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Icona processionale di Maria Odigitria tra profeti, 1512-13, da Vallacchia

La Madonna Odigitria, Odighítria, o anche Odegétria (dal greco bizantino Oδηγήτρια, colei che conduce, mostrando la direzione, composto di ὁδός «via» e ἄγω, ἡγέομαι «condurre, guidare»), altrimenti nota anche come Vergine Odigitria, Theotókos[1] Odigitria, Panag[h]ía Odigitria e Madonna dell'Itria ("Itria" è una corruzione di "Odigitria")[2], è un tipo di iconografia cristiana diffusa in particolare nell'arte bizantina e russa del periodo medioevale. L'iconografia è costituita dalla Madonna con in braccio il Bambino Gesù, seduto in atto benedicente, che tiene in mano una pergamena arrotolata e che la Vergine indica con la mano destra (da qui l'origine dell'epiteto).

Indice

Storia iconograficaModifica

 
San Luca che mostra un dipinto della Vergine (1652-1653). Questo dipinto del Guercino raffigura la creazione dell'icona della Vergine Odigitria.
 
Odigitria di Berlinghiero Berlinghieri, mostra l'influenza bizantina nell'arte italiana del XIII secolo.

Questo tema figurativo trae origine dall'icona omonima che rappresentò, a partire dal V secolo, uno dei maggiori oggetti di culto a Costantinopoli. Secondo l'agiografia, infatti, questa reliquia sarebbe stata una delle icone mariane dipinte dall'evangelista Luca che Elia Eudocia (Aelia Eudocia, circa 401-460), moglie dell'imperatore Teodosio II, avrebbe ritrovato in Terra Santa e traslato a Bisanzio.

L'icona era conservata nella basilica omonima che venne edificata per l'occasione in riva al mare, in posizione decentrata rispetto al complesso costituito dal palazzo imperiale, il circo e le due chiese di Santa Sofia e Santa Irene (nella parte più antica della città, corrispondente all'antica Bisanzio pre-romana).

L'icona originaria, che veniva portata in solenni processioni e durante i trionfi, andò perduta quando Costantinopoli cadde in mano agli ottomani nel 1453. Alcuni resoconti - storicamente di dubbia attendibilità - riferiscono che l'icona si sarebbe infranta, mentre veniva portata in processione, il 28 maggio 1453, esattamente il giorno prima della caduta della città che subiva l'assedio finale dell'esercito di Maometto II. Più probabilmente, fu distrutta dagli stessi ottomani il giorno della caduta della città.

Il culto di quest'icona fu particolarmente popolare: a essa sono intitolate chiese e luoghi di culto, soprattutto in Grecia e nell'Italia meridionale.

Il culto in SardegnaModifica

== Storia, tradizione e devozione alla Vergine D'Itria a Portoscuso

La Tradizione popolare vuole che il Culto alla Vergine D’Itria si sia propagato grazie ai tonnarotti che durante una mattanza, trovarono tra le reti una misteriosa cassa di cedro che issarono sulla barca (musciara, barca del Rais), e la portarono sigillata a Su Pranu (Tonnara di Portoscuso), dove finalmente aprirono la cassa e trovarono un quadro raffigurante una Madonna con due moretti ai suoi piedi. Questo quadro raffigurante l’Odigitria, attribuito alla mano di San Luca Evangelista, sarebbe sfuggito alla guerra iconoclasta per intervento di una nobile fanciulla che, per preservarlo da una sicura distruzione, lo mise in una cassa di cedro e lo affidò ad alcuni marinai che partivano da Costantinopoli per recarsi in Italia. Durante il viaggio questa nave fu travolta da una tempesta, gli uomini si salvarono ma il quadro andrò perduto per ricomparire dopo diverso tempo fra le reti dei tonnarotti portoscusesi.  I dirigenti spagnoli, che erano molto religiosi, pensarono che questo fosse un segno del cielo, quindi decisero di onorare degnamente la Madre di Gesù e il Marchese Don Girolamo Vivaldi, proprietario della Tonnara, costruì una Chiesa per la Comunità dei pescatori che risiedevano stabilmente a Portoscuso.   La Comunità Portoscusese è devota alla Vergine D’Itria da circa tre secoli e mezzo. A Lei è dedicata la Chiesa Parrocchiale che è l’unica in tutta la Sardegna e si celebra con grande Solennità e devozione la Sua Festa annuale che ricorre cinquantadue giorni dopo la Santa Pasqua (il Martedì dopo la Pentecoste).  Sull'origine del culto della Vergine D'Itria in Sardegna sono state formulate diverse teorie. Una delle tante teorie afferma l'ipotesi secondo cui molti coloni dell'Italia meridionale, giunti in Sardegna soprattutto per la pesca, non potendo ritornare nelle terre natie per la festa grande dedicata all'Odigitria, d'accordo con il clero locale, avrebbero istituito in molte località sarde la festa in suo onore. Non sono pochi, infatti, i paesi in Sardegna che godono della sua protezione e hanno voluto onorarla con quadri, simulacri o addirittura confraternite. Da Cagliari a Gavoi, da Benetutti a Oristano il culto della Vergine D'Itria è assai diffuso, ma SOLO a PORTOSCUSO è venerata come PARTONA dell'intero territorio Comunale. Le prime testimonianze che citano i festeggiamenti in onore della Vergine D’Itria a Portoscuso sono da far risalire al 1655, anno in cui fu edificata la Chiesa Parrocchiale. I primi festeggiamenti si svolgevano in maniera molto semplice e comprendevano la sola giornata del Martedì, nella quale veniva celebrata la Messa Solenne e successivamente una breve processione intorno alla piazza antistante la Chiesa. Durante questo periodo iniziale fu inserito un evento importante dal punto di vista storico, che caratterizzò la Festa Patronale del 1738.. Infatti ebbe luogo nella Chiesa Parrocchiale il 24 Maggio, dove i Tabarchini (abitanti dell’Isola di S.Pietro), in una solenne cerimonia prestarono giuramento di fedeltà e sottomissione al Re Carlo Emanuele, alla presenza di S.E. don Carlo Amedeo Battista di San Martino d’Agliè, Vice Re, Luogotenente e Capitano Generale del Regno di Sardegna. . Il Vicerè sedava accanto al altare maggiore, mentre i Procuratori e i Deputati scelti dai Tabarchini, che avrebbero popolato l’Isola, si posero in ginocchio, con il capo scoperto e le mani sopra i Santi Evangeli e lessero l’Atto di Sottomissione.Il culto alla Vergine D’Itria si rafforza e si consolida a seguito di una violenta incursioni di pirati (1763), quando gli abitanti non idonei al combattimento, donne, anziani e bambini, si barricarono al interno della Chiesa Parrocchiale invocando la protezione della Vergine.I pirati attaccarono la Chiesa, colpirono ripetutamente il quadro della Madonna con i colpi sparati attraverso la finestra ma non riuscirono a sfondare il portale e furono messi in fuga dal arrivo delle truppe. Il popolo festante accorse nella Chiesa a ringraziare la Vergine D’Itria interpretando il danneggiamento del dipinto un segno del suo prodigioso intervento a loro difesa.E’ ipotizzabile che il quadro, come ci dice la tradizione sia stato inviato a Genova per un restauro, ma essendo gravemente danneggiato non sia stato possibile effettuarne la restaurazione.E’ probabile che in quella occasione fu commissionata la statua linnea della Madonna D’Itria, cosi come ancora è presente sopra l’altare. Anche durante l’Ottocento e il Novecento quando la popolazione si accrebbe e l’abitato si allargò, il fulcro della vita religiosa restò la Chiesa Parrocchiale. Nel corso dei secoli i festeggiamenti religiosi in onere della Santa Patrona, la Vergine D’Itria, non si sono mai interrotti; ma nella loro sobrietà e semplicità hanno e continuano ancora oggi a caratterizzare ed evidenziare la grande devozione e partecipazione dei fedeli. Le trasformazioni dei vari periodi e la rinnovata devozione ha fatto sì che la Festa, nel corso del tempo, con le sue innovazioni giungesse fino a noi. Pare opportuno quindi citare un evento che ha ulteriormente consolidato il forte legame tra i fedeli di Portoscuso e non, con la Vergine D’Itria: correva l’anno 1994 Quattrocentesimo Anniversario della nascita del Paese e ancora una volta il 24 Maggio e sempre in occasione della Sua Festa, alla presenza di S.EM. il Cardinale Achille Silvestrini (in rappresentanza del Sommo Pontefice);.numerose autorità civili e militari e fedeli accorsi da tutta l’Isola, sono stati protagonisti del grande evento che il Sommo Pontefice Sua Santità Giovanni Paolo II volle onorare Portoscuso con l’Incoronazione del Antico Simulacro della Vergine D’Itria verso il quale gli abitanti di Portoscuso esprimono la loro filiale venerazione, onorandola da sempre come loro Sovrana. Questo evento, molto sentito, oltre che essere preceduto dalla Novena, ha visto anche giorni intensi di dibattiti e conversazioni sulla religiosità mariana.

La Festa, si svolge con cadenza annuale nei giorni stabiliti dalla Tradizione e dalle usanze, ossia il primo Martedi dopo Pentecoste (cinquantadue giorni dopo Pasqua).

Per circa una settimana i festeggiamenti civili rappresentano importanti momenti di aggregazione. Le iniziative culturali (mostre di pittura e scultura, artigianato, concerti polifonici, folkloristici etc..), ricreative ( tornei di sport che coinvolgono i giovani del territorio, tornei di carte e di biliardo, tornei di tiro con l'arco, che coinvolgono i meno giovani ), iniziative di folklore locale ( canti tradizionali sardi e sfilate in costume ), manifestazioni gastronomiche (esposizione e degustazione di prodotti tipici locali ed isolani),  intendono mantenere in vita un legame con i tempi passati che, ravvivando la memoria storica, infondano nei cuori un forte desiderio di recupero di quella genuinità e fraternità che ha caratterizzato la Comunità fin dal suo sorgere.

I festeggiamenti vengono scanditi con una preliminare Novena che raccoglie i fedeli e gli sensibilizza all’espressione di fede mariana.

L’inizio dei Festeggiamenti è il sabato quando in serata il Simulacro viene condotto in processione presso il rione “Piano di Zona” accompagnata dai Gruppi Folk locali che cantano il Santo Rosario in lingua Sarda, dove staziona presso la Cappella di S. Ignazio da Laconi. Viene accolto da numerosi residenti del quartiere i quali si prodigano per addobbare a festa e a infiorare le vie. La notte hanno inizio anche i festeggiamenti civili con la Sagra del Pellegrino allietata da un intrattenimento musicale e uno spettacolo pirotecnico. Il giorno seguente (Domenica) il Simulacro fa ritorno processionalmente su un cocchio alla Chiesa Parrocchiale accompagnato dalle Confraternite della Vergine D’Itria e dai Gruppi Folk di diverse località. Segue la solenne Celebrazione Eucaristica. 

Il Lunedì dopo la Pentecoste – vigilia de “Sa Festa Manna” – dopo la Celebrazione Eucaristica in serata, concelebrata da diversi sacerdoti, il Simulacro viene trasportato processionalmente a spalle dai Tonnarotti a “Su Scaru” (approdo della Tonnara), accompagnata dai fedeli, i quali eseguono i tradizionali canti votivi de” Is Goccius”. Giunti a Su Scaru il Simulacro viene imbarcato a bordo di una barca della flotta della Tonnara (Paliscarmotto) e accompagnato dal Clero, dalle autorità civili e militari, e dalle imbarcazioni dei pescatori, salpa per una processione a mare verso l’impianto delle reti della tonnara, dove si benediranno le stesse e si recita una la preghiera per una abbondante pesca .

Questo momento è forse il più intimo e il più sentito dai fedeli ma soprattutto dai pescatori locali i quali si riuniscono in preghiera ed invocano la Vergine D’Itria affinché Ella posi sempre i suoi occhi benevoli di Madre Celeste sopra loro e conceda sempre una pesca abbondante e li preservi da ogni male. Successivamente la processione fa ritorno a su Scaru e il simulacro viene riaccompagnato nella Chiesa Parrocchiale.

Il culmine dei Festeggiamenti è il Martedì : giorno de sa “Festa Manna”. Al mattino avranno inizio le Celebrazioni Religiose con la S. Messa Solenne concelebrata dal Vescovo Diocesano e da numerosi sacerdoti provenienti da svariate località dell’Isola e da sacerdoti internazionali specializzandi presso le Pontificie Università. Al termine della Celebrazione il Simulacro viene intronizzato sul Cocchio, addobbato con drappi e composizioni floreali, e trainato da “Su Ju de is bois (giogo dei buoi) viene condotto processionalmente al porto industriale di Portovesme. La processione è accompagnata da varie Associazioni cittadine (Moto Club e ciclisti locali), e dai fedeli i quali pregano e rendono omaggio alla Vergine D’Itria. Numerose sono le soste per consentire ai fedeli di deporre un mazzo di fiori o un ex-voto alla Madonna o per consentire “il saluto” alle persone anziane o malate. All’arrivo al Porto il Simulacro viene accolto dal suono delle sirene delle navi mercantili presenti al Porto e dalle Autorità Civili e Marittime in picchetto d’onore e sosta nel piazzale antistante il Gruppo Ormeggiatori.  Nel primo pomeriggio viene celebrata la S. Messa Solenne presieduta dal Vescovo per tutti gli operatori portuali, in segno di profondo ringraziamento alla Vergine D’Itria per la protezione a loro concessa nel loro duro lavoro quotidiano.  Segue la Solenne Processione a mare. Il grande Peschereccio con a bordo il Simulacro rivestito di tanti monili d’oro, ex-voto della devozione popolare, viene circondato ed accompagnato fino al porto turistico da una processione di centinaia di imbarcazioni pavesate a festa, dalle Motovedette, dal Traghetto e dal Rimorchiatore che omaggia la Vergine con lo spettacolare getto d’acqua degli Idranti. Giunta alla punta di Portopaglietto effettua una sosta per la preghiera e la deposizione di una corona di fiori ai caduti del mare.

Al suo ingresso al porto turistico viene accolta dallo scoppio di granate, fumogeni colorati e da una grande folla di fedeli, turisti. Giunti a destinazione, il Simulacro viene portato a spalle dai membri dall’ Associazione Nazionale Marinai D’Italia fino al Cocchio de “Su Ju de is bois”. Inizia quindi la Processione a terra per le vie della Cittadina, i gruppi folkloristici provenienti da tutta la Sardegna, la banda musicale, Cavalieri, suonatori di Launeddas, Associazioni e gruppi locali, Autorità Civili, Militari e Religiose accompagnano la Vergine D'Itria, trasportata su un cocchio adornato a festa e trainato da un maestoso giogo di buoi, per le vie di Portoscuso. Particolarmente suggestivo ed emozionante è il rientro dopo il tramonto alla Chiesa Parrocchiale, dove la piazza gremita di fedeli accoglie il Simulacro. E si procede alla tradizionale  “Sa Ramadura” (viene steso un tappeto di rose  sulla Piazza e sul Sagrato della Chiesa). Il Simulacro, viene calato dal Cocchio da uomini rigorosamente vestiti con gli abiti tradizionali sardi e si avvia verso la Chiesa quando giunto sul Sagrato si rivolge al popolo di Dio presente e al suono di campane, dallo squillo di trombe e da rulli di tamburi saluta con tre inchini la folla festante.

Al suono del organo e delle Launeddas il Simulacro fa il suo ingresso nella Chiesa Parrocchiale al canto de “Is Goccius”.  Segue la preghiera alla Vergine D’Itria e la Benedizione solenne del Parroco con il tradizionale congedo: “Attrus annus cun saluti “.

Nel resto della SardegnaModifica

Essendo per diverso tempo la Sardegna sotto il dominio bizantino dell'Impero Romano d'oriente, il culto già radicato nella sua culla mediorientale venne trapiantato pure nell'isola dove la Vergine, dato che "Odigitria" significa "colei che guida nel cammino", venne lodata col titolo di Madonna del Buoncammino, Boncaminu in sardo. La Beata Vergine Maria del Buon Cammino viene venerata in Sassari nella chiesa di Sant'Agostino dal 1477 ogni seconda domenica del mese e la sua solennità coincide con la seconda domenica di agosto, festa maggiore del gremio dei viandanti, associazione di arti e mestieri che partecipa alla Discesa dei candelieri, e che si è posta sotto la sua protezione sin dal giorno della sua fondazione, il 30 giugno 1633 giorno del Corpus Domini (festa piccola della confraternita). Il sodalizio conserva due simulacri, entrambi settecenteschi, uno interamente ligneo raffigurante la Vergine col Bambino che tende la mano a lu pellegrinu, il viandante alla ricerca della retta via, che attende l'indicazione (l'itria) del buon cammino; l'altro, ugualmente raffigurante la Vergine e il viandante, è invece una tipica Madonna Vestita di foggia spagnola. Tale simulacro, ritenuto miracoloso, è considerato anche protettore della Brigata meccanizzata "Sassari", ed è insignito sia della croce commemorativa della missione "strade sicure" che della medaglia NATO per la missione ISAF in Afganistan. Porta inoltre sopra le vesti la fascia da ufficiale dell'Esercito Italiano.

I festeggiamenti in onore della Vergine si svolgono anche a Guasila, paese della provincia del Sud Sardegna, in cui nella sera del lunedì successivo alla Pentecoste si accompagna in processione dal paese all'omonima chiesetta campestre medioevale (anticamente appartenente a un villaggio oggi inesistente) la statua della Madonna. Il martedì, giorno ufficiale dei festeggiamenti, vengono celebrate due Messe al mattino (prima dell'inizio della seconda si fa una breve processione attorno alla chiesa) e una la sera, dopo la quale si riporta la statua nel santuario della Beata Vergine Assunta a Guasila, dove viene allogata nell'omonima cappella.

Sotto questo titolo, la Vergine Maria è patrona anche del suggestivo borgo di Ardauli, dove la si venera nella bella parrocchiale gotico-catalana.


Il culto in Sicilia e in PugliaModifica

La Madonna Odigitria è la patrona di Sicilia, ed è ricordata dalla liturgia il martedì che segue la domenica di Pentecoste. Il suo culto è diffusissimo sin da tempi remoti e si pensa sia un lascito delle dominazioni bizantine. Numerosi paesi, quelli più antichi, conservano una chiesa dedicata a questo titolo mariano, e moltissime sono le raffigurazioni. Diverso però è il soggetto iconografico. Alcune raffigurazioni usano, infatti, rappresentare la Madonna in una cassa portata da due anziani che apparentemente scelgono strade diverse. L'iconografia si rifà alla leggenda che narra di una contesa tra due paesi che volevano impossessarsi di un simulacro mariano, e che si sia conclusa con la costruzione del santuario là dove, al bivio, la Madonna divenne talmente pesante da non essere più trasportabile. L'Odigitria è molto venerata da secoli dalla popolazione di minoranza albanese, specialmente di Piana degli Albanesi, emigrata in Sicilia nel XV secolo, che portò con sé lingua, costumi e riti orientali, e quindi santi della tradizione ortodossa.

