Manzoni (famiglia)

Manzoni
Arme famiglia Manzoni.svg

D'argento, al manzo passante di rosso, con la testa cornata d'oro, sormontata da una stella dello stesso
StatoItalia Italia
TitoliMarchesi
Conti di Moncucco
Conti di Chiosca e Poggiolo
FondatoreGiacomo
Data di fondazioneXV secolo
Etniaitaliana
Rami cadettiManzoni-Padova
Manzoni-Chiosca e Poggiolo
Manzoni-Ansidei
Manzoni-Borghesi
Manzoni-Venezia Agordo Belluno

La famiglia Manzoni è un'antica famiglia nobiliare proveniente dalla Valsassina e inurbatasi prima a Lecco nel XVI secolo, e poi a Milano a partire dal '700. Tuttora esistente, il rappresentante più famoso di tale famiglia fu senza dubbio lo scrittore e poeta romantico Alessandro Manzoni (1785-1873), nonché Piero Manzoni artista d’avanguardia del secondo dopo guerra, oggi artista di fama internazionale.

OriginiModifica

Imprenditori in ValsassinaModifica

 
Barzio, patria d'origine della famiglia Manzoni, in una cartolina del 1964.

La famiglia Manzoni è originaria di Barzio, un paesino della Valsassina, valle del lecchese[1]. Le prime testimonianze affermano che la famiglia Manzoni era presente in tale zona già a partire dal XV secolo, anche se del capostipite della famiglia, Messer Giacomo Maria, è attestata la presenza attiva nella seconda metà del secolo successivo. Qui i Manzoni, datisi al commercio e all'imprenditoria attraverso l'estrazione del ferro, si resero noti anche per la rivalità con alcune famiglie locali già da tempo inserite in questo circuito economico, gli Arrigoni e i Fondra[2]. Inoltre, erano noti presso i contadini della zona per la loro alterigia: si narra, infatti, che chiunque passasse davanti al loro palazzo, dovesse togliersi il cappello e salutare, se non c'erano i membri della famiglia, perlomeno il loro cane[3].

La ramificazione della famigliaModifica

Sul finire del XVI secolo, i figli di Giovanni Maria Claudio, cioè Giacomo Maria (1514-1606), Antonio (?-?) e Domenico Maria (1517-1583) diedero origine ai tre rami principali della famiglia Manzoni:

  • da Giacomo Maria discenderà il ramo della Valsassina, che nel corso delle generazioni darà alla luce il romanziere Alessandro Manzoni
  • da Antonio si svilupperà il ramo dei Manzoni di Padova (che poi a sua volta diede origine a quello di Venezia Agordo Belluno)
  • da Domenico Maria, infine, il ramo Chiosca e Poggiolo (da quest'ultimo si svilupparono, nel XIX secolo, quello dei Manzoni-Ansidei e quello Manzoni-Borghesi), tristemente celebre per essere stato oggetto dell'eccidio dei suoi membri.

La linea della ValsassinaModifica

Giacomo Maria ManzoniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giacomo Maria Manzoni.
 
Il Palazzo dei Manzoni al Caleotto, Lecco, acquistato da Giacomo Maria Manzoni. Oggi ospita il Museo Civico Manzoniano.

Un trisnipote di Giacomo, Giacomo Maria Manzoni (1576-1642), fu al centro di un episodio che, per il carattere della vicenda, ricorda molto da vicino quella degli untori narrati nella Storia della colonna infame. Giacomo Maria portò all'esacerbazione i rapporti commerciali con gli Arrigoni e i Fondra i quali, per vendicarsi del rivale, gli addossarono la colpa di aver propagato la pestilenza del 1630 affidando a tale Francesco Manzoni (chiamato con l'appellattivo di Bonazzo) l'incarico di spargere il morbo con ungenti particolari. Il processo contro Giacomo Maria, però, si risolse a suo favore: nonostante il Bonazzo fosse condannato alla pena capitale insieme all'Arrigoni, Giacomo Maria fu scagionato da tutte le accuse[4].

Giacomo Maria, che il 12 giugno del 1611 sposò Ludovica Airoldi (morta poi di peste nel 1630), si trasferì nella località lecchese del Caleotto[5], dove acquisì il 5 giugno 1614 da Adamo Mazzucconi un palazzo che oggi ospita il museo manzoniano locale.

Dal '600 al '700Modifica

 
Andrea Appiani, Ritratto di Pietro Manzoni, olio su tela, Casa Manzoni, Brusuglio[6].

Il figlio di Giacomo Maria e Ludovica Airoldi, Alessandro Valeriano (1617-1679), fu il primo a dare inizio alla sequela dei membri della linea lecchese da cui discenderà poi il celebre romanziere romantico[7]. Sposatosi il 5 maggio 1639 con Decia Francesca Piazzoni[5], Alessandro Valeriano continuò la sua discendenza attraverso Pietro Antonio Pasino (1657-1736), notaio praticante in Milano il quale, nel 1691, ottenne il feudo di Moncucco nel novarese da parte di Carlo II, re di Spagna[N 1]. Con Pietro Antonio Pasino, i Manzoni cominciarono a spostare progressivamente il loro raggio d'azione verso il capoluogo lombardo, senza tuttavia rinunciare a soggiorni nell'avito dominio lecchese. A testimonianza di quest'inurbamento a Milano, vi sono infatti il matrimonio del figlio di Pietro Antonio, Alessandro Valeriano (1686-1773), con Maria Porro nella chiesa di San Michele alla Chiusa di Milano (29 febbraio 1724)[5].

Francesca ManzoniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Francesca Manzoni.

Francesca Manzoni (1710-1743) fu un membro importante del ramo dei Manzoni-Valsassina. Nata a Barzio da Cesare, noto giurencosulto, in giovane età scrisse numerose tragedie sacre e fu rinomata come fine poetessa, divenendo socia di varie accademie. La breve parentesi della sua vita, stroncata in seguito alla febbre puerperale contratta in seguito ad un parto difficile, non permise alla Manzoni di produrre ulteriori opere[8].

Pietro AntonioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Pietro Manzoni.

Dal matrimonio tra Alessandro Valeriano e Maria Porro nacquero ben 18 figli, il decimo dei quali, Pietro Antonio Maria Ignazio (1736-1807), fu il genitore (presunto) di Alessandro Manzoni[N 2]. Questi, risultante intorno al 1750 chierico, ritornò allo stato laicale negli anni '60 circa[5]. Sposatosi prima con la nobildonna Maria Teresa Maineri nel 1759, Pietro Antonio rimase vedovo nel 1775[9], e nel 1782 ottenne la mano di Giulia Beccaria, figlia del noto giureconsulto Cesare Beccaria[5]. Uomo austero di costumi, profondamente religioso e amante della cultura (specie delle antichità), Pietro Antonio si trasferì a Milano nel 1770[10], in via San Damiano lungo i Navigli, insieme alla moglie Maria Teresa, al fratello Paolo, canonico del Duomo, e alla sorella monaca Maria Teresa scacciata dal suo monastero dopo le soppressioni operate dall'imperatore Giuseppe II[11]. Nella casa meneghina Pietro era solito trascorrere i mesi invernali, mentre d'estate li passava nella villa avita del Caleotto[12].

Alessandro ManzoniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Alessandro Manzoni.
 
La famiglia Manzoni all'epoca del Viaggio a Firenze, disegno della signora Bisi, in Carteggio di Alessandro Manzoni, a cura di Giovanni Gallavresi Sforza, parte 2, Hoepli, Milano 1912. Da sinistra a destra: (in alto) Giulia Beccaria, Alessandro Manzoni ed Enrichetta Blondel; (in basso, nella seconda fila): Giulia, Pietro Luigi e Cristina; (in basso, nella prima fila): Sofia, Enrico, Clara e Vittoria. Gli ultimi due figli, nel 1827, non erano ancora nati[13].

