Madonna del manganello

Rappresentazione iconografica

La Madonna del manganello è una rappresentazione iconografica della figura cristiana della Madonna, diffusasi inizialmente a Monteleone (la futura Vibo Valentia) e a Nicastro (oggi quartiere di Lamezia Terme)[1] durante il ventennio fascista e caduta in disuso con la deposizione del regime. Una statua con tale rappresentazione, da cui vennero tratti dei santini[2], era presente a Monteleone, ma scomparve alla fine della seconda guerra mondiale[3].

Il santino della Madonna del manganello

IconografiaModifica

La Madonna del manganello, che mai ricevette un riconoscimento ecclesiastico ufficiale, rientrò in un insieme di rappresentazioni, principalmente in forma di statue e santini, diffuse negli anni trenta del XX secolo, nell'ottica dello spirito clerico-fascista voluto da settori della Chiesa cattolica e dal regime stesso. Anticipazione illustre di queste rappresentazioni è il celebre pannello della Madonna del fascio (1927), attualmente conservato a Predappio.

Nell'ambito di questa corrente, si arrivò nel 1926 a definire san Francesco "precursore del Duce", o l'icona di santa Chiara in trionfo sui fasci littori[4].

Sempre nel contesto di questa corrente clericale si possono inquadrare le numerose "preghiere per il Duce", che furono composte in quegli anni, e divulgate proprio tramite il retro di questi santini[4].

La statua della Madonna del Manganello fu realizzata da Giuseppe Malecore (1876-1967), uno scultore di Lecce specializzato - al pari del padre, Francesco, e del fratello, Aristide - nella lavorazione della cartapesta[5], come arredo sacro per una chiesa non parrocchiale di Monteleone, dal 1928 diventata Vibo Valentia.

La statua rappresentava una Madonna con bambino, nella tipica iconografia della Madonna del Soccorso[6] che, mentre nella mano sinistra sorreggeva il figlio Gesù, con la destra sollevava un manganello nodoso. Ai piedi della donna si trovava un secondo bambino in piedi. La statua era realizzata in cartapesta colorata, e da questa rappresentazione furono realizzate in seguito, con metodo fotografico, alcune serie di santini[7].

L'immagine fu ripresa dagli organi del partito, che la elessero dapprima a "patrona degli squadristi", poi a "protettrice dei fascisti"[8].

La "preghiera"Modifica

Asvero Gravelli, giornalista organico al regime, direttore della rivista «Antieuropa» e raccoglitore dei canti fascisti, compose una sorta di preghiera, che sarebbe stata collocata anche nel retro del santino della Madonna del manganello, la quale così recitava:

«O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo.
O tu santo Manganello
Di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vili e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà.[9]»

Rievocazione cinematograficaModifica

NoteModifica

  1. ^ F. Cordova, Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie, Soveria Mannelli, Rubbettino editore, 2003, p. 172, n. 196
  2. ^ L. Lanna - F. Rossi, Fascisti immaginari, Firenze, Vallecchi, 2003, p. 292.
  3. ^ I. Colonnelli, Giuseppe Moscatelli "Moschino", Matelica, Halley, 2008, p. 175 (con foto). Ma si vedano anche M. Franzinelli, Squadristi: protagonisti e tecniche della violenza fascista, Milano, Mondadori, 2003, p. 250, e C. Duggan, The Force of Destiny: a history of Italy since 1796, New York, 2007, p. 426
  4. ^ a b A. Cardano (a cura di), Il volto religioso della guerra: viaggio attraverso santini e immaginette per i soldati Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive. (formato doc). Sezione didattica Istituto Storico della Resistenza
  5. ^ Cfr. la scheda I maestri cartapestai sul web Archiviato il 2 aprile 2013 in Internet Archive.. Malecore è stato autore di diverse statue modellate in cartapesta, tra le quali alcune presenti a Gioia Tauro (cfr. Gioia Tauro: storia, cultura, economia, a cura di F. Mazza, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004, sito web) e a Delianuova (cfr. in tal senso il sito istituzionale del citato comune).
  6. ^ Statua d'argento raffigurante la "Madonna del soccorso" eseguita da Giovanni Vambré Archiviato l'8 maggio 2006 in Internet Archive. - Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca
  7. ^ Alessandro Scafetta, Storia Sublacense 1943-1947, 2 volumi.
  8. ^ M. Franzinelli, op. cit., p. 250.
  9. ^ Sulla genesi e sull'utilizzazione dell'inno, nel tempo variamente riprodotto, si vedano, tra gli altri, C. Caravaglios, I canti delle trincee: contributo al folklore di guerra, Roma, Leonardo da Vinci, 1930, p. 305; L. Passerini, Torino operaia e fascismo: una storia orale, Bari, Laterza, 1984, p. 92; C. Galeotti, Mussolini ha sempre ragione: i decaloghi del fascismo, Milano, Garzanti, 2000, p. 42; E. Gentile, Il culto del littorio. La specializzazione della politica nell'Italia fascista, Roma-Bari, Laterza, 1998, p. 48.
  10. ^ La storia della statua Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive. sul sito di Vibo Valentia

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica