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Ma che sera
PaeseItalia
Anno1978
Generevarietà
Durata60 min
Lingua originaleitaliano
Crediti
ConduttoreRaffaella Carrà
RegiaGino Landi
Casa di produzioneRai
Rete televisivaRete 1

Ma che sera è stata una trasmissione televisiva della Rete 1 (l'odierna Rai 1) condotta da Raffaella Carrà, andata in onda per sei puntate dal 4 marzo al 22 aprile 1978 ogni sabato alle 20:40[1].

Indice

Il programmaModifica

Lo show segnò il ritorno di Raffaella Carrà nella TV italiana, dopo tre anni di tour ed alcuni programmi realizzati per varie televisioni estere, e vide la show girl apparire per la prima volta a colori anche in Italia. Il programma, realizzato con grandi mezzi e costi, venne poi esportato in 36 nazioni, sfruttando la presa commerciale della soubrette, che in quel periodo stava riscuotendo molto successo in Europa ed in America Latina[1].

La Carrà ritornò al sabato sera con un classico varietà, dove presentava, cantava e ballava sulle coreografie curate da Gino Landi (che del varietà fu anche il regista), affiancata anche da grandi ospiti internazionali.

Lo show scritto da Gianni Boncompagni e Dino Verde si ispirava a Gran varietà, spettacolo radiofonico di grande successo che si era concluso nell'ottobre dell'anno precedente.

La sigla iniziale Tanti auguri, venne girata all'interno del parco a tema Italia in miniatura di Rimini, diventando immediatamente un successo internazionale con la celebre strofa come è bello far l'amore da Trieste in giù.

Il programma viene inoltre ricordato anche per essere stato l'ultimo a vedere le apparizioni di Bice Valori, morta due anni dopo per un tumore[2], ed Alighiero Noschese, suicidatosi l'anno successivo[1]. I due, assieme a Paolo Panelli e Giorgio Bracardi, animavano gli spazi comici del programma: Noschese con le sue classiche imitazioni che lo avevano reso celebre (ad ogni puntata c'era una sorta di biografia satirica di un diverso personaggio politico, introdotta da un celebre giornalista televisivo, tutti impersonati dall'imitatore), la coppia Panelli-Valori si esibiva invece con lo sketch di TeleFamily, parodia delle allora nascenti televisioni private (in cui appariva anche la loro figlia, Alessandra), infine Giorgio Bracardi era presente con il suo personaggio Catenacci (già apparso negli show radiofonici Alto gradimento e Gran varietà), un gerarca dell'era fascista che bistrattava alla fine di ogni sketch la Carrà (definita troppo magra), il maestro Paolo Ormi (definendolo musicalmente incompetente), e talvolta anche qualche figurante tra il pubblico.

Polemiche sul caso MoroModifica

Il programma, nato sotto i migliori auspici e con l'Italia che si stava sollevando dal pesante clima di austerity degli anni precedenti (simbolico fu l'avvio ufficiale, dopo cinque anni di sperimentazioni, delle trasmissioni televisive a colori della Rai, avvenuto l'anno prima, con dieci anni di ritardo rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania), austerità di cui Raffaella aveva già fatto le spese con l'ultima edizione di Canzonissima nel 1974[1], va in onda proprio durante i giorni del tragico rapimento dell'onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse e per questo motivo non riesce ad ottenere il successo di pubblico tanto sperato, anche se, nonostante il poco gradimento, la trasmissione fu seguita in media da ben 23.600.000 telespettatori, classificandosi tra le più viste del 1978[1].

Questo fatto gravissimo e sconvolgente non fu sufficiente ad impedire la messa in onda del programma. La vicenda si prolungò per un periodo di tempo coincidente con quello delle puntate aggravando ulteriormente la situazione. In un'intervista all'Espresso, la Carrà dichiarò il suo tentativo con i dirigenti Rai di posporre o addirittura cancellare il varietà, senza riuscirci: Il giorno che rapirono Moro telefonai alla Rai e dissi "vi prego non mandate in onda il mio varietà". E invece andò in onda lo stesso. Rapivano Moro e io cantavo "Com'è bello far l'amore da Trieste in giù". Mi vergognai così tanto che non tornai più in Italia per molto tempo. (da L'Espresso 39/1999)[3][4].

CensureModifica

Raffaella interpretò con assoluta semplicità anche la canzone Luca che parla del suo amore verso un ragazzo gay: un tema, l'omosessualità, allora considerato un vero e proprio tabù, con i dirigenti Rai che non approvarono tale esibizione[1].

Altra censura che colpì la soubrette fu quella riguardante un balletto assai audace per l'epoca: la Carrà vestita da suora con le gambe scoperte cantava su di una mela, mentre attorno a lei dei ballerini danzavano nudi, indossando solo calze e bombetta, coperti nelle parti intime da una seconda bombetta strategica. Si decise di mandare in onda ugualmente il balletto, dedicato ai Beatles, ma la sequenza di Raffaella in versione suora-sexy venne ripresa ad una distanza considerevole[1].

Tra le varie biografie politico-satiriche di Alighiero Noschese, ne fu realizzata una avente come protagonista proprio Aldo Moro, ma a causa del suo sequestro (tale biografia era stata realizzata e registrata diverse settimane prima del verificarsi di quei tragici fatti) fu ovviamente censurata e mai messa in onda (sarà trasmessa soltanto parecchi anni dopo, all'interno dei vari programmi di videoframmenti della Rai, in onda solitamente nel periodo estivo).

CuriositàModifica

Il primo ballerino del varietà era Enzo Paolo Turchi (futuro marito della showgirl Carmen Russo), già al fianco di Raffaella Carrà in Canzonissima in cui lanciarono il ballo del Tuca tuca; in una puntata del varietà furono invitati gli allievi della scuola di danza dello stesso Turchi, che si esibirono in un balletto assieme alla soubrette: tra questi ragazzi c'era anche una allora sconosciuta Lorella Cuccarini, all'epoca dodicenne, alla sua primissima apparizione televisiva.

Cast tecnicoModifica

Regia: Gino Landi
Autori: Gianni Boncompagni, Dino Verde
Scenografia: Cesarini da Senigallia
Costumi: Luca Sabatelli
Coreografie: Gino Landi
Primo ballerino: Enzo Paolo Turchi
Direzione musicale: Paolo Ormi
Sigla iniziale: Tanti auguri, cantata da Raffaella Carrà
Sigla finale: Amoa, cantata da Raffaella Carrà

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Archivio RAI, su teche.rai.it. URL consultato il 20 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2013).
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