Maccalube di Terrapelata

Le maccalube (dall'arabo maqlub, terra che si rivolta) sono un particolare quanto raro fenomeno di vulcanesimo sedimentario che si manifesta nella zona nissena di Terrapelata, la cosiddetta Collina dei vulcanelli, vicino al Villaggio Santa Barbara.

In tale area, una collina brulla di un colore che varia dal biancastro al grigio scuro, si trovano una serie di vulcanelli di fango di altezza intorno al metro, espressione del vulcanismo sedimentario della zona. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a una certa pressione. Il gas affiora in superficie attraverso le discontinuità del terreno, trascinando con sé sedimenti argillosi e acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico. In queste zone, la consistenza dei fanghi argillosi è così liquida da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici.

L'emergenza "maccalube" dell'agosto 2008Modifica

Il 20 agosto 2008 la Giunta Regionale Siciliana ha dichiarato lo Stato di calamità naturale per gli avvenimenti che nei giorni precedenti hanno interessato il quartiere Santa Barbara di Caltanissetta.[1]

La mattina dell'11 agosto 2008, si è verificata una serie di dissesti geologici che hanno provocato l'apertura di solchi nel terreno (larghi da dieci centimetri a un metro) con il conseguente danneggiamento di alcuni edifici civili ed industriali nella zona abitata a Sud delle Maccalube e nella zona orientale del centro abitato di Caltanissetta (distanti 2,5 km). Questi danni si sono accentuati in seguito ad un'eruzione di fango, acqua e gas avvenuta nel pomeriggio dello stesso giorno. Per sette minuti, 20.000 m³ di fango è stato proiettato a 30 m d'altezza creando un deposito di materiale argilloso alto circa 5 metri ed esteso approssimativamente 200 m. Il 19 agosto sono state notate prime manifestazioni di nuove Maccalube sulla sommità del cono di materiale argilloso depositatosi al suolo, il quale è stato interessato da fuoriuscite di acqua e argilla liquida nei giorni seguenti l'evento eruttivo.[1]

Il fenomeno di "Terrapelata" è noto da almeno due secoli, ed è stato registrato tra gli altri dall'abate nisseno Salvatore Li Volsi (1797-1834), esperto in scienze naturali ed agrarie, autore dello scritto "Sul vulcano aereo di Terrapilata in Caltanissetta", riferendo di fenomeni analoghi avvenuti dal 1783 al 1823, associandoli a dissesti su vasta scala. Negli ultimi decenni gli eventi si sono gradualmente ridotti creando coni argillosi fossili noti come maccalube inattive. Nel settembre 2008, dei 98 crateri di Terrapelata 63 erano in attività, 17 quiescenti e i restanti fossili.[1]

L'evento dell'11 agosto è simile a quello avvenuto tra il 14 e 15 febbraio 2002 ma è stato caratterizzato da un più intenso fenomeno parossistico e da contemporanei dissesti nel centro abitato. Questi in passato si sono estesi anche in zone più interne della città, ma non in concomitanza alle eruzioni.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d www.regione.sicilia.it (PDF), regione.sicilia.it. URL consultato il 25 novembre 2012.

Voci correlateModifica