 
Icona della Madonna di Ripalta

Storico è il culto della Odigitria in Puglia, in particolar modo nella zona della porzione della Valle d'Itria, il cui nome è da ricollegare alla stessa Odigitria. La Madonna è stata recentemente affiancata a san Nicola di Myra quale coprotettrice della città di Bari; col particolare titolo di Madonna della Madia (ossia dell'almadia, un tipo d'imbarcazione), l'Odigitria è venerata a Monopoli, in provincia di Bari. L'Odigitria, venerata anche con l'appellativo di Maria Santissima di Costantinopoli, è patrona pure dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto, della provincia di Bari e dei comuni di Binetto, Bitritto e Acquaviva delle Fonti. Ogni anno la Beata Vergine Maria Odigitria è celebrata con solennità nel primo martedì di marzo secondo l'antica tradizione, e con il solenne ottavario che la prolunga e che è caratterizzato dai pellegrinaggi delle parrocchie dell'arcidiocesi. Il culto è anche diffuso nel Salento, per cui numerose sono le chiese sotto il titolo dell'Itria. Un esempio importante di Odigitria lo troviamo a Novoli dove è custodito, presso la chiesa della Mater Dei, un pregevole affresco bizantineggiante con una rarissima Odigitria Olosoma. Facente parte dello stesso ciclo è la Vergine della Cutura (del Pane) festeggiata in antico il martedì di Pasqua. Il dipinto, per le sue caratteristiche iconografiche, rappresenta un unicum in tutta la storia dell'arte bizantina dell'Italia meridionale. Nello stesso comune assistiamo all'evoluzione del modello iconografico attraverso la raffigurazione della "Nuova Odigitria", custodita nell'antica chiesa della Madonna di Costantinopoli, detta "la Conella". Una statua lignea del '500 è custodita nella Chiesa Madre di Sommatino nella provincia di Caltanissetta.

Un esempio di culto mariano in Puglia è rappresentato dalla Madonna Odigitria di Pulsano, presso l'omonima abbazia di Pulsano, iniziata da san Giovanni da Matera nel XII secolo. Altra icona è quella della Madonna di Ripalta, venerata come patrona principale della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, in provincia di Foggia. Essa rappresenta un raro esemplare di Madonna con Bambino in trono su tavola, del tipo Odigitria dexiokratousa, che raffigura la Vergine quale guida (che dà l'indicazione, "l'Itria") per il popolo cristiano, la quale regge Gesù bambino con la mano destra, mentre lo indica con la mano sinistra (l'indicazione appunto, "Itria"), legata a una leggenda che vede la città di Cerignola e quella di Canosa di Puglia contendersi l'icona, e la località ofantina, dove era stata ritrovata. Un altro esemplare di Odigitria dexiokratousa in Puglia è conservato nel santuario di Pasano presso Sava (TA): si tratta di un'icona bizantina dipinta su lastra tufacea, appartenente alla antica chiesa di Pasano: la lastra fu asportata dall'antico santuario e posta al centro dell'altare maggiore della chiesa riedificata nel 1712.

Anche a Torremaggiore, una cittadina dell'Alto Tavoliere in provincia di Foggia, vi si venera un'antica e artistica immagine della Madonna con il Bambino con il volto nero, ed è di stile Bizantino. L'Icona della chiesa della Madonna del Rito (tra le più belle e meglio conservate opere bizantine reperibili in Puglia) è una tavola raffigurante la Vergine Odigitria venerata dagli Arcangeli Gabriele e Michele; l'opera si colloca nell'alveo della pittura postbizantina d'intonazione cretese e interpreta il tipo della Vergine Odigitria (colei che indica il cammino): la datazione dell'opera oscilla tra la fine del XV e la prima parte del XVI secolo.

Esempi iconografici notevoliModifica

NoteModifica

  1. ^ Theotokos è una traslitterazione dal greco antico Θεοτόκος che significa Madre di Dio. Il titolo nella forma greca, parimenti a Panagía (Παναγία, totalmente santa) era ed è utilizzato soprattutto nella tradizione cristiano-ortodossa.
  2. ^ Questo è il titolo con cui l'Odigitria è venerata in alcuni paesi del Sud dell'Italia, in particolare della Calabria

BibliografiaModifica

  • (EN) Cormack, Robin (1997). Painting the Soul; Icons, Death Masks and Shrouds. Reaktion Books, London.
  • Putignano, Adolfo (2006). La Madonna di Costantinopoli in Puglia
  • Politi, Antonio (2000). C'era una volta a Novoli.
  • Politi, Antonop (1999). Madonna della Cutura - del Pane

Voci correlateModifica

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