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Madonna in trono col Bambino e angeli musicanti

dipinto di Gentile da Fabriano
Madonna in trono col Bambino e angeli musicanti
Gentile da fabriano, Madonna with Child, perugia.jpg
AutoreGentile da Fabriano
Data1405-1410
Tecnicatempera su tavola
Dimensioni115×64 cm
UbicazioneGalleria nazionale dell'Umbria, Perugia
Aspetto della tavola prima del restauro

La Madonna in trono col Bambino e angeli musicanti è una tempera su tavola (115×64 cm) di Gentile da Fabriano, conservata alla Galleria nazionale dell'Umbria di Perugia e databile al 1405-1410 circa.

Indice

StoriaModifica

L'opera proviene dalla chiesa di San Domenico ed è generalmente attribuita a un periodo dell'attività di Gentile ricco di viaggi, quando si spostava tra Venezia, le Marche e l'Umbria, anche se alcuni lo collocano agli ultimi anni del soggiorno fiorentino (1424-1425) cogliendo nella composizione volumetrica del Bambino un richiamo a quello di Masaccio nella Sant'Anna Metterza (1424).

DescrizioneModifica

La tavola è di forma cuspidata, anche se il curioso coronamento a bulbo è frutto di un riadattamento nei secolo XVII-XVIII delle forme originarie, che è stato reintegrato dai recenti restauri. La Madonna, elegantemente abbigliata con un manto dove sono evidenziate le pieghe cadenzate ed eleganti del gotico internazionale, è seduta su un trono composto in prospettiva intuitiva dove, tra gli archetti gotici, spuntano fitte fronde di arbusto. Il suggestivo "trono vegetale", arricchito da una miriade di rametti e foglioline disegnati uno per uno, deriva dalla tradizione veneziana (sia architettonica che di oreficeria) e si ritrova poi anche in altre opere dell'artista. Esso è composto da esili arcate dorate, che da sole non sarebbero in grado nemmeno di reggere il peso di Maria seduta. Il praticello che decora il sedile della Vergine adombra una fusione tra le iconografie della Maestà (la Madonna in trono) e la Madonna dell'Umiltà, (Maria seduta in terra).

Il Bambino è seduto sulle sue ginocchia e guarda sorridente lo spettatore mentre tiene in mano una melagrana, simbolo di fertilità e di regalità, ma anche prefigurazione della Passione (i chicchi rossi come gocce di sangue) e allegoria dell'unità della Chiesa. Le mani affusolate della Vergine fanno per prendere il frutto ed abbracciano con compostezza il Bambino sulla sinistra. La spilla del manto di Maria è resa a rilievo tramite la lavorazione a pastiglia dorata.

Ai piedi della Madonna si trova un coro di piccolissimi angeli (anche in questo caso un elemento medievale arcaizzante, per via delle proporzioni gerarchiche), che stanno cantando un inno leggendo da un rotolo dove si trova la notazione musicale. Il loro stato di conservazione è pessimo, infatti su gran parte delle loro vesti il pigmento originale è perduto. Essi sono ritratti mentre danzano srotolando una spartito per la musica e il canto, su cui si legge ancora "Regina Coeli Letare [quia quem maruisti] Portare Alleluja Resurrexit Sicut Dixit Alle[l]uja [O]ra Pro [Nobis]".

Come nelle migliori opere di Gentile, la lavorazione dell'oro è straordinaria. Di grande raffinatezza è la spilla dorata che chiude il manto di Maria, raffigurata a rilievo tramite un'applicazione a base di gesso, nonché le aureole in cui corrono le iscrizioni "Ave Maria Gratia Plena Dominus Tecum Bened[icta]" e " Yesu Christus". Analogamente lungo il bordo del manto di Maria si legge "Mater Alma [...] dona nobis [...] solve[...] pro nobis". Inoltre ai lati del gruppo sacro si vedono due angeli in volo, interamente profilati a graffito.

La base è composta, come nel polittico di Valleromita, da un prato fiorito dove sono rappresentate con precisione varie pianticelle fiorite.

StileModifica

Rispetto alle prime opere, come la pala della Madonna col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Caterina d'Alessandria e un donatore a Berlino, si avverte una maturazione del pittore nel trattamento delle carni, ritratte con tonalità più scure e pastose, fuse maggiormente nei delicati trapassi di colore. Appaiono così accentuate le fessure sottili degli sguardi, i rossori "da maquillage" e le espressioni patetiche.

L'opera è un esempio di stile gotico internazionale ed anche ammettendo una datazione più tarda, avvicinabile agli influssi rinascimentali di Firenze, mostra un certo schematismo che è ancora lontano dal modo di pensare di Masaccio e i suoi seguaci. Per esempio la Madonna ha un volto convenzionalmente aristocratico, non ispirato a una reale fisionomia, e le ombre, anche se la testa è girata verso il basso, sono stese nella solita maniera che illumina la canna del naso, la guancia, la parte sopra le sopracciglia, il mento. Anche l'espressione è convenzionale e predomina un senso di irrealtà fiabesca, dove la reale consistenza è annullata.

BibliografiaModifica

  • Mauro Minardi, Gentile da Fabriano, Skira, Milano 2005.
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlateModifica