army.[6] Il primo battaglione di missili MGM-18 fu schierato a Grafenwöhr, in Germania Occidentale, nel marzo 1960 e nel mese successivo avvenne il primo schieramento di un battaglione in Corea del Sud.[3] Considerato un doppione dei pezzi d’artiglieria campale[N 4] dotati di munizionamento nucleare, il 4 gennaio 1961 fu deciso di cancellare il programma Lacrosse. La testata nucleare Sandia W-40 fu sperimentata per la prima volta nel 1962, facendo registrare una potenza variabile tra i 7 e i 10 kt. Ridesignato MGM-18A [5] nel febbraio 1964,[3] nel corso dell’estate di quello stesso anno il sistema d’arma fu dichiarato obsoleto, in quanto l'US Army riteneva che il sistema di radioguida fosse particolarmente sensibile alle contromisure elettroniche (ECM) impiegate dall'eventuale nemico,[N 5] e quindi radiato dal servizio.[3]

Alcuni battaglioni d’artiglieria dell’esercito canadese[8] ricevettero in dotazione il sistema d’arma MGM-18 Lacrosse, venendo schierati in Germania Occidentale[8] fino al loro completo ritiro dal servizio.[3] Anche se la produzione totale del missile si aggirò sui 1 200 MGM-18 Lacrosse,[N 6] al costo globale di 2 miliardi di dollari del 1996 (escluse le testate nucleari),[9] il sistema d'arma non fu mai dichiarato pienamente operativo ("combat ready") ma solo accettabile ("acceptable").[3]

UtilizzatoriModifica

 
Modello del missile MGM-18 Lacrosse esposto presso il White Sands Missile Range Museum Missile Park.
  Canada
  Stati Uniti

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ La definizione anglosassone è White Sands Missile Range.
  2. ^ Secondo alcune fonti si trattava di polisolfato d’alluminio e perclorato d'ammonio.
  3. ^ Si trattava di un derivato dell’autocarro da trasporto M39.
  4. ^ Il missile MGM-18 Lacrosse aveva una gittata massima che andava da 19 a 32 km a seconda del tipo di testata trasportata.
  5. ^ O ad altri tipi di interferenze del sistema di guida, anche di tipo civile.
  6. ^ Alcuni autori riferiscono di un picco produttivo di 280 esemplari al mese.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f (EN) Andreas Parsch, Martin SSM-A-12/M4/MGM-18 Lacrosse, su Directory of U.S. Military Rockets and Missiles, 26 gennaio 2002. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  2. ^ "List of All U.S. Nuclear Weapons"
  3. ^ a b c d e f g h i j k Sgarlato 2009, p. 66.
  4. ^ a b c Sgarlato 2009, p. 64.
  5. ^ a b Knight, Blackwood 1969, p. 6.
  6. ^ a b c d e f g h i Sgarlato 2009, p. 65.
  7. ^ Rosenberg 2012, p. 88.
  8. ^ a b Godefroy 2014, p. 156-157.
  9. ^ Lacrosse Missile (MGM-18), su U.S. Nuclear Weapons Cost Study Project, Washington, DC, Brookings Institution, agosto 1998. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2011).

BibliografiaModifica

  • (EN) James N. Gibson, Nuclear Weapons of the United States, Atglen, Pennsylvania, Schiffer Publishing Ltd, 1996, ISBN 0-7643-0063-6.
  • (EN) Andrew B. Godefroy, In Peace Prepared: Innovation and Adaptation in Canada’s Cold War Army, Vancouver, UBC Press, 2014, ISBN 0-7748-2705-X.
  • (EN) Bill Gunston, The Illustrated Encyclopedia of Rockets and Missiles, London, Salamander Books Ltd, 1979.
  • (EN) Clayton Knight e Dr. Paul E. Blackwood, The How and Why Wonder Book of Rockets and Missiles, New York, Grosset & Dunlap, 1969.
  • (EN) Max Rosenberg, The Air Force and the National Guided Missile Program, Newtown, Connecticut, Defence Lions Pubblications, 2012, ISBN 0-9859730-0-5.

PubblicazioneModifica

  • Nico Sgarlato, Il Lacrosse...e le sue bugie, in Eserciti nella Storia, nº 52, Parma, Delta Editrice, marzo-aprile 2009, pp. 64-66.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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