Il figlio di Pietro Antonio, Alessandro Francesco Tommaso Antonio (1785-1873)[N 3], nacque in via San Damiano al civico 20 il giorno 7 marzo[9]. Del celebre scrittore, in questa sede, si ricorderanno alcuni eventi biografici relativi la sua famiglia. Sposatosi con la svizzera Enrichetta Blondel (1791-1833), figlia di un grosso imprenditore calvinista, il 6 febbraio 1808 a Milano con rito civile[14], Alessandro Manzoni ebbe da lei 10 figli, otto dei quali premorti al padre[15]. Successivamente, rimasto vedovo di Enrichetta, Manzoni si risposò il 2 gennaio del 1837 con Teresa Borri vedova Stampa (1799-1861)[16], da cui non ebbe figli.

Importante da ricordare, sempre in relazione alle vicende della sua famiglia, la decisione di vendere, con atto notarile dell'11 novembre del 1818 rogato da Innocenzo Valsecchi, la proprietà lecchese del Caleotto all'imprenditore G.Scola per 105.000 lire italiane[17]. Terminò così, dopo duecento anni, la presenza della famiglia Manzoni nella località lecchese. Per quanto riguarda invece il titolo nobiliare di feudatario di Moncucco, esso non fu riconosciuto a Pietro Manzoni dalle autorità austriache in quanto situato nel Regno di Sardegna: come compenso, nel 1771 fu permesso a Pietro di fregiarsi del titolo di "don"[10], trattamento con cui verrà chiamato anche il figlio. Il riconoscimento nobiliare cambierà con l'istituzione del Regno d'Italia nel 1861, in quanto il titolo comitale, a suo tempo disconosciuto dalle autorità austriache, verrà definitivamente riconosciuto ad Alessandro Manzoni non appena la città di Roma decise di conferirgli la cittadinanza onoraria (1872)[18].

La discendenza patrilineare di Alessandro ManzoniModifica

L'autore de I promessi sposi ebbe dalla Blondel tre figli maschi: Pietro Luigi (21 luglio 1813 - 28 aprile 1873), sposato con Giovanna Visconti (1822-1886); Enrico (7 giugno 1819 - 28 ottobre 1881), sposato con Emilia Radaelli (1814[19]-1897[20]); e Filippo (18 marzo 1826 - 8 febbraio 1868), sposato con Erminia Catena[21]. Dal matrimonio di Pietro Luigi con la Visconti nacque l'esploratore (Lo)renzo Manzoni (1852-1918), che ebbe due figli prematuramente scomparsi, Pier Luigi (1890-1891) ed Egle (1892-1915)[22]. Filippo Manzoni, invece, ebbe i figli Giulio (1850-1890) e Massimiliano Manzoni (1853-1899)[23].

Rispetto ai fratelli, soltanto Enrico riuscì a dare una duratura discendenza al famoso padre, attraverso il figlio Alessandro (Renate 1846- Lecco 1910[20]), il quale si sposò il 21 settembre 1872 con Elvira Costa[24]. Da questo matrimonio nacquero i seguenti figli, tutti con discendenza[25]:

  • Alessandro (1874 - 1940)
  • Adelchi (1877-1924) da cui nacque un altro Alessandro, vivente nel 1988[26]
  • Enrico (1881-1968)
  • Sofia (1873-1949)
  • Giulia (1890-1948)

Tavole genealogicheModifica

Arme: D'argento, al manzo passante di rosso, con la testa cornata d'oro, sormontata da una stella dello stesso

 Giacomo[27]
XV secolo
 
  
 Simone[28]
viv. 1455
Guglielmo[28]
viv. 1455
 
     
Giacomo
viv. 1489
Maffeo
viv. 1481
Bartolomeo
viv. 1494
 Francesco
viv. 1481
 Pasio[29]
viv. 1507
   
     
Giovanni Antonio
viv. 1512
Lorenzo
viv. 1507
Antonio
viv. 1507
Ambrogio
viv. 1492
 Giovanni Maria Claudio
viv. 1570
  
     
 Pietro
viv. 1554
Giacomo
viv. 1555
Giacomo Maria[30]
*15141606
Antonio[31]
*? †?
Domenico Maria[31]
*15171583
   
   
 Ramo Valsassina
 
Ramo Padova
 
Ramo Chiosca e Poggiolo
 

Ramo ValsassinaModifica

I Manzoni di Valsassina sono presenti negli Elenchi Ufficiali Nobiliari Italiani a volte con i titoli di Don e Donna, di Signore e una volta di Conte di Moncucco, quasi sempre di Nobile.

Arme: Interzato in fascia, al 1° d'oro, all'aquila di nero, coronata del campo; al 2° di rosso, al bue d'argento, passante, al 3° bandato d'argento e di rosso[N 4]

 Giacomo Maria
*15141606
 
   
 Pasino
*? †1592[32]
Giovanni Angelo
XVI secolo
Pompeo
XVI secolo
  
    
 Giacomo Maria
*15761642[33]
Giovanni Maria
XVI/XVII secolo
Giacomo
*? †?
Giovanni Pietro
*? †?
 
     
 Francesco Pasino
1702
Alessandro
*16171679[34]
Francesco
*16251630
Pomponio
1679
Giovanni Maria Cipriano (ill.)[35]
*1635 †?
 
  
 Giacomo Maria
*16521726
Pietro Antonio Pasino
*16571736[34]
 
   
 Alessandro Valeriano
*16861752[34]
Giovanni Antonio
*1694 †?
Pavolo Antonio
*16961781
 
     
Pietro Giovanni
*17261727
Paolo Antonio
*17291800
Giovanni Antonio
*17321732
Pietro Antonio
*1736[34]1807
Fermo Giacomo
*1740 †?
 
 
 Alessandro
*1785[36]1873
 
   
 Pietro Luigi[37]
*18131873
 Enrico[37]
*18191881
 Filippo[37]
*18261868
   
      
 Lorenzo[38]
*18521918
Alessandro
*18461910
Eugenio
*18551890
Ludovico[39]
*1860 †1942
Giulio
*18501890
Massimiliano
*18531899
  
  
 Pier Luigi
*18901891
Adelchi
*18771924
 
 
 Alessandro
*? †?

Ramo PadovaModifica

Il ramo Padova della famiglia Manzoni è iscritto nel Libro d'oro della nobiltà italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano col titolo di Nobili, poi di Marchesi. I figli di Francesco vennero ascritti, nel 1669, nel Patrio Consiglio Nobiliare di Padova e, il 15 novembre 1682, ottennero il titolo di Marchesi conferitogli da Giovanni III di Polonia. Lo stesso titolo venne riconosciuto l'11 agosto 1685 anche dalla Serenissima Repubblica di San Marco che li aggregò anche al Patriziato Veneto e a quei Possedimenti il 21 giugno 1687.

Arme: Inquadrato al 1° e 4° d'oro all'aquila bicipide di nero, coronata in campo; al 2° e 3°di rosso all'aquila bicipide coronata di argento; in centro sul tutto d'argento al manzo in nero passante[40]

 Antonio
*XV secolo †?
 
  
 Francesco
*15861648
 Giovanni
*? †?
  
    
Giovanni
*? †?
Giuseppe
*? †?
Antonio
*? †?
Ramo Venezia Agordo Belluno
 

Ramo Venezia Agordo BellunoModifica

Giovanni, fratello minore di Francesco del ramo Padova, diviene Patrizio di Venezia e suo figlio Antonio diviene Patrizio anche di Agordo e di Belluno. Questo ramo è iscritto nel Libro d'oro della nobiltà italiana e nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano con il titolo di Nobile.

Arme: Troncato di argento e di nero, alla banda di rosso, carica di tre bisanti d'oro, accompagnata nel 1° punto a sinistra da una testa di manzo nero, in maestà, anellata d'oro; nel secondo punto a destra da un covone d'argento[41]

Giovanni
*? †?
 
 
Antonio
*? †?

Ramo Chiosca e PoggioloModifica

La gens del ramo di Chiosca e Poggiolo era della Val Brembana (località San Giovanni Bianco), poi detti di Bergamo, di Solarolo e di Lugo di Romagna.

