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Maigret e il vagabondo

romanzo scritto da Georges Simenon
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Maigret e il vagabondo
Titolo originaleMaigret et le clochard
Altri titoliMaigret e il barbone
AutoreGeorges Simenon
1ª ed. originale1963
1ª ed. italiana1966
GenereRomanzo
SottogenereGiallo
Lingua originalefrancese
SerieRomanzi con Maigret protagonista
Preceduto daMaigret e il cliente del sabato
Seguito daMaigret e l'affare strip-tease

Maigret e il vagabondo (titolo originale francese Maigret et le clochard, pubblicato in traduzione italiana anche col titolo Maigret e il barbone) è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

Il romanzo è stato scritto dal 26 aprile al 2 maggio 1962 in Svizzera[1] e pubblicato per la prima volta nel primo trimestre dell'anno successivo.

È il sessantesimo romanzo dedicato al celebre commissario.

TramaModifica

 
Ponte Marie, il ponte descritto nel romanzo.

Una notte, un barbone che dorme sotto un ponte, viene picchiato e gettato moribondo nella Senna; viene salvato da dei barcaioli di due chiatte ormeggiate lì vicino e ricoverato in coma in ospedale. Il mattino seguente il commissario Maigret inizia l'indagine parlando con il proprietario della chiatta più vicina, un fiammingo dal carattere aggressivo che naviga con la moglie e il fratello sul fiume trasportando merci. Questi spiega di aver sentito un'autovettura scendere sul lungosenna, dei passi e poi un tonfo nell'acqua. Infine avendo sentito una voce chiedere aiuto si è affacciato e ha visto il barbone stentare a stare a galla. Aiutato dal marinaio dell'altra chiatta vicina ha portato in salvo l'uomo sulla riva. Interrogando gli altri barboni della zona Maigret viene a sapere che l'uomo in coma è un ex medico, scappato dalla sua famiglia e vissuto per un certo periodo in Africa, poi tornato in Francia ma senza riprendere contatto con la moglie e la figlia anche loro residenti a Parigi, pure a poca distanza dal ponte dove il vagabondo era solito dormire. Il commissario ricostruisce poco a poco la vita del medico, il quale pur risvegliandosi si ostina a non voler parlare del fatto e neppure vuole rientrare in contatto con la sua vecchia famiglia. Trovandosi quasi in un vicolo cieco il commissario sposta l'indagine sulla famiglia del fiammingo della chiatta riuscendo a intuire il coinvolgimento di questi nel delitto. Quest'uomo aveva già permesso la morte per annegamento del suocero, precedente proprietario della chiatta, in una zona di Parigi dove era solito dormire anche il barbone. Riconosciutisi tra loro i due uomini, il fiammingo temendo una denuncia, tentò di uccidere il barbone ma fu costretto e fermarsi e trarlo in salvo dal fiume, visto l'arrivo del marinaio della chiatta vicina. Pur scoprendo la verità il commissario non ha prove a carico del marinaio, anche perché il vagabondo si rifiuta di collaborare e, tacendo, permette ai fiamminghi di ripartire con la chiatta e tornare in Belgio. Alla fine, qualche mese dopo, farà comprendere al commissario che la sua indagine era corretta.

EdizioniModifica

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta presso l'editore Presses de la Cité nel 1962.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1966, tradotto da Elena Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana "Le inchieste del commissario Maigret" (n° 19)[2]. Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato in altre collane o raccolte tra gli anni sessanta e novanta[3] (nel 1974 tradotto da Franco Mereghetti per la collana "Narrativa moderna" delle edizioni scolastiche). Nel 2002 il romanzo è stato pubblicato presso Adelphi, tradotto da Laura Frausin Guarino, con il titolo Maigret e il barbone, nella collana dedicata al commissario (parte de "gli Adelphi", al n° 339).

Film e televisioneModifica

Due sono gli adattamenti del romanzo per la televisione:

NoteModifica

  1. ^ Il romanzo è il decimo scritto a "Noland" (dall'inglese "nessuna terra") che è, chiaramente, un luogo immaginario. In realtà Simenon si trovava nella sua tenuta svizzera, il castello di Echandens nel cantone di Vaud, una delle sue residenze preferite.
  2. ^ Eskin, Op. cit., p. 406
  3. ^ Le edizioni dei "Maigret"

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica