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Madeleine St John

scrittrice australiana

Madeleine St John (Sydney, 12 novembre 1941Londra, 18 giugno 2006) è stata una scrittrice australiana.

BiografiaModifica

Madeleine St John nasce il 12 novembre 1941 a Castlecrag, un sobborgo di Sydney, dal barrister Edward St John e dalla francese Sylvette Cargher[1].

Dopo una tragica giovinezza (la madre si suicida quando Madeleine ha 12 anni), compie gli studi all'University of Sydney insieme a futuri artisti quali Bruce Beresford, Robert Hughes e Germaine Greer[2].

A 52 anni esordisce nella narrativa con Le signore in nero, romanzo ambientato negli anni '50 a Sydney e avente per protagoniste le commesse dei grandi magazzini[3] che sarà trasposto in pellicola 25 anni dopo[4].

Autrice di altri tre romanzi di cui uno, The Essence of the Thing, finalista al Booker Prize (unica donna australiana nominata per il premio)[5], muore a Londra il 18 giugno 2006[6].

OpereModifica

Trilogia Notting HillModifica

  • A Pure Clear Light (1996)
  • The Essence of the Thing (1997)
  • A Stairway to Paradise (1999)

Altri romanziModifica

  • Le signore in nero (The Women in Black, 1993), Milano, Garzanti, 2009 traduzione di Mariagiulia Castagnone ISBN 978-88-11-60769-4.

FilmografiaModifica

Premi e riconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) Susan Wyndham, Madeleine St John's masterpiece The Women in Black more optimistic than its author, su smh.com.au, 13 dicembre 2016. URL consultato il 13 settembre 2019.
  2. ^ (EN) Bethanie Blanchard, Madeleine: A Life of Madeleine St John, su wheelercentre.com. URL consultato il 13 settembre 2019.
  3. ^ Antonio D'Orrico, Madeleine St John: «10 e niente saldi», su corriere.it, 14 agosto 2019. URL consultato il 13 settembre 2019.
  4. ^ (EN) Scheda del film, su imdb.com. URL consultato il 13 settembre 2019.
  5. ^ “Le signore in nero” di Madeleine St John possono raggiungere qualsiasi obiettivo, su illibraio.it, 2 luglio 2019. URL consultato il 13 settembre 2019.
  6. ^ (EN) Christopher Potter, Necrologio, su oa.anu.edu.au, 6 luglio 2006. URL consultato il 13 settembre 2019.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN20612445 · ISNI (EN0000 0001 2022 1140 · LCCN (ENn95048936 · BNF (FRcb13563634c (data) · WorldCat Identities (ENn95-048936