Arme (I)[42]: Manzo bianco rampante con stella d'oro a cinque punte tra le corna, addossato a una quercia a colori naturali, il tutto in campo azzurro cielo e verde campagna
Arme (II)[43]: Inquartato nel 1°, 2° e 3° d'azzurro al destrocherio armato al naturale tenente una mazza d'argento, posta in banda, con una stella d'oro a sei punte nel canton sinistro del capo; nel 4° d'argento a tre spine di pesce di rosso poste in fascia

Motti d'Arme: Ubi centrum ego sum; Usque ad mortem et ultra

Il capostipite del ramo di Chiosca e Poggiolo è Domenico Maria, detto il Grinfia, figlio di Giovanni Maria di Valsassina. Altri componenti di questo ramo:

Ramo AnsideiModifica

Luigi Manzoni del ramo Chiosca e Poggiolo, sposa Francesca, ultima discendente dei nobili Ansidei di Perugia. Al cognome Manzoni, del loro unico figlio maschio Giuseppe (Gran Cerimoniere alla Corte dei Savoia e membro a vita della Consulta araldica italiana), venne quindi unito anche quello Ansidei. Quattro appartenenti alla famiglia Manzoni Ansidei (Beatrice, Giacomo Maria, Luigi, Reginaldo) e la loro domestica, furono vittime di un omicidio - divenuto noto come l'eccidio dei conti Manzoni - compiuto da alcuni partigiani comunisti nella notte tra il 7 e l'8 luglio 1945. Dopo il fatto i cadaveri furono occultati e la villa di famiglia saccheggiata[44].

Arme: Inquartato nel 1° di azzurro al destrocherio armato tenente una mazza d'argento posta in banda con una stella d'oro a sei punte nel canton sinistro del capo; nel 2° d'argento a tre spine di pesce d'oro poste in fascia; nel 3° Partito: a) di rosso con bande in oro, b) di rosso con bande in argento; nel 4° con zampa in palo di leone rampante al color naturale

Motti d'Arme: A Deo et ad Deum cunetta; Fortiter et prudenter

 Luigi Manzoni
*18441905
 
 
 Giuseppe Manzoni Ansidei
*18741942
 
   
Giacomo Maria
*19041945
Luigi
*19061945
Reginaldo
*19071945

Ramo BorghesiModifica

Agostino Bartolomeo del ramo Chiosca e Poggiolo unisce al cognome Manzoni quello Borghesi, nobile famiglia di San Marino già imparentata con i Manzoni, il cui ultimo discendente, non avendo eredi, lascia tutti i suoi beni ad Agostino.

Arme: Partito: nel 1° troncato: a) d'azzurro al destrocherio armato tenente una mazza d'argento posta in banda con una stella d'oro a sei punte nel canton sinistro del capo, b) d'argento a tre spine di pesce di rosso poste in fascia; nel 2° d'azzurro al grifo d'oro, la coda spezzata e sanguinante

Motto d'Arme: Ad sidera

 Agostino Bartolomeo
*18461907
 
  
Angelo
*18821950
Pietro
18861940
  
  
Nicola
*19212005
Bartolomeo
*19101976
 
 
 Gaetano
*1939

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ D'Alessio, genealogia e Colussi. Come ricorda Floriani nella sua voce biografica del Manzoni, il titolo di "conte" annesso al feudo piemontese non fu riconosciuto dagli austriaci in quanto sottostante, dopo la guerra di successione polacca (1733-1738), alla monarchia sabauda.
  2. ^ D'Alessio, genealogia. Sulla paternità di Alessandro Manzoni sono stati posti molti dubbi, in quanto Giulia Beccaria non ebbe alcun trasporto amoroso per un uomo molto più anziano di lei e perché all'epoca la nobildonna era amante di Giovanni Verri, fratello minore del celebre filosofo e giurista Pietro. Si veda, per la questione, Floriani e Tellini, pp. 16-17.
  3. ^ Il nome di Alessandro gli fu dato in memoria del padre di Pietro, Alessandro, secondo ormai la consuetudine famigliare che durava da varie generazioni di alternare il nome di Pietro e di Alessandro. Cfr. Ginzburg, p. 8 e Venosta, p. 13.
  4. ^ Tratto dal libro delle Famiglie Nobiliari di Milano edito nel 1771, e già inciso su di una lapide sepolcrale del 1581 - in seguito distrutta e di cui restano alcune fotografia del periodo antecedente la seconda guerra mondiale - posta nella chiesa parrocchiale di Barzio

BibliograficheModifica

  1. ^ Venosta, p. 12, nota 2.
  2. ^ Pensa.
  3. ^ Boneschi, p. 164.
  4. ^ Cantù, pp. 117-120.
  5. ^ a b c d e D'Alessio, genealogia.
  6. ^ Ginzburg, p. 345.
  7. ^ Pensa:

    «avviò una discendenza che, alternando i nomi di Alessandro e di Pietro Antonio, giunse, dopo tre generazioni, a quel Pietro Antonio che ebbe per figlio il grande romanziere.»

  8. ^ Cantù, pp. 271-272 e Venosta, p. 12.
  9. ^ a b Colussi.
  10. ^ a b Boneschi, p. 165.
  11. ^ Pensa:

    «Paolo, suo fratello più anziano, divenne canonico del duomo; con lui e con diverse sorelle,tra le quali una monaca che aveva lasciato il velo in seguito alle leggi promulgate da Giuseppe II, Pietro si trasferì a Milano in una casa del Naviglio della parrocchia di San Babila e prese a frequentare la società bene della metropoli, condottovi da parentele e da conoscenze.»

  12. ^ Ginzburg, p. 8.
  13. ^ Boneschi, p. 207.
  14. ^ Tellini, p. 22 e Floriani.
  15. ^ Si veda anche il lavoro genealogico completato da Beck.
  16. ^ Venosta, p. 62.
  17. ^ Colussi e Venosta, p. 13, nota 2.
  18. ^ De Feo, p. 27.
  19. ^ Pontiggia, p. 82 dice che la Radaelli, al momento del matrimonio, aveva 19 anni.
  20. ^ a b Enrico Manzoni - famiglia.
  21. ^ Famiglia del Manzoni.
  22. ^ Cerretti e la scheda curata da Cassignoli, 2.
  23. ^ Cassignoli.
  24. ^ Spreti.
  25. ^ Rota, p. 13.
  26. ^ E l'erede difende l'antenato.
  27. ^ Citato come padre in una lettera a firma del figlio Simone, detto Manzino, conservata presso l'Archivio di Stato di Milano sezione Archivio Ducale/Sezione Archivio Sforzesco/Registri delle Missive.
  28. ^ a b Simone e Guglielmo sono menzionati nella missiva, citata nella precedente nota, quali soggetti ereditari del padre Giacomo di un terreno in zona di Concenedo.
  29. ^ Pasio, prima di commettere omicidio e darsi latitante per alcuni anni, è menzionato - con i fratelli Lorenzo e Antonio e i nipoti Pietro e Giacomo, figli del fratello Ambrogio - in un atto notarile datato 1507 presente presso l'Archivio Notarile di Bergamo, quali beneficiari di un lascito di bestiame del fratello Ambrogio.
  30. ^ Giacomo Maria è conosciuto come conte di Ravenna
  31. ^ a b Domenico Maria e Antonio sono richiamati ad un possedimento di terreno con mulino in zona Camerata Cornello, Val Brembana, da atto notarile presente presso l'Archivio di Stato di Venezia, Ambiti Territoriali, Serenissima Repubblica di San Marco, dal 1570 al 1630, Epistole Autografe e Atti al Senato
  32. ^ Enzo Pini.
  33. ^ Archivio plebano di Lecco
  34. ^ a b c d Archivio parrocchiale di Castello
  35. ^ «Nato di fornicatione da Giacomo Maria Manzoni del Caleotto e da Caterina Grossi del massaro Giacomo». Archivio parrocchiale di Castello
  36. ^ Archivio parrocchiale di San Babila;
  37. ^ a b c Riva.
  38. ^ Cerretti.
  39. ^ Spreti e Annali Manzoniani, p. 408, p. 408
  40. ^ Diploma Imperiale in data 15 novembre 1682
  41. ^ Come da Diploma Imperiale del 31 ottobre 1820
  42. ^ mantenuto fino al 1768
  43. ^ Adottato con l’investitura al titolo di Conti di Chiosca e Poggiolo, questo arme è riconosciuto ed iscritto nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano ed è rappresentato nelle Tavole Albriziane rappresentanti gli stemmi delle famiglie nobili del lughese alla metà del XVIII secolo
  44. ^ Bruno Vespa.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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